Per rassicurare chi ci segue, chiariamo che nessuno intende sostenere che al mondo esista un mercato gestito da santi al quale qualcuno dovrebbe adeguarsi, men che meno nel settore automobilistico. La domanda che ci facciamo è più profonda ed inquietante: se il mercato dell'auto è così difficile per tutti, perché mai la comunicazione della Fiat dev'essere sempre e sistematicamente osnoblotica? Perché qualunque altra azienda, ovviamente straniera, sembra più etica? L'Italia, paese che ha sempre finanziato di tasca propria l'inettitudine storica dei manager della casa torinese, non meriterebbe un trattamento più rispettoso?
Solo qualche piccolo esempio per riflettere:
1) Nel 2010 c'è stata la campagna pubblicitaria "compri oggi, paghi nel 2012". Era vero, peccato però che la rata da affrontare risultasse raddoppiata! Persino i concessionari ne erano imbarazzati.
2) Nel 2011 c'è stata la mancata assunzione dei tesserati FIOM a Pomigliano, in seguito giustificata con un'incredibile faccia di bronzo da Paolo Rebaudengo, responsabile relazioni industriali Fiat. Guardate quest'interessantissima inchiesta: dal 23° minuto avrete la perfetta percezione di una delle più straordinarie posizioni (e facce) osnoblotiche nazionali di sempre.
3) Nel 2012 una nuova campagna pubblicitaria ingannevole: paghi la benzina 1 euro al litro ma, informazione non inferibile dai normali comunicati pubblicitari, la quantità prevista non consentirebbe nemmeno un risparmio pari al normale sconto che si otterrebbe pagando subito un'automobile nuova in contanti. Quella che i romani chiamano sola, e i giovani un'offerta-pacco.
4) Notizia di questi giorni è la sentenza che la obbliga al riassorbimento nell'organico dei tesserati FIOM di cui sopra
Davanti a una tale sequela di figure di palta e imbarazzanti smascheramenti apateporici, c'è davvero da chiedersi il perchè. E' davvero necessario che Fiat si basi su una comunicazione osnoblotica senza eccezioni? Come fanno a sopravvivere Renault e Volkswagen? E, al di là di questioni di immagine e marketing (sappiamo quanto dura la memoria degli italiani: fino alla prossima campagna promozionale), davvero si possono sottovalutare implicazioni karmiche? Cioè la vetusta casa torinese è proprio sicura che un domani non dovrà pagare, in modi che oggi non vede, la sua assoluta mancanza di etica?
Al sior Marchionne l'ardua sentenza!
28 giugno 2012
18 giugno 2012
Rassegna Stampa Mutantropologica I
I RADICALI PIANTANO MARIJUANA ALLA CAMERA:
Il karma derivato dall'osnoblosi storica di aver estirpato una coltura plurimillenaria per un favore commerciale nei confronti del cotone USA e il suo mercato si sta ritorcendo contro i potenti di Italia. E' comunque scandaloso che si debba importare dall'Olanda.
Il karma derivato dall'osnoblosi storica di aver estirpato una coltura plurimillenaria per un favore commerciale nei confronti del cotone USA e il suo mercato si sta ritorcendo contro i potenti di Italia. E' comunque scandaloso che si debba importare dall'Olanda.
EX CAMPIONESSA INDIANA DI ATLETICA ACCUSATA DI ESSERE UN UOMO E DI STUPRO DALLA CONVIVENTE:
Della serie: i disastri dell'egonanismo. Per carità, nessuno vuole negare il disagio del vivere una sessualità diversa da quella del proprio corpo, ma lo stupro proprio no. E nemmeno il ricatto! Riuscirà la giustizia a svelar l'egonanista?
IL SESSO (E L'AMORE) AI TEMPI DELLE ESCORT. CHE COSA CERCANO UOMINI E DONNE?
Torna la trimurti sesso denaro potere. Ci si fa domande su ovvietà quando il fenomeno è lapalissiano. Con la prostituzione non ci si mette in discussione e si attiva la zona mesolimbica stimolata dai 3 schemi neuronali di cui abbiamo già parlato in Doppia Sincronicità e precedentemente ne La Dinamica Mutantroposnoblotica. Il non mettersi in discussione è comunque de facto una dinamica autosnoblotica e/o anestetica.
MIAMI: NUOVA DROGA PROVOCA ISTINTI AL CANNIBALISMO. ALLARME NEGLI USA PER GLI EFFETTI COLLATERALI DI «SETTIMO CIELO» UNA NUOVA DROGA SINTETICA:
Quando la mutantropia sfugge di mano non è mai un buon segno. Gli archetipi evocati, fra l'altro, parlano da soli.
AUTORITARISMO INGLESE: IL GRANDE FRATELLO REGNA IN INGHILTERRA:
Il bello dei governanti inglesi è che, nella loro per noi incredibile rozzezza, sono chiari e diretti nelle intenzioni. Ovviamente nessuno augura loro il successo.
OSNOBLOSI ITALIANA: LA LEGGE-BAVAGLIO CONTRO WIKIPEDIA:
Diteci voi se c'è qualcosa di più osnoblotico del favorire il fatto che una falsità prenda il posto di una verità. E nell'enciclopedia più importante della rete, per giunta!
Della serie: i disastri dell'egonanismo. Per carità, nessuno vuole negare il disagio del vivere una sessualità diversa da quella del proprio corpo, ma lo stupro proprio no. E nemmeno il ricatto! Riuscirà la giustizia a svelar l'egonanista?
IL SESSO (E L'AMORE) AI TEMPI DELLE ESCORT. CHE COSA CERCANO UOMINI E DONNE?
Torna la trimurti sesso denaro potere. Ci si fa domande su ovvietà quando il fenomeno è lapalissiano. Con la prostituzione non ci si mette in discussione e si attiva la zona mesolimbica stimolata dai 3 schemi neuronali di cui abbiamo già parlato in Doppia Sincronicità e precedentemente ne La Dinamica Mutantroposnoblotica. Il non mettersi in discussione è comunque de facto una dinamica autosnoblotica e/o anestetica.
MIAMI: NUOVA DROGA PROVOCA ISTINTI AL CANNIBALISMO. ALLARME NEGLI USA PER GLI EFFETTI COLLATERALI DI «SETTIMO CIELO» UNA NUOVA DROGA SINTETICA:
Quando la mutantropia sfugge di mano non è mai un buon segno. Gli archetipi evocati, fra l'altro, parlano da soli.
AUTORITARISMO INGLESE: IL GRANDE FRATELLO REGNA IN INGHILTERRA:
Il bello dei governanti inglesi è che, nella loro per noi incredibile rozzezza, sono chiari e diretti nelle intenzioni. Ovviamente nessuno augura loro il successo.
OSNOBLOSI ITALIANA: LA LEGGE-BAVAGLIO CONTRO WIKIPEDIA:
Diteci voi se c'è qualcosa di più osnoblotico del favorire il fatto che una falsità prenda il posto di una verità. E nell'enciclopedia più importante della rete, per giunta!
ARTE DI STRADA: LE CABINE DI LONDRA AIUTANO I BIMBI:
Il mondo di oggi cerca l'esperienza sinestetica per far passare dei valori. I codici di cui si serve questa installazione sono 3: vivere insolitamente la tua città, avere l'esperienza dell'arte e la consapevolezza emotiva del gesto. Buono il tentativo perchè dimostra che la proposta culturale di oggi è finalizzata al fruitore di un'arte sinestetica. Noi vorremmo anche fosse sinestesica.
14 giugno 2012
Apateporia della Settimana: Anche gli Eroi lo prendono nel...
Questa notizia: Lanterna Verde è Gay, ci interessa da 3 punti di vista.
- Quello mutantropico, perchè quando non sono mutanti i supereroi sono mutantropi per eccellenza, oscillando fra egotici ed eumutantropi;
- quello apateporico, in cui crolla il mito del super-maschio già in precedenza adombrato dal sospetto della scandalosa coppia BatMan e Robin (fargli fare outing avrebbe avuto più senso e giustizia);
- ma soprattutto da quello osnoblotico, perché tutti, anche quelli della DC Comics, sanno che Lanterna Verde non è gay.
Questi signori però sanno anche che, trattandosi di un personaggio di mezza tacca, la sua fortuna commerciale (grazie anche al criticatissimo film) era destinata a svanire. Così hanno deciso di penetrare il corposo mercato gay per provare a dargli nuova popolarità.
- Quello mutantropico, perchè quando non sono mutanti i supereroi sono mutantropi per eccellenza, oscillando fra egotici ed eumutantropi;
- quello apateporico, in cui crolla il mito del super-maschio già in precedenza adombrato dal sospetto della scandalosa coppia BatMan e Robin (fargli fare outing avrebbe avuto più senso e giustizia);
- ma soprattutto da quello osnoblotico, perché tutti, anche quelli della DC Comics, sanno che Lanterna Verde non è gay.
Questi signori però sanno anche che, trattandosi di un personaggio di mezza tacca, la sua fortuna commerciale (grazie anche al criticatissimo film) era destinata a svanire. Così hanno deciso di penetrare il corposo mercato gay per provare a dargli nuova popolarità.
10 giugno 2012
Vacuum del TG
Ultimamente il TG2 si sta rivelando la vera coscienza critica della nazione.
L'edizione delle 13 del 7 giugno ha infatti pensato bene di dar voce per un minuto e mezzo al "cantante" Max Pezzali, attempato signore famoso per aver militato nel gruppo giovanilista degli 883 e averci campato sopra per più di 2 decenni.
L'occasione per parlare di lui è stata appunto la celebrazione dell'imprescindibile successo interplanetario "Hanno Ucciso l'Uomo Ragno", da lui stesso riconosciuto nell'intervista come singolare monumento al vacuum, oggi riciclato in chiave rap grazie a un altro vecchio e invendibile arnese come J-Ax. Come mai questa notizia è osnoblotoca a più dimensioni? Non solo perchè vengono usati capitali per piegare il servizio pubblico nel tentativo di riciclare due attempati ex rappresentanti della gioventù italica, ma anche per l'intento di ricreare lo stesso monumento al vuoto che il signore in questione ha sempre rappresentato.
In un periodo di instabilità e crisi, cosa c'è di meglio che riproporre un entertainement senza alcun contenuto, nemmeno se analizzato con la lente di ingrandimento? Tra l'altro in uno stile, il rap appunto, nato come musica ribelle ma assolutamente assorbito e normalizzato dal sistema già ai tempi della canzone di cui sopra?
Per rispondere a queste angoscianti domande affidiamoci alla profonda saggezza dell'attempato signore che, non essendo evidentemente in grado di spedire un'e-mail, crede che gli aereoplani abbiano dato all'uomo più libertà di internet. Punto di vista degno di suo nonno.
Tanto chi è veramente dotato di talento può attendere....
L'edizione delle 13 del 7 giugno ha infatti pensato bene di dar voce per un minuto e mezzo al "cantante" Max Pezzali, attempato signore famoso per aver militato nel gruppo giovanilista degli 883 e averci campato sopra per più di 2 decenni.
L'occasione per parlare di lui è stata appunto la celebrazione dell'imprescindibile successo interplanetario "Hanno Ucciso l'Uomo Ragno", da lui stesso riconosciuto nell'intervista come singolare monumento al vacuum, oggi riciclato in chiave rap grazie a un altro vecchio e invendibile arnese come J-Ax. Come mai questa notizia è osnoblotoca a più dimensioni? Non solo perchè vengono usati capitali per piegare il servizio pubblico nel tentativo di riciclare due attempati ex rappresentanti della gioventù italica, ma anche per l'intento di ricreare lo stesso monumento al vuoto che il signore in questione ha sempre rappresentato.
In un periodo di instabilità e crisi, cosa c'è di meglio che riproporre un entertainement senza alcun contenuto, nemmeno se analizzato con la lente di ingrandimento? Tra l'altro in uno stile, il rap appunto, nato come musica ribelle ma assolutamente assorbito e normalizzato dal sistema già ai tempi della canzone di cui sopra?
Per rispondere a queste angoscianti domande affidiamoci alla profonda saggezza dell'attempato signore che, non essendo evidentemente in grado di spedire un'e-mail, crede che gli aereoplani abbiano dato all'uomo più libertà di internet. Punto di vista degno di suo nonno.
Tanto chi è veramente dotato di talento può attendere....
8 giugno 2012
Apateporia della Settimana: La Debacle del Calcio Italiano
Il 2 giugno 2012 l'italia perde vergognosamente 3-0 in casa contro la Russia.
Nel periodo in cui è evidente a tutti che la corruzione nel calcio italiano è un fenomeno ormai endemico e capillare, si capisce anche che Prandelli non ha fatto un cazzo.
Nel periodo in cui è evidente a tutti che la corruzione nel calcio italiano è un fenomeno ormai endemico e capillare, si capisce anche che Prandelli non ha fatto un cazzo.
4 giugno 2012
FaceBook Follia
Il 24 Maggio 2012 crollano le azioni di Facebook e ad oggi non hanno ancora smesso.
Smascheramento sconcertante collettivo: com'è possibile? Non stiamo parlando del più importante dei social network, creatore del sistema di comunicazione oggi usato da tutti?
Notizia nella notizia (clicca qui): un bambino di 11 anni perde 10.000 $.
Al di là di considerazioni sul buongusto dell'evento in sè, cos'è davvero successo?
Il bambino ha fatto un gesto non da bambino, cioè un gesto mutantropico: è cambiato x ottenere un vantaggio.
Il cambiamento può essere considerato di tipo conformista sia se consigliato dai genitori, sia se si tratta di un enfant prodige plagiato dai tipici valori imprenditoriali speculativi.
Nel primo caso, conformismo indotto dalla famiglia, quindi presumibilmente ottenuto "per amore", il ragazzino è stato un mutantropo mediocre o grigio; nel secondo invece c'è stata una componente egotica, diciamo non ancora egonanista (è un ragazzino), a configurarlo come mutantropo osnoblotico e particolarmente borghese.
Cosa poteva saperne lui delle speculazioni e delle ripicche internazionali, i giochi del grande mercato, nemici di un nome così immenso, indiscutibile, mitico come quello di Zuckenberg e Facebook?
L'apateporia dev'essere stata comunque dolorosa, vista anche la tenera età. Come potrebbe reagire il nostro ragazzino? Facciamo 3 ipotesi:
1) Immobilista: il giovane speculatore scatena i suoi avvocati. Cio che gli è successso è sbagliato per principio, lui è nel giusto. Controlla l'ambiente, potenzialmente, ma non necessariamente, fino all'osnoblosi.
2) Autolesionista: la delusione è tale che lo scaraventa nella depressione, nella mancanza di fiducia, nei loop mentali negativi. Periodo che se non passa può arrivare anche a gravi conseguenze.
3) Mutantropo: il giovane si mette in discussione e cambia. Presumibilmente i social network e le pratiche speculative perderanno di importanza ai suoi occhi. Matura mettendo in discussione il suo sistema di valori.
Va da sé che quest'ultima per noi è la scelta migliore e la chiamiamo ipotesi mutantrogenica.
Ciò che vorremmo aggiungere è che tramite la Sinestesi non solo si favorisce un approccio di quest'ultimo tipo, ma che anche negli altri due casi si può promuovere un cambiamento. Nel primo caso portando il soggetto a confrontarsi con cause invisibili o trascurate, insomma con l'ambiente, fino ad osservare oggettivamente le proprie pratiche di controllo in senso etico. Nel secondo caso è il confronto col mistero più profondo del nostro essere che contribuisce a ridimensionare la visione egotico-perdente, spesso alla base di atteggiamenti depressivi.
Vi annunciamo che dal prossimo post inauguriamo la simpatica rubrica: "L'Apateporia della Settimana".
E speriamo di riuscire a farci 4 risate tutti quanti insieme!
Hehehheheehee
Smascheramento sconcertante collettivo: com'è possibile? Non stiamo parlando del più importante dei social network, creatore del sistema di comunicazione oggi usato da tutti?
Notizia nella notizia (clicca qui): un bambino di 11 anni perde 10.000 $.
Al di là di considerazioni sul buongusto dell'evento in sè, cos'è davvero successo?
Il bambino ha fatto un gesto non da bambino, cioè un gesto mutantropico: è cambiato x ottenere un vantaggio.
Il cambiamento può essere considerato di tipo conformista sia se consigliato dai genitori, sia se si tratta di un enfant prodige plagiato dai tipici valori imprenditoriali speculativi.
Nel primo caso, conformismo indotto dalla famiglia, quindi presumibilmente ottenuto "per amore", il ragazzino è stato un mutantropo mediocre o grigio; nel secondo invece c'è stata una componente egotica, diciamo non ancora egonanista (è un ragazzino), a configurarlo come mutantropo osnoblotico e particolarmente borghese.
Cosa poteva saperne lui delle speculazioni e delle ripicche internazionali, i giochi del grande mercato, nemici di un nome così immenso, indiscutibile, mitico come quello di Zuckenberg e Facebook?
L'apateporia dev'essere stata comunque dolorosa, vista anche la tenera età. Come potrebbe reagire il nostro ragazzino? Facciamo 3 ipotesi:
1) Immobilista: il giovane speculatore scatena i suoi avvocati. Cio che gli è successso è sbagliato per principio, lui è nel giusto. Controlla l'ambiente, potenzialmente, ma non necessariamente, fino all'osnoblosi.
2) Autolesionista: la delusione è tale che lo scaraventa nella depressione, nella mancanza di fiducia, nei loop mentali negativi. Periodo che se non passa può arrivare anche a gravi conseguenze.
3) Mutantropo: il giovane si mette in discussione e cambia. Presumibilmente i social network e le pratiche speculative perderanno di importanza ai suoi occhi. Matura mettendo in discussione il suo sistema di valori.
Va da sé che quest'ultima per noi è la scelta migliore e la chiamiamo ipotesi mutantrogenica.
Ciò che vorremmo aggiungere è che tramite la Sinestesi non solo si favorisce un approccio di quest'ultimo tipo, ma che anche negli altri due casi si può promuovere un cambiamento. Nel primo caso portando il soggetto a confrontarsi con cause invisibili o trascurate, insomma con l'ambiente, fino ad osservare oggettivamente le proprie pratiche di controllo in senso etico. Nel secondo caso è il confronto col mistero più profondo del nostro essere che contribuisce a ridimensionare la visione egotico-perdente, spesso alla base di atteggiamenti depressivi.
Vi annunciamo che dal prossimo post inauguriamo la simpatica rubrica: "L'Apateporia della Settimana".
E speriamo di riuscire a farci 4 risate tutti quanti insieme!
Hehehheheehee
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28 maggio 2012
Etica e Senso Religioso
Come promesso, abbiamo deciso di interrompere il filo delle nostre "elucubrazioni" per confrontarci più direttamente con le grandi e piccole osnobloticità che ci circondano. Ma un ultimo argomento ci rimane a cuore.
Di etiche, scuole, religioni e accademie ne esistono molte, ma oggi al concetto di etica si attribuiscono qualità che esso non possiede per sua stessa definizione.
Il senso religioso, presente nell’uomo fin da quando ha iniziato a comprendere i meccanismi dell’Universo, nasce laddove un mistero (qualcosa di inconoscibile e “impossibile”) accade nonostante le umane certezze. Un senso di stupore di fronte all’idea di spazio e infinito che viene fatto balenare fra ciò che noi crediamo possibile e ciò che invece lo è realmente. La differenza sostanziale fra un essere umano e l’idea di Dio.
Il divino è riconosciuto laddove uno schema inoppugnabile si manifesta e le molteplici domande che questo fa nascere nell’intelletto umano rendono comunque nettamente inferiore il livello delle risposte certe. Quando si parla di Dio nulla è certo. “Dio”, inteso come un’entità superiore che tutto comprende e provvede, non significa necessariamente che da qualche parte ci sia un tizio seduto su una nuvola con un triangolo in testa. Idea semplicistica e del tutto fuorviante.
Dio è al disopra del bene e del male, Dio è tutto, Dio è il tutto, Dio siamo noi. E noi, esseri coscienti e liberi di vivere seguendo i precetti del nostro libero arbitrio personale, abbiamo la possibilità di scegliere quale posizione assumere nel mondo e di quale meccanismo fare parte. Ci si potrà accontentare di molte cose oppure non trovare mai requie, perchè in realtà non esiste una regola precisa nelle manifestazioni dell’atto sincronico con cui il “divino” si rivela e il momento in cui ci rendiamo conto della necessità di un preciso cambiamento personale. Dipende dallo stato di coscienza.
Più è cristallino lo stato di coscienza individuale (l’essere consapevoli delle connessioni implicite ed esplicite del proprio "Io" con l’ambiente, l’Altro da Sé), maggiore è l’influenza positiva che esercitiamo su di esso ed è in questo modo che si viene a creare il presupposto energetico-sincronico per cui la normale soluzione dei problemi quotidiani risolve nodi ad altri livelli.
Per questo si parla di etica. Chi non è etico subisce l'Apateporia come momento doloroso, punizione ingiusta e incomprensibile, chi è etico ne trae invece un insegnamento. Nel riconoscere il “Tao” riconosciamo che il mondo intorno a noi è insondabile. L’Altro da Noi si manifesta e, nel movimento del tutto personale che segue, è perfetto. Siamo noi che possiamo decidere se disturbare questo movimento o inserircisi con naturalezza. L’etica interiore di ogni uomo, lo stato di coscienza che ognuno manifesta al proprio grado e alle proprie possibilità, è ciò che istintivamente muove verso alcune scelte di vita piuttosto che altre.
L’etica personale governa le pulsioni verso cui rivolgiamo il desiderio. Ciò che noi desideriamo, e cerchiamo, produce gli effetti del mondo intorno a noi.
In questo contesto il senso religioso è vissuto non tanto come una cieca venerazione verso qualcuno di superiore a cui abbandonare la nostra vita perché “come padre clemente se siamo bravi ci soddisfa”, ma con il senso di rispetto e stima che sorge di fronte al Mistero, per la grande bellezza che deriva dal nostro manifestarci essendone all’altezza: da quanto noi ci aspettiamo e sappiamo di poter ottenere da noi stessi. E in questo processo l’etica è l'unica misura a nostra disposizione per poterlo valutare.
Purtroppo far coincidere al concetto di etica il tedioso criterio del sacrificio, contrapposto al carpe diem moderno, è il più grande errore di valutazione che la investe, un’operazione che ha tutte le caratteristiche dell'osnoblosi. In realtà il sacrifico maggiore che un uomo possa fare è rendersi conto che i propri desideri non sono necessariamente gli unici obiettivi al mondo. A volte è davvero doveroso e necessario rinunciare a qualcosa di esclusivamente personale per condividere, ciò che si potrebbe ottenere solo per sè, con "l'altro da sè".
Quello che accade in questo processo è solo lo stato di coscienza a poterlo supportare e questa riflessione si manifesta sul piano delle azioni. Pensiamo all’esempio banale del famigerato bisogno di petrolio che tante guerre politiche, sociali e reali provoca.
Su questo pianeta stiamo agendo sconsideratamente da più di un secolo e per ognuno di noi è oramai arrivato il momento di sedersi a un tavolino per prendere coscienza del riflesso delle proprie azioni nel mondo: capire cosa davvero riteniamo lecito desiderare. In quest’epoca di grandi incertezze è sempre più chiaro che dobbiamo iniziare ad avere desideri che provochino un minor sfruttamento delle risorse fisiologiche del pianeta e permettano invece una condivisione della ricchezza in modo più equo per tutti gli esseri umani.
L’Arte è la bellezza del Mistero laddove l’uomo non ha parole per descriverlo.
E noi dimentichiamo spesso che la nostra vita è quotidianamente a contatto con questo Mistero e che questo influisce su di noi in molti modi.
La Sinestesi diventa l'odierno ed ideale mezzo per raggiungere quello scopo che l’Arte da sempre cerca di dimostrare.
Di etiche, scuole, religioni e accademie ne esistono molte, ma oggi al concetto di etica si attribuiscono qualità che esso non possiede per sua stessa definizione.
Il senso religioso, presente nell’uomo fin da quando ha iniziato a comprendere i meccanismi dell’Universo, nasce laddove un mistero (qualcosa di inconoscibile e “impossibile”) accade nonostante le umane certezze. Un senso di stupore di fronte all’idea di spazio e infinito che viene fatto balenare fra ciò che noi crediamo possibile e ciò che invece lo è realmente. La differenza sostanziale fra un essere umano e l’idea di Dio.
Il divino è riconosciuto laddove uno schema inoppugnabile si manifesta e le molteplici domande che questo fa nascere nell’intelletto umano rendono comunque nettamente inferiore il livello delle risposte certe. Quando si parla di Dio nulla è certo. “Dio”, inteso come un’entità superiore che tutto comprende e provvede, non significa necessariamente che da qualche parte ci sia un tizio seduto su una nuvola con un triangolo in testa. Idea semplicistica e del tutto fuorviante.
Dio è al disopra del bene e del male, Dio è tutto, Dio è il tutto, Dio siamo noi. E noi, esseri coscienti e liberi di vivere seguendo i precetti del nostro libero arbitrio personale, abbiamo la possibilità di scegliere quale posizione assumere nel mondo e di quale meccanismo fare parte. Ci si potrà accontentare di molte cose oppure non trovare mai requie, perchè in realtà non esiste una regola precisa nelle manifestazioni dell’atto sincronico con cui il “divino” si rivela e il momento in cui ci rendiamo conto della necessità di un preciso cambiamento personale. Dipende dallo stato di coscienza.
Più è cristallino lo stato di coscienza individuale (l’essere consapevoli delle connessioni implicite ed esplicite del proprio "Io" con l’ambiente, l’Altro da Sé), maggiore è l’influenza positiva che esercitiamo su di esso ed è in questo modo che si viene a creare il presupposto energetico-sincronico per cui la normale soluzione dei problemi quotidiani risolve nodi ad altri livelli.
Per questo si parla di etica. Chi non è etico subisce l'Apateporia come momento doloroso, punizione ingiusta e incomprensibile, chi è etico ne trae invece un insegnamento. Nel riconoscere il “Tao” riconosciamo che il mondo intorno a noi è insondabile. L’Altro da Noi si manifesta e, nel movimento del tutto personale che segue, è perfetto. Siamo noi che possiamo decidere se disturbare questo movimento o inserircisi con naturalezza. L’etica interiore di ogni uomo, lo stato di coscienza che ognuno manifesta al proprio grado e alle proprie possibilità, è ciò che istintivamente muove verso alcune scelte di vita piuttosto che altre.
L’etica personale governa le pulsioni verso cui rivolgiamo il desiderio. Ciò che noi desideriamo, e cerchiamo, produce gli effetti del mondo intorno a noi.
In questo contesto il senso religioso è vissuto non tanto come una cieca venerazione verso qualcuno di superiore a cui abbandonare la nostra vita perché “come padre clemente se siamo bravi ci soddisfa”, ma con il senso di rispetto e stima che sorge di fronte al Mistero, per la grande bellezza che deriva dal nostro manifestarci essendone all’altezza: da quanto noi ci aspettiamo e sappiamo di poter ottenere da noi stessi. E in questo processo l’etica è l'unica misura a nostra disposizione per poterlo valutare.
Purtroppo far coincidere al concetto di etica il tedioso criterio del sacrificio, contrapposto al carpe diem moderno, è il più grande errore di valutazione che la investe, un’operazione che ha tutte le caratteristiche dell'osnoblosi. In realtà il sacrifico maggiore che un uomo possa fare è rendersi conto che i propri desideri non sono necessariamente gli unici obiettivi al mondo. A volte è davvero doveroso e necessario rinunciare a qualcosa di esclusivamente personale per condividere, ciò che si potrebbe ottenere solo per sè, con "l'altro da sè".
Quello che accade in questo processo è solo lo stato di coscienza a poterlo supportare e questa riflessione si manifesta sul piano delle azioni. Pensiamo all’esempio banale del famigerato bisogno di petrolio che tante guerre politiche, sociali e reali provoca.
Su questo pianeta stiamo agendo sconsideratamente da più di un secolo e per ognuno di noi è oramai arrivato il momento di sedersi a un tavolino per prendere coscienza del riflesso delle proprie azioni nel mondo: capire cosa davvero riteniamo lecito desiderare. In quest’epoca di grandi incertezze è sempre più chiaro che dobbiamo iniziare ad avere desideri che provochino un minor sfruttamento delle risorse fisiologiche del pianeta e permettano invece una condivisione della ricchezza in modo più equo per tutti gli esseri umani.
L’Arte è la bellezza del Mistero laddove l’uomo non ha parole per descriverlo.
E noi dimentichiamo spesso che la nostra vita è quotidianamente a contatto con questo Mistero e che questo influisce su di noi in molti modi.
La Sinestesi diventa l'odierno ed ideale mezzo per raggiungere quello scopo che l’Arte da sempre cerca di dimostrare.
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Vita
20 maggio 2012
Il Metantropo, o della benvenuta Apateporia
Ma perché usare la Sinestesi per spezzare la dinamica mutantroposnoblotica? Perché mai l'uomo dovrebbe sottoporsi a quest'arte che lo porta a un cambiamento così profondo?
Sì è detto che la suddetta dinamica è tipica di chi fa un percorso egotico, ma possiamo affermare che chi non lo fa sia esente da apateporie più o meno mutantrogeniche? Certo che no, perché nessuno è perfetto ed il cammino dell'uomo tende a procedere per amare esperienze: l'apateporia si presenta laddove il nostro sistema di valori è erroneo, come il fallimento si presenta laddove esso è mal applicato. Ma cosa fa l'uomo che agisce con la propria coscienza e senza perseguire (o almeno non in modo preponderante) un proprio vantaggio egoista, categoria definita Mutantropo Evolutivo o Eumutantropo? Dal momento che non persegue un proprio vantaggio, eviterà di innescare dinamiche osnoblotiche, bensì cercherà di mettersi in discussione e scovare in sé le cause di fallimenti ed apateporie, ovvero residui di egoismo o piccole meschinità connaturate col suo percorso di vita. L'antico testo didattico cinese I Ching definisce quest'operazione "emendare le cose guaste". Essa dà un insegnamento.
Come tutti gli insegnamenti, esso è interiore, cioè concerne lo stato di coscienza. Di questo si rende conto ben presto il mutantropo, attraverso un processo che si definisce apateporia del mutaforma, o del mutaspetto esteriore. Perché si muta la forma o l'aspetto esteriore? La maggior parte dei mutantropi lo fa per moda/conformismo, cioè per provare l'ebbrezza di un aspetto nuovo, i pochi rimanenti si dividono tra chi lo fa per ragioni pratiche, come il portatore di handicap che diviene cyborg, e chi a seguito di un cambiamento di stato di coscienza. Certamente il primo tipo, colui che cambia per noia o per gioco, quando non per amore di sè (egonanismo), è destinato ad incorrere in un'apateporia. Si renderà conto ben presto che il vero cambiamento è quello interiore, così come il vero mutantropo è interiore, e il cambiamento della forma esteriore è essenziale solo se conseguenza di un mutamento di stato di coscienza. Ma non tutti i "mutantropi interiori" sono nel giusto, perché un discorso simile si può fare anche per il mutamente controllore, ovvero osnoblotico, cioè colui che, anziché elevare lo stato di coscienza, potenzia la propria mente per controllare in modo disarmonico ed egotico l'ambiente.
L'apateporia è così benvenuta laddove essa permette un autoesame, ovvero quando il dolore che porta non è tanto insopportabile da dover richiedere pratiche anestetiche e la dinamica con cui essa s'è presentata è comprensibile, cioè interpretabile secondo lo stato di coscienza del soggetto. La presa di coscienza che ne segue sarà alla base del mutamento successivo, che a sua volta se esaminato con occhio sincero potrà apportare ulteriore coscienza.
Dal momento che l'apateporia può originarsi solo in seguito a disarmonia energetica quindi olistica con l'ambiente, cosmo, macrocosmo ed oltre, si può supporre che l'eumutantropo continuerà a mutare fino al raggiungimento di tale armonia. Sì, ma fino a che limite? Cioè, soddisfatti gli irrinunciabili bisogni primari, dove va l'uomo che muta innanzitutto interiormente? Supposto che il perseguimento dei propri egoismi lo degradi a stati subumani e disdicevoli, mentre il conformismo lo parcellizzi rendendolo pura quantità acritica (in modo quindi non meno subumano), a cosa porta il mantenimento costante e cosciente di atteggiamenti non egotici e autonomamente responsabili? O, detto in altri termini, a cosa conduce l'emanazione di Yin e Yang finalizzati a raffinare il Qi personale in armonia con l'ambiente?
Secondo noi l'epoca moderna non ha ancora una risposta a questa domanda. Il massimo ideale umano che riesce a proporre è quello del saggio benestante che muore circondato dai nipoti (ai quali magari lascia non poche sostanze). Bisogna andare indietro, ad epoche che avevano modelli di umanità diversi, capaci di vederla come stadio di un sistema più ampio e complesso.
Secondo le principali dottrine iniziatiche occidentali, ma la cosa curiosamente non cambia mutando epoca, parallelo o meridiano, quindi escluso solo l'occidente moderno, l'uomo può evolvere in due sensi: quello di Uomo Vero (o, secondo la definizione Sufi, al-Insan al-Qadim) e quello di Uomo Universale (Al-Insan al-Kamil). Il primo evolve in tutte le sue possibilità, tutte le potenzialità di questa sua forma. Il suo percorso è lungo l'asse orizzontale, sviluppando al massimo i talenti (secondo un linguaggio evangelico) del suo stato presente. Secondo noi chi si trova su questa strada può essere propriamente definito Eumutantropo, cioè finalizzato all'evoluzione della sua presenza nel mondo positiva e armonica. L'Alchimia classica lo definirebbe Iniziato ai Piccoli Misteri, o Arte Regale.
L'Uomo Universale invece, forse più un modello, un asintoto, che un vero essere umano, è colui che cerca di trascendere il proprio stato, ovviamente per stati superiori (su quelli inferiori s'è trattato già abbastanza). È l'Eumutantropo che, raggiunto il (suo) Centro, si muove sull'asse verticale, per un'ascesa finalizzata ad una dimensione altra. Sarà definito quindi Metantropo, un essere oltre l'uomo, alchemicamente un iniziato ai Grandi Misteri, o Arte Sacerdotale. Chiaramente la definizione di questa figura è compendio e limite epistemologico di tutta la Mutantropologia, che oltre non va.
Lungi da noi affermare che la Sinestesi porti ipso facto alla creazione di Metantropi o anche solo di Eumutantropi, sarebbe un'arrogante follia. Nondimeno essa smuove dinamiche apparentemente eterne, creando un'arte che si fa "ancella dell'Anima" quando è in grado di farla entrare in risonanza non già, come fa quella osnoblotica di oggi, con piaceri immediati e sensazioni forti, bensì con le ragioni più profonde della sua esistenza, con le domande eterne che si porta dentro. Quando non solo e non tanto accelera il processo apateporico smascherando le illusioni in cui vive l'uomo, ignobilmente imposte (osnoblosi) o vigliaccamente adottate (anestesia), ma arriva a prefigurare percorsi d'uscita e soluzioni già previste nella stessa costituzione animica, cioè nel suo scopo, stimolandola ad adottarle per presa di coscienza. Insomma non garantisce sul buon esito, ma almeno adotta un buon metodo, mette su una buona strada.
Poi, lo ripetiamo: ad ognuno la scelta del proprio mutantropo interiore!
Sì è detto che la suddetta dinamica è tipica di chi fa un percorso egotico, ma possiamo affermare che chi non lo fa sia esente da apateporie più o meno mutantrogeniche? Certo che no, perché nessuno è perfetto ed il cammino dell'uomo tende a procedere per amare esperienze: l'apateporia si presenta laddove il nostro sistema di valori è erroneo, come il fallimento si presenta laddove esso è mal applicato. Ma cosa fa l'uomo che agisce con la propria coscienza e senza perseguire (o almeno non in modo preponderante) un proprio vantaggio egoista, categoria definita Mutantropo Evolutivo o Eumutantropo? Dal momento che non persegue un proprio vantaggio, eviterà di innescare dinamiche osnoblotiche, bensì cercherà di mettersi in discussione e scovare in sé le cause di fallimenti ed apateporie, ovvero residui di egoismo o piccole meschinità connaturate col suo percorso di vita. L'antico testo didattico cinese I Ching definisce quest'operazione "emendare le cose guaste". Essa dà un insegnamento.
Come tutti gli insegnamenti, esso è interiore, cioè concerne lo stato di coscienza. Di questo si rende conto ben presto il mutantropo, attraverso un processo che si definisce apateporia del mutaforma, o del mutaspetto esteriore. Perché si muta la forma o l'aspetto esteriore? La maggior parte dei mutantropi lo fa per moda/conformismo, cioè per provare l'ebbrezza di un aspetto nuovo, i pochi rimanenti si dividono tra chi lo fa per ragioni pratiche, come il portatore di handicap che diviene cyborg, e chi a seguito di un cambiamento di stato di coscienza. Certamente il primo tipo, colui che cambia per noia o per gioco, quando non per amore di sè (egonanismo), è destinato ad incorrere in un'apateporia. Si renderà conto ben presto che il vero cambiamento è quello interiore, così come il vero mutantropo è interiore, e il cambiamento della forma esteriore è essenziale solo se conseguenza di un mutamento di stato di coscienza. Ma non tutti i "mutantropi interiori" sono nel giusto, perché un discorso simile si può fare anche per il mutamente controllore, ovvero osnoblotico, cioè colui che, anziché elevare lo stato di coscienza, potenzia la propria mente per controllare in modo disarmonico ed egotico l'ambiente.
L'apateporia è così benvenuta laddove essa permette un autoesame, ovvero quando il dolore che porta non è tanto insopportabile da dover richiedere pratiche anestetiche e la dinamica con cui essa s'è presentata è comprensibile, cioè interpretabile secondo lo stato di coscienza del soggetto. La presa di coscienza che ne segue sarà alla base del mutamento successivo, che a sua volta se esaminato con occhio sincero potrà apportare ulteriore coscienza.
Dal momento che l'apateporia può originarsi solo in seguito a disarmonia energetica quindi olistica con l'ambiente, cosmo, macrocosmo ed oltre, si può supporre che l'eumutantropo continuerà a mutare fino al raggiungimento di tale armonia. Sì, ma fino a che limite? Cioè, soddisfatti gli irrinunciabili bisogni primari, dove va l'uomo che muta innanzitutto interiormente? Supposto che il perseguimento dei propri egoismi lo degradi a stati subumani e disdicevoli, mentre il conformismo lo parcellizzi rendendolo pura quantità acritica (in modo quindi non meno subumano), a cosa porta il mantenimento costante e cosciente di atteggiamenti non egotici e autonomamente responsabili? O, detto in altri termini, a cosa conduce l'emanazione di Yin e Yang finalizzati a raffinare il Qi personale in armonia con l'ambiente?
Secondo noi l'epoca moderna non ha ancora una risposta a questa domanda. Il massimo ideale umano che riesce a proporre è quello del saggio benestante che muore circondato dai nipoti (ai quali magari lascia non poche sostanze). Bisogna andare indietro, ad epoche che avevano modelli di umanità diversi, capaci di vederla come stadio di un sistema più ampio e complesso.
Secondo le principali dottrine iniziatiche occidentali, ma la cosa curiosamente non cambia mutando epoca, parallelo o meridiano, quindi escluso solo l'occidente moderno, l'uomo può evolvere in due sensi: quello di Uomo Vero (o, secondo la definizione Sufi, al-Insan al-Qadim) e quello di Uomo Universale (Al-Insan al-Kamil). Il primo evolve in tutte le sue possibilità, tutte le potenzialità di questa sua forma. Il suo percorso è lungo l'asse orizzontale, sviluppando al massimo i talenti (secondo un linguaggio evangelico) del suo stato presente. Secondo noi chi si trova su questa strada può essere propriamente definito Eumutantropo, cioè finalizzato all'evoluzione della sua presenza nel mondo positiva e armonica. L'Alchimia classica lo definirebbe Iniziato ai Piccoli Misteri, o Arte Regale.
L'Uomo Universale invece, forse più un modello, un asintoto, che un vero essere umano, è colui che cerca di trascendere il proprio stato, ovviamente per stati superiori (su quelli inferiori s'è trattato già abbastanza). È l'Eumutantropo che, raggiunto il (suo) Centro, si muove sull'asse verticale, per un'ascesa finalizzata ad una dimensione altra. Sarà definito quindi Metantropo, un essere oltre l'uomo, alchemicamente un iniziato ai Grandi Misteri, o Arte Sacerdotale. Chiaramente la definizione di questa figura è compendio e limite epistemologico di tutta la Mutantropologia, che oltre non va.
Lungi da noi affermare che la Sinestesi porti ipso facto alla creazione di Metantropi o anche solo di Eumutantropi, sarebbe un'arrogante follia. Nondimeno essa smuove dinamiche apparentemente eterne, creando un'arte che si fa "ancella dell'Anima" quando è in grado di farla entrare in risonanza non già, come fa quella osnoblotica di oggi, con piaceri immediati e sensazioni forti, bensì con le ragioni più profonde della sua esistenza, con le domande eterne che si porta dentro. Quando non solo e non tanto accelera il processo apateporico smascherando le illusioni in cui vive l'uomo, ignobilmente imposte (osnoblosi) o vigliaccamente adottate (anestesia), ma arriva a prefigurare percorsi d'uscita e soluzioni già previste nella stessa costituzione animica, cioè nel suo scopo, stimolandola ad adottarle per presa di coscienza. Insomma non garantisce sul buon esito, ma almeno adotta un buon metodo, mette su una buona strada.
Poi, lo ripetiamo: ad ognuno la scelta del proprio mutantropo interiore!
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18 maggio 2012
13 maggio 2012
Doppia Sincronicità
Stasera interrompiamo il filo logico delle nostre elucubrazioni ;) per raccontarvi un interessante doppio caso di sincronicità.
Nel nostro ultimo post testuale avevamo appena finito di parlare di neuroscienza, tecnologia e social network, mentre in quello immediatamente precedente, La Dinamica Mutantroposnoblotica, vi abbiamo descritto i tre vantaggi dell'egonanismo come sesso, denaro e potere. Nella giornata di ieri - sabato 12 maggio 2012 - il Corriere della Sera pubblica questo articolo: "Ecco perché parliamo tanto di noi. La formula di Twitter e Facebook"
Nel nostro ultimo post testuale avevamo appena finito di parlare di neuroscienza, tecnologia e social network, mentre in quello immediatamente precedente, La Dinamica Mutantroposnoblotica, vi abbiamo descritto i tre vantaggi dell'egonanismo come sesso, denaro e potere. Nella giornata di ieri - sabato 12 maggio 2012 - il Corriere della Sera pubblica questo articolo: "Ecco perché parliamo tanto di noi. La formula di Twitter e Facebook"
Una ricerca inglese ha stabilito che il piacere procurato dal parlare di sé attiva la stessa zona neuronale innescata dagli stimoli prodotti dal piacere del sesso e del denaro. L'aumento della dopamina nelle aree mesolimbiche è il medesimo. Questo significa che ciò che per noi è un'evidenza della logica, o dell'osservazione del comportamento umano, è da oggi patrimonio acquisito della scienza ufficiale. Da parte nostra, oltre a ringraziare, troviamo interessante suggerire agli stessi scienziati d'osservare quale area neuronale si attiva con il senso di potere.
Curiosamente la voce critica del nostro soccorrevole paese s'è subito premurata di fornire la giusta interpretazione alla notizia. Questa sera il TG2 la descrive così: un po' di egoismo ci fa stare bene, poiché appunto attivando la dopamina delle aree mesolimbiche si crea il corretto senso di benessere, che è cosa molto buona e giusta.
Ovviamente il corpo deve sopravvivere ai nemici esterni, e in questo senso un minimo di egoismo è indispensabile, ma l'osnobloticità della notizia è data dalla parificazione dell'egoismo alla leggittimità del trarre piacere.
Se il messaggio istituzionale che viene dato è questo, allora è come se venisse implicitamente autorizzata la mancanza d'etica. Le notizie degli ultimi giorni, e non solo, evidenziano che già in molti si raccontano: "Ué il senso di piacere autorizza l'egoismo, e cos'è più piacevole di un bello stupro?"
Con ciò che abbiamo detto non vorremmo semplicemente sfrucugliare, o evocare, puro senso di sdegno verso un'informazione interessata. A chi ci chiedeva quando avrebbe potuto vedere una Sinestesopera, l'evidenza di questa doppia coincidenza dimostra che già il blog produce effetti sinestesici o perlomeno sincronici.
Una piccola sinestesopera...
ma adesso basta parlare di noi!!!
11 maggio 2012
7 maggio 2012
Funzionamento della Sinestesi
Ciò di cui stiamo trattando è la Sinestesi, una Poetica, una Sinestetica, un'Etica. Essa si esprime attraverso, quindi promuove e ha come fine, la creazione di Sinestesopere. Nel post Mutantropia e Sinestesi ne abbiamo descritto la struttura, la realizzazione tecnica e gli intenti: incidere sullo stato di coscienza. Il mezzo principale di cui si avvale è l'Archetipo o la sua fotocopia culturale, il meme. Simboli impersonali di verità eterne o perlomeno di civiltà umane.
La Sinestesopera è la forma d'arte in cui si realizza la Sinestesi per il nuovo millennio. Essa è efficace perché:
La Sinestesopera è la forma d'arte in cui si realizza la Sinestesi per il nuovo millennio. Essa è efficace perché:
1) Tecnologica: parla all'uomo di oggi. Da sempre si sono cercate esperienze sinestetiche, tramite cerimonie collettive o riti privati, in grado di portare a stati di trance o di estasi in eventi mistici. La società di oggi curiosamente scoraggia la messa in pratica di episodi simili, eccezion fatta per il moltiplicarsi delle scuole di Yoga (che qualcosa vorrà pur dire). La sinestesia artistica del terzo millenio è la Sinestesi, laddove sono fallite l'arte multimediale e quella sedicente sinestetica, apparentemente capaci solo di stupire, disorientare o al più dare piacevoli sensazioni.
Dai tempi del cyber l'uomo occidentale ha vissuto la dimensione tecnologica, mentre oggi anche solo la rete di milioni di utenti nel mondo creata da facebook rende virtualmente reale un modello di inconscio collettivo. Il prossimo passo, il web 3.0, prevede una connessione ancora più interattiva fra stato di coscienza uomo isolato e quello connesso in rete.
2) Secondo il modello fisico d'universo olografico quantistico - Scienza del Mondo - lo sguardo dell'osservatore è in grado di strutturare un evento, e così la neuroscienza descrive i processi cerebrali come schemi neuronali che si attivano in base ai modelli di pensiero. In pratica quando si pensa a un oggetto o lo si osserva, il cervello attiverà lo stesso schema per tutti e due gli stati. Ma questo significa anche che con l'apporto dei simboli non solo è possibile evocare uno stesso schema neuronale in ogni uomo, ma anche indurlo a connettere più schemi implementando il pensiero, ovvero stimolando la creazione di idee astratte e speculazioni logiche.
3) In psicologia antropologica - Scienza dell'Uomo - Jung, che ha ipotizzato l'esistenza dell'inconscio collettivo, ha teorizzato i propri studi osservando le reazioni dei cervelli afflitti da schizofrenia di fronte ai simboli. Qualunque fosse lo stato razionale del soggetto, il simbolo assumeva sempre e solo il suo significato archetipico. Jung ha quindi osservato che l'effetto del codice può essere attivato, innescando gli schemi neuronali, dall'atto sincronico. Questo, se individuato e analizzato, cioè laddove se ne riconosce l'importanza come segno, raggiunge lo stato di coscienza con un impatto in grado di implementarlo.
4) Il Taoismo - Scienza del Mistero - pone l'osservatore al centro dell'Universo. Dall'osservatore dipende il benessere dell'ambiente, che a sua volta genera ed è generato dal rapporto del Qi personale con il Qi universale. Il Qi personale è determinato dallo stato di coscienza, cioè da ciò che definisce le scelte nate dal desiderio. Ogni uomo scopre sé stesso quando rivela ciò che desidera. Lo stato etico ha una sua emanazione di Yin e Yang che influenzano il Qi personale che a sua volta influenza l'ambiente. Rispettando la regola della spontaneità dell'Universo se ne diventa parte.
L'atto sincronico, l'accorgersi intuitivamente di ciò che avviene intorno e dei risultati che si manifestano, è il modo in cui l'ambiente informa lo stato di coscienza. E sovente si serve di apateporie.
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29 aprile 2012
La Dinamica Mutantroposnoblotica, ovvero i tre vantaggi dell'egonanismo
Ci ricorda Simo che una delle maggiori giustificazioni psicologiche al comportamento umano è il dolore, ovvero la sua paura, quindi le strategie per evitarlo. Si dice anche che l'apateporia è il dolore più brutto che ci sia. Certo, dover affrontare con se stessi e/o ammettere agli altri che tutto ciò a cui s'è creduto fino a quel momento è una stronzata, crea un dolore che non tutti riescono ad affrontare. Ma ogni senso di scacco, ogni smascheramento sconcertante (da definizione), ogni sconcerto è dolore. "Sconcertante" significa "doloroso", così è lo smascheramento, fatti salvi i casi di quello piacevolmente tale di cui qui non si parla. Per farvi fronte l'uomo utilizza diverse tecniche anestetiche, di cui la più subdola, l'osnoblosi, può rappresentarne simbolo e compendio. Sì, ma come?
L'egonanismo è finalizzato a tre vantaggi ormai entrati nel mito: sesso, denaro e potere. Le tre categorie tuttavia non sono omogenee, nondimeno hanno attraversato in lungo e in largo la storia dell'umanità divenendo ben più che archetipi, COLONNE ETERNE INAMOVIBILI dell'inconscio collettivo, per non parlare del conscio........
I tre vantaggi perseguiti egoticamente sono degenerazioni di tre stati legittimi dell'uomo: 1) La sacrosanta volontà di vivere una sessualità sana e appagante, o quantomeno l'istinto riproduttivo. Gli esempi recenti e meno recenti di una fornicazione esasperata, come placebo o di potere, non ci sono stati risparmiati. 2) lo stare bene con il corpo e con la mente, la parola oggi abusata al ridicolo è benessere. Il denaro ne è il simbolo, percepito come conditio sine qua non. Metterlo sul piedistallo, tendenza eterna, ha avuto la sua sublimazione nell'era capitalista 3) il desiderio di essere amati e rispettati. La mancanza di rispetto è specialmente causa di risentimento. Secondo noi oltre a ciò e alla volontà di rigore intellettuale (scientifico, teologico o artistico), non esiste un desiderio di potere buono: esso nella sua forma pura, al contrario degli altri due, è tipico sentimento egonanista. Dovrebbe essere solo la verità ad avere il potere sugli uomini, mai viceversa.
Le tre categorie non sono omogenee perché la prima è compresa nelle altre due: soldi e potere, da sempre, comportano sesso. Inoltre queste ultime sono difficilmente distinguibili e arrivano ad essere omnicomprensive, soprattutto il denaro, in grado di procurare sesso e potere, anche se interpretato (da un egonanista) come metafora di benessere. Più rari i casi di "potere" solo intellettuale, mentre una volta era comune il sedicente spirituale, in realtà spesso teocratico. Insomma la prima categoria si perde nelle altre due, le quali a loro volta potrebbero essere a se stanti sinonimi d'egonanismo o dei suoi fini.
L'egonanismo alla base del fare mutantropico (stiamo parlando di una percentuale smisurata di casi) è facilmente riconoscibile perché il soggetto in questione ha un modo di procedere fra i casi della vita come a singhiozzo, oscillando fra fare mutantropico ed atteggiamento osnoblotico che s'alternano come per sistoli e diastoli, inspirazioni ed espirazioni. Di fronte alla cupidigia per uno dei tre vantaggi si crea senso di disagio, senso di handicap, che innesca dinamiche mutantropiche. Si muta, si raggiungono dei vantaggi, la situazione migliora. A questo punto la si vuole "congelare", cioè si vuole essere perennemente in grado di trarre vantaggi dal nostro ambiente. L'egonanista non ha scrupoli, fino ad arrivare all'osnoblosi, cioè alla manipolazione dell'ambiente tramite falsità. Se la cosa ha successo il soggetto de facto è già un immobilista (ad ogni successo la sua durata). Quando fallisce ecco l'apateporia, il dolore, il disagio mutantrogenico che apre un altro giro di giostra.
La dinamica ora esposta si chiama mutantroposnoblotica e come s'è detto è tipica dell'egonanista che, almeno una volta nella vita, è stato mutantropo. A costui si contrappone il mero conformista, egonanista o meno ma comunque acritico, se colpevole o incolpevole (immobilista o mediocre o grigio) dipende da caso a caso. Ma anche l'egonanista mutantropo viene tentato dal conformismo, se frastornato dalla dinamica di cui sopra laddove essa ha generato tante apateporie da portare a paure irrazionali: atiquifobie e apatepofobie. Costui arriva a tentare la carta del conformismo in una fase dapprima mutantropica, ma che inevitabilmente lo trascina verso dinamiche osnoblotiche. L'intensità di queste, che potremmo quasi definire auto-onoblotiche, o di menzogna verso se stessi, dipende dal dolore che si arriva ad auto-mascherarsi, alla propria capacità di anestetizzazione. Quanto dolore provoca un'apateporia? Come si può sentire un sostenitore del regime nazista davanti ad Auschwitz? Se persisterà nel lavarsi la coscienza con tecniche anestetiche diventerà un immobilista; o acritico colpevole come descritto a inizio capoverso, o ipercritico, cioè attivo nel diffondere verità osnoblotiche con fare assolutista/fondamentalista.
La dinamica mutantroposnoblotica, "infinita" o con derive conformiste, è la ridicola prigione dell'uomo di oggi. E' ciò verso cui l'attuale sistema di potere lo sta spingendo, nuovo rispetto alla repressione armata dei (brutti) tempi andati. La Sinestèsi rappresenta quindi una delle poche possibilità di liberazione che l'arte, unica vera ancella dell'anima, può ancora offrire.
Sì, ma perché?
L'egonanismo è finalizzato a tre vantaggi ormai entrati nel mito: sesso, denaro e potere. Le tre categorie tuttavia non sono omogenee, nondimeno hanno attraversato in lungo e in largo la storia dell'umanità divenendo ben più che archetipi, COLONNE ETERNE INAMOVIBILI dell'inconscio collettivo, per non parlare del conscio........
I tre vantaggi perseguiti egoticamente sono degenerazioni di tre stati legittimi dell'uomo: 1) La sacrosanta volontà di vivere una sessualità sana e appagante, o quantomeno l'istinto riproduttivo. Gli esempi recenti e meno recenti di una fornicazione esasperata, come placebo o di potere, non ci sono stati risparmiati. 2) lo stare bene con il corpo e con la mente, la parola oggi abusata al ridicolo è benessere. Il denaro ne è il simbolo, percepito come conditio sine qua non. Metterlo sul piedistallo, tendenza eterna, ha avuto la sua sublimazione nell'era capitalista 3) il desiderio di essere amati e rispettati. La mancanza di rispetto è specialmente causa di risentimento. Secondo noi oltre a ciò e alla volontà di rigore intellettuale (scientifico, teologico o artistico), non esiste un desiderio di potere buono: esso nella sua forma pura, al contrario degli altri due, è tipico sentimento egonanista. Dovrebbe essere solo la verità ad avere il potere sugli uomini, mai viceversa.
Le tre categorie non sono omogenee perché la prima è compresa nelle altre due: soldi e potere, da sempre, comportano sesso. Inoltre queste ultime sono difficilmente distinguibili e arrivano ad essere omnicomprensive, soprattutto il denaro, in grado di procurare sesso e potere, anche se interpretato (da un egonanista) come metafora di benessere. Più rari i casi di "potere" solo intellettuale, mentre una volta era comune il sedicente spirituale, in realtà spesso teocratico. Insomma la prima categoria si perde nelle altre due, le quali a loro volta potrebbero essere a se stanti sinonimi d'egonanismo o dei suoi fini.
L'egonanismo alla base del fare mutantropico (stiamo parlando di una percentuale smisurata di casi) è facilmente riconoscibile perché il soggetto in questione ha un modo di procedere fra i casi della vita come a singhiozzo, oscillando fra fare mutantropico ed atteggiamento osnoblotico che s'alternano come per sistoli e diastoli, inspirazioni ed espirazioni. Di fronte alla cupidigia per uno dei tre vantaggi si crea senso di disagio, senso di handicap, che innesca dinamiche mutantropiche. Si muta, si raggiungono dei vantaggi, la situazione migliora. A questo punto la si vuole "congelare", cioè si vuole essere perennemente in grado di trarre vantaggi dal nostro ambiente. L'egonanista non ha scrupoli, fino ad arrivare all'osnoblosi, cioè alla manipolazione dell'ambiente tramite falsità. Se la cosa ha successo il soggetto de facto è già un immobilista (ad ogni successo la sua durata). Quando fallisce ecco l'apateporia, il dolore, il disagio mutantrogenico che apre un altro giro di giostra.
La dinamica ora esposta si chiama mutantroposnoblotica e come s'è detto è tipica dell'egonanista che, almeno una volta nella vita, è stato mutantropo. A costui si contrappone il mero conformista, egonanista o meno ma comunque acritico, se colpevole o incolpevole (immobilista o mediocre o grigio) dipende da caso a caso. Ma anche l'egonanista mutantropo viene tentato dal conformismo, se frastornato dalla dinamica di cui sopra laddove essa ha generato tante apateporie da portare a paure irrazionali: atiquifobie e apatepofobie. Costui arriva a tentare la carta del conformismo in una fase dapprima mutantropica, ma che inevitabilmente lo trascina verso dinamiche osnoblotiche. L'intensità di queste, che potremmo quasi definire auto-onoblotiche, o di menzogna verso se stessi, dipende dal dolore che si arriva ad auto-mascherarsi, alla propria capacità di anestetizzazione. Quanto dolore provoca un'apateporia? Come si può sentire un sostenitore del regime nazista davanti ad Auschwitz? Se persisterà nel lavarsi la coscienza con tecniche anestetiche diventerà un immobilista; o acritico colpevole come descritto a inizio capoverso, o ipercritico, cioè attivo nel diffondere verità osnoblotiche con fare assolutista/fondamentalista.
La dinamica mutantroposnoblotica, "infinita" o con derive conformiste, è la ridicola prigione dell'uomo di oggi. E' ciò verso cui l'attuale sistema di potere lo sta spingendo, nuovo rispetto alla repressione armata dei (brutti) tempi andati. La Sinestèsi rappresenta quindi una delle poche possibilità di liberazione che l'arte, unica vera ancella dell'anima, può ancora offrire.
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23 aprile 2012
Il Tao, la Calma, il Vuoto e il Nulla
In Cina, intorno al 1027 aC., lungo le rive dello Chang Yang si sviluppò una corrente di pensiero che per obiettivi e forme si contrapponeva alla società ricca, opulenta e intellettuale del Nord. Questa corrente venne chiamata Taoismo e si contraddistingueva più per essere uno stile di vita interiore, piuttosto che per essere una dottrina schematizzata in regole e limitazioni. Il rispetto verso la manifestazione naturale, l’affermazione della propria libertà personale, l’antipatia istintiva verso l’ordine sociale gerarchico ed elitario, fortemente propugnato dal Confucianesimo, pone il Taoismo in forte contrapposizione all’insegnamento diffuso da quella che fu per lunghissimo tempo la religione istituzionale (il raduno delle masse per lunghi e scenografici riti civili) cinese.
Il Taoismo - che si identifica totalmente nel pensiero Yin Yang e che prevede il mutamento sincronico come manifestazione universale - non ha chiari codici comportamentali e basa la propria pratica sull’osservazione del momento manifesto. Ciò che accade qui e ora e il concetto di Wu-Wei, l’adesione spontanea e totale all’apparente manifestazione caotica degli eventi, per configurare la propria azione nel mondo.
Il pensiero Taoista prevede l’esistenza di un sistema autoregolante che può manifestarsi solo se non gli si usa violenza, un principio ordinatore immanente ed unico nell’universo, un’energia altamente specializzata su diverse funzioni. Il Tao indicibile e dai 10.000 nomi, in cui si manifestano i 10.000 esseri, che è il mondo in cui ogni essere umano può manifestarsi possedendo in sé stesso le doti naturali che gli consentono di interagire spontaneamente in questo processo.
L’assenza di desiderio è una condizione in cui si desidera perdere la capacità di desiderare per raggiungere uno stato di vuoto interiore. Questo stato rende possibile la capacità di accogliere ciò che accade nella vita senza paura, senza idee preconcette, senza sovra-meccanismi mentali che impediscono l’intuizione spontanea dell’organo cuore/cervello, anche solo per rispondere con un grazie, anziché un grugnito, di fronte alla tazzina di caffè preparata in un bar.
Una pera è una pera in molti modi, i mille representamen di un solo rappresentante, la pera. Le leggi invariabili della natura controllano tutto senza mantenere una forma precisa, sono presenti ovunque e governano senza imporsi obbedendo al ciclo nascita/movimento/morte.
In questa visione il concetto di Vuoto non significa il Nulla. Nel Tao il Vuoto è la potenzialità di tutte le cose in divenire, il Non Desiderare/il Nulla è invece l’azione che crea il mutamento spontaneo degli esseri e degli avvenimenti. L’atto del non desiderio, e della libera accoglienza verso ciò che accade ed è perchè si manifesta spontanemanete, produce la calma, lo stato di quiete in cui ogni cosa giunge al suo giusto valore.
L’uomo che segue la regola del Tao non è però considerato come la rotella anonima di una meccanismo biologico in cui è semplice ingranaggio. La sua azione nel mondo è determinata dallo stato di coscienza che manifesta, il libero arbitrio stabilito dall’etica interiore, etica definita a sua volta dall’aderenza a un preciso orientamento di pensiero che prevede l’essere umano come facente parte di uno stesso insieme.
Per un Taoista l’altro da sé (l'ambiente e i 10.000 esseri) non è un altro organismo, un'altra entità scissa da sè stessi, ma lo stesso unico grande insieme: la manifestazione del Tao.
Link all'Entanglement Quantistico.
Per un Taoista l’altro da sé (l'ambiente e i 10.000 esseri) non è un altro organismo, un'altra entità scissa da sè stessi, ma lo stesso unico grande insieme: la manifestazione del Tao.
Link all'Entanglement Quantistico.
“Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera
ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.”
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera
ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.”
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18 aprile 2012
Psicologia Antropologica
L’atteggiamento mutantropico dell’uomo si delinea fin dagli albori della presa di coscienza, come gruppo prima e individuo poi, di essere vivente interagente in un sistema biologico complesso.
La sua origine è rappresentata nei geroglifici ancestrali dove il metodo adottato nei normali compiti quotidiani assurge al ruolo di rito. In alcune grotte del Paleolitico, di cui il sito della Grotta di Chuvet è il più noto, è possibile rendersi conto che gli elementi del fuoco, dell’acqua e della terra hanno assunto significati diversi dall’incarnare il semplice utilizzo (ho sete per cui bevo) o catastrofe naturale (il lampo che cade e incendia il bosco). Gli elementi che iniziano ad essere osservati e intuiti come “diversi” o “altro” da ciò che fino ad allora avevano creduto.
La coscienza collettiva venne quindi investita dal mistero, dalle prime domande che si rivelavano possedere risposte troppo ampie (ovvero contenenti troppe informazioni da dedurre per riuscire a correlarle nel loro insieme) per poter essere comprese. Nessuno sapeva da dove provenisse il lampo, figuriamoci un tuono o un altro essere umano. Era ovvio che alcuni appartenenti al branco espellessero fuori altri esseri, era sempre successo così, così come era sempre successo che il fuoco bruciasse e l’acqua bagnasse. Il gruppo fino a quel momento aveva accettato ciò che accadeva senza domandarsi perché accadesse.
I simboli disegnati sulle pietre dimostrano che il cervello dell’uomo di Cro-Magnon formava gli schemi neuronali appartenenti al pensiero astratto, che osservava il mondo e aveva idee, che iniziava a capire come le cose funzionassero e che alcune volte comprendeva anche che cosa le provocasse.
Insieme a questa nuova coscienza i simboli che disegnavano rivelano anche l’emozione della paura, paura che nasce laddove si rompe la norma. Gli schemi comportamentali normalmente adottati iniziavano a non bastare più, la percezione del mutamento richiese quindi uno sforzo nuovo per comprendere come muoversi in realtà fino a quel momento non percepite.
La reazione di fronte agli avvenimenti esterni, lo stimolo dello scappare o del rispondere in un certo modo di fronte agli inconvenienti della vita (1 bisognava procurarsi da mangiare; 2 si era cibo per altri a propria volta; 3 l’ambiente non era né prevedibile né controllabile se non in minima misura), iniziò a determinare la differenziazione del cervello maschile da quello femminile (il maschio era più muscoloso, forte ed aggressivo per cui adatto alla caccia e a spostarsi per lunghi tragitti; la femmina si rivelava invece più adatta al controllo del territorio circostante visto che allattava e allevava i piccoli del gruppo) e dei ruoli sociali.
E su tutti i simboli raffigurati, presenti nei siti archeologici di ogni latitudine, uno solo appare comune: l’essere metà umano e metà animale.
Spesso soggetto unico su un’unica parete, spesso in posizione di rilievo, spesso rappresentato con genitali femminili e/o maschili, inquietante, ripetitivo, ossessivo. Certo se nelle grotte francesi è una testa di bufalo con il corpo di una donna, in Messico è il corpo di una pantera con la testa di un uomo, ma ciò non rende meno evidente che sia lo stesso identico concetto presente in ogni civiltà del mondo, nessuna esente.
Carl Gustav Jung è stato lo studioso che ha teorizzato gli studi sull’inconscio collettivo partendo dal presupposto che il modo di pensare degli esseri umani sia costruito sulle esperienze e sui risultati precedentemente accumulati, causa ed effetto / mito e storia. Tuttavia ogni essere umano ha la possibilità di attingere in modo inconscio a un’informazione cognitiva contenuta in un bacino comune a cui può avere accesso in modo mentale ed intuitivo. Questo bacino, denominato inconscio collettivo, fornisce il significato di base dei simboli e permette la ricerca di un’interpretazione personale. Questo approccio mentale definisce lo stato di coscienza individuale e la qualità di attività mentale maggiormente sana.
L'inconscio personale è ineguagliabile e irripetibile, ma è come se ognuno di noi rappresentasse la sfaccettatura di uno stesso insieme. Sia biologicamente che mentalmente e intuitivamente, ci manifestiamo nel sistema complesso della vita in cui siamo sia unici che inseriti nella manifestazione irriproducibile e comune dell'universo presente. Che è in espansione e modifica le proprie rotte attraverso cicli cosmici a noi in gran parte sconosciuti.
Questi tre differenti stati, biologico, mentale e intuitivo, puramente soggettivi nelle loro dinamiche umane, contribuiscono all'implementazione dell'inconscio collettivo da cui nascono le immagini. Immagini mentali e sinestetiche che si modificano a ogni epoca e a cui corrispondono opere diverse che rappresentano un diverso modo d'osservare l'archetipo. Il modo di pensare degli esseri umani è infatti costruito sulle esperienze e i risultati precedentemente accumulati (il mito e la storia), le cause e gli effetti manifestati durante la realtà quotidiana (l'esperienza soggettiva e comune) e viene costantemente implementato dai meme culturali attivi nei diversi periodi storici.
L'archetipo è una grandezza inconoscibile e non può essere rappresentato nella sua interezza perché è solo un'idea, un'informazione a sé stante, per cui ininfluenzabile, che rivela una parte delle proprie qualità attraverso la metabolizzazione che ne fa l'inconscio collettivo. Questa dinamica si manifesta nei diversi campi di studio umano, rivelando il proprio lato surreale ed emotivamente evidente nell’arte, e ogni epoca, con ogni ulteriore conquista umana connessa, contribuisce all'implementazione della definizione dei concetti archetipici indagando sfaccettature diverse della realtà personale ed universale. Ogni periodo storico ha i propri meme: per ogni epoca una moda, per ogni cultura un’estetica, per ogni generazione gli ideali, per ogni tecnica un‘accademia, per ogni tempo i propri dei e i propri leader.
Tornando alla figura mitologica metà uomo e metà animale, è quasi una banalità voler affermare che l’umanità ne sia sempre ossessivamente interessata. Una breve scorsa ai film, alle serie Tv, ai libri e alle manifestazioni della creatività artistica per rendersi conto che fra vampiri, licantropi, supereroi, mutanti del corpo e della mente, dal Dottor Jeckyll e mr. Hide, da epoche ancora più remote in cui gli dei dell’olimpo erano metà uomini e metà animali, da Metropolis di Fritz Lang del 1927, ai cinici chirurghi di Nip\Tuck, all’inquietante Possession di Zulawski, all’attuale banale e osnoblotica saga di Twilight, ce n’è per tutti i gusti.
E in quest’epoca in cui quasi tutto sembra possibile l’ossessione per il mito si manifesta nell’ossessione del mutamento del corpo, che si esprime anche attraverso tecniche invasive come la chirurgia che trasforma bocche in canotti, seni in palloni da rugby o volti più simili a demoni e felini che non ad esseri umani. Cambiamenti talvolta spettacolari la cui espressione meno violenta ed aggressiva è rappresentata dalla Body Painting, invasiva psicologicamente piuttosto che fisicamente.
Tatuaggi, scarificazioni, impianti, piercing estremo, applicazioni di protesi, chirurgia. L’ossessione del mutare la propria forma fisica per impossessarsi della conoscenza intrinseca, perché finalmente realmente posseduta, del mito della propria epoca e del proprio stato di coscienza.
E ad ognuno la scelta e le possibilità d’essere il mutantropo che desidera.
La sua origine è rappresentata nei geroglifici ancestrali dove il metodo adottato nei normali compiti quotidiani assurge al ruolo di rito. In alcune grotte del Paleolitico, di cui il sito della Grotta di Chuvet è il più noto, è possibile rendersi conto che gli elementi del fuoco, dell’acqua e della terra hanno assunto significati diversi dall’incarnare il semplice utilizzo (ho sete per cui bevo) o catastrofe naturale (il lampo che cade e incendia il bosco). Gli elementi che iniziano ad essere osservati e intuiti come “diversi” o “altro” da ciò che fino ad allora avevano creduto.
La coscienza collettiva venne quindi investita dal mistero, dalle prime domande che si rivelavano possedere risposte troppo ampie (ovvero contenenti troppe informazioni da dedurre per riuscire a correlarle nel loro insieme) per poter essere comprese. Nessuno sapeva da dove provenisse il lampo, figuriamoci un tuono o un altro essere umano. Era ovvio che alcuni appartenenti al branco espellessero fuori altri esseri, era sempre successo così, così come era sempre successo che il fuoco bruciasse e l’acqua bagnasse. Il gruppo fino a quel momento aveva accettato ciò che accadeva senza domandarsi perché accadesse.
I simboli disegnati sulle pietre dimostrano che il cervello dell’uomo di Cro-Magnon formava gli schemi neuronali appartenenti al pensiero astratto, che osservava il mondo e aveva idee, che iniziava a capire come le cose funzionassero e che alcune volte comprendeva anche che cosa le provocasse.
Insieme a questa nuova coscienza i simboli che disegnavano rivelano anche l’emozione della paura, paura che nasce laddove si rompe la norma. Gli schemi comportamentali normalmente adottati iniziavano a non bastare più, la percezione del mutamento richiese quindi uno sforzo nuovo per comprendere come muoversi in realtà fino a quel momento non percepite.
La reazione di fronte agli avvenimenti esterni, lo stimolo dello scappare o del rispondere in un certo modo di fronte agli inconvenienti della vita (1 bisognava procurarsi da mangiare; 2 si era cibo per altri a propria volta; 3 l’ambiente non era né prevedibile né controllabile se non in minima misura), iniziò a determinare la differenziazione del cervello maschile da quello femminile (il maschio era più muscoloso, forte ed aggressivo per cui adatto alla caccia e a spostarsi per lunghi tragitti; la femmina si rivelava invece più adatta al controllo del territorio circostante visto che allattava e allevava i piccoli del gruppo) e dei ruoli sociali.
E su tutti i simboli raffigurati, presenti nei siti archeologici di ogni latitudine, uno solo appare comune: l’essere metà umano e metà animale.
Spesso soggetto unico su un’unica parete, spesso in posizione di rilievo, spesso rappresentato con genitali femminili e/o maschili, inquietante, ripetitivo, ossessivo. Certo se nelle grotte francesi è una testa di bufalo con il corpo di una donna, in Messico è il corpo di una pantera con la testa di un uomo, ma ciò non rende meno evidente che sia lo stesso identico concetto presente in ogni civiltà del mondo, nessuna esente.
Carl Gustav Jung è stato lo studioso che ha teorizzato gli studi sull’inconscio collettivo partendo dal presupposto che il modo di pensare degli esseri umani sia costruito sulle esperienze e sui risultati precedentemente accumulati, causa ed effetto / mito e storia. Tuttavia ogni essere umano ha la possibilità di attingere in modo inconscio a un’informazione cognitiva contenuta in un bacino comune a cui può avere accesso in modo mentale ed intuitivo. Questo bacino, denominato inconscio collettivo, fornisce il significato di base dei simboli e permette la ricerca di un’interpretazione personale. Questo approccio mentale definisce lo stato di coscienza individuale e la qualità di attività mentale maggiormente sana.
L'inconscio personale è ineguagliabile e irripetibile, ma è come se ognuno di noi rappresentasse la sfaccettatura di uno stesso insieme. Sia biologicamente che mentalmente e intuitivamente, ci manifestiamo nel sistema complesso della vita in cui siamo sia unici che inseriti nella manifestazione irriproducibile e comune dell'universo presente. Che è in espansione e modifica le proprie rotte attraverso cicli cosmici a noi in gran parte sconosciuti.
Questi tre differenti stati, biologico, mentale e intuitivo, puramente soggettivi nelle loro dinamiche umane, contribuiscono all'implementazione dell'inconscio collettivo da cui nascono le immagini. Immagini mentali e sinestetiche che si modificano a ogni epoca e a cui corrispondono opere diverse che rappresentano un diverso modo d'osservare l'archetipo. Il modo di pensare degli esseri umani è infatti costruito sulle esperienze e i risultati precedentemente accumulati (il mito e la storia), le cause e gli effetti manifestati durante la realtà quotidiana (l'esperienza soggettiva e comune) e viene costantemente implementato dai meme culturali attivi nei diversi periodi storici.
L'archetipo è una grandezza inconoscibile e non può essere rappresentato nella sua interezza perché è solo un'idea, un'informazione a sé stante, per cui ininfluenzabile, che rivela una parte delle proprie qualità attraverso la metabolizzazione che ne fa l'inconscio collettivo. Questa dinamica si manifesta nei diversi campi di studio umano, rivelando il proprio lato surreale ed emotivamente evidente nell’arte, e ogni epoca, con ogni ulteriore conquista umana connessa, contribuisce all'implementazione della definizione dei concetti archetipici indagando sfaccettature diverse della realtà personale ed universale. Ogni periodo storico ha i propri meme: per ogni epoca una moda, per ogni cultura un’estetica, per ogni generazione gli ideali, per ogni tecnica un‘accademia, per ogni tempo i propri dei e i propri leader.
Tornando alla figura mitologica metà uomo e metà animale, è quasi una banalità voler affermare che l’umanità ne sia sempre ossessivamente interessata. Una breve scorsa ai film, alle serie Tv, ai libri e alle manifestazioni della creatività artistica per rendersi conto che fra vampiri, licantropi, supereroi, mutanti del corpo e della mente, dal Dottor Jeckyll e mr. Hide, da epoche ancora più remote in cui gli dei dell’olimpo erano metà uomini e metà animali, da Metropolis di Fritz Lang del 1927, ai cinici chirurghi di Nip\Tuck, all’inquietante Possession di Zulawski, all’attuale banale e osnoblotica saga di Twilight, ce n’è per tutti i gusti.
E in quest’epoca in cui quasi tutto sembra possibile l’ossessione per il mito si manifesta nell’ossessione del mutamento del corpo, che si esprime anche attraverso tecniche invasive come la chirurgia che trasforma bocche in canotti, seni in palloni da rugby o volti più simili a demoni e felini che non ad esseri umani. Cambiamenti talvolta spettacolari la cui espressione meno violenta ed aggressiva è rappresentata dalla Body Painting, invasiva psicologicamente piuttosto che fisicamente.
Tatuaggi, scarificazioni, impianti, piercing estremo, applicazioni di protesi, chirurgia. L’ossessione del mutare la propria forma fisica per impossessarsi della conoscenza intrinseca, perché finalmente realmente posseduta, del mito della propria epoca e del proprio stato di coscienza.
E ad ognuno la scelta e le possibilità d’essere il mutantropo che desidera.
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12 aprile 2012
Fisica
Nel corso della vita è normale che ogni uomo venga prima o poi folgorato da una domanda: da dove viene il mondo?
Durante il corso della storia sono stati in molti, ognuno con il proprio talento e discernimento, a cercare di dare delle risposte e per poterlo fare iniziarono ad osservare la realtà, il dato di fatto compiuto, nelle sue manifestazioni. I mutamenti ciclici del tempo, delle stagioni e della vita del singolo elemento, i rapporti sociali dei gruppi e soprattutto gli imprevedibili fenomeni naturali che travolgevano l’umanità, con violenti uragani piuttosto che maree improvvise, di cui non conoscevano la provenienza nè la causa.
Gli esseri umani fondamentalmente iniziarono a prendere coscienza della propria individualità e del valore della propria vita, ma con esse anche della paura. La paura dell’ignoto. L’inesorabile che accade ciclicamente e si manifesta al di là di qualunque aspettativa e prerogativa umana.
Per quanto si possa tecnicamente controllare un fiume prima o poi esonderà, travolgendo e distruggendo, quasi annullando, tutto ciò che è stato faticosamente costruito prima. In compenso vivere su una montagna non cambia di certo le cose. Prima o poi a quel millenario pezzo di roccia, forte, sicuro, grande ed esteso, su cui è stata costruita un’enorme casa, basterà una piccola scossa di terremoto per far implodere tutta quella apparente eterna solidità in un cumulo di rovine.
Si tratta di una legge fisica irreversibile, incondizionata e ineffabile della natura del cosmo.
Il mondo funziona sull'unica condizione che, il sistema complesso a cui appartiene la vita biologica, ubbidisca alla legge del mutamento ciclico che si manifesta attraverso la nascita, lo sviluppo e poi il disgregamento della materia. Anche l’universo è un sistema complesso e come tale ubbidisce alla stessa regola, ma per il singolo essere umano provare a comprendere lo schema del meccanismo completo a cui fa riferimento è un’impresa impossibile.
La caducità umana, la sua stessa composizione organica, gli impediscono d’avere il tempo materiale per comprendere l’infinito in tutto il suo spazio. E questo a causa di un’altra semplice regola: l’universo non è vuoto e non è statico.
L’uomo può quindi osservare i fenomeni che riesce a comprendere attraverso la propria esperienza e compiere ricerche su di essi. Può successivamente stabilire discipline che studieranno le ricerche effettuate e i parametri della scienza che le guida per individuare le necessità pratiche a cui applicarli, ma può anche scoprire che non ci capisce un bel nulla di niente e così dichiara che se funziona ed è sempre riproducibile allora è tutto vero, altrimenti è forse interessante, ma nella maggioranza dei casi risibile. Chissà come si è sentito Gottfried Wilhelm von Leibniz quando verso la fine del 1600 se ne uscì fuori con il suo codice binario... Ci sono voluti 400 anni per scoprire che quel codice, da sempre bollato dal collettivo accademico coro come “stravagante chinoserie”, permetteva invece lo sviluppo dell’hardware necessario ai nostri tanto indispensabili ed amati computer.
Durante il corso delle sue svariate ricerche scientifiche l’umanità ha infine scoperto alcune cose molto interessanti. Concentrandosi sugli studi di fisica atomica si è accorta che colui che osserva gli esperimenti è in grado di influenzare l’esperimento stesso (l’osservatore influisce sul moto della materia) e successivamente ha concluso anche che il cervello ha uno strano modo di tradurre le informazioni che riceve.
I ricercatori scientifici si sono recentemente resi conto che guardare un oggetto attiva determinate aree cerebrali e che se si chiudono gli occhi per immaginare il medesimo oggetto, ecco che si attivano le stesse identiche aree di prima. Sostanzialmente il cervello non capisce la differenza fra ciò che succede fuori nel reale e ciò che accade dentro il cervello stesso.
Premettendo che gli esseri umani sono costantemente bombardati da una serie di informazioni che passano attraverso i loro organi di senso e che i dati vengono costantemente elaborati, filtrati ed eliminati in una sempre maggiore quantità man mano che raggiungono i centri cerebrali, ne risulta che solo una piccolissima quantità di queste informazioni, considerate più utili nella norma collettiva, raggiungono lo stato di coscienza in cui “ci si accorge delle cose”. Questo processo evita appunto di rimanere invischiati nel collasso dei significanti.
E’ quindi possibile e più che plausibile che i nostri occhi, le cineprese organiche di cui il nostro corpo è dotato, vedano molto più di quello che il nostro cervello riconosce. Il cervello umano risulta cablato in modo che veda la realtà solo come ritiene che sia possibile essere e non necessariamente per ciò che è davvero. Risponde meccanicamente a schemi preesistenti dettati dai condizionamenti esterni.
L’aneddoto storico su Cristoforo Colombo e gli indigeni caraibici è noto: quando i velieri arrivarono nelle Americhe, la popolazione non era in grado di riconoscerli, persino di vederli, poiché erano diversi da qualunque cosa avessero mai visto ed incontrato prima. Fu lo sciamano, l’uomo il cui grado nelle comunità primitive ricopre quello della scienza, ad accorgersi che l’oceano era increspato in uno strano modo e a porsi la domanda su cosa ne stesse causando l’effetto (il paradosso di cui al precedente post). Osservò il fenomeno per giorni ed infine le forme delle navi si delinearono all’orizzonte. A quel punto ne informò il resto della popolazione che, ascoltandolo, tradusse le parole in immagini cerebrali divenendo in grado a sua volta di vedere i velieri sulle acque del mare.
Ma se il cervello non è letteralmente in grado di vedere ciò che non concepisce, è quindi il cervello ad essere il vero organo della vista. Non gli occhi.
Gli occhi sono solo uno strumento di rilevazione.
Una domanda allora diviene lecita: cos’è la realtà? Esiste a prescindere da noi che la osserviamo, oppure siamo noi a crearla?
Gli occhi sono solo uno strumento di rilevazione.
Una domanda allora diviene lecita: cos’è la realtà? Esiste a prescindere da noi che la osserviamo, oppure siamo noi a crearla?
Nel campo delle discipline scientifiche si può solo ricercare osservando la successione dei fenomeni per attribuire ad essi schemi precisi, ma ogni essere umano rappresenta comunque uno stato di coscienza soggettivo, limitato da ciò che il cervello è in grado di tradurre.
All’umanità piace pensare che lo spazio sia vuoto e che la materia sia solida, ma in realtà la materia è fatta di niente ed è del tutto inconsistente. Un atomo è un continuum di materia, molto densa al centro, circondata da un nugolo di elettroni che appaiono e scompaiono senza una regola apparente, ma persino il centro, seppur così solido e concentrato, appare e scompare proprio come gli elettroni e sembra prendersi gioco di ogni razionalità.
Come spiegare il funzionamento dell’universo se non possiamo nemmeno stabilire se la realtà è oggettiva? Ma davvero esiste una legge universale, un’unica regola, che è uguale per tutto e tutti nello stesso modo definendo per cui la stessa identica realtà?
Einstein parlava di un’energia altamente specializzata su diverse funzioni, la scienza a tutt’oggi sta ancora cercando le prove per poterla definire e schematizzare.
10 aprile 2012
Leonardo Da Vinci
Prima di procedere farò alcuni esperimenti, perché questo è il modo in cui tutti gli osservatori dei fenomeni naturali devono procedere.
1 aprile 2012
RIASSUNTONE GENERALE
Va bene ragazzi, ma cos'abbiamo detto fino ad ora? Forse è utile fare un po' di chiarezza, per inquadrare in un'ottica comune successione e priorità di concetti. Perché affermare che l'uomo cambi è a dir poco una banalità, un'ovvietà tale che il solo parlarne ci sembra superfluo. L'uomo cambia che lo voglia o meno, destinato a deperire in un corpo mortale.
Tuttavia la scienza esiste per spiegare il paradosso, ovvero il fenomeno, perché il solo fatto che un fenomeno sussista, in un mondo dove tutto è perituro, è di per sé un paradosso. Certo, la scienza non si occupa del fenomeno in sé, al più guida la ricerca, nondimeno studia le scritture umane su di esso, ricerca in primis poi tutte le altre. E di scritture sul cambiamento umano dal punto di vista genetico, medico, fisico, sociale, psicologico, mentale o d'altri livelli di coscienza ce n'é a profusione.
La scienza che studia la Mutantropia, cioè la fenomenologia del mutamento umano, si chiama Mutantropologia. Essa identifica nei Mutantropi quegli uomini che cambiano volontariamente e consapevolmente al fine di trarne un vantaggio, al contrario dei mutanti, involontari per definizione. Coloro che cambiano il proprio corpo sono detti mutaforma, quelli che potenziano il cervello sono mutamente, chi innesta protesi artificiali è un cyborg, chi si decora di metallo o ammenicoli vari fa body modification, chi cambia sesso è un transgender ecc ecc. Ad essi si possono contrapporre idealmente i super-conservatori, che possiamo chiamare "immobilisti". Stiamo chiaramente parlando di intenzioni umane, poichè il destino del corpo è quella sopra citato.
Chi trae vantaggio da un mutamento lo fa secondo il proprio stato di coscienza, e ad ognuno il suo. Per questo riteniamo che, illuminazioni improvvise a parte, solo tramite un'esperienza autentica il mutamento dia un insegnamento sia apprendibile, sia utile, sia onesto. L'esperienza, per i principi connessi con lo stesso concetto di civiltà, non può che tendere a un bene, cioè a un sistema di valori, in questo e solo in questo senso la si può definire evolutiva. Ma il sistema di valori lo si apprende, è quindi normale per il bambino, e spesso anche per il ragazzo, un certo conformismo. Ma poi il ragazzo diventa adulto e responsabile delle proprie azioni, almeno davanti agli uomini. Il conformismo allora rappresenta un meccanismo psicologico deresponsabilizzante e ostativo per lo sviluppo di stati di coscienza propri, per una vera esperienza evolutiva.
Oltre a questo, altra ovvietà, le cupidigie umane tendono a imprigionarci in una visuale un po' miope dell'esistere, cioè in una situazione psicologica egocentrica, non a "tendere a un bene". L'ego è un'arma a doppio taglio sempre negativo, perché rende l'uomo schiavo di se stesso, dei suoi stati inferiori materialisti, e contemporaneamente della società in cui vive, che gli propina falsi miti di realizzazione e ridicoli status symbol. Il modo migliore per innescare pratiche egoiche è evocare le nostre paure: la paura del nemico esterno e quella del "nemico" interno, cioè dei fallimenti e delle apateporie. Con l'adozione acritica di soluzioni rassicuranti ma interessate si arriva agli estremi dell'egonanismo che, insieme al conformismo, divide i mutantropi in osnoblotici, mediocri/grigi (o talvolta umili), egopatici (o talvolta artisti) oppure evolutivi (Eumutantropi), se al di là delle forme li vogliamo vedere dal punto di vista delle intenzioni.
Pretendere che il proprio ambiente sia stabile e sicuro è un desiderio legittimo nell'uomo. Da questo punto di vista i famigerati immobilisti hanno le loro ragioni. Ma l'atteggiamento osnoblotico è tipico di chi vuole influenzare l'ambiente anche contro la propria percezione di giusto e di bene. Ciò avviene nel nome di un proprio vantaggio immediato e miope, ovvero per dinamiche di egonanismo finalizzate all'ottenimento dei cosiddetti "3 vantaggi": sesso, denaro e potere, normalmente accompagnati da cupidigia, stupidità e ristretto orizzonte mentale. Questo atteggiamento è tipico di chi mutantropo non è, ma anche quest'ultimo lo adotta quando si rifugia nel conformismo. Nell'imposizione agli altri di un sistema di valori non proprio, l'osnoblotico difende un ego minato da atiquifobie ed apatepofobie, con le quali controlla ed è controllato. In questo senso l'Osnoblosi nega la Mutantropia evolutiva, incoraggiando invece l'immobilismo o al limite la mutantropia conformista.
Una società stabile, pacifica e ove sussiste una convergenza di idee per sistema di valori condiviso è ciò che ognuno desidera. Ma una ove invece regnano conformismo e controllo sociale, l'area dell'osnoblosi, è destinata a un triste destino, perché tenta di cristallizzare il futuro nel nome di un miope presente consumista, di falsa ricchezza a fronte di gravi scompensi sociali e ambientali, soprattutto a livello globale. Il proposito in sé è vano: l'uomo non è mai riuscito veramente a controllare gli eventi, vero è che nel tentativo ha rovinato l'esistenza di parecchi suoi simili.
Come reagire? Le tre colonne/dimensioni della civiltà umana sono la scienza, la religione e l'arte. La scienza si divide in quella dell'uomo e in quella della natura. Quest'ultima, la Fisica, ha trovato nella Quantistica un compimento probabilmente invocato da millenni. Per quelle dell'uomo la Mutantropologia si trova a suo agio con la Teoria della Sincronicità di Jung. Di religione, o Scienza Sacra invece, fino ad ora si è deciso di non parlarne, se non per minimi cenni.
Per poter cambiare l'uomo, la situazione, la società, il futuro, ci rimane da parlare dell'arte. Un'arte ancella dell'anima com'essa è nata per essere, un'arte che guardi l'uomo di oggi e pietosa se ne sappia prender cura. Un'arte che faccia ciò che ha sempre dovuto fare: destabilizzare certezze illusorie e unire a più elevati stati di coscienza tramite un linguaggio non referenziale ma tuttavia simbolico, cioè significante e unificante (almeno finché conformismo ed osnoblosi non l'hanno messa al loro bieco servizio). Un'arte sinestesica, per un'epoca che della tecnologia multimediale ha fatto la sua bandiera, il suo feticcio, la sua palla al piede, insomma il suo Giano Bifronte.
L'umanità di oggi, permeata di una tecnologia che obtorto collo l'ha urbanizzata nel villaggio globale, è ancora in possesso delle capacità e delle prerogative pensate ab aeterno per l'Uomo? Secondo noi anche una Sinestesi dagli effetti mutantrogenici può dirlo.
Tuttavia la scienza esiste per spiegare il paradosso, ovvero il fenomeno, perché il solo fatto che un fenomeno sussista, in un mondo dove tutto è perituro, è di per sé un paradosso. Certo, la scienza non si occupa del fenomeno in sé, al più guida la ricerca, nondimeno studia le scritture umane su di esso, ricerca in primis poi tutte le altre. E di scritture sul cambiamento umano dal punto di vista genetico, medico, fisico, sociale, psicologico, mentale o d'altri livelli di coscienza ce n'é a profusione.
La scienza che studia la Mutantropia, cioè la fenomenologia del mutamento umano, si chiama Mutantropologia. Essa identifica nei Mutantropi quegli uomini che cambiano volontariamente e consapevolmente al fine di trarne un vantaggio, al contrario dei mutanti, involontari per definizione. Coloro che cambiano il proprio corpo sono detti mutaforma, quelli che potenziano il cervello sono mutamente, chi innesta protesi artificiali è un cyborg, chi si decora di metallo o ammenicoli vari fa body modification, chi cambia sesso è un transgender ecc ecc. Ad essi si possono contrapporre idealmente i super-conservatori, che possiamo chiamare "immobilisti". Stiamo chiaramente parlando di intenzioni umane, poichè il destino del corpo è quella sopra citato.
Chi trae vantaggio da un mutamento lo fa secondo il proprio stato di coscienza, e ad ognuno il suo. Per questo riteniamo che, illuminazioni improvvise a parte, solo tramite un'esperienza autentica il mutamento dia un insegnamento sia apprendibile, sia utile, sia onesto. L'esperienza, per i principi connessi con lo stesso concetto di civiltà, non può che tendere a un bene, cioè a un sistema di valori, in questo e solo in questo senso la si può definire evolutiva. Ma il sistema di valori lo si apprende, è quindi normale per il bambino, e spesso anche per il ragazzo, un certo conformismo. Ma poi il ragazzo diventa adulto e responsabile delle proprie azioni, almeno davanti agli uomini. Il conformismo allora rappresenta un meccanismo psicologico deresponsabilizzante e ostativo per lo sviluppo di stati di coscienza propri, per una vera esperienza evolutiva.
Oltre a questo, altra ovvietà, le cupidigie umane tendono a imprigionarci in una visuale un po' miope dell'esistere, cioè in una situazione psicologica egocentrica, non a "tendere a un bene". L'ego è un'arma a doppio taglio sempre negativo, perché rende l'uomo schiavo di se stesso, dei suoi stati inferiori materialisti, e contemporaneamente della società in cui vive, che gli propina falsi miti di realizzazione e ridicoli status symbol. Il modo migliore per innescare pratiche egoiche è evocare le nostre paure: la paura del nemico esterno e quella del "nemico" interno, cioè dei fallimenti e delle apateporie. Con l'adozione acritica di soluzioni rassicuranti ma interessate si arriva agli estremi dell'egonanismo che, insieme al conformismo, divide i mutantropi in osnoblotici, mediocri/grigi (o talvolta umili), egopatici (o talvolta artisti) oppure evolutivi (Eumutantropi), se al di là delle forme li vogliamo vedere dal punto di vista delle intenzioni.
Pretendere che il proprio ambiente sia stabile e sicuro è un desiderio legittimo nell'uomo. Da questo punto di vista i famigerati immobilisti hanno le loro ragioni. Ma l'atteggiamento osnoblotico è tipico di chi vuole influenzare l'ambiente anche contro la propria percezione di giusto e di bene. Ciò avviene nel nome di un proprio vantaggio immediato e miope, ovvero per dinamiche di egonanismo finalizzate all'ottenimento dei cosiddetti "3 vantaggi": sesso, denaro e potere, normalmente accompagnati da cupidigia, stupidità e ristretto orizzonte mentale. Questo atteggiamento è tipico di chi mutantropo non è, ma anche quest'ultimo lo adotta quando si rifugia nel conformismo. Nell'imposizione agli altri di un sistema di valori non proprio, l'osnoblotico difende un ego minato da atiquifobie ed apatepofobie, con le quali controlla ed è controllato. In questo senso l'Osnoblosi nega la Mutantropia evolutiva, incoraggiando invece l'immobilismo o al limite la mutantropia conformista.
Una società stabile, pacifica e ove sussiste una convergenza di idee per sistema di valori condiviso è ciò che ognuno desidera. Ma una ove invece regnano conformismo e controllo sociale, l'area dell'osnoblosi, è destinata a un triste destino, perché tenta di cristallizzare il futuro nel nome di un miope presente consumista, di falsa ricchezza a fronte di gravi scompensi sociali e ambientali, soprattutto a livello globale. Il proposito in sé è vano: l'uomo non è mai riuscito veramente a controllare gli eventi, vero è che nel tentativo ha rovinato l'esistenza di parecchi suoi simili.
Come reagire? Le tre colonne/dimensioni della civiltà umana sono la scienza, la religione e l'arte. La scienza si divide in quella dell'uomo e in quella della natura. Quest'ultima, la Fisica, ha trovato nella Quantistica un compimento probabilmente invocato da millenni. Per quelle dell'uomo la Mutantropologia si trova a suo agio con la Teoria della Sincronicità di Jung. Di religione, o Scienza Sacra invece, fino ad ora si è deciso di non parlarne, se non per minimi cenni.
Per poter cambiare l'uomo, la situazione, la società, il futuro, ci rimane da parlare dell'arte. Un'arte ancella dell'anima com'essa è nata per essere, un'arte che guardi l'uomo di oggi e pietosa se ne sappia prender cura. Un'arte che faccia ciò che ha sempre dovuto fare: destabilizzare certezze illusorie e unire a più elevati stati di coscienza tramite un linguaggio non referenziale ma tuttavia simbolico, cioè significante e unificante (almeno finché conformismo ed osnoblosi non l'hanno messa al loro bieco servizio). Un'arte sinestesica, per un'epoca che della tecnologia multimediale ha fatto la sua bandiera, il suo feticcio, la sua palla al piede, insomma il suo Giano Bifronte.
L'umanità di oggi, permeata di una tecnologia che obtorto collo l'ha urbanizzata nel villaggio globale, è ancora in possesso delle capacità e delle prerogative pensate ab aeterno per l'Uomo? Secondo noi anche una Sinestesi dagli effetti mutantrogenici può dirlo.
E che ognuno scelga quale Mutantropo essere :)
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25 marzo 2012
Mutantropia e Sinestèsi
La Sinestèsi crea una Sinestesopera quando:
1) Vi sia la partecipazione di più artisti del tipo evolutivo finalizzata a diminuire, fino ad annullare, gli “effetti di personalità” di ogni singolo.
2) Vi sia un chiaro riferimento impersonale ad archetipi eterni connaturati all’uomo.
3) Sia prevista la partecipazione dello spettatore in modo, almeno in linea di principio, irripetibile.
4) Vi sia un fine altro rispetto ai mezzi di richiamo tipici dell’entertainment, quali lo shock sensoriale, la sorpresa o l’eccessivo coinvolgimento emotivo.
La Sinestèsi può distinguersi dall’arte multimediale e da quella sedicente sinestetica contemporanea anche grazie alle categorie mutuate dalla Mutantropologia. Ciò perché la Mutantropia intrattiene rapporti eccellenti con qualunque forma d’arte, nella misura in cui quest’ultima suggerisce intuitivamente una “verità”, contribuendo quindi ad instaurare un cambiamento migliorativo nel fruitore.
E non tutte le sinestesie sono mutantropiche: un fulmine che colpisce o un cane che azzanna la caviglia danno origine a esperienze di certo fortemente sinestetiche, ma sicuramente non migliorative (al limite, se correttamente elaborate, mutantrogeniche). Tuttavia tutte le esperienze mutantropiche sono sinestetiche. Da questo punto di vista si può definire la Sinestèsi come quell’estetica o quella poetica che si occupa degli eventi di sinestesia mutantropici, quindi culturali. In altre parole: quando una sinestesia ha effetti mutantropici, è materia di studio della Sinestetologia in quanto disciplina. E, come esiste una Mutantropologia cosmica, così esiste una Sinestetologia cosmica, la quale studia le cause o i fenomeni fisici naturali universali che portano, attraverso esperienze sinestetiche, a effetti mutantropici o mutantrogenici.
Tuttavia è innegabile che l’uomo di oggi si ritrovi intrappolato in un sistema sociale tanto complesso quanto cogente, ove dinamiche osnoblotiche non permettono più una Mutantropia precedentemente definita “evolutiva”, cioè affrancata dai condizionamenti sociali del conformismo o personali, anche se spesso socialmente indotti, dell’egonanismo. I beceri coinvolgimenti emotivi, le promesse di sollazzo sensoriale, il risveglio di paure ancestrali (tipici meccanismi dell’ego), i mentalismi cervellotici e auto compiacenti, portano il fruitore dell’arte moderna a un punto di apparente non ritorno a cui sembra inesorabilmente condannato: essere un consumatore acritico di piacere inoculato per via culturale.
Tutto ciò viene evitato dall’arte Sinestesica: Il fruitore è garantito dall’Osnoblosi, poiché la Sinestesopera, per quanto eventualmente gradevole o piacevole, non è certo un’opera di intrattenimento, bensì esclusivamente finalizzata a far emergere domande sepolte (qualche volta da eoni) nella sua interiorità. L’Arte Sinestesica realizzerà l’opera senza nemmeno voler evocare fobie di sorta, poiché il processo di fruizione eviterà sovratoni stentorei o d’effetto e si limiterà ad approcci invitanti a un “altrove”. Il processo è garantito dall’egonanismo in quanto nessun artista gli è “guru”, nessuno indica una strada maestra ed univoca da percorrere dettata dal proprio stato di coscienza del momento. L’unico “intervento” umano è l’idea con la quale connettere il gruppo di artisti, di cui comunque ognuno è autonomo nella propria creatività, all’archetipo di riferimento.
La Sinestèsi, con la sua capacità unica di risvegliare possibilità latenti, riporta l’uomo nella condizione di trovare in sé stesso la causa prima di quei processi di cambiamento precedentemente definiti mutantropici evolutivi. Ovvio: finché si è disposti ad apprendere, cioè a rimanere intellettualmente onesti di fronte ad eventuali apateporie.
1) Vi sia la partecipazione di più artisti del tipo evolutivo finalizzata a diminuire, fino ad annullare, gli “effetti di personalità” di ogni singolo.
2) Vi sia un chiaro riferimento impersonale ad archetipi eterni connaturati all’uomo.
3) Sia prevista la partecipazione dello spettatore in modo, almeno in linea di principio, irripetibile.
4) Vi sia un fine altro rispetto ai mezzi di richiamo tipici dell’entertainment, quali lo shock sensoriale, la sorpresa o l’eccessivo coinvolgimento emotivo.
La Sinestèsi può distinguersi dall’arte multimediale e da quella sedicente sinestetica contemporanea anche grazie alle categorie mutuate dalla Mutantropologia. Ciò perché la Mutantropia intrattiene rapporti eccellenti con qualunque forma d’arte, nella misura in cui quest’ultima suggerisce intuitivamente una “verità”, contribuendo quindi ad instaurare un cambiamento migliorativo nel fruitore.
E non tutte le sinestesie sono mutantropiche: un fulmine che colpisce o un cane che azzanna la caviglia danno origine a esperienze di certo fortemente sinestetiche, ma sicuramente non migliorative (al limite, se correttamente elaborate, mutantrogeniche). Tuttavia tutte le esperienze mutantropiche sono sinestetiche. Da questo punto di vista si può definire la Sinestèsi come quell’estetica o quella poetica che si occupa degli eventi di sinestesia mutantropici, quindi culturali. In altre parole: quando una sinestesia ha effetti mutantropici, è materia di studio della Sinestetologia in quanto disciplina. E, come esiste una Mutantropologia cosmica, così esiste una Sinestetologia cosmica, la quale studia le cause o i fenomeni fisici naturali universali che portano, attraverso esperienze sinestetiche, a effetti mutantropici o mutantrogenici.
Tuttavia è innegabile che l’uomo di oggi si ritrovi intrappolato in un sistema sociale tanto complesso quanto cogente, ove dinamiche osnoblotiche non permettono più una Mutantropia precedentemente definita “evolutiva”, cioè affrancata dai condizionamenti sociali del conformismo o personali, anche se spesso socialmente indotti, dell’egonanismo. I beceri coinvolgimenti emotivi, le promesse di sollazzo sensoriale, il risveglio di paure ancestrali (tipici meccanismi dell’ego), i mentalismi cervellotici e auto compiacenti, portano il fruitore dell’arte moderna a un punto di apparente non ritorno a cui sembra inesorabilmente condannato: essere un consumatore acritico di piacere inoculato per via culturale.
Tutto ciò viene evitato dall’arte Sinestesica: Il fruitore è garantito dall’Osnoblosi, poiché la Sinestesopera, per quanto eventualmente gradevole o piacevole, non è certo un’opera di intrattenimento, bensì esclusivamente finalizzata a far emergere domande sepolte (qualche volta da eoni) nella sua interiorità. L’Arte Sinestesica realizzerà l’opera senza nemmeno voler evocare fobie di sorta, poiché il processo di fruizione eviterà sovratoni stentorei o d’effetto e si limiterà ad approcci invitanti a un “altrove”. Il processo è garantito dall’egonanismo in quanto nessun artista gli è “guru”, nessuno indica una strada maestra ed univoca da percorrere dettata dal proprio stato di coscienza del momento. L’unico “intervento” umano è l’idea con la quale connettere il gruppo di artisti, di cui comunque ognuno è autonomo nella propria creatività, all’archetipo di riferimento.
La Sinestèsi, con la sua capacità unica di risvegliare possibilità latenti, riporta l’uomo nella condizione di trovare in sé stesso la causa prima di quei processi di cambiamento precedentemente definiti mutantropici evolutivi. Ovvio: finché si è disposti ad apprendere, cioè a rimanere intellettualmente onesti di fronte ad eventuali apateporie.
21 marzo 2012
Albert Einstein
Per me è sufficiente il mistero dell’eternità della vita, il sentore della meravigliosa struttura dell’universo e della realtà, insieme al tentativo di comprendere quella parte, sia pure piccola, della ragione che manifesta se stessa nella naturra.
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