29 marzo 2014

Il Diavolo e l'Acqua Sporca, ovvero Mutantropi che Sbagliano

AVVERTENZA: le seguenti righe sono scritte in modalità "discorso ironico" ;)
Cari amici, che cos'è il diavolo? Etimologicamente a cosa si contrappone? Beh, i cattolici risponderebbero ad "angelo", affermando un'ingenuità misticheggiante, gli eruditi invece a "simbolo", certo, perché se diavolo è "ciò che separa" allora simbolo è "ciò che unisce". Ma da che separano e a cosa uniscono? Più volte parlando di Sinestesi abbiamo indicato i simboli come in grado di unire la psiche (ψυχή, psyché = anima) a stati trascendenti, dagli archetipi in su, fino al Sacro. Ma se il diavolo separa dal Sacro allora a cosa avvicina? a ciò che ad esso cartesianamente o manicheisticamente (Cartesio era forse manicheo? :O) si contrappone: il terreno, il materiale, questo mondo con le sue logiche e i suoi premi.

E quale premio il mondo ti offre più della da noi già abbastanza vituperata industria dello spettacolo, dell'entertainment? Visto il sistema di valori imperante fra noi, dove tutti vogliono diventare cantanti da classifica (ah, Fight Club con le sue rockstar era veramente ottimista!), ben poco. Eppure c'è chi afferma che da quest'industria sono emersi occasionalmente anche grandi artisti, per quanto noi non ne ricordiamo uno (forse Tenco? ma si era nei 60, dove tutto era ancora possibile) e, se è vero com'è vero che ha prodotto anche una massa informe di abomini aberranti - da Ligabue a Gigi d'Alessio per fare due nomi fra centinaia - è altrettanto vero che secondo loro non si può buttare il bambino con l'acqua sporca: qualcosa di buono nell'industria culturale DEVE ESSERCI. Senza però poi riuscire a precisare dove si sia nascosto, questo fantomatico bambino...

Va beh, a monte. Ora, per carità, possiamo anche capire che Cristina, una sicilianuzza entusiasta ma dall'intelligenza (oltre che dalla bellezza, ma ciò NON deve importare) assolutamente modesta, dalle ambizioni così limitate e piccoloborghesi da voler recitare in un musical tipo Sister Act, polpettone d'importazione americana anch'esso finalizzato ad omogeneizzare cervelli a colpi di gospel e misticismo buonista (per quanto riconosciamo a Whoopy Goldberg un'ironia e una bravura in grado di salvare una mediocrità simile), dicevamo possiamo capire che un simile essere umano così poco dotato - a parte un certo indiscutibile talento canoro - un bel momento si sia spaventata davanti al vuoto della sua vita. Certo che farsi dare lezioni di canto da Claudia Koll deve aver dato il suo contributo! :D

Ricordate cosa scrivevamo all'inizio del blog? Il senso di handicap porta Apateporia, che può innescare dinamiche mutantrogeniche, che a loro volta portano al cambiamento. E che cambiamento ha avuto Cristina? che Mutantropa è stata? Secondo noi egotico-conformista e visto che fra le terribili mancanze di cui soffre questa persona c'è anche la fantasia, ha deciso di mutare nel personaggio che stava rappresentando, una suora. Per carità, fin qui tutto bene, rientra nella sacrosanta libertà dell'individuo, per quanto ci lasci sempre un po' perplessi vedere una persona mutare in un personaggio. Ma per cosa l'ha fatto? Cioè qual è la percezione di vantaggio che ha motivato l'atto mutantropico? A sentire lei in questo sconcertante video, la volontà di "seguire il Signore", "perché cantare è un'esigenza dell'anima e non una sete di successo". CARA GRAZIA, solo in un'epoca di idiotismo collettivizzato, ovvero laddove il talento viene svilito a puro veicolo di guadagno, si può pensare di cantare per il successo di questo mondo, per il premio terreno ovvero, si diceva scherzando ma non troppo, diabolico. 

Ecco, qui si esce completamente dalle intenzioni di questo blog. Un essere umano ha fatto la sua scelta in coscienza, condivisibile o meno, sono comunque cavoli suoi. Ciò che lascia davvero interdetti è che questa persona gode di amicizie così forti nel regno di Satana (da śātān: nemico, avversario, indovinate avversario a cosa?:), di cui s'è parlato poc'anzi, che ha cominciato a rompere i santissimi nelle più retrive trasmissioni d'intrattenimento create per la parte in assoluto meno evoluta della massa popolare. L'apice l'ha toccato settimana scorsa quando tali entrature le hanno permesso di partecipare all'unico show umanamente possibile peggiore della mortifera coppia Amici - X Factor, entrambi programmi sui quali ci siamo espressi a sufficienza, e con i quali costituisce una sorta di inquietante trimurti della manipolazione del talento a fini di burattinismo sociale creatore di consenso, quindi di conformismo: l'abominevole The Voice of Italy. Condotto da due nessuni dalle incerte carriere, probabilmente figli, nipoti o amici dei soliti ignoti, questo catastrofico programma per encefalogrammi piatti e assoluta assenza di bencheminimo gusto musicale, ha 4 giudici solo apparentemente diversi fra loro: Raffaella Carrà, da sempre avvezza a prestare un indubbio talento alla macchina del consenso, cosa che adesso fa con stanco e poco convinto mestiere (quindi, se non meno colpevole, è di certo la meno sorprendente); Piero Pelù, l'unico fra questi ad essere stato un artista vero ma che, umanamente, ha perso la vena nel lontano 1989 col vergognoso Pirata, titolo che in un colpo solo gli ha fatto perdere uno dei migliori fandom della musica italiana e dopo il quale ha dimostrato una sconcertante nullità artistica rifiutando però caparbiamente un dignitoso ritiro; poi il vecchio e inutile arnese J-Ax che rappresentava e male i giovani di 15 anni fa, in apparenza completamente rincoglionito e sul quale ci siamo già espressi a sufficienza; e una carneade senza meriti o titoli, inspiegabile da qualunque punto di vista se non come tappabuchi di qualcun altro che deve, appunto, aver dato buca all'ultimo. Non sappiamo chi sia, per favore non ditecelo, anzi alcuni in redazione ne negano addirittura lo stato in vita additandola a semplice ologramma computerizzato fatto con un algoritmo che sussume le peggio ovvietà di 60 anni di brutta televisione e canzoni ancora peggiori. 

Ora, cosa fa la nostra simpatica suor Cristina in un simile ambiente da cui, non dico ogni buon cristiano, ma qualunque essere umano dotato di cervello sarebbe scappato a gambe levate? Il botto! Cioè conquista quella che per ogni persona di Fede è la famigerata "gloria di questo mondo". Ovvero, secondo noi, è andata in senso diametralmente opposto alle sue intenzioni mutantropiche, fino a esagerare e perdere la misura. Fra' Cionfoli, ad esempio, anni fa nel suo buffo prendersi sul serio manteneva una distanza schiva che era segno di distacco e credibilità. Lei no, lei si dà al pubblico, "ho un dono, ve lo dono" (potevi tenertelo, grazie :), come se donasse altro che un ennesimo invito al più piatto buonismo conformista in salsa clericale (bleah). Si giustifica, e viene giustificata da certo clero, come colei che "porta il messaggio di Cristo al popolo", il quale ci balla sopra, passa un momento d'allegria poi torna a scannare il suo maiale metaforico (il collega, il sottoposto, la moglie). In compenso chiunque altro si allontana stomacato da un'operazione simile, dove ci si approfitta cinicamente della buona fede e/o del bisogno di spiritualità degli ingenui per propinare i soliti buoni sentimenti, consenso e immondizia musicale.

Ma il momento più squallido si ha quando l'attenzione si sposta sui 4 giudici: fintissima la loro sorpresa quando si girano, soprattutto quella della Carrà che evidentemente non sa più nemmeno fingere, quasi offensiva se non fossimo consapevoli del target per cui è stata pensata un'operazione simile. Ancor peggio riescono a fare quando aprono bocca e dimostrano impietosamente il vuoto pneumatico del loro orizzonte mentale. Il primo e più catastrofico è J-Ax, che ormai si esprime in uno pseudo-gergo giovanilista superato 10 anni fa, o altrimenti balbetta banalità piatte e sconnesse: "io e te siamo il diavolo e l'acqua santa", sbagliandosi su chi sia il diavolo, ovviamente non certo lui, che invece dall'industria in cui si è omologato non può sperare che l'ennesimo ruolo di acqua sporca, per quanto fino ad oggi nessuno abbia ancora deciso di tirare seriamente lo sciacquone (cosa che per noi in redazione resta un mistero inspiegabile). "Se t'avessi trovata prima, oggi sarei Papa", ah ah ah! :D No caro J, saresti lo stesso pirla di adesso, perché nulla capivi allora e nulla capisci oggi, infatti lei ti dice "mi hai trovato adesso" e anche tu ripeti "sono sempre in tempo" ma glissi sulla cosa. Perché se avessi davvero trovato qualcosa di seriamente spirituale sarebbe comunque troppo impegnativo, mentre tu preferisci vivere senza lavorare su un personaggio che da anni non ha più senso, figuriamoci davanti a questa patetica imitazione di forme esteriori monacali. 

La carneade dice una frase come lei: di circostanza e senza storia, mentre Il sig. ribollito Piero Pelù, l'uomo che da anni non riesce ad affermare una cosa intelligente nemmeno sotto tortura (sarà a causa di tutto il suo entusiasmo :) lamenta di non aver potuto dire lui la cosa più stupida e banale che un idiota avrebbe potuto immaginare: la battuta immeritoria sul diavolo e l'acqua santa, che in effetti era stata detta giustappunto da un idiota. Poi si butta sulla mamma e lì uno non può che spegnere stomacato il televisore. Cristina sceglierà il peggiore, in un altro coup de théâtre mediatico che dimostra solo come questa televisione non abbia più niente da dire e che le persone più ingiustamente pagate di questo paese corrotto, oltre ai politici malversatori, sono proprio gli autori televisivi! Il personaggio di suor Rosa invitava a lasciare tutto a Cristo, ma per avere in cambio cosa? Il successo planetario ad un programma di idioti, abbracciata a un vekkio arnese invendibile e in crisi di identità? MAH....

Resta una speranza, intrinseca nel processo mutantropico, soprattutto se avviene ad un livello di sinestesia che comprende immagine, voce, movimento, messaggio religioso, coinvolgimento emotivo e successo nazionale improvviso: la speranza in un'incredibile e sconcertante apateporia. Insomma che in qualche modo Cristina si renda conto dell'ingestibile meschinità dell'operazione, contrabbandata come mezzo per avvicinare lei e chi la ascolta al Regno cui dice di voler puntare, ma in realtà finalizzata ad arricchire i soliti personaggi senza scrupoli. Solo così dimostrerà se è una vera Mutantropa e capirà che:
a) per parlare all'Altissimo, o anche solo per deliziarlo col suono di una voce fuori dal comune (questo è fuori discussione), basta l'intimità di una doccia, basta la seria intenzione di un anelito veramente orientato. Ma di cosa privata trattasi, non di pubblico baraccone. Oppure
b) il proprio stato di coscienza permette veramente di usare questo dono per entrare in risonanza con le anime della gente in senso profondo ed evolutivo, allora è necessario diventare veri artisti, elaborare uno stile ed un messaggio personali veramente vissuti e uscire dal becero conformismo del mondo dorato dell'entertainment per fare come Nico o Lisa Gerrard, profetesse di un'epoca oscura tramite un proprio doloroso percorso interiore. 

Se ciò non avverrà, la ragazza è destinata a tenere ostinatamente la posizione immobilista (per i già visti principi della dinamica mutantroposnoblotica), rimarrà un burattino dell'industria e farà la sua parabola commerciale, come prima di lei i vari Cionfoli, The Priests o Les Prêtes, che non hanno avvicinato un'anima a Dio più di quanto un hamburger avvicini al satanismo (al quale, sia detto per inciso, esso appartiene ;). Tanto più che se poi oserà alzare un po' la testa, per lei sarà sempre pronto un bel Sacrificio del Mutantropo.

Signori, noi contiamo che la Sinestesi sia quanto di più possibile lontano da tutto ciò! A una tecnologia che divide i talenti, mettendoli in concorrenza per farne intrattenimento e bieco guadagno, ne contrapponiamo una che li unisce per farne arte ed elevazione trascendente. Non incontreremo i favori del pubblico ma, come dice il nostro nuovo esimio premier, ce ne faremo una ragione!

15 marzo 2014

Del Mutantropo Frustrato, un altro caso di egonanismo fragile


Sulla notizia del Mauro Floriani puttaniere pedofilo (abitudine sdoganata da un ex primo ministro oggi stranamente pregiudicato) si fa tanto gossip voyeuristico ma non si dice una delle cose più importanti: trattasi di frustrazione di Mutantropo. Nel nostro post sulla Mutantropologia si diceva che fra i cambiamenti culturali non mutantropici, cioè non realizzati dal soggetto ai fini di un vantaggio, ci sono anche quelli socialmente imposti. Il buon Mauro è stato una fiamma gialla di successo, bello, di destra, collaboratore di Di Pietro. La moglie-virago lo costrinse a un mestiere più casalingo, meno potenzialmente nomade, facendolo diventare dirigente alle Ferrovie.

Roba da spararsi, e per due motivi: lavorare alle Ferrovie ma anche aver sposato una piantagrane simile. 
Di che tipo di cambiamento si è trattato? I casi sono due: 
1) o socialmente imposto, ovvero Mauro è tanto soggiogato dalla bella e volitiva Alessandra fino ad accettare di tutto, dal buttarsi nel proverbiale pozzo in poi
2) oppure almeno in minima parte mutantropico, cioè fatto di sua volontà per percezione di vantaggio. In questo caso è (o almeno sembra) più conformista che egotico, ovvero frutto dell'idea di un altro. 

L'idea di un altro, la visione di un altro, l'esserne prigionieri, dominati come bambini. Basta l'assenza di un sistema di valori minimo-decente - nel senso di non ipocrita, di profondamente radicato - ed ecco un ego frustrato, un caso borghese del già citato egonanismo fragile. Ai limiti del patologico, perché se è vero come è vero che il minore non ti mette in discussione (al contrario della virago di poc'anzi) e in qualche modo lo domini, è altrettanto vero che lo stesso accade con la prostituta: pagando si può acquistare qualunque sottomissione. Eppure non sufficiente. O forse non reale quanto quella biologicamente certa, a proposito di centri neuronali, del rapporto col minore. Nel tempo della realtà virtuale e del cyber-sex, si impone la necessità di un dominio reale, fisico e animale. E l'ometto ridotto a infante diventa finalmente un vincente, ovviamente con un altro infante. 

Da questa triste vicenda si imparano tante cose:
- innanzitutto che perseguire ricchezze e status symbol conformisti porta a imprigionamenti e frustrazione
- che sposare la Mussolini è veramente da pirla (e chissà perché questa morale sarà più condivisa della precedente ;)
- ma ancor più da pirla è accettare la proiezione dell'altro su di sé, per di più deresponsabilizzandosi
Ma si dirà: non è vero! I due hanno condiviso una weltanschauung! Risposta: ma che minkia dici? che la Mussolini nemmeno lo sa dire ueltansciauns! ;D
Va bene, battute a parte... Quella famiglia si è presa un'apateporia non da ridere, per la quale le siamo solidali e vicini. Lui certamente sarà messo a confronto con se stesso e che tipo di uomo è arrivato ad essere (tra l'altro pubblicamente!). Però ammettiamo che sia molto divertente l'episodio dell'excusatio non petita, cioè l'essere andato dai carabinieri per dichiararsi innocente.

Ma anche Alessandra qualcosa da capire ce l'ha. Buone e giuste le sue battaglie contro una prostituzione illegale e clandestina, ricettacolo di criminalità, violenza ed evasione fiscale. Ma il fenomeno della prostituzione è già di per sé segno di qualcosa che non funziona in una società che, al contrario di quella dell'immediato dopoguerra, gode del post-68 e della liberazione sessuale. Segno di una disgregazione dei rapporti umani, di un disagio relazionale non indifferente: dopotutto Floriani è bello e ricco, poteva avere (e forse pure ha) pletore di normalissime amanti. Un uomo disumanizzato fors'anche perché trattato quasi fosse un cespite da una la cui autostima o il senso di controllo supera quello del rispetto dello stato di coscienza dell'altro. Certo, parliamo di un uomo debole, si diceva vittima di egonanismo fragile, ma per forza è così, sennò cara Alessandra non riuscivi a dominarlo in quel modo.

Ma se in tipi psicologici simili, che tu hai sposato, la frustrazione crea effetti tali, allora cara Alessandra con le tue lotte combatti i segni esteriori di una situazione che col tuo carattere contribuisci a creare, e pure in casa. E pure senza saperlo, perché di questa logica sei parte integrante. 

Di che religione sei? Credi nel karma? :)

7 marzo 2014

Apateporia della Settimana: Positivo ma non Perfetto (e va beh...)


Un certo Carlo Alberto Spilotri rifiuta di sbronzarsi in cam. Beh, qui forse di apateporie ne hanno avute in parecchi... innanzitutto l'amico che lo aveva nominato come prossimo all'ebbrezza, poi tutto il nefando giro delle Neknominate, formatosi (lo credereste mai?) sull'ineffabile Facebook, ancora una volta insostituibile veicolo d'ogni bassezza umana.

Ma in fondo anche noi abbiamo avuto una piccola apateporia, perché finalmente abbiamo visto una persona che non si piega alle regole dominanti del conformismo da social network. Una persona che quindi ragiona con la propria testa e conferma la bontà della nostra analisi sintetizzata nella Matrice Mutantropica.

E bravo Carlo Alberto, nome e cittadinanza sabaudi, fai vedere a sta massa di rimbecilliti come il ragionamento con la propria testa ha effetti mutantropici ben superiori all'annullamento nel gruppo!.. soprattutto se di gruppo di conformisti minorati trattasi.

Ma per essere veramente perfetto e coerente, per favore la prossima volta fatti una sana spremuta d'arancia. Insomma non fare pubblicità a uno dei principali veleni di una nota multinazionale della bevanda zuccherina. Se no è come parlare contro l'eroina facendosi un pistone di coca... ;D

25 febbraio 2014

Gente che s'Accetta (Rassegna Stampa Mutantropologica VII)


Sì va bene, piove sulle tamerici scrause e sgarubbe, piove sui giusti e sugli ingiusti, ma soprattutto in questo pazzo mondo piovono deliri mutantropologici in continuazione! Questa settimana c'è stata una pioggia tale che non abbiamo potuto esimerci dalla nostra simpatica rassegna stampa. Che roba... ma siamo sicuri che in occidente sia rimasto un residuo di raziocinio? O è solo il risultato della sommatoria collettiva delle apatepofobie?

M'ACCETTO O... M'ACCETTO? 
Ok, la notizia è vecchia ma non smette di lasciare basiti. Certo l'accettazione di un corpo difforme dai propri desideri dev'essere quasi impossibile (anche se... suvvìa... oggi cosa è conforme a cosa?). La tragedia di questa persona, sulla quale (unica) non facciamo ironia, ci apra gli occhi però su quanto la mutantropia in quest'epoca sia troppo spesso travisata a meri fini ludico-epicurei. Caro Nathan... non è scopando sopra o sotto, con un'escrescenza o una mucosa, che avresti cambiato ciò che veramente volevi cambiare, credici!

ISLAM E ACCETTAZIONE DI SÉ 
Ma proprio perché l'accettazione di se stessi e dei nostri eventuali piccoli difetti è un problema tanto antico quanto connaturato all'uomo, e ancor di più alla donna, che fare se non esiste un modello mutantropico adeguato? Anzi, se secondo la società sei un mostro? Guardate la brava Harnaam che se ne frega! e ha capito che, se oggi gli uomini vanno sempre più spesso coi travestiti, la più gnocca e avanti di tutte è leiii!!! ;D

NUOVE TECNOLOGIE, VECCHIE ESCHE
Ah, ma allora non tutti quelli che hanno investito in quello che nei '90 era il "nuovo mercato" ci hanno perso! Non importa se 9 amici su 10 fra quelli che ci si sono buttati oggi fanno la fame o sopravvivono a stento... Per continuare ad attirare denari in una voragine insaziabile vi sciorinano ancora gli status symbol. Come in India: milioni di poveri per pochi miliardari. Ma laggiù la cosa si lega al karma o alla casta (in questo caso più o meno la stessa cosa), qui puntano sull'idiozia di chi è così stordito da volerci credere ancora. Diventa Mutantropo imitando gli arricchiti del Nasdaq, farai un buon affare! Che importa che alcuni siano brave persone e altri i più grandi figli d'ndrokkia del secolo, da quando uno specchietto per allodole si fa scrupoli morali? ;)

TECNOLOGIA CASTRANTE
La sconcertante dichiarazione di 'sto tizio è: “Nelle grandi città come Tokyo, dove vivo, i nostri cervelli tendono sempre di più ad anticipare gli eventi. E a questo serve la tecnologia, a ridurci questo faticoso lavoro, impegnandosi al posto nostro”, che anche dopo averla riletta 4 o 5 volte non riusciamo proprio a capire cosa cispa significhi. Una volta avevamo bisogno della sfera di cristallo mentre oggi ci bastano le orecchie da gatto? Leggiamo qui (e non ci crediamo!) che esse servono a "dire quello che pensiamo" (sic). Oh, finalmente è chiaro: una volta ci bastava parlare, ora la tecnologia ci vuole dislessici o addirittura muti, ad agitare orecchie finte per non disturbare il gradevole frastuono produttivo urbano. Degenerescenza dell'utopia cyborg? Acqua in bocca con la buonanima di Gibson, eh? che in tomba ha vorticato già abbastanza...

... E NATURA MATRIGNA
Ma tu pensa.... con tutta la fatica che si fa per avere un rapporto equilibrato con la natura, questa poi tradisce sempre le tue aspettative! Così un incantatore di serpenti mistico viene ucciso da uno dei suoi pupilli, e un guardiano di zoo aspirante suicida non riesce nemmeno a farsi sbranare da una tigre! Ma che fa questa matrigna, ci prende in giro? Si ostina a non riconoscere il valore dei nostri sforzi? O forse... sbagliamo qualcosa? NAAAA... orecchie da gatto, membro da elefante, vulva a zampa di cammello e tutto andrà a posto! :) 

CASA (VIRTUALE) DI ZOCCOLA
Certo che dopo esempi edificanti quali Britney Spears, le Tatu e Venus Palermo, bisognerà pur mettere in pratica ciò che si è imparato, no? A che serve aver creato il modello mutantropico della puttanella adolescente se poi quest'ultima, poverina, non ha nemmeno un posto dove potersi esprimere? Per fortuna ci pensa la rete, con la benedizione, o l'indifferenza (è lo stesso), di mamma e papà :)

BARBIE E MUTANTROPIA
E per quelle a cui (giustamente) la notizia di sopra fa ribrezzo, viene in soccorso la buona vecchia tradizione! Ci sono ben altri modelli che la società di oggi ti può offrire, e se quelli troppo attuali ti spaventano, eccone uno che piaceva anche a tua madre e forse anche a tua nonna prima di lei: la Barbie! In fondo fra sgualdrina virtuale e sgualdrina di plastica il passo è veramente breve, no? Peccato solo che non sia gonfiabile...

SOPRAVVISSUTA AL DELIRIO MEMETICO
Certo che non dev'essere facile aver propugnato i modelli umani più fantasiosi e assurdi della fantasia giapponese e non (vedansi i francesi Puffi) per poi ritrovarsi di colpo disoccupati solo perché oggi le canzoncine le fanno in modo diverso, o più semplicemente perché la tua voce ha rotto i santissimi. E adesso Cristina d'Avena che modello propugna? Di che fantasia assurda canta le lodi? Da chi si fa sfruttare incurante dell'effetto sulle psichi infantili che la ascoltano? Colpo di genio: se stessa! Sostituendo al meme d'intrattenimento un ego in agonia. Però anche lei in fondo s'accetta, e alla fine che male fa? viste le due notizie precedenti, anche lei riconosce che le ragazze di oggi "sono più sveglie di noi". 

EPPUR L'ORROR SI MUOVE
Per restare nel campo del canto non artistico (che eufemismo!!!), credevamo di aver seppellito Max Pezzali in qualche dimenticatoio della storia della più deteriore canzonetta italiota eppure, dopo anni di totale insulsaggine, forse proprio perché l'alternativa è del calibro di Valerio Scanu, la nostra spietata industria discografica ha deciso la sua riesumazione. Costui ci dà pure saggi consigli, come quello di rimboccarci le maniche, che evidentemente la crisi è colpa nostra. O quello veramente SCONCERTANTE di non omologarci, che in fondo significa non ascoltarlo (per fortuna c'eravamo già arrivati, Max! ;). Ammiriamo però la coerenza: al suo fianco vuole quel campione di sottovuoto spinto a forza di buoni sentimenti che è Jovanotti. Oh, l'industria li fa poi li skoppia, eh?

ARTE E MONNEZZA (sempre a proposito di canto)
Arriviamo tardi, lo sappiamo, infatti la più bella battuta è uscita da quelle teste matte di Kotiomkin. Bari: opere d’arte scambiate per spazzatura. Sanremo: esattamente il contrario! :D Sgalambro scriveva "Dio ci pesta a dovere e noi gli cantiamo in faccia", che Sanremo sia la via nazional-popolare alla bestemmia? Certo, se non è un segno dei tempi questo.... Che Technesya cominci ad essere un po’ superato? :O

POLITICA E SCHIZOFRENIA
Va beh, chiudiamo questa rassegna delirante con lo pseudo-mutantropo più delirante di tutti: mr. Angelino Alfano! Finché era il cane al guinzaglio di Berlusconi non se lo cagava nessuno, sembrava l'uomo inutile, un sorriso di facciata ma mai una proposta ascoltata, un'affermazione che passasse attraverso l'indifferenza dei compagni di partito. Un uomo di carta, un testa di legno, 'nu guapp'e cartone. Ora che crede di essere ciò che prima gli dicevano che fosse, insulta chi oggi è com'era lui e non sapeva di essere (sì, a rileggerla si annoda il cervello persino a noi ;) Grazie Angelino, sei l'eroe del surrealismo semiotico-identitario che poco a poco ci pervaderà tutti! 
Sempre a proposito di sapersi accettare, eh? ;D

12 febbraio 2014

Apateporia della Settimana: Genio e Sregolatezza non fanno un Mutantropo


Cari amici forse non più giovanissimi, dobbiamo parlarvi di un'altra morte inattesa (quest'anno veramente troppe) che forse a qualcuno ha dato un'apateporia perché contraddice l'assunto libertario che tende ad esaltare genio e sregolatezza. Insomma è morto un vero mito e un modello di Mutantropia per chi ha avuto vent'anni trent'anni fa: il grande Freak Antoni. Purtroppo dopo aver passato troppi anni in ombra, relegato al ruolo di simpatica bizzarria del passato artisticamente sopravvissuta a se stessa.

Un modello di Mutantropia, si diceva. Certo gli Skiantos nacquero alla fine degli anni '70, prima di loro solo gli Squallor a rappresentantare una comicità brada, bassa e goliardica (in contrapposizione a quella "raffinata", per quanto popolare, dei vari cabarettisti milanesi Jannacci, Svampa, Cochi e Renato ecc), in un milieu culturale assolutamente diverso da quello di oggi, in cui sarebbero stati semplicemente e bellamente ignorati, sommersi da dosi di conformismo schiacciante, boicottaggio mediatico e distrazione carnale (Miley Cyrus, l'unica provocazione la fanno fare a te o alle mutande delle Serebro! Quanti martelli ci dobbiamo leccare?). Nella seconda metà di quel decennio invece, per quanto male sia di moda parlarne, c'erano veramente un altro livello culturale, un'altra consapevolezza e un altro impegno sociale.

Che però, diciamo così, per quanto si trattasse di un ambiente infinitamente più favorevole di quello odierno, quest'atteggiamento troppo pieno di certezze incrollabili e troppo spesso di tipo materialista o assolutista, fra loro in rapporto dialettico, non era ancora la soluzione ai problemi dell'uomo o della società. Infatti qui si è innestata la provocazione degli Skiantos, contro ogni determinazione sociale, contro ogni facile interpretazione dogmatica ammantata di kultura che poi, si sa, ti cura con premura. Inconsapevolmente (secondo noi) contro ogni ipocrisia che riversava nell'impegno sociale "esterno", e forse anche un po' di facciata, ogni azione umana, relegando così in secondo piano le dinamiche interiori anche mutantropiche. Insomma un imbecille impegnato socialmente era sinceramente convinto di essere superiore ad un pensatore collettivamente timido, tacciato quindi di individualismo.

Il loro "metodo" mutantropico fu quello di rigettare tutto quest'impegno di facciata nel nome di un'istintualità selvaggia e a dir poco non meditata, da loro definita demenziale. Fra i vantaggi profetici che un simile approccio portava c'è stata la stigmatizzazione di una sorta di psichiatria "pubblica" (fatta di cultura condivisa a mo' di nuovo buon senso collettivo, ma oggi abbiamo Rosario Sorrentino), l'anticipare la totale mancanza di rispetto che l'arte di lì a poco avrebbe avuto per la sua audience ("siete un pubblico di merda", ma oggi abbiamo Morgan e X-Factor), i rischi del cibo come panacea ("i gelati sono buoni", ma oggi abbiamo gli obesi), dello strapotere finanziario ("brucia le banche, bruciane tante", ma oggi abbiamo il binomio loro strapotere/crisi) e della disinvoltura pubblica nel sesso con minori ("mi piaccion le sbarbine", ma oggi abbiamo Berlusconi :).

Una Mutantropia assolutamente anticonformista, quindi, ma non abbastanza profonda e anegoica per poter risultare veramente duratura e incisiva. La demenzialità assolutamente acculturata di Elio e le Storie Tese, la next big thing dopo di loro, l'aveva nei fatti già contraddetta e superata. Ed è proprio in questa contraddizione intrinseca che il buon Freak Antoni si dibatterà tutta la vita, fino a quel grido di sconfitta che sarà nei fatti il titolo Non C'è Gusto in Italia a Essere Intelligenti. Purtroppo l'evoluzione dell'uomo non è stata prevista per successive degenerazioni, cioè "grattando il fondo del barile" morale o etico del suo stato di vita. Il disco del 2009, Dio ci Deve delle Spiegazioni è forse segno proprio di un dubbio in merito. Insomma, all'ottima e intelligentissima provocazione della sua pars distruens filosofica mancava il contrafforte di un'altrettanto efficace pars costruens, che in parte fu proposta e commercialmente sfruttata dal buon Elio (forse per questo da Freak mai amato).

A ciò si aggiungano i notori problemi con l'eroina di cui è sempre stato schiavo, suo grande limite esistenziale ed eterno ostacolo alla sua credibilità. Abbiamo parlato in abbondanza dell'autolesionismo degenerativo intrinseco all'uso di sostanze stupefacenti e della loro funzionalità nel fenomeno deteriore del sacrificio del mutantropo. 

Oggi un grande ci ha lasciato. Un grande che non era riuscito ad essere tale tanto quanto avrebbe voluto, ma che ha dato il suo contributo nell'abbattimento di quel muro di ipocrisia e perbenismo che la Mutantropologia chiama osnoblosi. Che il suo esempio insegni al secolo che per essere veramente deosnoblotici, oltre a un'inevitabile consapevolezza, non basta solo distruggere ma è anche necessario vibrare a un certo stato di vita, che poi... è stato di coscienza.

2 febbraio 2014

L'Anti-Mutantropo Involontario, ovvero il Mostro dell'Ipocrita


Cari amici, proseguendo dalle conclusioni del precedente post, vorremmo ora metterne a fuoco una delle conseguenze più impressionanti. Per farlo faremo l'esempio di una persona che nemmeno se fosse un guitto o un saltimbanco, cosa per la quale secondo noi avrebbe un talento innato, allora parleremmo di performance o comicità, figuriamoci se nonostante il mestiere che dice di fare intendiamo parlare di politica! Qui intendiamo solo trattare di uno dei fenomeni mutantropologici più inquietanti: la nascita spontanea di una maschera mostruosa nello pseudo-mutantopo detto mutaspetto esteriore, soprattutto se quest'ultimo, al contrario dei già citati uomo gatto e donna vampiro, muta il suo aspetto per pura ipocrisia.

Ma facciamo un passo indietro: nel post Mutantropologia abbiamo definito Mutantropo colui che cambia guidato da uno stato di coscienza “evolutivo”, cioè dal “desiderio” dell’uomo di migliorare sé stesso. Ebbene, ciò è possibile in una misura minima anche se questo mutamento non corrisponde ad un vero stato di coscienza, ma bensì viene adottato per puro opportunismo sociale. Dall'iconografia corrente, ad es., tutti sappiamo come il super-criminale Al Capone fosse sempre abbigliato ed acconciato a puntino, apparendo come signore distinto e benestante. Il problema con queste persone però è che presto o tardi il vero stato di coscienza, forse qualcuno preferirebbe dire vibratorio, prende il sopravvento innestandosi sul lavoro del truccatore quando non del chirurgo estetico e creando alla fine una mostruosità aberrante che non si può guardare. Questo mostro lo chiamiamo Anti-Mutantropo Involontario ed è il cruccio di ogni ipocrita, soprattutto se non più in giovane età.

Ma facciamo un breve esempio pratico più vicino a noi: l'ex primo ministro, ex senatore, non si capisce perché formalmente ancora cavaliere (evidentemente è un titolo senza nessun valore) Silvio Berlusconi, detto il caimano, l'utilizzatore finale, lo psiconano e una serie di altri nomignoli tutti probabilmente meritati. Da questo servizio fotografico di ormai più di un anno fa si deduce che, se è vero com'è vero che nessuno invecchia bene ;) è altrettanto vero che però non è necessario diventare una maschera tanto inquietante quanto grottesca. Questo video, poco dissimile ma più orientato sulla sua vita politica, non è meno impietoso. La sua lotta contro il tempo, combattuta a colpi di farmaci e bisturi, fa parte della visione mutantropica di chi vuol sempre piacere ma evidentemente non ha sufficienti doti interiori perché ciò avvenga.

Fatto giusto l'esempio, abbandoniamo ogni considerazione su un tale tanghero prima di essere accusati di fare politica (ma come già abbiamo avuto modo di dire, costui è un caso sociale, di costume, economico, criminale se volete, ma proprio nulla c'entra con la politica)... E in generale affermiamo che:
- tra i vari mutantropi ricavati dalla nostra matrice, quello osnoblotico e quello egopatico sono in assoluto i peggiori, perché nel nome del loro egonanismo miope non si fanno scrupoli nel manipolare realtà e coscienze
- ma detto atteggiamento osnoblotico, come si è già visto, è tutto rivolto all'esteriore. Diciamo che "fa perdere tempo" alla coscienza dell'individuo sul mondo delle apparenze non permettendo di coltivare la propria statura morale (nel caso specifico, quindi, abbiamo a che fare con un doppio psiconano, di cui quello interiore risulta peggiore di quello che tutti abbiamo il dispiacere di vedere)
- alla lunga però questo processo non lascia scampo, e più lo stato di coscienza scende in voragini di abiezione, più l'aspetto esteriore sviluppa una sorta di teratologia fuori controllo
- gli effetti di quest'ultima costituiscono l'Anti-Mutantropo Involontario perché si oppongono appunto alla mutantropia esteriore ed ipocrita ricercata dal soggetto.

Mille sono gli esempi di cotanta miseria umana, maschere grottesche e aberranti, il risultato del gioco di specchi di un'epoca che non sapendo più cosa proporre come "buono" cerca almeno di compensare imponendo un "bello". Ma visto che nemmeno su questo si riesce a trovare un accordo, allora si accontenta di un "sexy" (assolutamente per modo di dire). Gradevolezza estetica e appeal carnale come surrogato di una statura morale, di una forza di pensiero, di un sistema di valori veramente solido e portante, capace di costituire un esempio e veramente migliorare la propria epoca. Che invece viene soddisfatta da un godimento estetico immediato e frivolo, per quanto spesso di dubbio gusto, comunque eternamente sfuggente, anzi, grazie al fenomeno qui descritto, sempre maggiormente avversato. Forse nemmeno in redazione tutti condividiamo il pensiero di M. Teresa di Calcutta, Einstein, Gandhi, Hegel, Goethe, Voltaire e Galileo, per rimanere nella modernità... ma siamo certi di una cosa: la loro immortalità nella società attuale non è certo data dal loro bell'aspetto.

Come sempre accettiamo argomentazioni contrarie :)

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A LATERE

Il presente post è uscito con un giorno di ritardo per l'improvvisa morte di Giorgio Straquadanio. Era ovvio che in vita non ci piacesse, e stiamo usando un eufemismo. La classica persona che usava male la sua intelligenza e le sue indubbie doti dialettiche, polemico, irritante, gratuitamente offensivo, faceva prudere le mani al più santo dei pacifisti. Approssimativo, caciarone, convinto assertore delle falsità più assurde e interessate, insomma una vera merda d'uomo, un operatore di osnoblosi tanto odioso quanto raro!

PERÒ.... Però è stato anche un uomo capace di cambiare idea di fronte all'apateporia, dote tanto rara in Italia quanto da noi caldeggiata. Quando alla fine del 2012 si rese conto dell'inconsistenza politica del summenzionato personaggio, oltre alla totale inettitudine del ministro-barzelletta Giulio Tremonti (già dal 2003 denominato "il servo idiota" nei principali circoli di economisti), si staccò da quel ricettacolo di vergogne di cui fino ad allora aveva fatto parte iniziando un periodo più riflessivo e in sordina della sua carriera politica.

Una Mutantropia per presa di coscienza, dunque, e forse queste riflessioni hanno innestato quei processi di analisi di sé e del proprio operato che stanno alla base della possibilità di elevazione, almeno morale, di ogni essere umano, persino di quelli come lui. Queste si sono bruscamente interrotte nella giornata di ieri. Ce ne dispiace sinceramente.

21 gennaio 2014

Due Apateporie in una Settimana (anzi lo stesso giorno)

Più esattamente il 16 gennaio! Carissimi, questa simpatica rubrica non poteva mancare a lungo e per farci perdonare cerchiamo di compensare con ben due buffissime apateporie: una di un ingenuo burattino Morgan-style che, similmente al suo modello, finge di non capire le regole a cui gioca, l'altra di un gigante venerato come sacrosanto, ma vigliacco e beccato ad abusare del proprio gigantismo. Speriamo che vi diano materiale di riflessione per le prossime settimane ;D

Il primo è certo Valerio Scanu, sconosciuto ai più e non amato da buona parte degli altri. Nessuno esclude che "tecnicamente" possa essere un cantante anche dotato (in fondo ha vinto quell'annosa kermesse nazional-popolare denominata "Sanremo"), ma la sua caratura artistica, oltre che da autorevoli testimonianze critiche, è certificata dal fatto che la sua fama gli sia stata procurata da Amici di Maria de Filippi, il programma televisivo sedicente talent-show il cui unico talento dimostrato è stato quello di buggerare gli ingenui (sfrucugliando le più abiette emotività). In questo facendo a gara con l'inguardabile X-Factor, condotto da sua sfattanza Morgan, per il titolo di maggior spreco deprimente di 50 anni di televisione italiana. Ma perché i talent fanno tanto orrore? Perché si approfittano di un'incapacità degli ingenui da loro buggerati: quella di distinguere un artista da un burattino. Come introdotto nel nostro precedente post a proposito di svolte e picchi, l'artista è quello che innova e fa arte (anche male, non importa, il punk ha dimostrato che ciò che fai è più importante di come lo fai), è l'artigiano a dover fare le cose "bene". Ci sono artigiani nobili che fanno cose pregevoli. E altri, come il burattino da macchina dello spettacolo, artigiano su se stesso che però, consapevole o meno, esegue gli ordini performativi di colui che manovra i fili.
Ora, capiamo perfettamente che non tutti possano essere artisti, ci mancherebbe altro! il mondo sarebbe invivibile (con la presente modalità "industriale" di riproduzione dell'opera d'arte... in una società più umana forse no ;). Il punto è che se sei un bravo burattino e con questo vuoi guadagnare, allora accetti le regole del gioco, con tutte le possibilità di sacrificio cui si è fatto cenno. Ma al bravo burattino Scanu, come a chi è dotato più di ego che di comprensione, le regole vanno bene finché li premiano e non vanno più quando mostrano l'altra inevitabile faccia della medaglia. Insomma gli va bene fare il burattino finché generosamente remunerato, ma quando il gioco finisce pretende di essere essere trattato da artista. Ovviamente senza esserlo... di più, senza aver SCELTO di esserlo, con tutto il dolore e le difficoltà che questa scelta comporta, specie in un paese miope e ingrato come il nostro.
Il cantante da balera o da crociera a scelta, anche talentuoso - per carità - ha conosciuto il suo momento di celebrità? Ok, qualcuno gli dica che un momento dura un momento. Poi si ringrazia e si torna in balera, che i veri mutantropi cantano altrove. O almeno dovrebbero! :O

Passando alla seconda, carissimi, ammettiamo che nel post che lo riguardava ci siamo sentiti un po' soli nella critica, non solo e non tanto a quel simpatico fanfarone di Steve Jobs (RIP), quanto alla perfida azienda da lui fondata e ai sistemi subdoli che usa per spennare i conformisti e gli idioti di ogni risma.  È incredibile come certi miti siano duri a esser messi in discussione: lo sfottò a Morgan e Sorrentino, due assolute nullità, ha creato vespai di apologia assolutamente immeritati, quello alla Apple invece solo un sussiegoso (o forse pavido?) silenzio, salvo poche eccezioni (grazie Volontario!). Evidentemente una divinità non si discute, neppure su un blog un po' irriverente come Technesya.
Ma allora ci chiediamo perché, ad es., da Nelson Mandela non è emersa alcuna azienda furbesca o poco etica? Forse per il detto evangelico dell'albero che si giudica dai frutti? Oppure, se la Apple (ooops, un frutto!) ha sempre avuto un comportamento tale senza il consenso di Jobs, perché lui non l'ha mai denunciata? Perché non fare nulla per fermarla o almeno redarguirla? O nel suo adolescenziale slogan "stay hungry, stay foolish" ci manca la terza parte, "stay blind" (o era "stay ostrich" e non ce ne siamo accorti ;) ?
Anche qui... l'apateporia l'ha avuta l'azienda, e giustamente, in uno di quei rari casi in cui un comportamento non etico, che per noi vuol dire osnoblotico, non paga e non paga per sua enormità, potremmo dire per sua ipertrofia osnoblotica: 32 MILIONI DI DOLLARI di truffa nei soli USA! E al mondo cosa non è? Al confronto i nostri politici sembrano ladri di polli di campagna!
Però, daaaaai, anche i clienti di Steve come sono messi? Volete il ninnolo popolar-borghese, l'allucinante Giano bifronte creato da Apple per il popolo conformista? E va beh, vale bene che i vostri figli vi spennino sull'app store, anzi dovreste farvene un vanto: "ah, pensa che ieri quel birichino di Gigi mi ha ciulato € 200 per un'app davvero troooppo cariiina!" Graaaandi, dei veri Apple victims! :D

Vedete cosa succede quando un modello di merce surroga un modello di uomo? Eumutantropooo pensaci tuuu!!!

12 gennaio 2014

Etica e Semplice (?) Estetica


Cari lettori, scusate se è qualche tempo che manca la tradizionale Apateporia della Settimana. Ammettiamo che la redazione sia un po' in affanno e comunque ultimamente le migliori apateporie non ci vengono certo risparmiate dal nostro caro e amatissimo governo, fra pasticci sull'IMU e richiesta di soldi agli insegnanti... Oggi però ci preme parlare di un servizio andato in onda sul Tg2 delle 20,30 di sabato 4 gennaio, un divulgativo ma comunque interessante trampolino di lancio per certi argomenti. Come forse avete intuito, ultimamente siamo più affettuosi col Tg2 (a suo tempo ironicamente definito la coscienza critica della nazione), un po' perché sembra davvero aver investito in serietà, diciamo smorzato la frivolezza, e un po' perché ha eliminato l'indegno carneade Rosario Sorrentino dalla sua programmazione. Ed in effetti il servizio in oggetto ci sembra davvero interessante perché, dopo aver parlato del mistero e, curiosamente, della riduzione a meme della Gioconda, pone in modo semplice una serie di domande serissime: quando e perché un oggetto diviene opera d'arte ? E quando e perché quest'ultima diviene capolavoro (loro dicono "un'icona")? Che rapporto c'è fra opera d'arte e simbolo? E fra quest'ultimo e inconscio collettivo (dal Tg2 giustamente denominato "immaginario popolare")?

Ora.... di certo non siamo estetologi, ma forse leggendoci avete intuito che senza una certa consapevolezza sull'argomento non si può fare una vera provocazione estetica, o perlomeno noi nemmeno ci permetteremmo di farla (nelle loro provocazioni di dubbio gusto i sig.ri Darghen d'Amico, Fedez e Mistico non sembrano porsi il problema, ma come si dice? a ognuno il suo livello! ;) Poniamo quindi una serie di punti fermi su ciò che consideriamo arte, come si forma e che rapporto ha col simbolo.

Secondo noi l'artisticità di qualunque opera (o anche idea) risiede sostanzialmente in un componente: il successo della sua provocazione estetica. Quindi:
a) ci deve essere una "provocazione estetica", cioè qualcuno deve pensare che un determinato oggetto/suono/movimento/immagine creato/a dall'uomo, quindi culturale, provochi le categorie estetiche - cioè del bello, ovvero dell'immaginario, della sensibilità e del mito - della propria epoca. A questo punto anche un oggetto naturale (vedasi la roccia di Michael Heizer) può esserlo, perché la provocazione estetica, scegliendolo e ponendolo su un ideale piedistallo, lo culturalizza.
2) dev'esserci quindi un provocatore. Questo nella stramaggior parte dei casi è un artista artefattore, o etimologicamente artefice, ovvero colui che produce da sé l'opera. Ma anche quello che la trova non è meno provocatore, anzi, si vedano gli objet trouvé di Duchamp. Così come l'archeologo o il critico d'arte che decretano l'artisticità di un affresco o di un manufatto antico compiono un'operazione simile, dal momento che non sono mancati casi in cui tali opere fossero create con intenzioni ritualistiche o anche meramente decorative.
3) l'opera deve conoscere un successo non effimero, cioè deve entrare in risonanza con l'inconscio collettivo, ovvero essere riconosciuta e piacere oltre al pubblico per cui è stata pensata (se no si tratta del solito artigianato piacione, "commerciale", ovvero osnoblotico). Più a lungo questo consenso si verifica, maggiormente l'opera sarà considerata arte da un crescente numero di generazioni, perché ricordiamolo: l'arte non è per sempre e ciò che è capolavoro per un'epoca viene distrutto o occultato da un'altra.
Quest'ultimo punto è fondamentale ed alcuni estetologi l'hanno chiamato "polisemia dell'opera d'arte", ovvero capacità di esprimere significati molteplici, quindi adatti a più culture e diverse epoche o aree geografiche. È importante anche per il Tg2 ;) che lo definisce "un senso di libertà, che pervadendo l'opera la trasforma in simbolo: la fa entrare nell'immaginario popolare", ma procediamo con ordine. 

Di certo c'è che la storia dell'arte, ovvero quella scienza umana che ci racconta cosa oggi è considerato arte e perché in chiave storica, è strutturata in svolte e picchi. Il buon Tg2 definisce arte quell'opera "che vada oltre le regole e le infranga, ma senza molto clamore", insomma descrive un picco. Ma un picco non può esistere senza una svolta, quindi senza qualcosa che le regole le abbia infrante in modo radicale e spesso con tutto il clamore (troppo spesso anche egotico) possibile. Insomma l'artisticità della svolta la si deduce proprio dal successo del picco. Una serie di esempi banali: senza il successo del secondo Raffaello non si sarebbe capita l'importanza degli studi di Sebastiano Serlio sulla prospettiva, senza il clamore di Guernica le Demoiselles d'Avignon avrebbero probabilmente avuto un'importanza più limitata. I Velvet Underground, gruppo rock oggi considerato fra i più importanti di sempre, di certo fra quelli classici il più influente sulla scena di oggi, ha passato 10 anni tutti (tempo che nel rock di allora equivaleva a due o tre ere musicali) ad essere quasi totalmente ignorato da pubblico e critica.

Insomma la svolta molto spesso non viene capita dal suo secolo, anzi dà fastidio, è scomoda, quindi non produce polisemia. Questo è il caso della Venere di Botticelli, ignorata per secoli in quanto opera scandalosa e quasi blasfema, perché per la prima volta dai tempi dell'arte classica, quindi da circa un millennio, rappresentava una bellezza femminile senza connotazioni sacre, diciamo senza raffigurare una delle tre Marie ;). Ma vi chiediamo: oggi quanti... ehm, nudi femminili presentano connotazioni sacre? O lo chiediamo al sig. Darghen D'Amico e compagnucci di cui sopra? L'apparentemente interminabile consenso che oggi la Venere conosce è una piacevole coincidenza o una forza intrinseca all'opera?

Un esempio più recente ma perfettamente allineato al discorso è la Ragazza con l'Orecchino di Perla (o, più esattamente, col Turbante) del Vermeer. Artista secentesco totalmente dimenticato per più di due secoli (i primi studi risalgono a fine '800), prima un libro poi un film hanno decretato all'opera un successo clamoroso che sta durando ben oltre il successo del film stesso. Questo perché in un certo qual modo l'opera d'arte si fa meme, ovvero sussume culturalmente una serie di significati simbolici che vengono trasmessi fra le persone secondo una modalità che oggi (ma non ieri) definiremmo "virale", e finché questa funziona l'opera prospera. Che meme è per noi, ad esempio, la citata dal Tg2 Marilyn Monroe di Warhol (che "nobilita a oggetto del desiderio")? Cosa poteva essere quattro secoli fa la Dama con l'Ermellino di Leonardo? Per tacere della sempiterna Gioconda o Monna Lisa, opera d'arte tanto riuscita da aver costituito un meme ad oggi eterno, di certo transepocale come quelli citati nel servizio: il Discobolo di Milone, il David di Michelangelo ecc ecc. Opere che sussumono così tanti significati, passando secoli e secoli con esigenze culturali diversissime, da arrivare a comportarsi come simboli. Quindi arte e simbolo sono in relazione?

Insomma cos'è l'opera d'arte? Un oggetto culturale, concepito con un preciso senso pratico e referenziale come il ritratto di una persona, una decorazione, un oggetto qualsiasi, oppure senza un senso preciso, come uno scarabocchio o un suono generico, ma reso potenzialmente polisemico dalla provocazione estetica. Saranno le generazioni a conferirle significati, pescati direttamente da quello che il servizio del Tg chiamava "immaginario popolare" e noi inconscio collettivo. Insomma l'opera d'arte è riuscita nella misura in cui è in grado di connettere, tramite cortocircuiti culturali o processi neuronali, la coscienza col mare immenso di simboli, valori, miti e immagini condivisi in parte da un'epoca - quindi, diciamo così, morituri - in parte dall'umanità intera, quindi eterni. L'arte è così l'unico oggetto culturale in grado di produrre perennemente senso, quindi polisemico come solo la natura sa essere, infatti ogni generazione dà alla natura i significati che può, cogliendo solo parte del suo segreto insondabile. Ma per l'opera d'arte alla fine questi tendono a chiudersi, bloccarsi, codificarsi in simboli: la Gioconda diventa così un simbolo dell'ambiguità e del mistero, l'Urlo di Munch uno dell'angoscia, il David di Michelangelo uno della bellezza maschile unita alla forza serena, ecc, almeno fino alla fine della capacità di comunicazione della civiltà che li ha codificati. 

Il simbolo invece non nasce come potenzialmente polisemico, au contraire, esso è eminentemente monosemico. Ma se si tratta di vero Simbolo, ovvero orientato al Sacro, esso porta un significato non facile da esprimere, certamente impenetrabile dalle menti ottenebrate. Al che cominciano a fiorire in seno all'umanità interpretazioni vieppiù lontane dal significato originale, se volessimo usare una parola brutta e impropria oseremmo dire eretiche. Ciò avviene per una ragione non dissimile: non cogliendo l'elevatezza del significato originale, l'uomo si connette tramite il simbolo alle regioni più "basse" e fantasiose dell'inconscio collettivo, traendone ogni suggestione e conseguenza. Nel percorso secolare memetico, il simbolo diventa così polisemico contro la sua stessa natura, virtualmente senza fermare mai tale corsa e comportandosi così come dovrebbe fare l'opera d'arte. In questo senso l'opera d'arte con gli anni si comporta come un simbolo e, viceversa, il simbolo si comporta come un'opera d'arte, pur conservando entrambi, per chi è in grado di coglierli, il primo un significato preciso, la seconda un significato "aperto". Il primo viene forzato all'apertura, la seconda condotta alla chiusura. Quando l'opera d'arte finisce di produrre polisemia e i suoi sensi, i suoi significati, sono totalmente codificati (perché in numero determinato e gestibile), allora essa assurge a simbolo di quei significati. E così accadrà per tutte le opere alla fine della civiltà umana, ma forse sarà troppo tardi perché serva a chicchessia (o forse no? chissà...).

La nostra provocazione estetica, lo credereste mai? è la Sinestesi. Perché, fra le altre, sono due le cose che il Tg2 non dice:
1) è dagli anni 60, ovvero dall'epoca della Marylin di Warhol, che l'arte non è più in grado di produrre "icone", complici la caduta delle ideologie, la conseguente parcellizzazione (forse sarebbe più giusto dire la polverizzazione) dei miti e l'autoghettizzazione dell'arte nei territori dello stupore o del mero piacere. Fa forse eccezione qualche film, quindi arte almeno bisensoriale.
2) ma a parte questo, soprattutto le avanguardie - diciamolo - l'arte multimediale e quella (sedicente) sinestetica alla fine si sono rivelate le più sterili, le più incapaci a produrre qualcosa di duraturo e memorabile.

Secondo noi perché è mancata una provocazione estetica forte, veramente commisurata all'umanità odierna, che vive in modo nuovo problemi eterni. Detto questo, è poi così importante divenire un'icona? Se ci pensiamo, le opere presentate dal Tg sono icone nel senso proprio del termine: immagini, figure. Ma se icona significa mito allora anche un uso diverso di un'opera d'arte, una sua diversa fruizione, può assurgere a tale status, per quanto l'aspetto esterno dell'opera non sia particolarmente rilevante. L'icona grafica fa il suo mestiere, connette laddove deve connettere, quella musicale fa il suo e così quella esperienziale, apparentemente così importante per l'uomo di oggi. 

Certo, auspichiamo che alcune Sinestesopere verranno meglio ed assurgeranno a memi semi-eterni e immaginiamo che altre verranno peggio e saranno presto dimenticate, ma la provocazione della Sinestesi di certo rappresenta una svolta. Questo gruppo che si sta formando, e al quale invitiamo tutti a partecipare, spera di poter produrre un picco e sarà suo merito se ci riuscirà. Altrimenti spera di aver teorizzato una buona svolta: profonda, interessante e meritevole di essere messa alla prova. 

Chi viene con noi?

25 dicembre 2013

Etica e Sinestetica


Gentili lettori, questa atmosfera natalizia tanto foriera di letizia (sì, ma dove?) ci porta a dare ascolto a una serie di richieste riguardo all'etica occasionalmente emerse dai commenti, e in effetti l'ultimo post su Nelson Mandela ci offre il destro per parlarne, essendo la biografia di questo signore un caso che ha del paradigmatico. Cominciamo dicendo una cosa: noi non siamo nessuno per poter parlare veramente di etica, né filosofi, né pensatori (di rilievo, intendiamo... vivaddìo cerchiamo di usare quella poca materia grigia di cui siamo dotati), né sacerdoti, né tantomeno profeti. Prendete queste come considerazioni generali secondo le categorie della Mutantropia e della Sinestesi, in ogni caso sempre contro ogni osnoblosi, e integratele con quanto precedentemente esposto da un punto di vista più connotato di pensiero trascendente nel post Etica e Senso Religioso.

Etica, dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, etimologicamente significa "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine", ma è invalso il senso di "giusto comportamento". Secondo noi il suo senso va oltre e significa "perseguire il giusto" sempre e in ogni caso, anche contro il proprio interesse. Chiaramente il "giusto" dipende dallo stato di coscienza, esiste quindi un'etica oggettiva, ovvero coerente a un "bene" innegabile almeno dalle principali correnti spirituali e filosofiche vigenti, ed un'etica soggettiva, che è comunque etica o almeno è onestà con se stessi. Qui si innesta l'annoso problema di quanto quest'ultima, la soggettiva, sia davvero etica, cioè quanto il perseguimento di un bene percepito come tale ma con ogni mezzo, anche interpretabile come ripugnante o aberrante, abbia un qualunque connotato positivo. Cioè se Hitler fosse stato in buona fede nel perseguire il suo ideale di bontà per la terra/l'umanità/la razza ariana, sarebbe stato meno Hitler? Chi giudica il mezzo e la sua adeguatezza al fine?

Purtroppo intervenire sulle questioni di coscienza è sempre delicato e fuorviante, proprio perché comportarsi in modo etico non significa sempre e necessariamente comportarsi "bene". In linea generale (e davvero, per favore comprendeteci, solo in quella), se il Vangelo ci insegna a porgere l'altra guancia, cosa che noi non abbiamo mai visto fare eppure viviamo in una società sedicente cattolica, altri libri sacri, uno per tutti la Bhagavad Gita, ci insegnano a gestire lo scontro sì, ma in modo appunto etico, cioè senza conseguenze karmiche per noi e per gli altri. Perché, come abbiamo esposto nel post sopra menzionato, è proprio qui che si configura il nucleo centrale dell'etica: l'attenzione all'altro, all'ambiente, al sistema olistico di cui siamo parte. È etico il comportamento che lo considera, lo preserva e non ne compromette i delicati equilibri, e qui Adolf non ha più scappatoie.

E allora lo scontro? Quando e come è concesso ferire? Anche qui si entra in aspetti di coscienza molteplici e davvero individuali, ma sempre in linea generale possiamo rispondere che ciò deve avvenire quando lo scontro è veramente necessario, chiaramente nella consapevolezza del fatto che ognuno di noi è responsabile della propria conflittualità. E al quando si aggiunga il come, ovvero sempre con le modalità che l'antica tradizione cinese definisce Wu-Wei, concetto in questo link decisamente banalizzato in quanto il "non fare" poi significa effettivamente "fare senza conseguenze karmiche", per estensione "senza intenzione". Il che normalmente significa fair play, campo e strumenti "condivisi", nessun sentimento ostile o di vendetta. Guerra che non ferisce e non esalta, da eseguire anzi freddamente, come una "questione di ordine", sapendo che il fine non giustifica i mezzi e sarà di questi che, alla fine, si dovrà rendere conto (guardate cosa sta succedendo a quel tizio che ha sfruttato il parlamento italiano, l'organo legislativo del paese, per ripulirsi penalmente da una vita da criminale).

Si può riassumere quindi vedendo l'etica come quel fare non immediatamente razionale rispetto allo scopo pratico che si propone, laddove però questa irrazionalità (apparente) in realtà sia fortemente motivata nel perseguimento di un bene e nel rispetto del tutto. Quindi è etico quel gesto che ha una motivazione più grande del suo apparente scopo pratico. Vero che etica è azione mentre morale è pensiero, ma quella dell'etica non è un'azione qualsiasi, bensì è motivata dal pensiero, dalla morale, dallo stato di coscienza. Un fare responsabile, quindi, che risponde al tribunale interiore ma spesso anche ad alcuni esteriori. 

Come s'è detto c'è un'etica assoluta, prima denominata "oggettiva" e ognuno tende a vedere tale quella del suo credo, che quindi non può essere redarguita, nel nome della convivenza fra fedi. Se non forse tramite una Tradizione sapienziale che come tale dovrebbe essere connessa con le radici stesse di ogni fede, ma qui ci infileremmo in un discorso troppo profondo (e dibattuto) per i nostri propositi. E c'è poi un'etica personale, prima definita "soggettiva", perché personale è lo stato di coscienza, la morale. 

Purtroppo o per fortuna, però, quando uno stato di coscienza non è completo, cioè è immaturo o deficitario, cosa normale nel cammino sulla via dell'esperienza, anche colui che persegue "il giusto" fallisce ed ha un'apateporia, che a sua volta, similmente alla dinamica mutantroposnoblotica, lo mette in discussione e lo costringe a cercare un nuovo "giusto", un nuovo valore. Auspicabilmente quest'apateporia deve riguardare esclusivamente lui stesso, cioè non dev'essere frutto o causa di nocumento agli altri o all'ambiente: rischio sulla mia pelle, chi ci rimette sono solo io. In realtà un tale gesto non è proprio del tutto etico, a causa del rispetto dovuto almeno al nostro corpo, ma è già un buon inizio per distinguere Hitler da Jim Morrison :) A questo proposito nel nostro post sulla benvenuta apateporia parlavamo di Mutantropo interiore, che poi significa coraggio di cambiare sistema di valori contro ogni apatepofobia. E per guidare lo stato di coscienza verso ciò cui ancestralmente l'uomo è stato dedicato, quindi verso il "bene" che accompagna l'umanità dall'alba del suo stesso esistere, ci sono da sempre simboli e archetipi ed è qui che interviene in prima istanza la Sinestesi, est-etica dalle caratteristiche che ormai dovremmo conoscere bene.

Insomma essere etici significa essere giusti nei confronti del mondo e onesti con se stessi. Ovvero vedere le apateporie per quelle che sono, permettere agli eventi del mondo - figli del karma - di essere significanti. Così l'etica soggettiva lentamente si plasma e diverrà un'etica simile a quella oggettiva, perché maturerà nella consapevolezza dei suoi effetti e in un ambito interpretativo, quello archetipico-simbolico, che ad oggi è l'unico per una, chiamiamola così, corretta decodifica degli stessi. E qui si affronta un passo successivo: che fare quando si è raggiunta l'armonia col mondo (ammesso che ciò sia possibile)? L'uomo è alla ricerca di armonia e laddove la trova da Mutantropo tende a mutarsi in Immobilista. Ma è anche vero che l'assenza di apateporie, fondamento primo dell'armonia, è ciò a cui porta la via etica. A ognuno la sua, secondo il suo stato di coscienza: il ragioniere saprà essere un ragioniere in armonia, così il macellaio, così il filosofo. Almeno in armonia col mondo, e già questo sarebbe un risultato eccezionale, se tutti fossimo etici.

Ma da un ulteriore punto di vista, in armonia col mondo significa in qualche modo esserne prigionieri, accettare le sue logiche. L'uomo in quanto anima, e intendiamo la sua anima più autentica e profonda, capisce istintivamente che il mondo non è il suo regno, che essa appartiene ad un altrove. Allora l'etica diventa qualcosa d'altro e un simile scopo, per essere perseguito, inevitabilmente scardina equilibri forse eccessivamente di comodo portando nuove apateporie (cfr Gv 15, 2). Anche in questo caso interviene la Sinestesi, perché il confronto cui sottopone porta l'anima a verificare le distanza che separa il Regno dal suo tranquillo mondo di ragioniere, di macellaio o anche di filosofo. La porta a capire che ogni uomo ha il diritto-dovere di perseguire scopi spirituali trascendenti, e alcuni lo capiscono prima, altri dopo, altri mai (nella vita presente). Per il terzo tipo l'armonia col mondo è fondamentale. Per gli altri due parliamo della via del Metantropo rispetto a quella dell'Eumutantropo semplice.

Bene, è Natale. Quale tipo di Mutantropo interiore vorremmo far nascere? :)

11 dicembre 2013

Mutantropia di Nelson Mandela


Questa settimana avremmo voluto parlare dell'ennesima vergogna fra le vergogne nazionali: l'ignominiosa cacciata dal senato del politico più impresentabile del dopoguerra (e in Italia questo è già tutto dire), ma procrastinazioni, questioni di opportunità e l'evento di cui andremo a trattare ci hanno fatto cambiare idea. In fondo perché dopo i vari casi umani alla Morgan e Paolini avremmo dovuto parlare ancora di scelte sbagliate, di conformismo ed egonanismo aberranti, di stupidità tanto enorme da rovinare immeritate fortune?

Ieri all'Fnb Stadium di Johannesburg, dove apparve per l’ultima volta in pubblico, c'è stata la commemorazione di un uomo tanto speciale da aver reso possibile l'arrivo di 80 capi di stato (gente che, così... dovrebbe avere le agende già piuttosto piene), con tanto di presidente americano che stringe la mano a quello cubano, oggi Raul Castro, teoricamente nemico dichiarato. Ma chi fu Nelson Mandela detto Madiba? Vorremmo qui brevemente rievocare i principali fatti biografici per sottolineare la sua attitudine mutantropica e gli effetti che questa ha portato. Per la biografia ufficiale utilizzeremo come riferimento quella del sito mandelaforum.it.

Nato nel 1918 da famiglia tutto sommato non eccessivamente povera, metodista, sia il suo nome Rolihlahla ("attaccabrighe"), che il suo soprannome Nelson, sono stati mutamenti culturalmente imposti. Ma se è vero che nomina sunt omina, il ragazzo fece onore alla suo appellativo risultando sin da subito combattivo e deciso. All'inizio per perseguire i suoi interessi personali (mutantropo egotico), come tipicamente accade ai giovani, poi vieppiù per realizzare ideali di giustizia anche contro il proprio interesse. Di certo fece onore al suo nome quando nel 1940, a 21 anni, fu espulso dall'università per aver guidato una manifestazione studentesca insieme a Oliver Tambo, ma oggi è difficile capire come dovesse essere allora vivere in Sudafrica per un giovane nero. E certo quando l'anno dopo fugge a un matrimonio combinato dalla tribù lo fa per scopi egotici ammantati di vago senso di giustizia. Senso che però avrà modo di approfondire a Johannesburg, dove troverà lavoro come guardiano di miniere. 

Questo gli provocò uno sdegno tale da indurgli i primi due cambiamenti di tipo mutantropico: 
1) insieme a Walter Sisulu e Oliver Tambo costituisce la Lega Giovanile dell’ANC (African National Congress), e in pochi anni ne diviene presidente, passando così da una forma di lotta autonoma e spontanea a una più organizzata e istituzionale.
2) con un'incredibile determinazione, completa i suoi studi di legge all'Università del Witwatersrand, e con Tambo avviò il primo studio legale per neri. 
Insomma il combattente rimane tale, solo più civile e meglio organizzato, grazie anche a un'intelligenza e una sensibilità fuori dal comune. Ottiene così i primi risultati, anche organizzando le masse in atti di protesta, ovvero (ai fini della nostra analisi) eminentemente anticonformisti. Certo per lui la cosa era apparentemente più semplice che per noi: il potere bianco e dittatoriale appariva come un monolito da distruggere, insieme alle odiose leggi razziali che imponevano l'apartheid. In un paese osnoblotico come il nostro avrebbero semplicemente negato l'esistenza di ogni ingiustizia sociale, imputandone le voci al più a dicerie di frange comuniste ;)

Da Wikipedia: "Inizialmente coinvolto nella battaglia di massa, fu arrestato insieme ad altre 150 persone il 5 dicembre 1956, e accusato di tradimento. Seguì un aggressivo processo, durato dal 1956 al 1961, al termine del quale tutti gli imputati furono assolti. Mandela e i suoi colleghi appoggiarono la lotta armata dopo l'uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville, nel marzo del 1960, e la successiva interdizione dell'ANC e di altri gruppi anti-apartheid. Nel 1961 divenne il comandante dell'ala armata Umkhonto we Sizwe dell'ANC ("Lancia della nazione", o MK), della quale fu co-fondatore. Coordinò la campagna di sabotaggio contro l'esercito e gli obiettivi del governo ed elaborò piani per una possibile guerriglia per porre fine all'apartheid. Raccolse anche fondi dall'estero per il MK, e dispose addestramenti para-militari, visitando vari governi africani. Nell'agosto 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni fornite dalla CIA".

Dal processo che seguì non riuscì ad uscirne nel modo appassionato e brillante che aveva utilizzato per quello precedente, e tutti sappiamo quanto retorica - diciamo abilità oratoria - ed amore di sé vadano a braccetto. Ma questa volta no, questa volta lo aspettava una terribile apateporia. Il "mutamento culturalmente imposto" dell'imprigionamento fu un colpo durissimo, vista anche la crudeltà del carcere dove venne rinchiuso: un bugigattolo gelido di pochi metri quadrati in mezzo all'oceano. A questo punto ha avuto veramente modo di rimanere solo con se stesso e finalmente riflettere, un'esperienza sinestetica oseremmo dire estrema. A questo punto poteva rimanere immobilista e formalmente fedele al suo personaggio di attaccabrighe, oppure cambiare e in questo caso sappiamo bene le 4 scelte davanti a cui s'è ritrovato: conformismo egoista (adulando il governo o i suoi carcerieri), egoismo puro (lottando per migliorare solo le sue condizioni), conformismo puro (l'accettazione più bieca, il silenzio più grigio) o... evoluzione. Che ovviamente non significa per forza tradimento di sé.

Sappiamo che questa fu la scelta che prese e lo diciamo perché non fu certo quella che di per sé porta vantaggi. Chiuso in un carcere di massima sicurezza, senza alcuna prospettiva per sé, cominciò a dedicarsi completamente ai compagni di prigionia. E non per averne in cambio vantaggi, ma bensì per il perseguimento di ciò che riteneva giusto: indumenti più dignitosi (infatti la sua battaglia non si fermò quando riuscì a ottenerli per sé), condizioni di lavoro meno inumane, pasti migliori, possibilità di studiare in cella. La vera portata mutantropica di questi cambiamenti è descritta meglio sempre da Wikipedia: "Rifiutando un'offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata (febbraio 1985), Mandela rimase in prigione fino al febbraio del 1990. [...] Durante la sua detenzione, durata appunto 26-27 anni, Mandela lesse molti testi, poemi, poesie, liriche, libri in lingua afrikaner (olandese) e inglese, lingua che nel corso della detenzione imparò a perfezione conoscendo grammatica e parlato del gergo comune. In particolare [...] una poesia in inglese del poeta britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus, dal latino "invitto", o "invincibile" della raccolta Vita e Morte (Echi), pubblicata per la prima volta nel 1888 all'interno del libro Book of Verses. Questa poesia per Mandela è stata la principale causa del suo continuare la vita in prigione nell'arco di 26 lunghi anni". Insomma ecco che torna l'arte ancella dell'anima, il nucleo centrale della nostra poetica sinestesica. E GUARDA CASO ancora una volta legata al concetto di Mutantropia Evolutiva.  

Sappiamo tutti quale sarà l'effetto combinato di queste energie mutantropiche: uscito dal carcere nel febbraio del 90 a furor di diplomazie internazionali, vincerà il premio Nobel per la pace e sarà acclamato presidente del Sudafrica 4 anni dopo. Salirà quindi al più alto gradino del potere del paese che lo aveva condannato e incarcerato, perseguendo ogni azione in suo potere (questa volta pacifica) per annullare l'apartheid e ripristinare l'equità sociale. Diventato pacifista convinto, "Il perdono diventò la sua arma principale.[...] In modo sorprendente, egli dette un ricevimento per le vedove dei politici che lo avevano imprigionato e pranzò con il magistrato che sosteneva la sua impiccagione dopo che era diventato Presidente. Mandela si preoccupava della costruzione della Nazione e faceva ogni sforzo possibile per fugare le paure delle minoranze in Sudafrica. Era l’inizio del suo nuovo ruolo di negoziatore e intermediario per la pace e la riconciliazione. Lungi dal cercare vendetta per quegli anni lunghi e solitari, il suo desiderio di libertà per il suo popolo è divenuto desiderio di libertà per tutti, neri e bianchi. Grazie a questo impegno, la nuova costituzione sudafricana bandisce la discriminazione nei confronti di tutte le minoranze".

Oggi questo Eumutantropo è morto in odor di santità... una santità laica, perché le religioni sono ancora troppo obnubilate e rattrappite per accettare il concetto di Mutantropia. È l'eroe del millennio, il rappresentante nobile di una nazione che ha qualcosa da insegnare al mondo. Un esempio positivo quindi, un vero nuovo modello di uomo. Come noi negli ultimi 20 anni con Berlusconi. Perché diciamolo, tranne il carcere sono... UGUALI! ;)

27 novembre 2013

Due Approssimazioni alla Sinestesi


Non senza una piccola nota di orgoglio, vorremmo qui descrivere due mostre ora in corso che presentano diversi punti di contatto con la nostra poetica. Certo non sono - non possono essere - ancora Sinestesi, ma ci rinforzano nella convinzione che l'arte contemporanea stia dirigendosi vieppiù verso forme di installazione multisensoriale che però, al contrario degli esperimenti un po' fine a se stessi del quarantennio 1960-2000, portino i fruitori non solo nel regno della sorpresa e dell'imprevisto, quando non della paura o dell'emotività becera, ma anche in quello della trascendenza verso mondi se non proprio alti, almeno archetipicamente... altri ;)

La prima e forse più simpatica di queste è Le Surréalisme et l'Objet, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi. Allestita come una sorta di camminata onirica nei mondi paralleli vagheggiati dai grandi maestri del surrealismo negli anni 20 e 30 del '900 (Breton, Dalì, De Chirico, Duchamp ecc), grazie alla forza delle opere e alla sinestesica varietà di artisti e relativi approcci, essa è veramente in grado di produrre come un senso di straniamento nel visitatore.

Opere certo oniriche, ma spesso anche spaventose o ironiche o talvolta addirittura, finalmente, archetipiche. Il sesso che si scompone in elementi centrifughi, le prospettive che riflettono solitudini e angosce, oggetti comuni che interrogano sul senso del quotidiano, oppure mostruosità mutanti ed enigmatiche, contaminazioni impreviste ed inquietanti. L'oggetto diventa così simbolo di un'alterità perversa e quasi ostile, una sfida della creatura nei confronti del creatore: noi. Piccoli Luciferi ribelli contro il proprio demiurgo, essi ci impongono di rendere conto delle nostre invenzioni, del nostro senso estetico, delle nostre necessità di utilizzo. Divengono insomma lo specchio della nostra anima, delle aspettative, delle necessità, dei sogni di un'umanità sempre più dolente e perduta.

Il fatto che siano "invenzioni" del passato, poi, rende queste opere, questi oggetti, ancora più inquietanti, fino a ricreare il ghigno del facile profeta che, prevedendo l'aggravarsi della nevrosi metropolitana ed eternamente irrisolta dell'uomo moderno, sembra dirci beffardo "te l'avevo detto". Lo spettatore quindi, prima divertito poi sempre più sgomento, è costretto a confrontarsi col senso di una modernità, di una vita, di una generazione, di una civiltà alla deriva, ormai distaccata dalle prerogative eterne dell'uomo e proiettata in un mondo popolato di immagini e fantasmi, un minaccioso gioco di specchi inconsci che inviluppa le coscienze.
Insomma un'esperienza pseudo-sinestesica, che sarebbe stata effettivamente tale se avesse voluto essere più orientata verso una soluzione positiva per l'animo umano, soprattutto tramite simboli e archetipi veicolati da qualche Tradizione sapienziale.

L'altra mostra, certamente più a portata di mano, ha un nome spocchioso quasi come i nostri ;) Aisthesis, all'Origine delle Sensazioni, allestita presso la meravigliosa villa Panza di Varese. Due artisti-mito nell'arte plastica e ambientale del 900, James Turrell e Robert Irwin, venti opere in mostra tra proiezioni, installazioni e opere site-specific racconteranno "il loro singolare utilizzo della luce come medium creativo".  

Rispetto all'altra quindi il focus si sposta: non più l'evocazione che porta con sé un oggetto fattosi quasi black vomit del nostro inconscio, bensì l'analisi di come la sensazione nasca dalla percezione, ed essa stessa dalle informazioni che arrivano, coscienti o no, dal principale vettore di informazione dell'universo: la luce. Allora essa segna la distanza fra noi e le cose, riempie surrettiziamente spazi vuoti suggerendovi però contenuti immaginari, colora e definisce prospettive inedite e sconcertanti, evoca anatomie archetipiche (un'installazione in particolare ricorda la già citata vagina di Reshma Chhiba), rimanda a tribalismi immanenti e irrisolti, fino a dislocare percezioni e certezze. Il fruitore assiste così, sbigottito e impotente, al pleonasmo illusorio del proprio mondo di percezioni senza però un codice selettivo aprioristico, che è poi quello che ci permette la sopravvivenza psichica e la corretta decodifica nella ridda di informazioni del quotidiano.

Allora la percezione torna ai sui elementi base: la prospettiva, la luce e l'ombra, costringendoci a interrogarci sulla nostra interiorità e sui fantasmi che spesso tali spazi riempiono. Si tratta di un ottimo approccio alla Sinestesi per l'opera an-egotica di due artisti (per quanto fra i due Turrell abbia il sopravvento creativo e intellettuale) e per la loro superba capacità di usare la tecnologia luminosa come veicolo di enigmi e evocazioni interiori. Manca forse lo spunto per andare oltre, intendiamo oltre le forme nude, oltre il labirinto infinito delle possibilità percettive, ove l'anima può solo perdersi nella sua inetta solitudine. Manca il filo d'Arianna di immagini e simboli in grado di rievocare e risvegliare quelle potenzialità latenti che sole permettono una felice navigazione fra le forme e le informazioni dell'universo, verso l'unica, vera e autentica Luce. Detto questo, signori, chapeau!

Queste due mostre ci siano da stimolo per la nostra fino ad oggi solo annunciata realizzazione di una Sinestesopera. Al che vi facciamo una sorprendente anticipazione: rimanete in attesa di novità per il mese di giugno 2014! :D