Visualizzazione post con etichetta Tao. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tao. Mostra tutti i post
3 ottobre 2018
Silence, ovvero della necessaria Mutantropia interiore
Ultimamente, nella vostra infinita misericordia, due sono le critiche ricorrenti con cui ci state un po' martellando in privato:
1) che il nostro blog da estetologico starebbe trasformandosi in uno di critica cinematografica
2) che comunque riesce a comminare esclusivamente stroncature
Ora, dal momento che le critiche bruciano ma se vi scomodate a farle un fondo di verità devono pur averlo, ci premuniamo a rispondere che sì, è vero, ultimamente abbiamo dato alla critica cinematografica - arte secondo alcuni fuori fuoco - una certa predominanza. Ma ciò è avvenuto solo perché la redazione, che era il nucleo propulsivo e poietico del gruppo, praticamente non esiste più e quei pochi contributi li scrive quasi solo l'esperto in cinema. Arte che comunque non è poi così fuori fuoco, e per il suo essere multimediale (immagine e suono), la prima grande arte multimediale tecnologicamente connotata (il teatro o il balletto non lo sono, almeno non in tal misura), e per l'impressionante capacità di impatto emotivo che hanno le sue opere, quindi potenzialmente dal grande valore mutantrogenico. E poi, volete forse negare che Your Name fosse una patacca sentimentale adolescenziale? O che Blade Runner 2049, opera decisamente migliore, ma alla fine si risolvesse in un gioco di specchi finto-mutantropico di illusorie e irrealistiche "coscienze" cyber? O ancora che Il dott. Parnassus, forse l'opera col maggior potenziale sinestesico da noi esaminata, alla fine però si sia rivelata confusa e inconcludente? O, forse peggio, che The Young Pope di Sorrentino fosse, per essere gentili, quantomeno sopravvalutato per intrinseca insufficienza autoriale?
Chi altri oltre a noi ha affermato queste cose? Vorreste negarci la capacità - almeno quella - di andare controcorrente nel tentativo di informare su ciò che si tace?
Nondimeno accusiamo il colpo e, va bene, se proprio volete che la finiamo lì allora chiudiamo questa nostra carrellata cinematografica (ma fatta non solo per amore del cinema, bensì per esporre applicazioni pratiche delle categorie mutantropologiche) recensendo un capolavoro: Silence, film del 2016 di Martin Scorsese, ma tratto dall'eccellente romanzo Silenzio del giapponese Shūsaku Endō, scomparso nel 1996. Lo abbiamo definito capolavoro anche se non tutto ha incontrato il nostro gusto: ad esempio certo senso di sorpresa l'abbiamo trovato forzato, certe apparenze che poi non si sono rivelate reali per gioco cinematografico, nemici che si rivelano amici in tempi non realistici o viceversa (in realtà per il viceversa i tempi erano decisamente più realistici). Poi certo, riconosciamo che questi trucchetti siano necessari non tanto a tenere desta l'attenzione, ma soprattutto a rendere l'effetto psicologico dei molteplici errori interpretativi in cui incorre sistematicamente un occidentale nella terra del Sol Levante, e vi garantiamo che chi scrive ne sa qualcosa! ;)
Per il resto sì, il film è un capolavoro, perché alla sua luce tutta la teoria mutantropologica esposta in questo blog assume un altro significato, che forse è quello ultimativo e reale. E non solo per la sapiente mano registica (da quanto non vedevamo Scorsese tanto ispirato?), non solo per la stordente bellezza della fotografia, e non solo per l'indiscutibile perizia degli attori coinvolti, che siano occidentali o giapponesi. Ma soprattutto per la capacità di scrittura dei due autori Jay Cocks e lo stesso Scorsese, intellettuali e uomini di cuore capaci di enfatizzare in modo profondo e pieno la portata dei simboli evocati, facendo fare al nostrano Sorrentino la figura del guitto di provincia borioso e cannaiolo (non ce ne voglia l'interessato, di cui comunque rimaniamo fan ;). Il film, specie all'inizio, parla delle persecuzioni che i missionari cristiani (soprattutto gesuiti) e i loro convertiti locali dovettero subire nella prefettura di Nagasaki durante il XVII secolo. Poi però... lentamente, quasi impercettibilmente... la tematica cambia o, più esattamente, a quella delle persecuzioni se ne aggiunge un'altra che inevitabilmente prende il sopravvento, necessaria a comprendere il finale e il senso generale dell'opera. Giudati dall'instabile alcolizzato Kichijiro, i due giovani gesuiti portoghesi Rodrigues e Garupe partono da Macao per le terre intorno a Nagasaki alla ricerca del loro maestro spirituale, padre Ferreira, calunniato (secondo loro) addirittura di apostasia (da loro chiamata, secondo noi impropriamente, abiura) e di condurre uno stile di vita giapponese, addirittura more uxorio con una donna locale! I due vengono calorosamente accolti da miserrime popolazioni di pescatori e, ricolmi di mistico fervore missionario, officiano culto e battezzano a man bassa, facendosi amare dalle sparute comunità cristiane terrorizzate dalle persecuzioni.
Ora... ricordate cosa affermammo a proposito di fanatismo nel post L'Ego e i suoi Appetiti, di cui raccomandiamo fortemente la lettura? "Il vero egonanista si definisce per l'aggiunta di concupiscenze proprie. L'immobilista che non le ha, cioè applica tecniche osnoblotiche per perseguire un "bene esterno" o concupiscenze altrui, è la figura più vicina a quanto si potrebbe definire un fanatico", definendo così l'osnoblotico immobilista che, incurante dell'ambiente e di culture estranee alla sua, impone il suo sistema di valori come verità assoluta. Ed è questa piega che, sorprendentemente, comincia a prendere il film. Perché certo, ci sono le persecuzioni, c'è il male dell'uomo sull'uomo, ci sono quindi inevitabili conseguenze karmiche (la più brutta battuta che abbiamo sentito da astanti è stata: «ah, è successo a Nagasaki? allora se la sono voluta!»), ma il film giustamente vuole evitare giudizi affrettati e manicheisti. Se il male sembra chiaramente da una parte, non è che nell'altra alberghi solo il "bene". Anzi. Certo, in quanto ciò giustifichi la prima è tema di aperto dibattito.
Infatti i due protagonisti, immediatamente dopo la prima ondata di gratificazione dell'ego, si rivelano presto goffi e talvolta addirittura meschini, incapaci di sostenere emotivamente le prove che la missione richiede, oltre che incapaci proprio di portarla a termine (trovano solo un anziano che abbia mai sentito parlare di padre Ferreira, che però se ne va perplesso senza esser stato di nessun aiuto). Per carità, non sono cattivi o malintenzionati, anzi sono due bravissimi ragazzi ricolmi di misticismo e (si diceva) fervore missionario, il che dal loro punto di vista equivale a dire "volontà di far del bene", ma è all'indurirsi delle condizioni e degli eventi che dimostrano impietosamente i limiti del loro stato d'anima, coltivato più sui libri in sicuri seminari europei che nel fango di difficili territori esotici. Quando viene offerto loro del cibo mangiano senza preghiera, quando scattano le persecuzioni non riescono a suggerire soluzioni efficaci, oscillanti fra atiquifobie e occasionali apatepofobie, anzi, quando avvengono le prime esecuzioni assistono impotenti al martirio. Di più: quando a loro volta vengono catturati si comportano in modo nevrotico e in preda al panico, lasciando perplessi i loro compagni di prigionia locali ma cristianamente rassegnati. Però prima che ciò avvenga i due si separano, circondati dalla diffidenza e dal disprezzo dei nativi. Il film segue l'efebico ma irsuto "padre" Rodrigues, dei due quello che sembrava più propenso al cambiamento (aveva consigliato infatti ai fedeli locali, contro il parere dell'amico, di calpestare le immagini sacre pur di non incorrere nel martirio), nella sua sconcertante sequela di apateporie: la comunità da lui battezzata risulta dispersa, riincontra la guida Kichijiro, l'unico ad aver sputato sul crocifisso, solo per venirne poi tradito, viene quindi imprigionato e sottoposto a processi nei quali, nonostante la presenza di validissimi interpreti, non sembra mai cogliere veramente il punto della questione. Arriva persino a dimostrare di non conoscere l'identità del suo accusatore, il terribile e celeberrimo inquisitore Inoue Masa, fra l'ilarità dei presenti. Infine assiste impotente alla morte dell'amico Garupe. In questo il film illustra magistralmente il passaggio psicologio dall'atiquifobia all'apatepofobia, da noi descritto nel lontano 2012.
Ma forse ciò che maggiormente lo ferisce, sia pur fra le torture psicologiche e le strazianti punizioni fisiche e persino uccisoni che lo circondano, è l'atteggiamento di Kichijiro, preda di una sorta di dinamica mutantroposnoblotica tipica di certo cattolicesimo (e riportata anche da Sorrentino guarda caso nello stesso AD 2016), ovvero la continua oscillazione fra peccato e confessione, che altro effetto non sembra avere se non la reiterazione del primo. Kichijiro si giustifica piangendo la sua debolezza, la quale doveva risultare comica o intollerabile agli occhi apparentemente spietati dei suoi carcerieri, che lo usavano come grottesco (e forse controproducente) simbolo di continua abiura, ma per il nostro gesuita in ambasce diventa ulteriore causa di messa in discussione della propria fede. Ed ecco quindi il significato del silenzio, o forse dovremmo dire del Silenzio con l'S maiuscola. Certo, il silenzio a cui sono state ridotte le popolazioni cristiane native, ma anche il silenzio a cui vengono costretti i padri gesuiti, così come il silenzio di Dio alle loro preghiere, invocazioni e suppliche. Ma anche il silenzio terapeutico, quello necessario alla meditazione e alla presa di coscienza. Il silenzio forse condizione unica per... riuscire veramente a sentire la voce di Dio?
Ma la Mutantropia di Rodrigues comunque non sarà sufficiente, perché insufficiente è la sua reale capacità di comprensione, insufficiente il suo stato d'anima, o di coscienza se si preferisce. Infatti, dopo tutte le prove e constatata la sua stolida ostinazione, interpretata non come atto di fede ma come indifferenza ai dolori inflitti ai nativi, i suoi carcerieri decidono di sottoporlo all'apateporia suprema: l'incontro col Mutantropo per eccellenza, l'oggi "giapponese" padre Ferreira. Qui il ricordo corre ai metodi del Grande Fratello di Orwell dove la devianza, prima di essere sanzionata con la morte, viene corretta fino all'amore. Perché in fondo è il sentimento che conta, nella consapevolezza oscura che le cose prendono forma prima nell'astrale - nel mondo dei sentimenti e delle idee, o degli archetipi se vogliamo - e solo dopo nel fisico. Eppure... a cosa porta quest'incontro fra un allievo emaciato e annichilito, più volte vicino alla perdita del senno (e fors'anche della fede), e l'ex maestro più imbarazzato che empatico? Alla spiegazione della più inconfessabile delle verità, spesso inutilmente suggerita anche dai suoi carcerieri giapponesi, in special modo dall'interprete e dall'inquisitore stesso, capaci entrambi di esprimersi in un eccellente portoghese: che l'invasione dei missionari cristiani, ancorché pacifica, è stata ottusa e non rispettosa. Che il Giappone aveva già un suo sistema religioso, non solo complesso e profondo quanto quello cristiano, ma forse persino più evoluto. Che la dottrina giapponese (su questo punto sembrava insistere l'interprete in un precedente dialogo: «solo persone veramente ignoranti possono paragonare i nostri Buddha [o più esattamente Bodhisattva] a esseri mortali»), il cosiddetto Buddhismo Zen, o Chan in Cina, similmente al Taoismo cinese o al Vedanta indù, ovvero al Sufismo islamico o alla Kabbalah ebraica, punta alla realizzazione di ciò che noi chiamiamo Metantropo, ovvero uno stato che trascenda quello umano, tramite la dissoluzione delle illusioni materiali nella splendente Verità divina.
Insomma che questa Verità è uno stato di coscienza che matura interiormente tramite consapevolezza ed etica, pensiero e azione, non una dottrina che si può imporre mediante rituali e perdoni continui (la confessione indiscriminata, come la vendita di indulgenze, fu il peccato capitale del cattolicesimo agli occhi di tutte le discipline iniziatiche). Che quest'ultima pratica, dopo attenti studi, risulta incompatibile, anzi pericolosa per un "campo morfogenetico culturale" dove altri sono gli ideali di realizzazione umana, quindi spirituale, il tutto al di là di pur presenti e validissime ragioni geopolitiche. Infatti gli unici ceti dove ha attecchito erano quelli più umili e vessati, dove più che una spiritualità ha fatto breccia la speranza in un luogo "altro" (il "paraiso") senza violenza, vessazioni o tasse. Peggio: la dimostrazione di tutto ciò era stata nella sprezzante indifferenza che i padri gesuiti avevano sempre dimostrato nei confronti delle culture locali, ignorandone lingua e tradizioni, negandone la spiritualità senza assolutamente comprenderla, al contrario di ciò che avevano fatto i nativi. Gli occidentali avevano così imposto una verità minuscola che, sebbene basata su solide radici spirituali, secoli e secoli di osnoblosi e giochi di potere avevano drasticamente trasformato, oseremmo dire tradito, fino a renderla un feticcio inaccettabile. Verità quindi osnoblotica che, aggiungiamo noi (come tutti coloro che conoscono la storia), altrove era stata imposta ai popoli dominati con la violenza delle armi ogni volta che fu possibile farlo, tra le più drammatiche conseguenze. Mentre sorge il sospetto che forse la Verità vera, quella con la V maiuscola, un tempo esistesse anche in seno al cristianesimo, ma già allora e da diversi secoli non ve n'era più memoria (in realtà gli stessi anni in cui è ambientato il film vedranno la nascita in Europa del movimento Rosacroce, ma questa è veramente un'altra storia).
Per il piccolo Mutantropo Rodrigues sì, si tratta dell'apateporia suprema. E sceglie anche lui la via mutantropica evolutiva, fermando il martirio e calpestando l'immagine sacra. In fondo, trattandosi di un'immagine, non è forse una semplice formalità, pubblica per giunta (cioè non interiore)? Ed ecco che improvvisamente le cose cambiano: assume identità e moglie giapponesi, ma anche le comunità locali vengono lasciate alla loro libertà di culto (in fondo il Buddhismo non era penetrato qualche secolo prima sovrapponendosi al preesistente Shintoismo?). Il rispetto per l'ambiente è quindi assicurato ma anche lui stesso, apprendiamo solo alla fine, aveva potuto mantenere il suo credo. Purché lo facesse interiormente, negando proselitismi pubblici e fuori luogo. Bensì, come ogni autentica verità dell'anima, appunto... nel silenzio.
Etichette:
Apateporia,
Conoscenza,
Coscienza,
Egonanismo,
Filosofia,
Inquietudine,
Mutantropia,
Mutantropologia,
Osnoblosi,
Recensione,
Scienze Umane,
Senso Religioso,
Tao
11 agosto 2018
The Young Pope, o dell'inutile banalità del bene
Da buoni ultimi ci mettiamo anche noi a parlare di The Young Pope, la tanto discussa serie televisiva di Paolo Sorrentino, regista e autore che più volte ha risvegliato il nostro interesse. Certo, non tutto il suo cinema ci convince: troppi i dialoghi stranianti (persone che si parlano con aria sospesa e guardando altrove), troppi i ritmi lenti e autocompiaciuti, troppi i momenti di esaltazione adolescenziale, ma con essi anche tanta profondità e coraggio autoriale, cosa ormai scomparsa in questi tempi di pavido conformismo. E ne parliamo per dire un concetto fondamentale: tanto rumore per poco o nulla. Ma vogliamo essere molto chiari! (cit. ;) l'opera in questione è tutt'altro che mal riuscita o trascurabile, dotata com'è di interessantissimi spunti di riflessione. Purtroppo però, come avemmo modo di dire per Il Dottor Parnassus dell'una volta grande Terry Glliam, non bisognerebbe mai parlare di argomenti che esondano le proprie capacità intellettuali o anche solo il proprio campo di esperienza. Si rischia di risvegliare inutilmente giganti fuori portata o, addirittura, svilire concetti degni di miglior sorte.
Ma... come ormai è nostra abitudine di excusatio non petita, giustifichiamoci: perché parliamo di quest'opera bisensoriale (vista e udito) a puntate? Sostanzialmente per tre ragioni:
- è un'occasione più unica che rara di fiction televisiva nazionale con una produzione di alto standard internazionale
- parla di un una personalità a dir poco problematica che va incontro a un processo mutantropico per "sinestesia"
- parla potenzialmente di materie spirituali, e nell'intenzione degli autori anche praticamente, lo vedremo
Eppure... qualcosa non va come avrebbe potuto. Ma andiamo con ordine.
1) Superproduzione di alto standard: insomma finalmente il mezzo bisensoriale per eccellenza, quello televisivo (dopo quelli teatrale e cinematografico e prima di quello telematico), viene messo al servizio di una storia di evoluzione umana, quindi Mutantropico-evolutiva, e apparentemente per vie quantomeno sinestetiche, vista la peculiarità dell'esperienza narrata: uomo problematico e tabagista in sinestesia vaticana. Finalmente si mettono in gioco etica, conversione, illuminazione, estasi, insomma le vie dello Spirito (nella sua prima omelia il protagonista ebbe a dire: "tutti noi siamo soli davanti a Dio, non vi indicheremo nessuna strada, cercatela voi, trovatela!"), e finalmente liberi da fiction su carabinieri e guardapesca. Eccellente il cast, bravo (come sempre) ma sottoutilizzato Stefano Accorsi, incontenibile Silvio Orlando, un superbo segretario di stato vaticano ben oltre la macchietta che è stato accusato di essere, stupefacente e diabolico il mattatore (oltre che occasionale co-produttore) Jude Law nella straordinaria interpretazione di Lenny (un omaggio al leader dei Motorhead, c'era bisogno di dirlo?) Belardo, ovvero Pio XIII, un giovane papa che si pone all'opposto dell'attuale Francesco, o forse più esattamente di Giovanni Paolo II. Tanto questo era innovatore, sorridente e aperto, quanto lui, papa di diversi anni più giovane, è conservatore, sprezzante e chiuso fino alla paranoia. È poi sopraffina la ricerca musicale con prelibatezze elettroniche, quando non chicche rinomate nell'underground (I Can't Escape Myself dei mitici Sound) o magari sconosciute nonostante l'indiscusso valore (Senza un Perché della stupefacente Nada). E infine, sempre finalmente, vediamo la volontà - oltre che la capacità intellettuale - non solo di stupire (scopo in sé osnoblotico, ricordiamolo) ma anche di mettere in discussione l'istituzione pontificia senza tuttavia mancarle di rispetto. Anche, come dire? con argomentazioni chiare, condivisibili, legate ai più elementari diritti umani.
2) Una personalità a dir poco problematica in mutamento: più esattamente un nevrotico schizoide ed egopatico, ovviamente conservatore al parossismo, iracondo e pure tabagista, tematica che sin da This Must Be the Place Sorrentino connette al processo di crescita. L'atteggiamento schizofrenico dapprincipio urta un po' i nervi, poi ci si rende conto che fa parte della "complessità del personaggio". Come lui stesso ammette egli è duplice, molteplice, contraddittorio "come Dio uno e trino, come la Madonna vergine e madre, come l'uomo buono e cattivo". Santo ed empio allo stesso tempo, insomma, nondimeno questa "complessità" suona in qualche modo falsa e fine a se stessa: il protagonista fatica ad accettare l'inevitabile. È Mutantropo, sì, ma passando per il dolore e il sangue (altrui ovviamente) comunque compie un processo molto parziale e non manca una gaffe degna di un Asperger all'ultima puntata. Ci si chiede però come abbia fatto fino a quel momento nella vita normale, già di per sé più che sufficientemente "sinestetica". Un matto che viene assalito da egopatia dittatoriale di colpo solo con l'ascensione al soglio pontificio, vista soprattutto l'autoconsapevolezza di bellezza e fascino della sua persona, sembra davvero poco credibile. Gli autori provano a giustificare questa stranezza con l'astio che proverebbe un bambino incomprensibilmente (per lui) abbandonato dai genitori, ma davvero non si comprende come ciò possa costituire causa scatenante di follia (certo, di egopatia sì) a prescindere dal salire il soglio. Inoltre, grazie all'abile regia di Sorrentino, viene sottolineta la portata sinestetica di una vita in Vaticano, secondo le parole di suor Mary (madre surrogata) "città-stato piena di anime perdute che non hanno mai vissuto" (acc, alla faccia della sinestesia!), esperienze si suppone connotate di Sacro, eppure nn ci risulta che quei luoghi abbiano potuto porre freno alle follie egopatiche di tanti, troppi, detentori del titolo più alto della chiesa sedicente cristiana e "universale" (katholikòs), fatte ovvimente salve le meritevoli eccezioni.
3) Materie (solo) potenzialmente spirituali: forse il punto per noi più fallimentare del progetto, a parte la morale intrinseca cui accenneremo dopo. In questa lunga serie (10 ore!!!) si parla di conversioni, illuminazioni, contatti con il sacro, oltre che di intensa preghiera, ma nei fatti trasudano ben poche verità spirituali, oseremmo dire quasi nessuna. L'anziano - diremmo decrepito - card. Caltanissetta che si chiede "la domanda oggi non è se Dio esista, ma perché dipendiamo da lui" può bastare? Certo che no. Però verità dottrinali ne sentiamo diverse e ne ringraziamo il prof. Melloni che avemmo modo di apprezzare al festival Sublimar di Milano, qui consulente alla sceneggiatura, chiedendoci al contempo se si sia contento di ciò che ha fatto. Una di queste, forse meno discutibile di altre, è la preghiera, o almeno la sua modalità, che per il nostro dev'essere in latino. Ma quando esige che essa si avveri allora la declama in italiano, infervorandosi fino all'indignazione ed arrivando ad esigere alla divinità (dall'Altissimo fino alla Beata Vergine) con un'insistenza aggressiva, un'autoritarismo oseremmo dire padronale, come con una serva o poco ci manca. Con questo simpatico ed evidentemente efficientissimo artifizio diviene papa, ponendosi all'opposto dello schivo protagonista del capolavoro Habemus Papam di Moretti. Ecco che la preghera si avvera, avviene il miracolo, il Papa è santo!
No, giusto per dire qual è il livello...
Certo, in compenso emergono verità psicologiche, ma forse spicciole e un po' scontate: il senso di rivalsa dell'infante abbandonato, i genitori surrogati, ovvero prima la madre (la già citata suor Mary) e poi il padre (il card. Spencer, che lo accusa di volere da lui solo l'approvazione dei suoi errori, come ogni figlio chiede a suo padre), infine il "pari" Gutierrez, quando Lenny diventa padre - anche lui, manco a dirlo, simbolico ovvero surrogato - del piccolo Pio, "figlio" della sua preghiera perentoria. Bellissimo il dialogo con l'amico d'infanzia Dussolier: "Lenny, quando crescerai?", e lui "mai, perché noi preti non possiamo diventare padri (falso! il prete fa voto di celibato, non di castità, ma va beh...) e questo ci condanna a rimanere per sempre figli". Per il resto, nel nome della sua oramai sdoganata "compelssità", lui si comporta da perfetto cattolico peccando in modo smodato e pentendosi disperatamente a rotazione, alternando trasgressione e confessione, addirittura ateismo (o almeno agnosticismo) e fervente misticismo. Vista da altri punti di vista, in un nostro post avemmo modo di chiamare un simile fenomeno dinamica mutantroposnoblotica, e in quest'opera i "vantaggi dell'egonanismo" certo non mancano, anzi.
Insomma, in una fantasmagorica sequenza di immagini come giustamente solo lui sa fare, Sorrentino suscita in noi dapprima i più importanti enigmi esistenziali, questioni di coscienza assai raramente affrontate nella ficion seriale ad alto consumo: cosa succede se si scontra l'ego con Dio? Ha senso ribellarsi all'Altissimo o alla sua Via (o Tao), arrivando a sfidarlo a voce alta, certi di non fare la fine di Lucifero? Il dominio spietato ed esclusivamente utilitarista dell'uomo sull'uomo (oltre che su simboli sacri o di potenza che lo circondano) ha conseguenze? La chiesa ha davvero il diritto di chiudersi e mostrare ostilità al mondo, e così il suo più alto grado di rinunciare al ruolo di "pontifex", o costruttore di ponti col Sacro? E, ultimo ma non da meno, come cambia la personalità di fronte ad apateporie devastanti e responsabilità ingestibili? C'è di tutto: la coscienza-ego, la sacra dottrina, l'influenzamento spirituale (forse addirittura iniziatico?), l'etica sulla via del Karma, la Mutantropia. Ci sono addirittura le apateporie, segnatamente nelle puntate 6 e 7, che guarda caso innescano il processo mutantropico (ma va? chi l'avrebbe mai detto?) però, proseguendo, il buon Sorrentino non sembra all'altezza della sua provocazione. La Chiesa stessa come istituzione, come ha giustamente fatto notare persino l'Osservatore Romano, non viene mai messa in discussione. Cosa forse anche giusta, ma c'è differenza fra consapevolezza di una necessità socio-antropologica e giustificazione dei misfatti della medesima (per carità, esclusa la pedofilia, tema fondamentale delle ultime due puntate ma secondo noi usato in modo più emotivo/strumentale che profondo). I progressi del nostro eroe sono errabondi e incerti, con molto dolore e molti passi falsi e poche ancorché semplici e banali prese di coscienza, cosa anch'essa in sé giusta, ma c'è differenza fra seria dedizione ad acquisire stati superiori di coscienza e occasionale passeggiata nella consapevolezza data dal dolore provocato da una cavolata (segnatamente due morti accidentali e una - suor Antonia - addirittura provocata con la preghiera, per tacere di ciò che è avvenuto al "mistico" pecoraio Tonino Pettola).
Il tutto per cosa? Lungi dall'essere diventato un Metantropo, il "santo" incarnato, santo per via dei due miracoli imperiosi, ha raggiunto la coscienza più o meno della brava persona (del rapporto fra banalità e sorriso si espresse bene il card. Aguirre, piacere di Dio ;) capace addirittura di stati di (normalissima) empatia col suo prossimo. Un absurdum, la normale evoluzione umana di ogni adolescente bizzoso e nella norma senza essere responsabili della morte di alcuno, al limite di qualche dolore. No, potreste obiettare, è importante anzi fondamentale il potere! Secondo noi no, ma quand'anche fosse e visto che, come abbiamo dimostrato, Dio non c'entra più gran che, allora sarebbe stata sufficiente la storia di un Kim Jong-un qualsiasi, di un dittatorucolo più o meno giovanile dei tanti luoghi di dolore del mondo, senza bisogno di scomodare santi e madonne. Secondo noi in quest'opera il "potere" è solo disponibilità di mezzi dell'adolescente bizzoso, e ogni adolescente in fondo ha i suoi, insomma il livello geopolitico è estraneo a quest'opera o almeno alla sua comprensione o giustificazione. Oppure si potrebbe obiettare che noi non capiamo lo status tragico di un Mutantropo mancato, ma il film alla fine non riesce nemmeno ad essere questo o lo è in modo piuttosto superficiale. Al di là delle possibilità che dava l'ambiente, ignorate o banalizzate quando non minimizzate/svilite (sembrerebbe non comprese), alla fine un pazzoide non è un uomo nel pieno delle sue facoltà mentali, quindi moralmente giudicabile, bensì un essere in qualche modo deresponsabilizzato, devastato dai suoi dolori. Insomma un uomo che arriva a ciò che arriva, nn si può pretendere troppo, e ciò inevitabilmente smorza il valore mutantropico delle sue piccole scelte, così come il suo autoritarismo folle sfuma quello drammatico di vittima.
Ma ciò che secondo noi è peggio è che insieme alla deriva spirituale il film ne prende una anche ideologica e davvero non riusciamo a capire quanto di questo l'autore ne sia cosciente. Cioè, certamente sì, nn pensiamo sia uno stupido, ma nn sappiamo quanto lo condivida o quanto vi ci sia stato costretto dalla produzione. Infatti il nostro eroe, che dovrebbe creare straniamento ma in realtà affascina, dopo aver "umiliato" il buon Stefano Accorsi al suo cameo come primo ministro della Repubblica Italiana di tipo renziano, ed essersene vantato, nota con piacere come sia riuscito ad arrestare o perlomeno a frenare l'iter parlamentare di certa normativa "progressista". Fra questa mette aborto, divorzio ed unioni di fatto, diritti inalienabili della persona. Il punto non è che un cattivo gioisca di una vittoria turpe, in effetti sarebbe coerentissimo col personaggio, ma è il fatto che tutti si complimentino e si congratulino con lui, anche persone appartentemente dalle posizioni ideologiche opposte, sembra quindi anche l'autore con loro.
Ecco quindi il senso della nostra critica, di un film tuttavia brillante, dagli spunti interessantissimi, fatto con intelligenza, maestria e abbondanza di mezzi. Ma sostanzialmente un'occasione persa. Un'occasione di dire finalmente la verità, non tanto sulla corrottissima istituzione Vaticano (cosa fors'anche troppo facile, comunque già egregiamente fatta da altri, in ogni caso distraente rispetto a quello che avrebbe potuto e dovuto essere il tema dell'opera), quanto sulle necessità, sulle possibilità ma anche sulle trappole che si nascondono dietro un cambiamento guidato da uno stato di coscienza a sua volta influenzato da simboli sacri. Insomma una sorta di Sinestesi nei fatti, cosa che alla fine può essere un cammino spirituale: le sfide che comporta, le profonde messe in discussione di sé, i relativi stati di coscienza, specie se alle prese con problemi di ego, tema tanto caro al film e al cinema di Sorrentino in genere. Perché, per citare il padre surrogato (e freudianamente morituro) Spencer, "il Mistero è una cosa seria, non certo una misera strategia di marketing!". Ci si accontenta però di una soap opera che indigna e diverte, spesso sorprende (più spesso, ahinoi, annoia), ipnotizzati dalla bellezza apollinea di Jude Law e da suo sorriso mefistofelico, che un po' scandalizza ma senza graffiare e un po' intrattiene dando da pensare, con poche "frasi sagge" tratte dalla letteratura dottrinale (segnatamente S. Agostino, e OVVIAMENTE nulla di non accettato da Santa Madre Chiesa come ad es il Tao-Te-King o, eresia!, i Vangeli Gnostici), buttate a occasionale coriandolo sul disorientato spettatore. Che al IX episodio svacca completamente in un sentimentalismo stucchevole, una sorta di apologia del volemose bbene, e infine si risolve con una tesi "positiva" tra il banale e il deludente (il "sorridete sempre") e una serie di negative (l'omosessualità è aberrazione, le coppie di fatto un male da evitare ad ogni costo, l'aborto un omicidio da anatema ecc) che, per quanto sommariamente finiscano per esser messe in luce negativa o perlomeno dubbia, nel frattempo lasciano interdetti.
Al confine fra arte e osnoblosi si muove l'ambiguo Sorrentino. Ma alla fine l'abbiamo capito: è lui l'adolescente bizzoso, perché è lui ad essere interessato al Mistero dello Spirito senza mai comprenderlo. E come in This Must Be the Place fa fumare l'immaturo che anela allo status di adulto, ma la banalità della sua parabola di vita porta all'estremo ripudio degli anziani genitori fricchettoni. E come in La Grande Bellezza vede nella spiritualità una mostruosità sostanzialmente estranea a sé, quindi perlomeno cinematograficamente incapace di salvare chicchessia. Ma allora... perché 10 ore di catarsi dell'ego? Non sa forse che un bel tacer non fu mai scritto, e forse neppure filmato (ma non possiamo esserne sicuri)?
Etichette:
Apateporia,
Conoscenza,
Coscienza,
Egonanismo,
Inquietudine,
Mutantropia,
Mutantropologia,
Osnoblosi,
Recensione,
Senso Religioso,
Sinestesia,
Sistema Complesso,
Tao
23 aprile 2018
Forma e Sostanza (cit.): ovvero i GarageVentiNove al Fuorisalone
«I GarageVentiNove al Fuorisalone?» si chiederà qualcuno, «e che, i Technesya si sono ammattiti? Da quando recensiscono concerti rock - arte monosensoriale - piuttosto che eventi mondani?». Beh, a parte il fatto che il Fuorisalone non è esattamente un "evento mondano", bensì uno degli appuntamenti espositivi più importanti d'Italia, ma nemmeno quello dei GarageVentiNove è stato (solo) un concerto rock, indie d'autore per l'esattezza, ed entrambi gli eventi sono stati ricchi di sinestesia, come sinestetica o perlomeno sincronica è stata la loro compresenza venerdì sera a Milano.
Nulla da dire sul Fuorisalone, o Settimana del Design che dir si voglia, insieme al Salone del Mobile costituisce l'Evento nazionale con la "E" maiuscola, in grado di attirare folle da ogni dove e riempire tutti gli alberghi da Como a Lodi e da Novara a Bergamo. Il design come abbellitore del quotidiano sì, ma anche come contributo pratico alla fruibilità dell'oggetto, insomma alla sua ergonomia e usability, il tutto con grande impiego di ogni ben di techné. Tutti lavorano: gli alberghi sono pieni ma anche i ristoranti e i pub, i negozi (sì, anche quelli normalmente vuotini e moribondi) e i taxi (probabilmente anche gli Uber ma nn vorremmo girare il coltello...). Le piazze finalmente fioriscono di vita e musica, e una strana frenesia, un'insolita atmosfera di festa s'impossessa della città.
La grande protagonista, si diceva, è la tecnologia. Abbiamo visto ogni sorta di programmazione - "internet delle cose" sembra essere la buffa e certo non nuova parola d'ordine - di illusione e fantasmagoria. In un modo che vive di immagini lavorare sulla percezione, in una sorta di realtà aumentata ma nel reale, cioè senza l'ausilio di visori speciali, struttura il reale stesso. Ci ha stupiti in tal senso soprattutto lo spazio della Sony, dove abbiamo visto ombre cambiare realtà e realtà cambiare ombre (sì, sembra più normale, ma vi garantiamo che così non è), tutte cose che... possono davvero tornare buone per una Sinestesopera. Non è che conoscete qualcuno che ce può mette 'na bona parola? ;)
Ma a fine giornata, diciamo così, resta un po' l'amaro in bocca. Tutta questa fatica, questa folla, questo delirio per l'ennesimo totem, sì perché è così che si celebra un totem, lascia sfibrati. E prende il sopravvento un senso di frivolo, perché in fondo il design di oggi l'anno prossimo - o fra due anni - non lo vorrà più nessuno. Si celebra quindi l'effimero, l'impermanente, quasi come la moda, anche se non in altrettanto abisso (almeno qui qualcosa di utile c'è). Rito collettivo divertente per un nutritissimo pubblico, in fondo lì a vedere una teoria infinita di varianti, incurante dei moniti sul rischio di perdersi fra le 10000 forme cui fa cenno il Tao ;) Il tutto per tacere dell'universo di vanità delle vanità e dinamiche psicologiche egoiche connesse, potete quindi comprendere a sera la spossatezza e la volontà di staccare e cambiare energia. Nel dettaglio abbiamo trovato il concerto dei GarageVentiNove sulla pagina fb Concerti Live Milano e Dintorni, che ringraziamo per l'encomiabile lavoro svolto ogni giorno.
Ed eccoci in un posto incredibile, sin dal nome: Aldo Dice 26x1, frase in codice che nel 1945 ha annunciato la liberazione dal nazifascismo (non lo sapevate, eh? ;). Centro sociale, oh no, residence sociale! insomma immobile occupato che svolge però una vera attività socialmente rilevante, come dare un tetto a chi non ce l'ha, spesso in accordo con quello che una volta si chiamava consiglio di zona. Il posto è bellissimo: un palazzo di sette piani praticamente nuovo e in ottimo stato, il piano terra allestito a sala ricreativa, con qualche caratteristica "decorativa" - intendiamo graffiti - tipica del centro sociale occupato, ma distribuito con parsimonia e in un sostanziale rispetto di una certa sobrietà. E mentre nei piani di sopra alloggiano 200 famiglie circa, sotto si svolgono spettacoli live in un'atmosfera variopinta e cordiale, fatta non solo dei personaggi "alternativi" tipici di simili luoghi, ma anche famiglie, donne con bambini, curiosi borghesi senza timori, in un continuum che oltre che abitativo e di supporto burocratico diviene anche culturale (e solo questo fatto grida sinestesia). Oggi si ritrova inspiegabilmente sotto sgombero a causa della miopia della proprietà (ci sembra... ministero delle attività produttive?) combinata con l'ipocrisia del Comune, che vuole il servizio ma nn paga il fio. Questa era la prima di una serie di serate live di sostegno.
I GarageVentiNove sono un quintetto di indie-rock italiano, altrove definiti "sorta di mito dell'underground milanese e varesino". Insomma ultraquarantenni veterani della scena alternativa, come tali appena stati protagonisti insieme a un'altra band mitica, i Dispoitivo Speciale d'Ascolto, di una serata-evento fondamentale di quest'inverno, denominata D'Introspezione ed Ombra e tenuta a dicembre presso il Legend Club. I 5 propongono una sorta di intensa canzone d'autore per due voci sessualmente alternate, chitarra distorta e sezione ritmica creativa. La cantante Patty è tra l'intellettuale di sinistra e la dark-lady, una voce bella, pulita e potente, mentre la voce maschile, Brian K, un emulo di Nick Cave con picchi alla Robert Smith, è un baritono vibrante e cavernoso. Ermanno suona la chitarra in modo molto originale, ricordando talvolta le distonie dei Sonic Youth o altre le rugosità colte dei CSI, mentre la sezione ritmica di Claudio (basso) e Ciccio (batteria), innova con fantasia (cosa sempre più rara da sentire in giro oggi) le modalità dello struggimento e dell'ipnosi. Saggi e alternati interventi di tastiera completano un sound complesso e molto d'atmosfera, che dà origine a brani incredibilmente coinvolgenti, a tratti nervosi oppure fatalisti, parenti (lontani) del post-punk ma sempre pronti a un'evoluzione, a una sorpresa. Le tematiche sono varie e scottanti: l'insegnamento di Hannah Arendt, i multistrati identitari, i cicli dei millenni, il lavacro nelle acque dell'anima. Poche cover ben inserite (abbiamo riconosciuto Cranberries, Cure e Massive Attack) hanno contribuito ad alleggerire e rendere più gradevole il tutto.
Insomma un gruppo di rock d'autore che suona contro uno sgombero insensato, proponendo un progetto artistico originale e convincente in una cornice di impegno ed aiuto al prossimo. Non ancora Sinestesi ma serata quasi perfetta nel suo sapore di altri tempi, tempi in cui l'arte aveva altre responsabilità, in cui l'azione sociale aveva un altro senso, in cui il senso stesso di performance artistica andava ben oltre quello di show e anzi comportava il coinvolgimento della collettività in una sorta di moderno Tikkun Olam, miglioramento comune del mondo grazie a un'azione congiunta. Il contrasto con la vacuità del contemporaneo e contestuale Fuorisalone era palpabile: una sostanza pura forse incurante di certe forme (una grezza musica derivante dal post-punk in ambiente spartano-alternativo) contro la - per carità, nella pratica benvenuta - celebrazione della pura forma in fiera frivola dell'effimero. Come dire? Forma vs sostanza, mera visione vs vera azione. Altri, meno prosaicamente, direbbero la fede vs le opere ;)
O forse il Fuorisalone è bello anche e proprio per questo, cioè per la quantità e la varietà di proposta culturale che porta con sé, quindi la probabilità di incappare in qualcosa di tanto valido. Certo bisogna saper scegliere: c'è gente che la sera stessa è stata alla Fondazione Prada ipocritamente certa di aver coniugato cultura e costume (l'illusione del conformista), ed altri al terribile concerto di Nek, Max Pezzali e Renga, autolesionisti oltre ogni osnoblosi!
:D :D :D
Etichette:
Conoscenza,
Coscienza,
Inquietudine,
Osnoblosi,
Recensione,
Senso Religioso,
Sinestesia,
Tao,
Vita
28 maggio 2016
Il Silenzio sull'Anima
Buongiorno giovani e meno giovani follower, perché continuate ad essere in tanti e vi ringraziamo di cuore, però... così, ci chiediamo perché siano un po' spariti i commenti. Il nostro blog avrà avuto tanti difetti ma ha sempre accettato il contraddittorio su qualunque argomento senza mai censurare nulla, fino alle sterili sequele di insulti ai nostri due post ancor oggi più letti. Ci siamo fatti questa domanda ultimamente però non riusciamo a darci una vera spiegazione, forse affermiamo cose assurde, disarmanti? A volte ci hanno accusato di pareri perentori, davvero sono stati eccessivi e meno spiritosi di quanto avremmo voluto?
Oppure......... oppure l'essere umano ha sempre meno voglia di parlare del problema, di affrontarlo davvero. In qualche modo non si vuole più analizzare il lato oscuro, l'errore, il disagio. Ma non perché non sia interessante, ma perché il problema ci tormenta, e nel tormento lo si identifica credendo quindi di conoscerlo benissimo, e si cerca allora solo una soluzione, magari rapida.
E... mentre ci facevamo domande simili ci è successo di venire invitati da un gruppo di persone a presentare il progetto Technesya e noi stessi come gruppo in un'importante città di provincia emiliana. Abbiamo avuto modo di relazionarci con una categoria particolare di esseri umani, ovviamente salva l'imprescindibile differenza personale, ma tutti sinceramente interessati all'arte, e molti all'etica per via più o meno spirituale o "misteriosofica", diversi i massoni.
Persone che come tutte avevano domande sull'anima, forse con qualche conoscenza o esperienza in più della media, domande che nondimeno lì per lì apparivano come poco chiare, come nascoste sotto una patina di perbenismo (modello immobilista con tendenze osnobloticonformiste). Però loro avevano letto il nostro post sulla definizione di anima e, condividendo l'idea tutt'altro che nostra di "arte ancella dell'anima", hanno chiesto una dimostrazione della Sinestesi. Che dimostrazione non ha potuto essere perché, a parte qualche evento sincrestesico, una vera Sinestesopera non è ancora stata creata.
Ma la serata prosegue, degli argomenti si parla, e le questioni scuotono, i simboli lavorano, e così le energie. E lentamente questa piega perbenista è venuta meno, le persone si sono lasciate andare sempre di più, palesando istanze e lati nascosti. Nulla di strano o particolare, ci vien da sorridere nel dire "le solite cose", se solo non fossero così incredibilmente importanti: cos'è l'anima, cos'è l'interiorità, cos'è la coscienza, per cosa si cambia, per cosa no.
Ed è emerso... non sappiamo come dirlo... un mal di vivere. Una dolorosità diffusa, un campionario di parenti disgraziati, lutti, incidenti, malattie, imprevisti e/o sventure assortite che alla fine però sono all'origine della ricerca spirituale. Come se ci dovesse scappà il morto per indurci a conoscere noi stessi e il nostro scopo sulla terra. Lo scambio umano che ne è nato quindi è stato bello, profondo e importante. Persone che si aprivano, che mettevano a nudo il loro lato dolente per innescare uno scambio reale.
Di contro però ci ha un po' ferito il fatto che le aspettative sulla Sinestesopera fossero come di macchina della felicità, incrocio fra arte, stregoneria e condizionamento mentale. Le domande per lo più volevano quantificare modalità e misura di soluzione dei problemi / purificazione dell'anima / resa in termini se non di felicità almeno di serenità. Senza capire che l'arte è certo terapia, ma lo è anche, ovvero non sempre e non necessariamente. Essa è anche scombussolamento e messa in discussione. È cambiamento di punto di vista che crea la ridiscussione del sistema di valori e/o delle azioni finalizzate a perseguirli - ricordate la differenza fra atiquifobie ed apatepofobie?
Eppure lo scombussolamento non lo si accetta, la messa in discussione viene ormai considerata inutile perdita di tempo. Parla l'ego, che sa cos'è meglio e non si mette in discussione ma vuole risultati. Questo è ciò che cerca chi si pone problemi dell'anima oggi: terapie, tecniche, garanzia di risultato. Il tempo dell'instabilità è inutile o ha già dato i suoi frutti.
Ecco, non vorremmo mai che un fenomeno simile fosse anche all'origine della mancanza di commenti. Perché questo è un posto di confronto, dove potete esprimervi come meglio credete senza timore di giudizio.
Se non succede questo, il blog non funziona per le sue potenzialità e la sua frequentazione si limita a un aggiornamento divertito su un punto di vista interessante ma nulla più. Che inoltre rischia di diventare delirio solipsista. Grazie, per la comprensione, a presto,
i Sinesthsys
Etichette:
Comunicazioni,
Conoscenza,
Coscienza,
Egonanismo,
Inquietudine,
Sana Curiosità,
Scienze Umane,
Senso Religioso,
Sinestesia,
Tao,
Vita
31 marzo 2015
Breve confronto festivaliero: Bookpride vs Sublimar
Cari tutti, siamo una redazione, fra noi (non molte) persone diverse per cultura ed esperienza. Quindi certuni necessariamente "di sinistra", o provenienti da quell'area culturale. Ma chi ci segue sa bene che non amiamo la politica, a qualunque colore appartenga, e quelli di noi da lì venuti hanno presto capito che, per citare Bob Dylan, "Marx non aveva tutte le risposte" :D
Siamo reduci dal tanto decantato Bookpride e dobbiamo dirci ammirati per il modo con cui quest'evento è riuscito a far parlare di sé. È stato molto intelligente puntare su di un mito assurdo, ossia quello dell'editoria indipendente, come se quest'ultima fosse una categoria omogenea. In ogni caso è un valore con la sua importanza, in un evento ben riuscito, almeno in termini di pubblico e risonanza mediatica.
Dobbiamo ammettere di non frequentare molto i festival letterari, anzi... a esser sinceri frequentiamo poco qualunque cosa ;) In ogni caso l'ultimo che ci capitò di vedere fu Sublimar, dove avemmo modo di recensire quel brontolone di Sgarbi. Ecco, nell'essere piuttosto simili, Sublimar e Bookpride si situano su due piani complementari, se non proprio opposti, del fare festival letterario. Tanto era all'aperto, primaverile, verde, storico-artistico Sublimar nei suggestivi chiostri dell'Umanitaria, quanto è stato al chiuso, buio, quasi cupo Bookpride, nei freddi e moderni saloni dei Frigoriferi Milanesi. Entrambi con stand fieristici, ma come sembravano più curati e armonici quelli del primo, e quanto squadrati e industriali quest'ultimi. Certo, questi erano affollati, i primi no.
Per entrambi la letteratura non può che essere necessariamente cultura, perché mette la speculazione umana come oggetto di attenzione e analisi (per Sublimar poteva esserci il sospetto che non fosse così, vista la sottile distinzione fra letteratura spirituale e Scrittura Sacra, ovvero rivelata, ovvero non propriamente umana), ma il primo agisce sul piano verticale nella ricerca di un'elevazione - o sublimazione - verso il trascendente, il secondo invece su quello orizzontale, proponendo una più efficace e consapevole azione sociale. Raramente come in questo caso l'etichetta "materialismo storico" è stata più appropriata: non esattamente "editori indipendenti", quindi, o almeno non intellettualmente se così "in ambito marxista", a volte più sulla politica, altre più sulla narrativa.
Nulla di male in sé, ma se orgoglio di indipendenza significa anche amore d'equità, allora avremmo gradito qualche editore di altri colori, pur non necessariamente apprezzandolo. Sì, c'era qualche scheggia impazzita, come ad es. dei seguaci di Paramhansa Yogananda persi come pesci fuor d'acqua, o un'importantissima Astrolabio Ubaldini solinga e disertata, o ancora un'assurda Jaca Book che, seppur moderatamente frequentata, rappresentava un corpo estraneo ai limiti dello schizofrenico.
A Sublimar invece erano rappresentati tutti i credi e tutte le correnti spirituali, PERSINO il cattolicesimo, persino quelle nascoste, o secondo certuni apocrife, o esoteriche, o iniziatiche, o ancora sapienziali. Ma la cosa più bizzarra è che convivessero con le cattoliche nelle sia pur mille sfumature di queste, spesso più in contrasto fra loro che con ipotetici oppositori teologico/dottrinali. A Bookpride un monocolore (rosso) dalle diverse sfumature schizofreniche e dialettiche, a Sublimar i tanti colori in cui si divide la luce quando tocca la materia, in un'inedita armonia, quanto più importante oggi! E si è parlato comunque dell'uomo, e del vivere, e del senso dei nostri atti sulla terra, perché a considerar Spirito, purtroppo o per fortuna, spesso si tratta più d'azione che di speculazione.
Insomma non c'era meno scienza. Si spera più sapienza. Purtroppo, e chissà perché, meno gente.
Etichette:
Conoscenza,
Coscienza,
Filosofia,
Inquietudine,
Sana Curiosità,
Scienze Umane,
Senso Religioso,
Tao
31 gennaio 2015
Chi di Frustrazione Ferisce...
Carissimi, vorremmo iniziare questo post con un grande GRAZIE! Grazie per seguirci ancora così numerosi nonostante la nostra latitanza, grazie per i vostri commenti così stimolanti per le nostre riflessioni. In effetti quando Carlo ci chiese di trattare meglio la frustrazione del Mutantropo lì per lì gli rispondemmo sostanzialmente picche, anche perché non sapevamo su che chiave impostare il discorso affinché esprimesse delle sostanziali novità teoretiche rispetto a quanto da noi precedentemente trattato e/o rispetto a quanto immediatamente intuibile da chiunque (non possiamo certo dedicare un post ad ogni stato d'animo del Mutantropo ;). Poi però un anonimo ci chiese di parlare della cupidigia, facendoci notare la sua mancanza nella nostra trattazione. Gli rispondemmo come meritava, ovvero citando il nostro post sull'Ego e i Suoi Appetiti, per quanto i nostri attempati schemi neuronali avessero fatto l'inevitabile corto circuito: la frustrazione non può che essere frutto di cupidigia.
Ma è stato un recentissimo fatto di cronaca a darci la sveglia: il rapimento da parte dell'Isis dei due ostaggi giapponesi, di cui uno purtroppo assassinato e uno in predicato di liberazione, che ci auguriamo avvenga al più presto. Ora, ci perdonino le famiglie dei due malcapitati, nel caso dovessero leggere queste righe. Noi non vogliamo certo strumentalizzare un episodio tragico, ma purtroppo (o, dal punto di vista didattico, per fortuna) esso illustra perfettamente le dinamiche psicologiche e sociali cui ci riferiamo quando parliamo di frustrazione del Mutantropo.
Per andare alla base del discorso invitiamo i nostri lettori a rispolverare il post allora scritto sui limiti della Mutantropia. Il quel post, citando Goethe, abbiamo voluto evidenziare come l'insoddisfazione colpisse anche, anzi in un certo modo soprattutto, coloro che avevano raggiunto l'oggetto dei loro desideri con frustrazione e senso di handicap, per quanto tutti sappiamo che frustrazione è la "tensione psichica determinata da un mancato o ostacolato appagamento di un bisogno" (def. Treccani). Insomma descriviamone le fattispecie:
1) frustrazione da non appagamento, a sua volta causata:
- da impossibilità oggettiva, conseguenza di un'apateporia che potremmo definire "a priori" (dell'ottenimento della cosa desiderata)
- da impedimento causato da altri, conseguenza quindi di apateporia eterodotta, che in effetti è una sottocategoria della precedente
- da inettitudine nel raggiungerla o endogena, conseguenza di fallimento e, alla lunga, portatrice di atiquifobia
Notiamo di sfuggita che la seconda, quella eterodotta, è tipica di chi fa scelte conformiste.
2) frustrazione da appagamento, ovvero quella cui si è fatto cenno nel post sopra citato, conseguenza di un'apateporia strictu sensu, o a posteriori, ovvero allo smascheramento sconcertante di ciò che si credava fosse. L'anima non è appagata, cerca oltre ciò che si è riusciti a raggiungere.
Esse sono mutantrogeniche: il soggetto diventa autocritico (si mette in discussione) e innesca atteggiamenti mutantropici, ovvero di cambiamento finalizzato a un vantaggio. L'atiquifobia ci fa affinare le tecniche di realizzazione, l'apatepofobia ci fa pensare al perché facciamo ciò che facciamo, al sistema di valori in gioco. Concetti noti e stranoti ai nostri lettori, ma che qui è importante sottolineare perché rappresentano la connessione fra frustrazione e Mutantropia.
Ma torniamo al caso pratico. Già per la sua stessa esistenza, l'Isis è un palese esempio di collettore di frustrazione sociale: l'occidente prima ha colonizzato "il resto del mondo" (non ci piacciono le denominazioni "secondo mondo", che del resto non esiste quasi più, né men che meno "terzo mondo") e vi ha imposto il suo risibile sistema di valori, i suoi patetici feticci e status symbol, tipo il miliardario facile Steve Jobs, che ha tanto sofferto, o il cantante senza talento (artistico) alla Shakira, poi però si ritrova a dover ammettere che non tutti possono essere miliardari o pop-star. Peggio, quei pochissimi che in effetti possono diventarlo devono farlo innanzitutto a rischio di "sacrificio del mutantropo" e secondariamente vanno pescati nell'occidente stesso, ovvero in ciò che esso chiama "primo mondo".
Il resto del mondo non può che rimanerne frustrato. Certuni si rodono di rabbia nei paesi d'origine, certi altri cercano fortuna in occidente dovendosi poi accontentare di fare gli spazzini o i camerieri quando va bene, oppure tecnicamente inoccupati (come molti di noi :). Fra questi ultimi si sviluppano i criminali locali, alla Scarface per intenderci, oppure coloro che, tornando ai paesi d'origine, fanno apologia dello scontro. Quando l'eone è sufficientemente pieno, magicamente si creano movimenti di tipo revanscista, purtroppo fisiologici e connaturati con la stessa esistenza dell'occidente o primo mondo che dir si voglia. Insomma l'Isis è frutto di frustrazione tanto da impossibilità oggettiva quanto eterodotta, meno di fallimento (per quanto chi la vive probabilmente la percepisce così, senza capire di essere stato vittima di un gioco più grande di lui), mentre è quasi assente la frustrazione da appagamento. Qualcuno potrebbe obiettare che quest'analisi non tiene conto degli equilibri geopolitici che fanno dell'Isis la longa manus armata di precisi interessi economico-finanziari, e sarebbe vero, ma in effetti non li esclude, perché non esamina l'origine e lo scopo del califfato bensì il suo successo fra i frustrati del mondo, "primo" compreso.
In questa situazione, già di per sé interessante, essendone un collettore si avvicinano due altri frustrati:
- il sig. Kenji Goto, detto Jogo, 47 anni, giornalista free-lance, quindi precario, in ogni caso dalle velleità umanitariste. Forse avere notizie di prima mano da una delle zone più pericolose e per una delle guerre più sporche del pianeta avrebbe potuto dare un contributo alla sua incerta carriera,
- e il sig. Haruna Yukawa, 42 anni, all'apparente ricerca di un impiego in una compagnia militare privata. Insomma è andato a combattere, a dare un senso alla sua vita di militare, nella pratica negata nel suo paese d'origine (forse non tutti sanno che il Giappone, dopo la II guerra mondiale, non ha un esercito regolare), nei fatti un nostalgico militarista con trascorsi di disagio psichico, compreso un tentativo di suicidio.
La frustrazione del primo è data da atiquifobia, quella del secondo, oseremmo dire giustamente, da impossibilità eterodotta. Ma la frustrazione spinge entrambi a mutantropie meschine e, ognuno obnubilato dai propri intenti, non capiscono di essere ottime valvole di sfogo alla frustrazione che loro stessi volevano sfruttare, ovvero quella antistorica, quindi da impossibilità oggettiva, dell'Isis.
Da quando abbiamo sentito, Kenji Goto, il giornalista, si è recato in Siria in aiuto di Haruna Yukawa, il militarista, rapito già da qualche mese, sperando così di poter penetrare meglio il mistero di quella realtà così remota ed esotica, ma ottenendo invece di essere venduto a sua volta all'Isis dalla guida. Col loro rapimento diventano due pedine di scambio proprio nel momento in cui credevano di aver realizzato il loro sogno, facendo così succedere alle rispettive frustrazioni un'incredibile apateporia. Ma mentre il primo aveva uno scopo costruttivo, l'altro era solo ciecamente intento a realizzare sulla sua persona il mito di un guerriero che nella sua cultura era stato soppresso dalla storia. Ricordate cosa si diceva nei due post Etica e Senso Religioso piuttosto che in Etica e Sinestetica? Che il comportamento, in questo caso intendiamo il fare mutantropico, è etico laddove tiene conto degli altri, ovvero dell'ambiente. Questa è stata, dal nostro punto di vista, l'unica vera differenza fra Goto e Yukawa.
Purtroppo per uno dei due, il destino è stato differente per entrambi. Il primo è stato usato come cassa di risonanza per l'efferata e inumana esecuzione del secondo, a sua volta funzionale alla propaganda del collettore di frustrazioni in un allucinante gioco di strumentalizzazioni reciproche. Attenzione: NON stiamo dicendo che chi ha avuto la sorte più infausta se la sia in qualche modo meritata (e comunque la partita sulla loro pelle non si è ancora conclusa), ma certamente ha giocato col fuoco chi ha creduto di mettere un'accozzaglia di frustrati guerrafondai al servizio delle proprie frustrazioni guerrafondaie, ovvero di chi ha creduto di poter manipolare il prossimo ai suoi fini, come da noi fa indisturbato l'osnoblotico. E a giocare col fuoco, ragazzi...
Concludiamo affermando che la frustrazione, per quanto sia una molla oseremmo dire necessaria alla Mutantropia, troppo spesso gioca un ruolo obnubilatorio sulle capacità di discernimento del frustrato. Per favore rileggetevi il nostro post sulla benvenuta apateporia per capire come, davanti alle difficoltà della vita, è oltremodo necessario mantenere calma e sangue freddo. E prendere decisioni comunque sempre armoniche con le energie cosmiche che ci circondano, facendovi entrare in risonanza il Qi personale, o interiore. Non conosciamo altre strade.
ADDENDUM del 1° febbraio
Il post è stato scritto fra il 29 e il 31 gennaio e postato quest'ultimo giorno. Apprendiamo stamattina del barbaro assassinio del giornalista Kenji Goto, detto Jogo, che ci lascia costernati.
Era forse un ottimista, un'anima bella intrisa di umanitarismo, ma appunto non meritava certo questa fine (per quanto noi non siamo nessuno per dire chi meriti cosa).
Sappiamo però che le nefandezze degli uomini, a maggior ragione se connesse nel sedicente nome di qualcosa di divino, non rimangono senza conseguenze.
Etichette:
Apateporia,
Conoscenza,
Coscienza,
Inquietudine,
Mutantropia,
Mutantropologia,
Neuroscienza,
Osnoblosi,
Tao,
Vita
22 giugno 2014
Sgarbi alla Mutantropia del Cristo
Ci è capitato di capitare a uno degli eventi più importanti organizzati a Milano oggi: Sublimar, il festival di letteratura religiosa. Davvero un esperimento unico, dove per la prima volta nel mondo, a quanto ne sappiamo noi, si cerca di far parlare le religioni da una prospettiva letteraria, cioè nelle intenzioni culturale e laica. Per la prima volta non contano i dogmi, quindi le intolleranze, bensì l'esperienza, quindi la poesia, la passione, la testimonianza di una vita dedicata alle leggi dello Spirito. Ci siamo già espressi in merito: qui la direzione travalica e oltrepassa quella della Sinestesi.
Già, peccato che il giorno che siamo capitati noi, venerdì 20, quello dell'inaugurazione, ci fosse quel pazzo di Sgarbi coi suoi deliri funesti. Ci piaceva l'argomento della sua conferenza, "Il Sacro e il Profano nell'Arte", certi che sul primo avesse ben poco da dire e comunque a quell'ora non avremmo potuto vedere altro. Fortunatamente la sala era piena per meno della metà, visto che il popolo italiano era impegnato ad adorare l'unica sua vera divinità: il calcio. Non nascondiamo una certa soddisfazione nella sconfitta dell'Italia, ma solo dal punto di vista mutantropologico. In fondo chi sceglie una partita ad una riflessione sul senso della vita, visto che la vita è destinato a buttarla via (e de facto l'ha già fatto), tanto vale che la partita la perda, almeno l'apateporia può innescare eventuali effetti mutantrogenici, no? ;)
Ma torniamo a Sgarbi e ai suoi deliri. Arrivato con un'ora di ritardo, preceduto da insulti e urla, al che ti chiedi se mai smetta quel personaggio o se sia davvero così (ovvero se ci fa o ci è), ha iniziato una delle conferenze più assurde che abbiamo mai sentito, insultando i suoi segretari, il suo autista, gli organizzatori ecc. Poi è passato con disinvoltura e, gli riconosciamo, una certa raffinata dialettica da citazioni coltissime a boutade belle e buone del tipo "il Papa è ateo", "il maestro buddhista (al suo fianco) è meno buddhista di un parroco di campagna" e cose simili. Lasciamo volentieri il resoconto della serata alle varie recensioni che si possono trovare in rete. Se ce ne sono... anche perché, a dire il vero, non sono le argomentazioni in sé il suo forte, bensì lo stile con cui le sa perorare.
A noi ha colpito una frase, che più o meno recitava così: "vedete il Cristo ad esempio... era Dio, no? Quindi onnipotente, cioè in grado di agire secondo ogni suo vantaggio, e invece scelse di morire in croce".
Ebbene sì, ci ha colpito questa considerazione, questo riferimento ad "agire secondo il proprio vantaggio" così alla base del nostro concetto di Mutantropia, per quanto il discorso in sé non fosse originalissimo, un illustre precedente fu ad esempio alla base del film L'Ultima Tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Ci ha colpito anche perché perfettamente conforme al nostro discorso sull'etica, in cui affermavamo come in fondo un comportamento etico fosse in sé irrazionale, incomprensibile, poiché il "vantaggio" cui fa riferimento, essendo morale, spesso sfugge a un'analisi superficiale. E per un attimo si è parato davanti ai nostri occhi (nostri? forse nn di tutti, ndr;) che vantaggio potrebbe avere un uomo a morire in croce. Ovvero la sua capacità di comprendere con che tipo di "morte" sostituire con una vita vera, autentica, una meschina e falsa.
Poi fra qualche battuta, qualche volgarità e il vanto di essersi fatto una suora ed averla convinta a smettere di essere tale, Sgarbi ha concluso la sua sconclusionata serata. Beh no, un punto di coscienza c'è stato: qualche idiota fra gli astanti, completamente rapito dal suo forbito eloquio, gli faceva domande di tipo spirituale (beh, visto il contesto....) alle quali lui ha risposto con un'inedita e sorprendete onestà: "chieda queste cose a qualcun altro, io non sono un esperto". Poi è sceso e se n'è andato fra imprecazioni, urla e improperi, senza aver visto uno stand, senza aver acquistato un libro, senza aver dimostrato il minimo interesse autentico a qualunque cosa che solo suggerisca un cammino dell'anima.
Insulto, contrapposizione, ego ipertrofico che non accetta contraddittorio, ostacoli, discussione. Beh ragazzi, sapete cosa vi diciamo? Avrà anche tante donne, tanto potere, una cultura sterminata e una quantità di denaro che è il decuplo di quello che tutti noi insieme guadagneremmo in una vita... Ma come vive male quest'uomo! Nessuno di noi farebbe a cambio (beh, forse nessuno nessuno no, ndr ;)
Grazie Vittorio, sei un esempio vivente della degenerescenza umana a cui portano i tre vantaggi dell'egonanismo. Parli di mutantropie sacre che esamini solo dal punto di vista intellettuale, dimostrandoci così la differenza fra nozionismo e stato di coscienza. Davvero grazie.
Etichette:
Apateporia,
Conoscenza,
Coscienza,
Egonanismo,
Inquietudine,
Mutantropia,
Mutantropologia,
Sana Curiosità,
Senso Religioso,
Tao,
Vita
29 marzo 2014
Il Diavolo e l'Acqua Sporca, ovvero Mutantropi che Sbagliano
AVVERTENZA: le seguenti righe sono scritte in modalità "discorso ironico" ;)
Cari amici, che cos'è il diavolo? Etimologicamente a cosa si contrappone? Beh, i cattolici risponderebbero ad "angelo", affermando un'ingenuità misticheggiante, gli eruditi invece a "simbolo", certo, perché se diavolo è "ciò che separa" allora simbolo è "ciò che unisce". Ma da che separano e a cosa uniscono? Più volte parlando di Sinestesi abbiamo indicato i simboli come in grado di unire la psiche (ψυχή, psyché = anima) a stati trascendenti, dagli archetipi in su, fino al Sacro. Ma se il diavolo separa dal Sacro allora a cosa avvicina? a ciò che ad esso cartesianamente o manicheisticamente (Cartesio era forse manicheo? :O) si contrappone: il terreno, il materiale, questo mondo con le sue logiche e i suoi premi.
E quale premio il mondo ti offre più della da noi già abbastanza vituperata industria dello spettacolo, dell'entertainment? Visto il sistema di valori imperante fra noi, dove tutti vogliono diventare cantanti da classifica (ah, Fight Club con le sue rockstar era veramente ottimista!), ben poco. Eppure c'è chi afferma che da quest'industria sono emersi occasionalmente anche grandi artisti, per quanto noi non ne ricordiamo uno (forse Tenco? ma si era nei 60, dove tutto era ancora possibile) e, se è vero com'è vero che ha prodotto anche una massa informe di abomini aberranti - da Ligabue a Gigi d'Alessio per fare due nomi fra centinaia - è altrettanto vero che secondo loro non si può buttare il bambino con l'acqua sporca: qualcosa di buono nell'industria culturale DEVE ESSERCI. Senza però poi riuscire a precisare dove si sia nascosto, questo fantomatico bambino...
Va beh, a monte. Ora, per carità, possiamo anche capire che Cristina, una sicilianuzza entusiasta ma dall'intelligenza (oltre che dalla bellezza, ma ciò NON deve importare) assolutamente modesta, dalle ambizioni così limitate e piccoloborghesi da voler recitare in un musical tipo Sister Act, polpettone d'importazione americana anch'esso finalizzato ad omogeneizzare cervelli a colpi di gospel e misticismo buonista (per quanto riconosciamo a Whoopy Goldberg un'ironia e una bravura in grado di salvare una mediocrità simile), dicevamo possiamo capire che un simile essere umano così poco dotato - a parte un certo indiscutibile talento canoro - un bel momento si sia spaventata davanti al vuoto della sua vita. Certo che farsi dare lezioni di canto da Claudia Koll deve aver dato il suo contributo! :D
Ricordate cosa scrivevamo all'inizio del blog? Il senso di handicap porta Apateporia, che può innescare dinamiche mutantrogeniche, che a loro volta portano al cambiamento. E che cambiamento ha avuto Cristina? che Mutantropa è stata? Secondo noi egotico-conformista e visto che fra le terribili mancanze di cui soffre questa persona c'è anche la fantasia, ha deciso di mutare nel personaggio che stava rappresentando, una suora. Per carità, fin qui tutto bene, rientra nella sacrosanta libertà dell'individuo, per quanto ci lasci sempre un po' perplessi vedere una persona mutare in un personaggio. Ma per cosa l'ha fatto? Cioè qual è la percezione di vantaggio che ha motivato l'atto mutantropico? A sentire lei in questo sconcertante video, la volontà di "seguire il Signore", "perché cantare è un'esigenza dell'anima e non una sete di successo". CARA GRAZIA, solo in un'epoca di idiotismo collettivizzato, ovvero laddove il talento viene svilito a puro veicolo di guadagno, si può pensare di cantare per il successo di questo mondo, per il premio terreno ovvero, si diceva scherzando ma non troppo, diabolico.
Ecco, qui si esce completamente dalle intenzioni di questo blog. Un essere umano ha fatto la sua scelta in coscienza, condivisibile o meno, sono comunque cavoli suoi. Ciò che lascia davvero interdetti è che questa persona gode di amicizie così forti nel regno di Satana (da śātān: nemico, avversario, indovinate avversario a cosa?:), di cui s'è parlato poc'anzi, che ha cominciato a rompere i santissimi nelle più retrive trasmissioni d'intrattenimento create per la parte in assoluto meno evoluta della massa popolare. L'apice l'ha toccato settimana scorsa quando tali entrature le hanno permesso di partecipare all'unico show umanamente possibile peggiore della mortifera coppia Amici - X Factor, entrambi programmi sui quali ci siamo espressi a sufficienza, e con i quali costituisce una sorta di inquietante trimurti della manipolazione del talento a fini di burattinismo sociale creatore di consenso, quindi di conformismo: l'abominevole The Voice of Italy. Condotto da due nessuni dalle incerte carriere, probabilmente figli, nipoti o amici dei soliti ignoti, questo catastrofico programma per encefalogrammi piatti e assoluta assenza di bencheminimo gusto musicale, ha 4 giudici solo apparentemente diversi fra loro: Raffaella Carrà, da sempre avvezza a prestare un indubbio talento alla macchina del consenso, cosa che adesso fa con stanco e poco convinto mestiere (quindi, se non meno colpevole, è di certo la meno sorprendente); Piero Pelù, l'unico fra questi ad essere stato un artista vero ma che, umanamente, ha perso la vena nel lontano 1989 col vergognoso Pirata, titolo che in un colpo solo gli ha fatto perdere uno dei migliori fandom della musica italiana e dopo il quale ha dimostrato una sconcertante nullità artistica rifiutando però caparbiamente un dignitoso ritiro; poi il vecchio e inutile arnese J-Ax che rappresentava e male i giovani di 15 anni fa, in apparenza completamente rincoglionito e sul quale ci siamo già espressi a sufficienza; e una carneade senza meriti o titoli, inspiegabile da qualunque punto di vista se non come tappabuchi di qualcun altro che deve, appunto, aver dato buca all'ultimo. Non sappiamo chi sia, per favore non ditecelo, anzi alcuni in redazione ne negano addirittura lo stato in vita additandola a semplice ologramma computerizzato fatto con un algoritmo che sussume le peggio ovvietà di 60 anni di brutta televisione e canzoni ancora peggiori.
Ora, cosa fa la nostra simpatica suor Cristina in un simile ambiente da cui, non dico ogni buon cristiano, ma qualunque essere umano dotato di cervello sarebbe scappato a gambe levate? Il botto! Cioè conquista quella che per ogni persona di Fede è la famigerata "gloria di questo mondo". Ovvero, secondo noi, è andata in senso diametralmente opposto alle sue intenzioni mutantropiche, fino a esagerare e perdere la misura. Fra' Cionfoli, ad esempio, anni fa nel suo buffo prendersi sul serio manteneva una distanza schiva che era segno di distacco e credibilità. Lei no, lei si dà al pubblico, "ho un dono, ve lo dono" (potevi tenertelo, grazie :), come se donasse altro che un ennesimo invito al più piatto buonismo conformista in salsa clericale (bleah). Si giustifica, e viene giustificata da certo clero, come colei che "porta il messaggio di Cristo al popolo", il quale ci balla sopra, passa un momento d'allegria poi torna a scannare il suo maiale metaforico (il collega, il sottoposto, la moglie). In compenso chiunque altro si allontana stomacato da un'operazione simile, dove ci si approfitta cinicamente della buona fede e/o del bisogno di spiritualità degli ingenui per propinare i soliti buoni sentimenti, consenso e immondizia musicale.
Ma il momento più squallido si ha quando l'attenzione si sposta sui 4 giudici: fintissima la loro sorpresa quando si girano, soprattutto quella della Carrà che evidentemente non sa più nemmeno fingere, quasi offensiva se non fossimo consapevoli del target per cui è stata pensata un'operazione simile. Ancor peggio riescono a fare quando aprono bocca e dimostrano impietosamente il vuoto pneumatico del loro orizzonte mentale. Il primo e più catastrofico è J-Ax, che ormai si esprime in uno pseudo-gergo giovanilista superato 10 anni fa, o altrimenti balbetta banalità piatte e sconnesse: "io e te siamo il diavolo e l'acqua santa", sbagliandosi su chi sia il diavolo, ovviamente non certo lui, che invece dall'industria in cui si è omologato non può sperare che l'ennesimo ruolo di acqua sporca, per quanto fino ad oggi nessuno abbia ancora deciso di tirare seriamente lo sciacquone (cosa che per noi in redazione resta un mistero inspiegabile). "Se t'avessi trovata prima, oggi sarei Papa", ah ah ah! :D No caro J, saresti lo stesso pirla di adesso, perché nulla capivi allora e nulla capisci oggi, infatti lei ti dice "mi hai trovato adesso" e anche tu ripeti "sono sempre in tempo" ma glissi sulla cosa. Perché se avessi davvero trovato qualcosa di seriamente spirituale sarebbe comunque troppo impegnativo, mentre tu preferisci vivere senza lavorare su un personaggio che da anni non ha più senso, figuriamoci davanti a questa patetica imitazione di forme esteriori monacali.
La carneade dice una frase come lei: di circostanza e senza storia, mentre Il sig. ribollito Piero Pelù, l'uomo che da anni non riesce ad affermare una cosa intelligente nemmeno sotto tortura (sarà a causa di tutto il suo entusiasmo :) lamenta di non aver potuto dire lui la cosa più stupida e banale che un idiota avrebbe potuto immaginare: la battuta immeritoria sul diavolo e l'acqua santa, che in effetti era stata detta giustappunto da un idiota. Poi si butta sulla mamma e lì uno non può che spegnere stomacato il televisore. Cristina sceglierà il peggiore, in un altro coup de théâtre mediatico che dimostra solo come questa televisione non abbia più niente da dire e che le persone più ingiustamente pagate di questo paese corrotto, oltre ai politici malversatori, sono proprio gli autori televisivi! Il personaggio di suor Rosa invitava a lasciare tutto a Cristo, ma per avere in cambio cosa? Il successo planetario ad un programma di idioti, abbracciata a un vekkio arnese invendibile e in crisi di identità? MAH....
Resta una speranza, intrinseca nel processo mutantropico, soprattutto se avviene ad un livello di sinestesia che comprende immagine, voce, movimento, messaggio religioso, coinvolgimento emotivo e successo nazionale improvviso: la speranza in un'incredibile e sconcertante apateporia. Insomma che in qualche modo Cristina si renda conto dell'ingestibile meschinità dell'operazione, contrabbandata come mezzo per avvicinare lei e chi la ascolta al Regno cui dice di voler puntare, ma in realtà finalizzata ad arricchire i soliti personaggi senza scrupoli. Solo così dimostrerà se è una vera Mutantropa e capirà che:
a) per parlare all'Altissimo, o anche solo per deliziarlo col suono di una voce fuori dal comune (questo è fuori discussione), basta l'intimità di una doccia, basta la seria intenzione di un anelito veramente orientato. Ma di cosa privata trattasi, non di pubblico baraccone. Oppure
b) il proprio stato di coscienza permette veramente di usare questo dono per entrare in risonanza con le anime della gente in senso profondo ed evolutivo, allora è necessario diventare veri artisti, elaborare uno stile ed un messaggio personali veramente vissuti e uscire dal becero conformismo del mondo dorato dell'entertainment per fare come Nico o Lisa Gerrard, profetesse di un'epoca oscura tramite un proprio doloroso percorso interiore.
Se ciò non avverrà, la ragazza è destinata a tenere ostinatamente la posizione immobilista (per i già visti principi della dinamica mutantroposnoblotica), rimarrà un burattino dell'industria e farà la sua parabola commerciale, come prima di lei i vari Cionfoli, The Priests o Les Prêtes, che non hanno avvicinato un'anima a Dio più di quanto un hamburger avvicini al satanismo (al quale, sia detto per inciso, esso appartiene ;). Tanto più che se poi oserà alzare un po' la testa, per lei sarà sempre pronto un bel Sacrificio del Mutantropo.
Signori, noi contiamo che la Sinestesi sia quanto di più possibile lontano da tutto ciò! A una tecnologia che divide i talenti, mettendoli in concorrenza per farne intrattenimento e bieco guadagno, ne contrapponiamo una che li unisce per farne arte ed elevazione trascendente. Non incontreremo i favori del pubblico ma, come dice il nostro nuovo esimio premier, ce ne faremo una ragione!
Cari amici, che cos'è il diavolo? Etimologicamente a cosa si contrappone? Beh, i cattolici risponderebbero ad "angelo", affermando un'ingenuità misticheggiante, gli eruditi invece a "simbolo", certo, perché se diavolo è "ciò che separa" allora simbolo è "ciò che unisce". Ma da che separano e a cosa uniscono? Più volte parlando di Sinestesi abbiamo indicato i simboli come in grado di unire la psiche (ψυχή, psyché = anima) a stati trascendenti, dagli archetipi in su, fino al Sacro. Ma se il diavolo separa dal Sacro allora a cosa avvicina? a ciò che ad esso cartesianamente o manicheisticamente (Cartesio era forse manicheo? :O) si contrappone: il terreno, il materiale, questo mondo con le sue logiche e i suoi premi.
E quale premio il mondo ti offre più della da noi già abbastanza vituperata industria dello spettacolo, dell'entertainment? Visto il sistema di valori imperante fra noi, dove tutti vogliono diventare cantanti da classifica (ah, Fight Club con le sue rockstar era veramente ottimista!), ben poco. Eppure c'è chi afferma che da quest'industria sono emersi occasionalmente anche grandi artisti, per quanto noi non ne ricordiamo uno (forse Tenco? ma si era nei 60, dove tutto era ancora possibile) e, se è vero com'è vero che ha prodotto anche una massa informe di abomini aberranti - da Ligabue a Gigi d'Alessio per fare due nomi fra centinaia - è altrettanto vero che secondo loro non si può buttare il bambino con l'acqua sporca: qualcosa di buono nell'industria culturale DEVE ESSERCI. Senza però poi riuscire a precisare dove si sia nascosto, questo fantomatico bambino...
Va beh, a monte. Ora, per carità, possiamo anche capire che Cristina, una sicilianuzza entusiasta ma dall'intelligenza (oltre che dalla bellezza, ma ciò NON deve importare) assolutamente modesta, dalle ambizioni così limitate e piccoloborghesi da voler recitare in un musical tipo Sister Act, polpettone d'importazione americana anch'esso finalizzato ad omogeneizzare cervelli a colpi di gospel e misticismo buonista (per quanto riconosciamo a Whoopy Goldberg un'ironia e una bravura in grado di salvare una mediocrità simile), dicevamo possiamo capire che un simile essere umano così poco dotato - a parte un certo indiscutibile talento canoro - un bel momento si sia spaventata davanti al vuoto della sua vita. Certo che farsi dare lezioni di canto da Claudia Koll deve aver dato il suo contributo! :D
Ricordate cosa scrivevamo all'inizio del blog? Il senso di handicap porta Apateporia, che può innescare dinamiche mutantrogeniche, che a loro volta portano al cambiamento. E che cambiamento ha avuto Cristina? che Mutantropa è stata? Secondo noi egotico-conformista e visto che fra le terribili mancanze di cui soffre questa persona c'è anche la fantasia, ha deciso di mutare nel personaggio che stava rappresentando, una suora. Per carità, fin qui tutto bene, rientra nella sacrosanta libertà dell'individuo, per quanto ci lasci sempre un po' perplessi vedere una persona mutare in un personaggio. Ma per cosa l'ha fatto? Cioè qual è la percezione di vantaggio che ha motivato l'atto mutantropico? A sentire lei in questo sconcertante video, la volontà di "seguire il Signore", "perché cantare è un'esigenza dell'anima e non una sete di successo". CARA GRAZIA, solo in un'epoca di idiotismo collettivizzato, ovvero laddove il talento viene svilito a puro veicolo di guadagno, si può pensare di cantare per il successo di questo mondo, per il premio terreno ovvero, si diceva scherzando ma non troppo, diabolico.
Ecco, qui si esce completamente dalle intenzioni di questo blog. Un essere umano ha fatto la sua scelta in coscienza, condivisibile o meno, sono comunque cavoli suoi. Ciò che lascia davvero interdetti è che questa persona gode di amicizie così forti nel regno di Satana (da śātān: nemico, avversario, indovinate avversario a cosa?:), di cui s'è parlato poc'anzi, che ha cominciato a rompere i santissimi nelle più retrive trasmissioni d'intrattenimento create per la parte in assoluto meno evoluta della massa popolare. L'apice l'ha toccato settimana scorsa quando tali entrature le hanno permesso di partecipare all'unico show umanamente possibile peggiore della mortifera coppia Amici - X Factor, entrambi programmi sui quali ci siamo espressi a sufficienza, e con i quali costituisce una sorta di inquietante trimurti della manipolazione del talento a fini di burattinismo sociale creatore di consenso, quindi di conformismo: l'abominevole The Voice of Italy. Condotto da due nessuni dalle incerte carriere, probabilmente figli, nipoti o amici dei soliti ignoti, questo catastrofico programma per encefalogrammi piatti e assoluta assenza di bencheminimo gusto musicale, ha 4 giudici solo apparentemente diversi fra loro: Raffaella Carrà, da sempre avvezza a prestare un indubbio talento alla macchina del consenso, cosa che adesso fa con stanco e poco convinto mestiere (quindi, se non meno colpevole, è di certo la meno sorprendente); Piero Pelù, l'unico fra questi ad essere stato un artista vero ma che, umanamente, ha perso la vena nel lontano 1989 col vergognoso Pirata, titolo che in un colpo solo gli ha fatto perdere uno dei migliori fandom della musica italiana e dopo il quale ha dimostrato una sconcertante nullità artistica rifiutando però caparbiamente un dignitoso ritiro; poi il vecchio e inutile arnese J-Ax che rappresentava e male i giovani di 15 anni fa, in apparenza completamente rincoglionito e sul quale ci siamo già espressi a sufficienza; e una carneade senza meriti o titoli, inspiegabile da qualunque punto di vista se non come tappabuchi di qualcun altro che deve, appunto, aver dato buca all'ultimo. Non sappiamo chi sia, per favore non ditecelo, anzi alcuni in redazione ne negano addirittura lo stato in vita additandola a semplice ologramma computerizzato fatto con un algoritmo che sussume le peggio ovvietà di 60 anni di brutta televisione e canzoni ancora peggiori.
Ora, cosa fa la nostra simpatica suor Cristina in un simile ambiente da cui, non dico ogni buon cristiano, ma qualunque essere umano dotato di cervello sarebbe scappato a gambe levate? Il botto! Cioè conquista quella che per ogni persona di Fede è la famigerata "gloria di questo mondo". Ovvero, secondo noi, è andata in senso diametralmente opposto alle sue intenzioni mutantropiche, fino a esagerare e perdere la misura. Fra' Cionfoli, ad esempio, anni fa nel suo buffo prendersi sul serio manteneva una distanza schiva che era segno di distacco e credibilità. Lei no, lei si dà al pubblico, "ho un dono, ve lo dono" (potevi tenertelo, grazie :), come se donasse altro che un ennesimo invito al più piatto buonismo conformista in salsa clericale (bleah). Si giustifica, e viene giustificata da certo clero, come colei che "porta il messaggio di Cristo al popolo", il quale ci balla sopra, passa un momento d'allegria poi torna a scannare il suo maiale metaforico (il collega, il sottoposto, la moglie). In compenso chiunque altro si allontana stomacato da un'operazione simile, dove ci si approfitta cinicamente della buona fede e/o del bisogno di spiritualità degli ingenui per propinare i soliti buoni sentimenti, consenso e immondizia musicale.
Ma il momento più squallido si ha quando l'attenzione si sposta sui 4 giudici: fintissima la loro sorpresa quando si girano, soprattutto quella della Carrà che evidentemente non sa più nemmeno fingere, quasi offensiva se non fossimo consapevoli del target per cui è stata pensata un'operazione simile. Ancor peggio riescono a fare quando aprono bocca e dimostrano impietosamente il vuoto pneumatico del loro orizzonte mentale. Il primo e più catastrofico è J-Ax, che ormai si esprime in uno pseudo-gergo giovanilista superato 10 anni fa, o altrimenti balbetta banalità piatte e sconnesse: "io e te siamo il diavolo e l'acqua santa", sbagliandosi su chi sia il diavolo, ovviamente non certo lui, che invece dall'industria in cui si è omologato non può sperare che l'ennesimo ruolo di acqua sporca, per quanto fino ad oggi nessuno abbia ancora deciso di tirare seriamente lo sciacquone (cosa che per noi in redazione resta un mistero inspiegabile). "Se t'avessi trovata prima, oggi sarei Papa", ah ah ah! :D No caro J, saresti lo stesso pirla di adesso, perché nulla capivi allora e nulla capisci oggi, infatti lei ti dice "mi hai trovato adesso" e anche tu ripeti "sono sempre in tempo" ma glissi sulla cosa. Perché se avessi davvero trovato qualcosa di seriamente spirituale sarebbe comunque troppo impegnativo, mentre tu preferisci vivere senza lavorare su un personaggio che da anni non ha più senso, figuriamoci davanti a questa patetica imitazione di forme esteriori monacali.
La carneade dice una frase come lei: di circostanza e senza storia, mentre Il sig. ribollito Piero Pelù, l'uomo che da anni non riesce ad affermare una cosa intelligente nemmeno sotto tortura (sarà a causa di tutto il suo entusiasmo :) lamenta di non aver potuto dire lui la cosa più stupida e banale che un idiota avrebbe potuto immaginare: la battuta immeritoria sul diavolo e l'acqua santa, che in effetti era stata detta giustappunto da un idiota. Poi si butta sulla mamma e lì uno non può che spegnere stomacato il televisore. Cristina sceglierà il peggiore, in un altro coup de théâtre mediatico che dimostra solo come questa televisione non abbia più niente da dire e che le persone più ingiustamente pagate di questo paese corrotto, oltre ai politici malversatori, sono proprio gli autori televisivi! Il personaggio di suor Rosa invitava a lasciare tutto a Cristo, ma per avere in cambio cosa? Il successo planetario ad un programma di idioti, abbracciata a un vekkio arnese invendibile e in crisi di identità? MAH....
Resta una speranza, intrinseca nel processo mutantropico, soprattutto se avviene ad un livello di sinestesia che comprende immagine, voce, movimento, messaggio religioso, coinvolgimento emotivo e successo nazionale improvviso: la speranza in un'incredibile e sconcertante apateporia. Insomma che in qualche modo Cristina si renda conto dell'ingestibile meschinità dell'operazione, contrabbandata come mezzo per avvicinare lei e chi la ascolta al Regno cui dice di voler puntare, ma in realtà finalizzata ad arricchire i soliti personaggi senza scrupoli. Solo così dimostrerà se è una vera Mutantropa e capirà che:
a) per parlare all'Altissimo, o anche solo per deliziarlo col suono di una voce fuori dal comune (questo è fuori discussione), basta l'intimità di una doccia, basta la seria intenzione di un anelito veramente orientato. Ma di cosa privata trattasi, non di pubblico baraccone. Oppure
b) il proprio stato di coscienza permette veramente di usare questo dono per entrare in risonanza con le anime della gente in senso profondo ed evolutivo, allora è necessario diventare veri artisti, elaborare uno stile ed un messaggio personali veramente vissuti e uscire dal becero conformismo del mondo dorato dell'entertainment per fare come Nico o Lisa Gerrard, profetesse di un'epoca oscura tramite un proprio doloroso percorso interiore.
Se ciò non avverrà, la ragazza è destinata a tenere ostinatamente la posizione immobilista (per i già visti principi della dinamica mutantroposnoblotica), rimarrà un burattino dell'industria e farà la sua parabola commerciale, come prima di lei i vari Cionfoli, The Priests o Les Prêtes, che non hanno avvicinato un'anima a Dio più di quanto un hamburger avvicini al satanismo (al quale, sia detto per inciso, esso appartiene ;). Tanto più che se poi oserà alzare un po' la testa, per lei sarà sempre pronto un bel Sacrificio del Mutantropo.
Signori, noi contiamo che la Sinestesi sia quanto di più possibile lontano da tutto ciò! A una tecnologia che divide i talenti, mettendoli in concorrenza per farne intrattenimento e bieco guadagno, ne contrapponiamo una che li unisce per farne arte ed elevazione trascendente. Non incontreremo i favori del pubblico ma, come dice il nostro nuovo esimio premier, ce ne faremo una ragione!
Etichette:
Apateporia,
Conoscenza,
Coscienza,
Egonanismo,
Memetica,
Mutantropia,
Mutantropologia,
Neuroscienza,
Osnoblosi,
Scienze Umane,
Senso Religioso,
Sinestesia,
Tao,
Vita
7 febbraio 2013
Confronto Sinestesico parte II
Parleremo ora della milanese Flavia Vallega Krystael, assolutamente meno nota della Abramović e d'una decina d'anni più giovane, artista che proviene dal fertile milieu della canzone colta italiana. Ha studiato con i più grandi maestri di vocalità nei più diversi stili e tipologie: classico, opera, contemporanea, jazz, pop, worldmusic, fino ad approdare alla spiritualmusic e alla sciamanica, con Badiali, Martelli, Metre, Ravazzi, Lindsay e sciamani sudamericani. E ha approfondito il percorso di potenziamento vocale del metodo Seth Riggs e sperimentato collaborando con K. Anderson del Roy Art Theatre di Londra. Fino al 1990 ha collaborato come solista con jazzisti del calibro di Gaslini, Waldron, Melillo, Webb e Viganò (bassista dei Gipsy Kings) e in duo con Roberta Gambarini; ha partecipato al Festival Jazz di Perugia, al Bobby McFerrin e molti altri in Italia ed all’estero; ha fatto musica minimalista di J. Adams nei Conservatori italiani, concerti di musica classica-operistica e un tour con Franco Battiato (quello di Gilgamesh); ha partecipato a jingle pubblicitari (Kodak, Volkswagen Polo), fino all'assegnazione del premio della critica per l'esecuzione vocale-strumentale in un documentario Kartell.
Come autrice ha debuttato con l’opera teatrale-musicale Il Sentiero al Regno del Sole, dai temi esoterici, eseguita in teatri italiani tra il 2000 e il 2003. Ha poi inciso il CD Punto Zero, con la collaborazione dello scrittore, poeta e ricercatore Mario Pincherle; ed infine ha composto la colonna sonora del corto Al di là del Velo (www.aldiladelvelo.it) del 2007; per poi collaborare con Andrea Doria DJ su brani inediti. In questa sua ricerca ha sempre coltivato una vocalità "estrema", coerentemente con le sue duttili e superbe doti canore, passando da un canto "soprannaturale" alla Lisa Gerrard, fino alla bitonalità rituale sciamanica di una Sainkho Namtchylak. Nel suo messaggio ha sempre cercato di comunicare la necessità di purezza ed elevazione dell'anima, che nelle parole rifletteva una ricerca interiore nei grandi testi-guida e nei miti simbolici che costituiscono il retaggio spirituale dell'umanità. Nel corso di queste ricerche, esattamente nel 2001, ha scoperto le enormi potenzialità del "diapason scientifico", cioè quello che stabilisce la frequenza del la a 432 hz e quella del do a 256. Si tratta del diapason utilizzato sistematicamente fino all'800 ma poi sempre meno, fino alla II guerra mondiale, quando fu definitivamente rimpiazzato dall'attuale e più acuto la a 440 hz.
Già Giuseppe Verdi ai suoi tempi lamentava la preoccupante tendenza, venuta dall'Europa, di accordare il la a 440hz perché più "squillante". E successivamente addirittura il nazismo si era reso conto di come i propri soldati reagissero più prontamente a stimoli sonori dati con quell'accordatura che, dopo che negli USA divenne quella standard, fu adottata come "ufficiale" prima in Inghilterra, poi nel resto d'Europa. Insomma dalla fine della seconda guerra mondiale la musica è diventata più acuta e squillante, con effetti sul nostro sistema nervoso, sul nostro udito e sulle capacità performative dei cantanti facilmente intuibili. Il tradizionale diapason scientifico, invece, viene chiamato così perché la nota minima possibile è il do a 8 hz, per cui tutti i multipli di 8 sono "scientificamente" dei do, come quello a 256 hz. Si tratta del do classico tradizionale, molto più rilassante, con un maggior numero di armoniche e in grado di indurre stadi di meditazione più profondi e intensi, quando l'attuale la a 440 hz crea invece uno stato mentale di allarmata attenzione. Da allora la Vallega si è prodigata in divulgazione, conferenze e stage musicali, il più famoso dei quali fu il concerto Time no Time del 2008.
Seguirono performance e concerti in convegni e conferenze con Gregg Braden-Bruce Lipton, Franz Winkler, Methusalem Meier, l'ing. Colin Andrews, Carlos Diaz, Douglas Baker, Paola Harris, Richard Boylan, Padre Anthony, Lama Ghence. Infine, trasferitasi in Spagna, cominciò ad organizzare convegni su un nuovo tipo di coscienza denominati Ciencia y Espiritu e Maestros y Guías, con Ananda Bosman, scienziato visionario e musicista, promuovendo la diffusione della musica a 432 hz e delle sue frequenze naturali riarmonizzatrici. Del 2009 la collaborazione con lo scienziato-musicista L. Palmisano-Azrael per comporre musica biomolecolare, che come frutto darà il CD Ocean of Silence che utilizza percorsi sonici psicodinamici. Così con il CD Inner Voices propone la canto-terapia, viaggio armonico frequenziale per riarmonizzare gli stati di stress somatipsichici. Il CD, testato dallo scienziato Nicola Limardo (www.geoprotex.it), ha superato 5 test con esito positivo di risonanza valida per persone con disturbi prevalentemente localizzati nel sistema nervoso centrale e nel sistema cardiocircolatorio.
L’insegnamento sulla voce è attualmente applicato alle ricerche sui rapporti armonici pitagorici e sull’utilizzo di esercizi vocali frequenziali che potenziano le capacità sonore ed autoguaritrici del suono della voce (la Riconfigurazione Sonica 432Hz), utilizzando anche le frequenze a 8hz e suoi multipli emesse dai delfini, sia per cantanti professionisti che per chiunque desideri conoscersi e risanarsi attraverso l’espansione del suono. Periodicamente organizza stage e terapie della voce con sonorità rifasatrici e guaritrici, sia nei centri di medicina alternativa che privatemente. Con il compagno catalano Francesc Saez Wama (o Icshaw) ha fondato il gruppo in cocreazione AlchimiaSound432Hz Club, che si avvale anche dei musicisti Mauro Giulianini, Cristina Belli e Tiziano Ribiscini, con i quali organizza serate-evento in cui dimostra le incredibili potenzialità dell'accordatura a 432hz. Forse non tutti arrivano ad apprezzare il look neo-sciamanico / new-age della nostra, invero forse un po' naif, ma chi vi scrive ha avuto l'indubbio piacere di partecipare a una serata performativa di Flavia e Francesc e ha vissuto le incredibili esperienze che la loro ricerca è in grado di donare.
Ed è per questo che come Gruppo Sinesthesys ci prendiamo la responsabilità di affermare che, nonostante la minor esperienza e l'apparente ingenuità di certa sua ricerca, Flavia Vallega riesce veramente ad avvicinarsi alla Sinestesi mentre, per quanto più "seria", credibile e titolata, Marina Abramović no. Perché? Analizziamo meglio il lavoro della grande performer serba più vicino alle nostre teorizzazioni: The Abramovich Method, del 2012.
Finalmente Marina sembra accorgersi di una necessità: è il pubblico che deve avere esperienze sinestetiche, non lei, e infatti dichiara "Nella mia esperienza, maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance". Ma va? C'è arrivata dopo 40 anni? alla buon'ora e bontà sua, madame ;)
All'entrata del PAC di Milano si vedevano sedie e altre strutture tipo baldacchini, cabine o tavoli, alcuni dei quali con annesse pietre dure, cristalli o quarzi varii. Sopra, sotto, di fianco, seduti, sdraiati, in piedi, gli astanti alla mostra, tutti addobbati con grembiulino bianco come tanti dottorini in fila, una cuffia che li isola acusticamente e gli occhi chiusi. Non sembra succedere nulla, ognuno è concentrato sulla propria esperienza, nel suo mondo. Lei è la grande taumaturga, il fare tranquillo di una sicumera conquistata in anni di lavoro, l'eloquio dolce, lento e ragionato. Guida il suo pubblico come un terapeuta guida una seduta di ipnosi piuttosto che di training autogeno. La gente la ascolta come in trance, cercando di seguire le sue indicazioni.
Perché ciò rasenta la Sinestesi? Innanzitutto The Abramovich Method è un'installazione tecnologica, ma soprattutto cerca di isolare l'uomo moderno dal frastuono che lo circonda e prova a farlo orientare sul proprio mondo interiore. Inoltre apparentemente non sembrano dominare la paura, l'effetto sorpresa, il facile soddisfacimento di bisogni primari, caratteristiche tipiche dell'entertainment artigianale di bassa lega. Non escludiamo che con tale metodologia sia veramente possibile risvegliare sensi interiori assopiti, arrivando ad un'esperienza sinestetica molto simile a quelle da noi prefigurate. Ma allora perché non lo è? Il problema risiede tutto nell'ego della Abramović. Lei è l'artista unica (e già questo nega la Sinestesi), la grande terapeuta/sciamana/iniziata che dice cosa fare e non fare. È la sua debordante personalità a guidare i giochi, cioè l'esperienza sinestetica dello spettatore, non un'alterità oggettiva e magari spiritualmente connotata, per quanto un archetipo o almeno un meme possano occasionalmente anche essere evocati. Per carità, ciò avviene con l'esperienza consumata di un'artista del suo calibro, ma sempre di essere umano limitato per definizione trattasi.
Secondo il nostro modesto parere, le esperienze capitate all'assessore comunale Boeri e al consigliere Gabbai sono più che eloquenti su effetti e rischi di un simile approccio. Il taumaturgo è un artista, per di più moderno (e apparentemente piuttosto egotico), non un iniziato ai misteri dell'anima. E comunque, anche lo fosse, difficilmente il suo insegnamento potrebbe adattarsi a tutti, per certe sensibilità è controproducente per forza di cose. Se manca una vera ricerca interiore nei regni oltre il sensibile ordinario, non solo ciò risulta evidente, ma alla fine si organizza una forma di entertainment un po' più raffinato. Tutta la necessaria preparazione iniziale infatti, tra il ginnico e il pranoterapico, è lì a dimostrare l'insufficienza dell'opera in sé (o i rischi che si corrono a fruirne senza adeguata preparazione). Quindi una seduta di terapia di gruppo, tutto sommato ordinaria, non diventa esperienza mistica e infine gli effetti somigliano a quelli descritti nel precedente post: il risveglio di atiquifobie e apatepofobie. In certa misura inevitabili, quando la personalità dell'ego si sostituisce all'impersonalità dell'archetipo.
Anche Flavia Vallega Krystael e Francesc Saez Icshaw cercano di isolare lo spettatore dal mondo esterno, ma con un'attenzione diversa: lo isolano dal mondo esterno della quotidianità frenetica, non dalle proprie percezioni dell'ambiente, compresi gli stessi partecipanti alla medesima esperienza. Questi vengono fatti sdraiare nella penombra e i due neo-sciamani camminano in mezzo a loro suonando strumenti percussivi, sonagli o flauti, tutti accordati sul la a 432 hz, che occasionalmente accompagnano la voce veramente speciale di Flavia. L'esperienza ha qualcosa di sconvolgente: questi suoni sono effettivamente in grado di smuovere qualcosa di profondo, qualcosa che è certamente psichico ma anche fisico, se è vero com'è vero che il corpo è una proiezione dell'anima. La presenza di Flavia che si muove fra i corpi sdraiati, muovendo nello spazio la propria energia personale, il suono cullante della vibrazione, la risonanza sul diapason scientifico e la voce che interviene nei momenti giusti, portano lo spettatore a risvegliare possibilità arcane a livelli che oseremmo definire quasi trascendenti.
Ciò rasenta la Sinestesi perché gli artisti sono due e si palleggiano gli aspetti egotici, e poi l'alterità che richiede la modalità fruitiva di un'opera simile diventa alterità anche interiore. A questa stregua è il suono stesso a farsi archetipo, poiché la campana, la percussione e il flauto sono fra gli strumenti più primitivi dell'uomo. La frequenza a 432 hz funziona, è veramente in grado di accendere schemi neuronali arcanamente incarnati nell'uomo, dandogli così un'esperienza sinestetica estrema di "risveglio interiore". Tutti gli astanti, al termine della performance, dichiarano benessere, guarigione, buone sensazioni o comunque un cambiamento rispetto a prima che pensiamo possa portare, potenzialmente, a processi mutantropici (si spera soprattutto interiori).
Ma allora perché non è (ancora) Sinestesi? Formalmente perché non è tecnologica, quindi non pensata per l'uomo moderno, anche se questo potrebbe costituire un vantaggio (per quanto qui non si parli di arte "migliore" o "peggiore", ma più o meno vicina alla Sinestesi). Sostanzialmente perché gli ego di Flavia e del suo compagno sono due solo illusoriamente: si può dire che anche un gruppo di artisti, quando guidato dallo stesso scopo e sul medesimo fine, de facto realizzi una volontà egotica unica. La loro forza, semmai, è nell'impersonalità della proposta e dei suoi effetti, apparentemente mai negativi (per quanto qualcuno si sia rialzato con una faccia strana: persone che evidentemente hanno un po' patito la profondità del livello smosso dai due, senza però averne nocumento fisico). Insomma è un lavoro ancora troppo tradizionale e basato sulle capacità di due esseri umani in unità d'intenti, oltre che rappresentare una forma di performance che tende ad avvicinarsi più alla terapia o a una seduta di autocoscienza che a un'opera d'arte in senso stretto. Insomma crea un percorso predeterminato e quasi obbligato, non libero e imprevedibile quindi dallo svolgimento necessariamente sincronico.
Ma si tratta comunque di un lavoro davvero impressionante, dove la nostra coscienza viene messa a confronto in modo forte e netto con possibilità dell'anima fino a quel momento (nella norma) sconosciute. Una vera Sinestesopera in pectore, quindi, da parte di una coppia che alla ricerca interiore di un'ancella per l'anima ha dedicato con sincerità e passione una vita intera.
Etichette:
Conoscenza,
Coscienza,
Filosofia,
Fisica Quantistica,
Memetica,
Mutantropia,
Neuroscienza,
Scienze Umane,
Senso Religioso,
Sinestesia,
Tao,
Vita
Iscriviti a:
Post (Atom)


