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5 dicembre 2020

Tenet: la summa osnoblotica di un'operazione incomprensibile


Eh certo... a blog praticamente chiuso noi di Technesya sentiamo ancora il dovere di dire la nostra davanti a operazioni che ci fanno fremere di sdegno. Perché anche se non siamo riusciti a incidere sul nostro secolo "osceno e pavido" (cit.) quanto avremmo voluto (se è per questo nemmeno 1/10 di quanto avremmo voluto, ma poco importa), per noi l'arte resta sempre la modalità precipua di elevazione per lo stato di coscienza, insomma per parlare in modo polisemico ed edificante a chi quest'elevazione la persegue. E simili operazioni mettono a dura prova la tenuta delle nostre viscere.

Ma di che operazione si tratta? Buona domanda, non siamo nemmeno certi di averlo capito! Eppure è stata gestita da uno dei geni registici del nuovo millennio, Christopher Nolan, in grado di sorprendere tutti nel 2000 con un capolavoro come Memento, un film "montato al contrario", ovvero che comincia dall'ultima scena e dove ogni sequenza successiva si situa cronologicamente prima di quella precedente. Un modo nuovo (e poco seguito) di intendere il montaggio per uno splendido e allucinato affresco sull'insufficienza della notazione umana - eminentemente la scrittura - nel ricostruire un'immagine fedele del reale, quand'anche impressa nella propria carne. Il protagonista si incide ma non capisce, dimentica sistematicamente, e andando a ritroso nel tempo comprendiamo quanti errori arriva a fare fino a stravolgere completamente il senso di tutta la sua azione. Insomma un capolavoro visionario e delirante.

A onor del vero dopo quell'exploit il nostro non è stato altrettanto in grado di colpirci. Film più o meno riusciti sul cavaliere oscuro Dc Comics, ma ammettiamo di non essere grandi fan di Batman, e in un caso è stato capace di creare una sinistra fascinazione con The Prestige, uno strano e originale thriller psicologico sull'ambiente della prestidigitazione e dell'illusionismo. Da un certo punto di vista un po' contorto e autocompiaciuto, questo bell'esempio di entertainment coinvolgente forse stava cominciando a rivelare i difetti del cinema di Nolan più dei suoi pregi. Infatti per noi sono stati una grande delusione i suoi seguenti e blasonati titoli quali Inception, per quanto ancora intrigante, e l'addirittura imbarazzante Interstellar, un film che meriterebbe i toni di questa nostra recensione: amore per il cervellotico, pseudoscientismo, paranoia gratuita e alla fine risultato-cagata rivestito del più stucchevole sentimentalismo, per uno dei momenti più imbarazzanti ma celebrati della storia del cinema. Avremmo dovuto capirlo allora...

Ma veniamo a Tenet, titolo palindromo e non a caso. Perché... cos'ha fatto il nostro genio? Ha preso uno dei più ermetici segreti del passato, il cosiddetto "Quadrato del Sator", e l'ha dato in pasto a teorie a dir poco fantasiose. Ora... cosa significa o potrebbe significare questo misterioso scritto palindromo? Ha qualcosa da dire all'umanità moderna? Se è un simbolo certamente sì, perché per sua stessa natura dovrebbe essere in grado di parlare agli strati più interiori dell'umanità di tutti i tempi, riportiamo qui uno solo degli innumerevoli esempi reperibili in rete. Invece che uso ne fa il Nolan? Ogni riga è diventata parte del suo disegno criminale: la prima è il nome di un trafficante d'armi internazionale (il villain del film, un arcigno e bravissimo Kenneth Branagh), la seconda di un oscuro pittore falsario spagnolo, la terza il titolo del film con un assurdo riferimento al numero 10 (non palindromo e non spiegato), la quarta un'operazione occulta, la quinta un'azienda criminale. Ecco, la frittata semiotica è fatta. Non vorremmo ricordare qui a che tipo di categoria osnoblotica appartiene lo svilimento del simbolo, ci limitiamo a citare il celebre brano dei Death in June But What Ends when the Symbols Shatter?, cosa finisce, cosa si perde quando vengono distrutti i simboli?

Beh, non contento di un simile scempio, il nostro probabilmente fuma qualcosa di buono e ci dà dentro come non mai con:
- un attentato iniziale senza senso in cui non si capisce chi fa cosa e perché
- un protagonista (un monoespressivo John David Washington) che sembra una comparsa e capisci che è il protagonista solo dopo un po'
- misteriori sicari dal futuro che vengono a rompere le scatole nel presente senza movente o ragione alcuna, sfidando così il "paradosso del nonno"
- fantasiose leggi della fisica secondo le quali se qualcuno viene dal futuro allora si muove al contrario, e il caldo diventa freddo e l'aria diventa irrespirabile (???)
- ancor più fantasiose, roboanti e finto-erudite teorie scientifiche che spiegano questi fenomeni solo in parte e con verbosità inintelligibili, e sembrano far tutto facile
- la possibilità di "azioni temporali a tenaglia", ovvero una squadra che agisce nel presente, quindi col tempo che va normalmente avanti, perfettamente coordinata con una che viene dal futuro, quindi col tempo che va indietro e che si muove al contrario (quando sappiamo bene quanto sia facile il solo coordinarsi fra noi comuni mortali!)
- nel farlo sposta schizofrenicamente l'azione in giro per il mondo, da Mumbai a Oslo, da Positano alla Siberia, senza mai farci capire esattamente perché, né chi spara a chi, né alla fine che bisogno ci sia, con buoni e cattivi che compaiono e scompaiono senza ragione
- ipotizza infine l'esistenza di un "algoritmo" che però non è matematico, è fisico, ma senza mai dirci che cavolo è, e lo divide in 9 pezzi ma tutti in possesso dello stesso villain di cui sopra (se li ha tutti lui perché farlo in 9 pezzi? e perché proprio 9? MAH)
- e, in un mondo di burattini che vanno a comando, mette tutto il dramma e il pathos della storia in seno a un'assurda donna-giraffa (un'algida Elizabeth Debicki) apprensiva il modo monomaniacale per il figlio

Ora... chiariamo subito che questo fatto della donna-giraffa è uno dei pochi dettagli che ci è piaciuto del film, al netto delle sue apprensioni per il figlio decisamente sovradimensionate allo stucchevole. Insomma in ogni action-movie che si rispetti esiste (almeno) un personaggio femminile fra il sexy e la femme fatale, qui invece c'è questa stangona imbranata e indecisa che, nella seriosità ammorbante e inconcludente con cui si dipanano vicende sempre più improbabili, potrebbe rappresentare una sorta di jolly, di wildcard ironica, quasi un momento comico e spiazzante, e invece... invece purtroppo lo è solo in minima parte, anzi il personaggio diventa - come si è accennato sopra - il centro del pathos del film, contribuendo a quella seriosità senz'appello che alla fine è la vera pietra d'inciampo di un'opera già poco credibile, e non c'è incredibilità peggiore di quella che si prende sempre e sistematicamente sul serio.

Beh, che dire? Qualcuno ha scritto che il cinema di Nolan si caratterizzerebbe per "la vendetta, l'ossessione, l'inganno, il tormento interiore, il confine tra realtà e la percezione della stessa racchiusa nei suoi personaggi", e questi elementi possono anche essere rintracciati, ma in un lavoro che alla fine non dà spiegazioni a niente, dove nessun paradosso viene svelato o risolto, peggio, in cui le poche spiegazioni azzardate hanno dello sconcertante ("così stanno le cose" piuttosto che "così è andata"), dove il gregario - pure nero e più volte rimproverato per l'abbigliamento - scopre di essere il protagonista, dove la sua alleata indiana in realtà è una cattiva senza scrupoli, dove il suo migliore amico ha terminato la loro amicizia che invece per lui è appena inizata, perché tanto quest'ultima sarà tutta nel futuro. Ah, certo, lui ha salvato il mondo ma la bomba che non esplode non interessa a nessuno, incomprensibile e decotestualizzata chiosa probabilmente inserita nel finale per scuotere gli animi, che però restano più indifferenti che coinvolti.

Insomma, signori, capiamoci. A noi non interessa il fatto che il film abbia fallito miseramente su tutta la linea: non è action movie perché interrotto da troppe riflessioni pseudo-scientifiche e filosofiche, dove le varie azioni sembrano slegate, non vengono veramente giustificate e ciò le rende stranianti, fini a se stesse, non avvincenti perché non concorrono a un fine condiviso o anche solo comprensibile. Ma anche come film scientifico-filosofico si perde fra spiegazioni monche, arbitrarie ma roboanti ai limiti del ridicolo: perché se uno viene dal futuro deve muoversi al contrario? Perché per lui caldo e freddo sono invertiti? Perché non può respirare la nostra aria? Certo, la scena in cui uno lotta col se stesso del futuro che si muove al contrario è certamente inedita nella storia del cinema, ma davvero vale due ore e passa di sciempiaggini? A ciò aggiungiamo che i riferimenti metafisici e simbolici (il quadrato del Sator) vengono buttati nel cesso senza il minimo rimorso, e sono pure totalmente assenti sottotrame emotive, innamoramenti o altro, anzi la dimensione psicologica dei personaggi rasenta il piattume stadard di stereotipi, maschere, insomma canoni di genere, modelli mutantropici senz'anima. No, non ci interessa il fatto che questo film sia un disastro arrogante, ambizioso e goffo come pochi ne ricordiamo.

Ci interessa che sia costato 205 milioni di dollari. 205 milioni sottratti all'arte, al vero cinema di ricerca e impegno, magari con qualcosa di vero e utile da dire. E, visti anche gli incassi sotto le aspettative, ci chiediamo... perché? Cui prodest? A chi è servita questa montagna di seriose e ipercinetiche menzogne? All'ego di Nolan? Davvero non capiamo, ma cominciamo ad aver paura.


25 gennaio 2017

Un Altro Geniale Sfregio


Carissimi tutti buongiorno! Da quanto tempo, direte voi, ebbene sì, troppo, ma una serie di congiunzioni astrali hanno permesso all'unica parte superstite della redazione di riprendere a scrivere di critica d'arte. L'argomento proposto è il film Your Name, cartone animato d'autore per adolescenti firmato dal giapponese Makoto Shinkai. Un film quindi, ovvero un'opera multimediale, ma anche il pretesto per riprendere il discorso a suo tempo fatto per l'arte, ovvero l'artigianato, a sfondo osnoblotico, cioè finalizzata a creare consenso o entertainment. In ultima analisi a negare la vera arte e il suo prodigioso potenziale evolutivo per l'anima.

Beh, che dire del suo autore, Makoto Shinkai? Vero mito per le giovani generazioni giapponesi, dopo lavori comunque influenzati da tematiche esistenziali, simbolismo o ricerca spirituale come Viaggio Verso Agartha (2011) o Il Giardino delle Parole (2013), si rivela regista di altissimo mestiere, capace di miscelare ritmi forsennati alla Tarantino con voli pindarici tipo drone della macchina da presa (virtuale), giochi di luce, flashback, esplosioni ed effetti audio in grado di sciorinare tutto il repertorio di trucchi ad impatto emotivo per lo spettatore. Inoltre il disegno, raffinatissimo e in più punti debitore del maestro dell'animazione giapponese per eccellenza, Hayao Miyazaki, scorre realistico e luminoso in mille policromie, rendendo Your Name innanzitutto uno spettacolo per gli occhi.

La trama invero non è semplicissima: una ragazza di campagna, Mitsuha, un giorno si sveglia nel corpo di Taki, un ragazzo della metropoli Tokyo, e viceversa. Oltre allo stupore e allo smarrimento, i due inseguono la reciproca identità provando in ogni modo a conoscersi. Lui è cameriere, lei studentessa e giovane sacerdotessa del tempio shintoista locale. Quando questi fenomeni di scambio di identità si interrompono, lui cerca di arrivare a lei ma inutilmente: Mitsuha risulta morta nella terribile catastrofe naturale di 3 anni prima, in cui un meteorite colpì il suo villaggio devastandolo. Sconvolto, Taki non sa darsi pace né una spiegazione per quanto avvenuto, finché scopre in un vulcano spento l'altare arcano alla cui divinità era dedicato il tempio in cui officiava Mitsuha. Sarà così in grado di innescare un'ellisse temporale che avrà l'effetto di salvare parte degli abitanti del villaggio e, nel giro dei 5 anni successivi, e grazie a dinamiche che restano perlopiù oscure, di provocare l'incontro fra i due. Chiediamo scusa per lo spoileraggio ;)

Il film, oltreché di eccellente fattura da ogni punto di vista, si rivela subito molto ambizioso. I valori che evoca cominciano da quelli esistenziali classici, come la ricerca del proprio sé, della propria identità, sociale e sessuale (irresistibile il continuo toccarsi il seno di Taki quando incarnato nel corpo femminile della sua controparte) o del rapporto col padre e/o con le generazioni precedenti, ai quali aggiunge simbologie sacre e veri propri archetipi: l'ostilità incomprensibile del destino, il senso del Sacro, del limite invalicabile del Sanctum e del Sancta Sanctrorum, il senso di Tradizione spirituale perduta nella sua essenza per quanto sopravvissuta nella forma, l'anelito all'Assoluto, a un punto fuori dal tempo che appunto dal tempo è indipendente e prescinde. L'accettarsi, quindi, e il comprendersi in una concezione olistica e interrelata del cosmo che si fa erede tanto di visioni mistiche quanto di ricerche quantistiche. E fin qui, potremmo dire, tutto bene.

Ma è proprio per questa sua ambizione che, secondo il nostro modesto parere, il film fallisce miseramente. Non solo per l'ignavia del suo autore, ovvero per qualità d'anima che non esiteremmo a definire quantomeno modeste, ma soprattutto perché, come capita sistematicamente con autori mediocri o peggio osnobloticamente interessati, le profonde tematiche coinvolte, gli archetipi e i simboli evocati con dovizia di particolari, vengono vergognosamente asserviti ad un'insulsa storia d'amore con un tale tasso zuccherino da provocare la carie in tempo reale (vedere il link di cui sopra per il discorso sulla pornografia femminile). I trucchi retorici, l'altissimo mestiere del regista alla fine non insegnano nulla, vogliono solo sorprendere o al più tormentare lo spettatore su un amore impossibile, fatto di due protagonisti adolescenti che si inseguono senza speranza.

Il tutto senza nessun rispetto di verisimiglianza, non oseremmo dire di unità aristoteliche di tempo, spazio o azione, unità che - per carità - possono anche essere contraddette ma sempre in funzione di un insegnamento superiore. Invece qui la storia sembra dipanarsi a capocchia e senza un filo logico: Mitsuha è una ragazza viva oggi, anzi no, è il fantasma di una persona scomparsa 3 anni prima in cui però si incarna la controparte maschile oggi, eppure quando visibile lei scompare sul più bello senza spiegazioni, parimenti ai messaggi sullo smartphone apparsi e in seguito scomparsi senza giustificazioni plausibili. Il tempo procede e retrocede a piacimento, all'inseguimento di una storia sdolcinata e sconclusionata, di un tormento fine a se stesso o, peggio, finalizzato alla lacrimuccia facile, dove fra Sliding Doors malcelate e new age da supermercato si accenna, rinunciandovi, a un discorso metafisico che comunque sarebbe rimasto senza capo né coda, accontentandosi di un finale da love-story tanto strappalacrime quanto sconsolatamente dozzinale.

Il che... vista l'ampiezza di mezzi e capacità coinvolti... credeteci, è un vero peccato.

3 dicembre 2015

No, Crozza Osnoblotico No!

Cari, voi tutti sapete quanto vogliamo bene a Crozza, eccezione assoluta nel mondo dello spettacolo nazionale, uomo scomodo come solo una volta si osava fare, comico dalle incontenibili capacità deosnoblotiche. Gli vogliamo bene e lo sosteniamo con tutti noi stessi. 

Nonostante questo, o forse proprio per questo, ci sentiamo di dirgli che stavolta ha preso una cantonata e contiamo di dimostrarglielo senza scomodare grandi metafisiche, ci basta il livello mutantropologico. Nell'ultima puntata del Paese delle Meraviglie, infatti, esattamente quella di venerdì 27 novembre, è arrivato a dileggiare la medicina omeopatica, specie nei confronti dell'antibiotico: una totale assurdità. Caro Crozza, se una persona intelligente come te arriva a farlo, non può che essere vittima d'errore o di manipolazione. Pensiamo e speriamo sia il primo caso.

A maggior ragione è assurdo se paragonato all'antibiotico, etimologicamente "anti-vita", veleno che è veramente l'estremo rimedio. Sono quelli che ti vendono l'antibiotico a darti l'Inc. Cool 8, non so se te l'hanno detto.

Poi CERTO che laddove l'antibiotico è necessario ben venga, così come l'intervento chirurgico o, che so? la chemioterapia, ma ti garantiamo che la medicina... come chiamarla? ufficiale? allopatica? farmacodotta? ha molte più zone d'ombra di quelle che credi, zone dove non arriva o se arriva fa danno.

Inoltre fai un indebito e disonesto paragone fra la medicina omeopatica e l'erboristeria (i rimedi da te citati, tipo arnica o calendula, sono infatti innanzitutto erboristici prima che omeopatici, pirlùn!), doppiamente stupido perché da una parte fai la figura dell'ignorante, dall'altra non si capisce quali delle due vuoi offendere e per non sbagliare offendi entrambe. Ti ricordiamo solo che più del 90% della tua amata farmacopea è tratta da derivati vegetali, perché produrre principi attivi di sintesi è perlomeno antieconomico, quando non proprio inefficace. 

Forse vuoi mettere in guardia chi, trovandosi in caso di "male estremo", usa rimedi omeopatici al posto degli estremi rimedi di cui sopra, ma l'informazione si fa facendo cultura, non diffondendo sospetto e pregiudizio, se no è una forma di osnoblosi come un'altra. Citiamo allora la risposta che ti ha dato il dott. Eugenio Serravalle e che, scusaci, ma ti meriti appieno.

Te lo diciamo per esperienza diretta di alcuni di noi, sinestetica al massimo perché vissuta. Ben vengano gli antibiotici, ma ci sono luoghi in cui la farmacopea è impotente e altri in cui è potente ma fuori luogo. Il corpo umano è qualcosa di molto più complesso di un ammasso di cellule che necessitano di questo o quel componente chimico. Il corpo vibra, splende e vive di energie tanto sottili quanto vitali, oltre che difficilmente misurabili. E a quelle vibrazioni arriva invece la medicina omeopatica, come altri rimedi olistici, e spesso la loro superiorità ai prodotti farmaceutici nel placebo test è tuttora inspiegabile.

Ci permettiamo nel nostro piccolo di suggerirti, a te e a Francesco Freyrie (con cui alcuni di noi hanno lavorato in passato): se un'industria - specie se potente - ha un'opinione, questa è più facile che sia osnoblotica piuttosto che veritiera, o perlomeno di reale pubblica utilità. Se sei a contatto col tuo corpo, se la tua vita è vera Sinestesi e non mero edonismo, allora capisci da solo cosa ti cura e cosa t'inganna, quando non t'avvelena.

Meno sudditanza all'industria farmaceutica e più Sinestesi, caro amico Crozza! Per il resto continua così, siamo tuoi ammiratori incondizionati :)

6 agosto 2015

Paura e Coscienza-Ego


Carissimi, come state? Pronti per le vacanze estive? Già in vacanza da un pezzo? E fate bene, qui in città si muore!

Noi come redazione ormai agiamo in ordine sparso e ci dispiace presidiare meno il nostro bel blog, così capace di suscitare simpatici vespai su veramente piccole ed elementari provocazioni (a tutt'oggi i due post più letti sono quelli su Sorrentino - l'altro - e Morgan, figuriamoci!). Ma non siamo gli unici, purtroppo, ormai nel mondo si dice che l'epoca del blog sia un po' tramontata, uccisa dal consumo facile e veloce permesso dal mezzo Facebook. Piattaforma che, non so se sapete, ha chiuso la nostra pagina ufficiale unilateralmente, trasformandola in qualcosa d'altro e facendoci perdere buona parte del contenuto condiviso. Grazie di esistere, Facebook, per noi sei come Ligabue: un guiderdone di idiotismo, una lente di decodifica immediata :)

Ma va beh, a monte, nonostante la nostra scarsa presenza scriviamo questo post perché un articolo ha urtato particolarmente la nostra sensibilità technesica, ovvero di appassionati mutantropologi con una certa attenzione per le apatepofobie. Articolo? In realtà parliamo di questa roba qui su 'sta tizia newyorkese di origine venezuelana che, con apparentemente grande e meritevole coraggio, ha deciso di superare tutte le sue paure vivendole di persona. Ciò che ha acceso in noi un campanello d'allarme è stato il fatto che - è risaputo - quando frequenti un corso di motivazione e autostima la prima cosa che ti insegnano è "superare le paure" con attività tipo camminare sulle braci ardenti o similia. Pratica che forse funziona, per carità, però dopo in cambio della paura ti ritrovi un ego grande così, che dal nostro punto di vista è molto peggio. Come in più punti esposto, non abbiamo nulla contro quelle piccole paure che portano circospezione e prudenza, anzi sono proprio quelle a non farci prendere il volo verso il più delirante egonanismo. Purché però non si trasformino in vere e proprie fobie (atiqui- o apatepo-), stati psicologici che possono solo avere effetti immobilistici o osnoblotici, insomma l'opposto di mutantrogenici.

Ma le cose stanno veramente così? Davvero questa persona, al secolo Michelle Poler, sta contrabbandando le proprie fobie per una dose suppletiva di ego? No, leggendo l'articolo ma soprattutto vedendo le immagini capiamo che ci stiamo sbagliando. Questa di ego ne ha già da vendere, e ne ha così tanto da volerlo assolutamente mostrare al mondo e per farlo ha imbastito un sito con prove documentali sulle sue piccole idiosincrasie tra il convenzionale e lo sconcertante, che certamente aumenterà il consenso nei suoi confronti delle menti più semplici. E lo si capisce sin dalla prima immagine: lei al centro che urla tipo re Leonida in gonnella, portata in trionfo da impiegati in motivazione adorante. Poi, va beh, i ragni (è normale che in ufficio si trovino tarantole di quel calibro sotto ogni scrivania), ma francamente non capiamo cosa ci sia di spaventoso nel colorare il culo di un uomo, a parte eventuali rischi di repentini mutamenti nella composizione gassosa dell'atmosfera, se ci si perdona la battutaccia. Se prima ci sentivamo presi in giro, qui si sconfina già nell'offesa, e siamo solo alla terza immagine su 50!! :O

Poi ci sono le montagne russe e già uno per questa tizia comincia ad invocare la miniera, così, giusto per farle vivere un'esperienza minimamente reale (anche lì è pieno di divertentissimi carrelli su rotaie), poi ci sono i cani, ovvero un labrador, razza famosa per l'incredibile mansuetudine, ma alla fine getta la maschera e, come si dice, splafona nel ridicolo: fumare sostanze illegali. Beh, se questo permette di superare le proprie paure allora dovremmo stare allegri: è una terapia diffusissima, anzi conosciamo certuni che la praticano pervicacemente in via preventiva. Ma va a dar via... il chilum, va'!

Alla 7ª abbiamo "stare un giorno senza telefono" ma questo per noi non è voler superare una paura, bensì voler rimanere umani nonostante tutto. Fatti salvi casi estremi, chi non sta almeno un giorno al mese senza telefono dovrebbe farsi serie domande su che burattino del sistema sia diventato, piuttosto che sbandierare al mondo il suo patetico sforzo di sembrare qualcos'altro (come il tossico che ripete "posso smettere quando voglio" ;). Il successivo lancio col paracadute è così borghese (con quel sorrisone poi, che tradisce una gioia cui s'è avvezzi) da farci invocare nuovamente la miniera. Ma l'indignazione risorge due immagini dopo: mollare il lavoro. Al di là dell'infelice mimica facciale cui si è dovuta sforzare per questo brutto servizio, la vogliamo proprio vedere! Tutto questo ambaradan è finalizzato alla sua subdola carriera e questa ci parla di mollare il lavoro? Forse gli idioti siamo noi e lei l'ha capito benissimo...

Poi c'è il cambiare un pannolino, e qualcuno di noi già pensa a un bel campo di... lavori forzati! Ma l'anima borghese risorge ad ogni piè sospinto ed ecco far la sua comparsa l'elicottero, come se fosse una paura doverosa da superare vista la frequenza con cui capita l'ambito mezzo. Attendiamo il giro in Rolls Royce con una gomma bucata, terribile! O con uno shuttle, perché no? un bel trekking sulla luna, anche perché con quello nel bosco si torna alle attività ricreative del tipo fumare sostanze illegali e questa probabilmente ha paura di andare al ristorante, poverina, bisogna capirla. Infatti ha problemi con le ostriche. Con il caviale no, eh? Ma con le migliaia di migranti oggi in Italia, non c'è nessuno che le dice qualcosina a questa?

Sorvoliamo le successive offese perché sono tutte dello stesso tenore: testimoniano di una personalità che non si capisce se idiosincratica e fragile, allora avrebbe solo bisogno di uno bravo, o se semplicemente ci prende tutti per il culo. Questa non è mai stata in campeggio? NON HA MAI ACCAREZZATO UN GATTO? NON È MAI STATA IN UN BAGNO PUBBLICO?!!? NON SI È MAI UBRIACATA???? Ma in che sarcofago ha vissuto finora? Per carità, una paura condivisibile nondimeno c'è, quella della ceretta brasiliana, ma questa non ha mai nemmeno donato sangue, non ha mai abbracciato sconosciuti... Insomma sembra non avere mai dato, non essere mai stata di alcuna utilità per nessuno come tuttora continua a fare, del resto. Il classico quadretto di un'immobilista che si esibisce nei panni di una mutantropa apparente, o osnoblotica. Insomma una che per la sua carriera ha trascurato la cosa più importante che un essere umano dovrebbe fare: vivere. Una persona normale se ne vergognerebbe, lei invece ha compensato la sua - speriamo falsissima - inesperienza con un'ipertrofia egoica devastante, e ora rompe i santissimi al mondo creato. Poi ci chiedono cosa sia l'atteggiamento osnoblotico...

Ragazzi, quest'estate vivete, vivete e vivete! Non solo è la prima e più fondamentale esperienza sinestetica, ma così conoscerete voi stessi e gli altri, aiutandoli se ne hanno bisogno. Farete l'esperienza di una maturazione, di una crescita interiore tanto benefica quanto inattesa, ma soprattutto vostra, privata e reale. Ovvero non così inconsistente che, per avere un senso, debba essere sbandierata ai 4 venti.

Buone vacanze!! e... piano con le sostanze illegali, eh? la scusa di vincere la paura non regge! :D 

Piuttosto, se volete capire la logica dietro questa tizia, ascoltatevi Un'Idiozia Conquistata a Fatica del mai abbastanza compianto Sig. G.


29 novembre 2014

Uno Sguardo (Sin)Estetico


Cari amici e follower, che cos'è la Sinestesia? Beh, la risposta è facile, la dà il dizionario ma a suo tempo ci abbiamo pensato anche noi. Nondimeno, visto che per citare una vecchia battuta, repetita giuventus, possiamo riassumerla così: un'esperienza che comporti la capacità di inferire informazioni suppletive rispetto a quelle fornite da una comunicazione su più mezzi, quindi coinvolgente più sensi. Per inciso, se queste "informazioni suppletive" si riferiscono ad almeno un archetipo e connettono con gli stati superiori dell'essere, allora abbiamo vera e propria Sinestesi.

Molta arte vuol essere multimediale, ovvero comunicare a più sensi, dalle arti tradizionali che parlavano a vista e udito (teatro e balletto, poi cinema), fino alle moderne installazioni più o meno tecnologiche. Ma queste opere raggiungono effetti sinestetici? Innescano processi mutantrogenici? Ecco, noi lo dubitiamo e per questo dileggiamo l'arte moderna. Vediamo un po' insieme perché, analizzando gli ultimi imperdibili capolavori che la stampa ci ha proposto. Va beh, siamo ironici, ma grazie al Cielo non mancano sia pur rare eccezioni:

LA GALLERIA DEI FALLIMENTI - Non capiamo se ci dia più fastidio il fatto che l'arte debba per forza trovare finanziamenti, quindi debba dipendere da un mercato, o il fatto che venga buttato alle belve tanto il possibile capolavoro quanto la bestialità più sconcertante, in uno svilente gioco di idioti che giudicano e finanziano altri idioti. Un'ars gratia pecuniae populi. Uno vuole pubblicare il senso della vita, l'altro fa quadri dalle livree delle formula 1, l'altro ancora personalizza i trofei di caccia. La pochezza intellettuale di queste idee è l'unica superiore a quella che trovi nelle gallerie d'arte. O in questa simpatica rubrica ;)
Ah, per rispondere al pazzo messianico: no, Bill Clinton non è l'Anticristo. Ci spiace, è un pirla borghesotto americano qualsiasi (per carità, più fortunato di altri). Al contrario di Excremento, che invece una personalità ce l'ha. Peccato solo per il progetto "Say Something", decisamente il migliore. Il problema è che doveva prima finanziarne un altro, il "think something before" ;D

SUPEREROI DI ALTRI TEMPI - Non tutti i supereroi sono Mutantropi, certo tutti possono rappresentare modelli mutantropici, o perlomeno etici. Responsabilizzano sul senso delle nostre azioni, ci aiutano a distinguere il bene dal male. E se il bene è eterno, allora anche nel rinascimento non dovevano essere molto diversi. A patto però di ignorare quel senso di furbizia da 4 soldi, di boutade fine a se stessa destinata solo a far notizia sul nulla. Sarebbe interessante uno studio che correli la mancanza di talento a quella di capacità intellettive, la pochezza delle idee come indice di modestia poietica. 

IL PREMIO PIÙ INUTILE - Certo che Artisti per Frescobaldi poteva essere un'idea geniale: recuperare un modello di mecenatismo di altri tempi per promuovere vera arte fra i giovani, ovvero gli artisti maggiormente ai confini del mercato. Invece premiano 'sto tanghero (ci perdoni l'interessato) che ha avuto la grande idea di dipingere col vino. Arte dozzinale, da accademia, con spreco di risorse. E ovviamente, visto che non la puoi assaggiare, nemmeno sinestetica! (non abbiamo dati su quanto tempo impieghi a svanire il bouquet)

LE DIMENSIONI CONTANO! - Qui non c'entra nulla né la Sinestesi ma forse nemmeno la scultura, bensì la soddisfazione dell'ego di essere finiti nel Guinness dei primati. Già, ma un'arte così microscopica da non potersi vedere... allora è arte virtuale. Con una differenza: è persino più fragile di quella fisica. Ci compiaciamo con l'artista per una simile provocazione, utilissima alle nostre coscienze. Se solo... fosse un poco più diffuso il microscopio nei musei :p

LO SGUARDO SMASCHERANTE - Fotografia, arte monosensoriale, fuori posto in questa rubrica. Ma brava questa fotografa sovrappeso, ha creato uno strumento deosnoblotico. O almeno, un meccanismo per smascherare le ipocrisie. Ebbene sì, sono una cicciona, che male c'è? Non ho il diritto di vivere? Certo che ce l'hai, cara Haley Morris-Cafiero, ma non sarà certo una dieta a impedirti di farlo. Anzi nella norma fa bene, sarebbe quindi un gesto mutantropico! Smascheramento d'osnoblosi a fini mutantrogenici? Haley, se ci riuscissi saresti un genio!! :O 

CONCERTO DEL DISPOSITIVO SPECIALE D'ASCOLTO - Se è vero com'è vero che la musica è una delle (in effetti poche) arti monosensoriali, è altrettanto vero che un concerto la rende parte di un'esperienza sinestetica: senti le fisicità e le esaltazioni che ti circondano, i commenti del tuo vicino, vivi la fatica dei musicisti, compatisci il loro sudore. Il DSd'A è capace di un sound professionale, quasi perfetto per una musica che oscilla fra i 70 e gli 80, chitarre alla Gilmour e voce alla Piero Pelù (come dire "i Pink Floyd suonano i Litfiba" ;) Ma alla bellezza e alla profondità dei testi aggiungono una complicazione, un tentativo ambizioso: lunghe letture del bassista sulla pietosa condizione dell'uomo e sulla necessità di superarla per vie spirituali. Fantastico! Tanti artisti, evocazione di archetipi, più livelli/mezzi di comunicazione, siamo davanti a Sinestesi quindi? Quasi. Perché qui qualcosa non funziona. Il gruppo vuole strafare, le parole lette sono troppe, diventano impossibili da seguire, annoiano, creano dileggio. Eppure sono scritte veramente bene, da un grande cervello e un bravissimo poeta. Ma il troppo ineluttabilmente stroppia, e i concetti sacri vengono sviliti. Peccato, ma i ragazzi sono veramente bravi, sappiamo che presto ci sorprenderanno!

L'IMMAGINE IMPIETOSA DEL TEMPO - Ancora fotografia, ancora arte monosensoriale ma che in questo caso colpisce lo spettatore in un archetipo: il tempo. La nudità femminile, la principale e forse più efficace causa di innesco della libidine nel maschio della specie umana, diventa qui motivo di amara riflessione sull'impietosità del tempo. Riflessione che riguarda tutti. Forse un po' fine a se stessa, è vero, ma in fondo non troppo. Alla fine ogni presa di coscienza contribuisce al Grande Lavoro che ce tocca fa'!

NON LUOGHI DEL CORPO E DELLA MENTE - Wow, restiamo impressionati davanti alla costanza di questo signore! E davanti alla sua intuizione! Cos'è il labirinto, a livello simbolico? È vero che il suo etimo deriva dalle parole latine labor intus, lavoro interiore? Ma allora siamo al capolavoro di Sinestesi! La mente avverte la minaccia della foresta, ambiente ostile, il corpo si perde nel dedalo dei cunicoli e interiormente si fa il lavoro. La destabilizzazione portata della natura ma guidata da mano umana, per questo si parla di arte. Peccato che l'abbia realizzata un uomo solo, ciò nega uno dei postulati della Sinestesi, nondimeno noi ci faremo ispirare dalla sua intuizione per una sinestesopera! Bravo!

ANIMAZIONI TOSSICHE - In un nostro celebre post, il primo (tanti anni fa, sigh) ad aver dato origine a una prima timida controversia, si diceva che il consumo di droga, per quanto in origine possibilmente mutantropico, era il classico gesto di autolesionismo degenerativo. Questo era definito una categoria residuale, che riguardava il cambiamento volontario nell'uomo ma non portatore di vantaggio, quindi non mutantropico, ma nemmeno innestante un cambiamento di stato di coscienza, quindi potenzialmente mutantrogenico. Solo autolesionismo ed estasi. L'unico commento che ottenemmo fu un (dicasi UNO) "siete matti". Ma questo piccolo gioiello dell'animazione spiega la cosa meglio di tante parole, bravi!

ARTIGIANATO MUTANTROPICO - Certo, il tatuaggio, artigianato spesso di eccelsa fattura che incide un cambiamento nella nostra pelle. Beh, sempre e solo a livello di mutaspetto esteriore, eh? ma a volte può servire per quel poco di autostima necessaria per rimanere in piedi nelle difficoltà della vita. Ehm... forse non esattamente nei casi in esame... A proposito di autolesionismo degenerativo, a questo punto forse era meglio la droga, no? ;) Orsù, non prendeteci troppo sul serio, ognuno deve star bene nella propria pelle, persino la donna vampiro e l'uomo gatto (buonanima), in ogni caso tutti hanno il diritto di rovinarsi la vita come più gli aggrada ;)

ARTE DI STRADA, VITA NELL'ARTE - Ancora arte monosensoriale e sì, le nostre città fanno schifo e l'arte può fare qualcosa per migliorarle. Quindi un'opera pittorica, monosensoriale per definizione, può aiutarci a vivere meglio e il vivere, si diceva, è la principale delle esperienze sinestetiche. Come arte qualcuno potrebbe trovare quella in oggetto leggermente minacciosa, e non senza ragione. Ma secondo noi è più divertente che inquietante, anzi... da quel punto di vista il grigiore precedente era peggio.

MASCHERE SINESTETICHE CONTROPRODUCENTI - Ebbene sì, lei, Lady Gaga, la reginetta della maschera più o meno molesta, la star che camuffa la mancanza di talento con l'abbondanza di camuffo. Stavolta ha esagerato persino per il suo stesso gusto, perché il corpo ha un limite e alla fine il troppo stroppia. Ha voluto un'esperienza sinestetica estrema? Bene, ha fatto di se stessa un'opera d'arte: La Patetica Camuffata! ;D

L'ESSERE UMANO OLTRE LA DIVISA - Per carità, non c'è arte più monosensoriale della fotografia, non vogliamo certo suggerire il contrario. Ma anche in questo caso si va oltre, creando una provocazione veramente radicale con un'immagine che più che fotografia è fotoritocco. Lo specchio simbolo-archetipo di noi stessi, la nudità e la divisa simboli altrettanto fondamentali. Chi siamo noi davanti allo specchio? E cosa diventiamo senza la nostra maschera, ovvero la divisa del quotidiano? Dove finisce il militare e comincia l'essere umano? Chiediamocelo più spesso, davvero. Allo stato di coscienza l'ardua sentenza!

LA DANZA COME LIBERAZIONE - Certo, qui non si tratta di vera arte, ma di espressione corporale a fini liberatorii. Si diceva nel post Mutantropia e Devianza Sociale che nei regimi totalitari la devianza poteva assumere uno scopo evolutivo, nel senso qui di liberatorio. Forse non tutti ci hanno compreso - l'accusa di essere "difficili" persiste intatta - facciamoci allora illuminare da questo bell'esempio!

UNA VITA NELLA PLASTICA - Quest'opera in effetti è interessantissima, veramente sinestetica. La vita non solo su un rifiuto, ma per di più particolarmente dannoso e inquinante, una delle vergogne dell'umanità. Resta dubbio il senso della provocazione: un impiego alternativo salva più di quanto non condanni, quindi implicitamente giustifica. Se è possibile vivere su un veleno, allora forse non è veramente tale. Forse anche in questo caso la volontà di stupire o sorprendere è superiore alla capacità di provocare le categorie estetiche, o almeno la coscienza, della propria epoca.

IL FALSO BRANO UFFICIALE DI EXPO - Qui la sinestesia è data dal brivido che ogni italiano, specie se milanese, prova nel vedere che fine sta facendo l'esposizione internazionale 2015, apparentemente destinata a naufragare miseramente con sovrapprezzo di gran figura di m. internazionale. Una volta tanto la rivista Wired, da noi non sempre compresa e apprezzata, dà la giusta lettura alla sconcertante proposta (sedicente) musicale. Però siamo stanchi, davvero... TROPPO STANCHI!

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A LATERE: 

Ci ha commosso circa un mese e mezzo fa la morte di Masaru Emoto. Lì per lì non volevamo darne notizia per non continuare a pubblicare coccodrilli (quest'anno è stato veramente terribile!). Però l'argomento artistico - ricordiamo che per noi l'arte è ancella dell'anima - insieme all'importanza dell'uomo ci impediscono di far passare la cosa sotto silenzio. Quest'uomo sensibile e gentile era entrato in contatto con uno dei grandi misteri della terra, ed è il caso di dirlo, cioè del pianeta in quanto ambiente fisico nel quale viviamo: l'informazione recepita e trasportata dall'acqua. Aveva intuito la funzione dei campi morfogenetici e la grande potenzialità del suono e degli stati d'animo in un campo quantico dominato dall'entanglement. Se l'acqua finalmente sta diventando diversa da quell'“ambiente neutro” che la scienza l'ha sempre condannata ad essere, se stiamo per scoprirne le infinite potenzialità in ogni campo dell'esistere umano o oltre, questo sarà soprattutto grazia a lui.

Addio Masaru, la vibrazione della tua vita continua a propagarsi nel grande ambiente liquido che è l'universo.



A PROPOSITO: 
vi preghiamo di scusare l'aggiunta tardiva, sapete che non è nostra abitudine farlo, ma dopo aver citato l'immenso Masaru Emoto non potevamo che cogliere l'occasione per stroncare lo specchietto per allodole chiamato Eunoia II. Molti di voi rimarranno sorpresi per questa nostra presa di posizione, perché l'opera sembra utilizzare schemi neuronali, per quanto emotivi, e l'artista in fondo siede in un ottagono diviso in raggi, o ogdoade, simbolo sacro/archetipico che dà origine a 48 postazioni che seguono un'indicazione tratta nientemeno che da Baruch Spinoza. Certo, l'apparenza è questa, ma se non fossimo in grado di andare oltre le apparenze allora noi che ci staremmo a fare? ;)

A prescindere da valutazioni formali, del tipo: non si tratta di Sinestesi perché c'è un'unica artista e comunque manca l'interazione con lo spettatore che può solo rimanere impressionato (l'articolo giustamente definisce "impressionante" l'opera, peccato che non ne colga la valenza negativa), quindi passivo.... a prescindere da simili valutazioni, si diceva, a noi non resta che osservare che:
  • l'artista sembra totalmente ignorare i veri poteri della mente, quelli ad esempio scoperti da Emoto, e ha bisogno di un ammennicolo tecnologico per creare un effetto whatsoever
  • ammennicolo tecnologico che è l'unica chiave di volta dell'opera, la quale impressiona semplicemente per il suo funzionamento tecnico. Un po' come se qualcuno avesse voluto fare arte nel medioevo con un trattore (cosa peraltro possibile, in linea teorica, ma per le ragioni qui elencate non sembra questo il caso)
  • tutto il resto risulta quindi orpello: il fatto che l'artista sia seduta in un ottagono, ad es - sarebbe stato uguale se fosse stata su un water - o i 48 stati emotivi di Spinoza, che avrebbero potuto essere un qualunque altro numero formulato da chiunque, Pippo Baudo o Tiziano Ferro compresi ;)
  • in ogni caso questo continuo riferimento all'emotività becera rappresenta un ulteriore limite di un'opera già di per sé discutibile. A chi interessano le emozioni di questa ragazzotta d'origine coreana? Davvero le mere emozioni di chicchessia hanno un'utilità qualsiasi?
  • ma ciò che però è peggio secondo noi è che così facendo vengono sviliti dei simboli importanti, i quali, anziché evocare archetipi e lavorare sugli schemi neuronali inferendo informazioni suppletive, risultano mera decorazione delle paturnie emotive della ragazzotta di cui sopra
  • il risultato non può che cadere nella passività più inutile per lo spettatore, che davvero non ha modo di andare oltre l'“impressione”, cosa tipica della più dozzinale e inefficace arte multimediale di oggi. Era necessario un ulteriore baraccone tecnologico? Siamo veramente perplessi.

Cari lettori e follower, come vedete l'osnoblosi trama nell'ombra ad ogni piè sospinto e ad ogni livello. Sapete quanti grulli sono convinti che quest'oggetto sia l'ultima frontiera dell'arte multimediale/simbolica/psicologico-mentale? Un esempio pescato a caso dalla rete, dove in una crisi di vuoto ideologico, cioè non sapendo più cosa inventarsi, questi signori fanno indebiti paragoni con la spiritualità (comunque, a proposito di pochezza di idee, in rete quasi non ci sono recensioni dell'opera, solo stanche ripetizioni della cartella stampa). E invece si tratta di mera contraffazione della Sinestesi, ennesimo specchietto per allodole concepito da una persona certo più mistica che pensante, finalizzato alla sola sorpresa, incapace di impulsi mutantrogenici o di prevenire apateporie di sorta. Suggeriamo all'esimia Lisa Park un piccolo cambiamento nel nome: da Eunoia a Caconoia! O... una facile abbreviazione potrebbe bastare? ;P

Oooh, qualcuno doveva pur dirlo! 

11 luglio 2014

Campi di Risonanza Interdisciplinare


Ragazzi, a volte avere ragione dà un po' di fastidio, eh? ;) Davvero, il gruppo Sinesthesys ha aperto questo blog... quando? 2 anni fa? Il primo post, "Provocazione", risale al novembre del 2011. A rileggerlo oggi ci vengono le lacrimucce agli occhi. Davvero abbiamo provocato alcunché?

Cos'è successo in questi due anni e più che mezzo? Abbiamo parlato di categorie collettive ancora poco distinte, come l'osnoblosi, connesse al controllo sociale tramite atiquifobie e apatepofobie. Abbiamo parlato della tendenza umana al cambiamento, che se finalizzata a un vantaggio si definisce Mutantropia. Abbiamo visto che c'è vantaggio e vantaggio e ci siamo soffermati sui famosi tre dell'egonanismo :) Ma soprattutto abbiamo parlato di schemi neuronali e dinamiche quantistiche. I primi usati da osnoblotici e immobilisti per indurre conformismo ed esercitare condizionamento sociale, le seconde che però possono ribaltarne gli effetti, specie se impiegate nella Sinestesi, un'estetica connessa ad archetipi in grado di produrre effetti mutantrogenici. Fate ricerche su queste parole, certi concetti ripetuti giovano.

Ci aspettavamo due reazioni uguali e contrarie a queste nostre parole: un entusiasmo tale da provocare la nascita di un movimento nuovo, oppure l'indifferenza più sprezzante. In questo abbiamo avuto torto, visto che nella realtà abbiamo raccolto un ristretto manipolo di follower critici (per fortuna!), nel generale e appena incuriosito scetticismo dei più, che spesso ci seguono giusto per farsi 4 risate. Sia chiaro: sono i benvenuti nel farlo, per quanto ci faccia sempre piacere il pensiero critico e il confronto che ne nasce, laddove si sia in grado di sostenerne uno ovviamente. 

Ma se in questo abbiamo avuto torto, in cos'abbiamo avuto ragione? Nel nuovo gruppo estetico nato per la realizzazione della Sinestesopera, che oggi ha cambiato nome in Janua Misterii, c'è il membro di una scuola Zen che ci ha segnalato questo master di accompagnamento empatico del morente tenuto presso l'Università di Roma Tre. È davvero impressionante come questa gente insegni a livello accademico e finalizzato all'utilità sociale (Pedagogia e Tanatologia, ovvero inizio e fine della vita) ciò che noi sosteniamo da più di due anni per una nuova estetica finalizzata all'evoluzione e all'autodeterminazione dell'individuo. 

Certo, loro utilizzano il concetto di "empatia" che noi tendiamo a sostituire con quello di "esperienza sinestetica". È chiaro che fra le esperienze di questo tipo rientrano tutte quelle empatiche, però noi non enfatizziamo questo aspetto dovendoci occupare d'altro: arte, consapevolezza e guarigione psicologico-sociale a fini mutantrogenico-evolutivi, ma i metodi sembrano i medesimi, specie quando si riferiscono al "linguaggio delle neuroscienze, della fisica quantistica e della neurocardiologia". Una veloce ricerca su internet ci fa trovare, ad esempio, uno scritto di Gioacchino Pagliaro che dalla "quantistica" mutua i concetti di campo morfico (noi lo chiamiamo morfogenetico ma poco cambia) e relativa risonanza, sottolineando l'importanza dei regimi di coerenza, mentre sulla neurocardiologia vorremmo, quasi di sfuggita, allegare un'immagine trovata online che rappresenta il campo elettromagnetico del cuore. O almeno così lo chiamano loro: chi è esperto di certe discipline avrà certamente riconosciuto la figura associandola ad altra denominazione. In ogni caso, come ben dichiarato da Pagliaro, «ogni individuo è circondato da un campo elettromagnetico derivante dalla combinazione di quelli generati dai vari organi, sistemi e dalla mente stessa (e non solo, ndr). Ogni bio-campo è interconnesso e interdipendente con gli altri campi elettromagnetici», così come William A. Tiller nel 2008 affermava che «la risonanza è il fenomeno con cui il mondo influisce su di noi, possiamo utilizzare la nostra risonanza per influenzare la realtà».

Ma per tornare al bando: «la manifestazione fenomenica della persona umana scaturirebbe da un'unica onda infinita, capace di dare e ricevere informazioni, invita a riflettere su questo modo di intendere il nostro essere, quale parte significativa, comprendente, cosciente dell’universo cosmico». Banalità per chi vive a questo stato di coscienza, cose sorprendenti e inedite per chi è avvezzo (solo) all'Accademia. Ma lo scritto va oltre: «si giunge a trascendere la separazione tra il soggetto e l’oggetto, secondo un rapporto paritetico. L’apertura e la creatività caratterizzano tale relazione umana». Incredibile davvero che simili concetti siano stati sdoganati in ambiente accademico-terapeutico (perché nell'accademia pura, ovvero nei dipartimenti di fisica quantistica, più che sdoganati sono stati creati ;) già prima e apparentemente meglio che in quello artistico. 

Poi, per carità, al di là delle sorprendenti affinità non mancano le divergenze, ovviamente connesse ai diversi scopi perseguiti. Noi non accompagniamo moribondi (senza offesa, eh? ;), anzi non accompagniamo personalmente proprio nessuno, ovvero lo accompagniamo impersonalmente, cioè tramite l'opera e il simbolo, e attendiamo che sia lo schema neuronale, guidato dall'archetipo e dalla sincronicità, ad indurlo al cambiamento. Cambiamento che, per la potenza delle simbologie evocate e per la struttura stessa della Sinestesopera, dovrebbe somigliare ad un risveglio o almeno al raggiungimento di un'"ottava superiore" nello stato di coscienza. Infatti abbiamo visto quali pasticci possano creare certe tecniche se goffamente utilizzate (si vedano ad es. i casi Gabbai e Boeri nelle maldestre mani della Abramović), anche perché in ogni caso il contatto con le proprie aree più recondite, così pregne di apatepofobie ed egonanismi, può sortire effetti inattesi e non sempre gradevoli per lo stato ordinario di coscienza. Ma se la Sinestesopera è ben fatta, un apparente trauma avrà solo effetti positivi ed evolutivi, mentre se si perseguono solo scopi di sorpresa e ricerca estetica sulla pelle altrui (cosa forse tentata dalla signora in esempio) davvero tutto è possibile...

Insomma, al di là dello scetticismo che noi certamente comprendiamo nelle coscienze ordinarie, vorremmo sottolineare come le nostre ricerche siano ormai condivise da ambienti ad esse assolutamente estranee, perché una verità se è tale può essere applicata nei più svariati campi. E... in fondo anche la Sinestesi opera un "accompagnamento al fine vita", no? (sebbene solo possibilmente empatico, non necessariamente), o almeno così auspica. Vorrebbe cioè che l'esperienza sinestesica fosse così forte, i suoi effetti mutantrogenici tali, che l'uomo che la vive da un certo punto di vista muoia. Ovvero inneschi processi mutantropici, di cambiamento, così potenzialmente radicali che alla fine di questi, e dopo tutto il tempo a ciò necessario, fosse un uomo diverso. Quello precedente simbolicamente morto. 


Pensando a queste cosette, il gruppo Sinesthesys si ritira in ferie. Forse alcuni di noi posteranno ancora, forse no. Intanto buon processo di fine vita... lavorativa a tutti! E per quelli che nonostante tutto sopravviveranno... ci si risente a settembre! ;D

13 maggio 2013

Verità e Stato di Coscienza


Cari amici, il nostro recente confronto "duro" col fan club di Morgan e le loro sublimi argomentazioni (del tenore "non capite", "usate paroloni difficili" [ma come? ma non eravamo noi a non capire?] e comunque "Morgan è un genio che non si discute"), ci ha persuaso ad approfondire l'argomento iniziato nel post Sinestesi e Verità.

Lì si diceva sostanzialmente che, secondo il nostro modesto parere, "verità" equivale a "possibilità", concetto che si lega indissolubilmente a quello quantistico di probabilità di distribuzione dell'elettrone. In sintesi una cosa è vera laddove possibile, e la sua "veridicità" nello spazio-tempo in esame è paragonabile all'eventuale funzione gaussiana di probabilità che gli elettroni avrebbero di distribuirsi in un determinato campo elettromagnetico. Chiaramente però la comprensione di questa variabile di probabilità dipende dallo stato di coscienza di chi guarda.

Detto in altre parole: più uno stato di coscienza è elevato, maggiore è la capacità di discernere la possibilità (o una modalità di possibilità), quindi la veridicità, di un'affermazione o un concetto. Detta probabilità, in un'ipotetica fotografia dell'istante, si distribuisce nelle due dimensioni di un foglio piatto, dove in alcune zone si concentreranno tanti puntini-elettrone da renderle quasi nere, in altre saranno più radi, in altre ancora del tutto assenti. La distribuzione non può essere quindi stocastica, se non in certi casi particolarissimi o solo in certe zone del foglio. Inoltre, se è vero che esistono Verità Eterne, è altrettanto vero che quelle di ogni giorno, le verità terrene e a maggior ragione quelle umane, nel tempo conoscono una variabilità sottoposta alla regola dell'apparire-brillare-sparire. Così il flusso di probabilità/elettroni si distribuirà come una nebulosa ottenuta dalla sovrapposizione di indefiniti fogli-istante, sempre diversa a seconda della verità in esame nelle 4 dimensioni dello spazio-tempo.  

Quanto più un singolo stato di coscienza riesce a figurarsi questa "nebulosa", questa struttura di possibilità, tanto più comprende una verità. Ad esempio un'affermazione come "la Metempsicosi è finalizzata all'uscita dal Samsara" ha un tasso di veridicità assolutamente diverso per l'iniziato ai Grandi Misteri rispetto, che so, al membro medio del fan club di un cantante mediocre. Di più: per capire lo stato di coscienza di quest'ultimo basta vedere l'animosità con cui prende la frase "il tuo idolo è stato prima un artista mediocre poi un uomo catastrofico", per lui assolutamente a probabilità zero, quando per chiunque altro è un'ovvietà evidente.

Si ha così a che fare con un paradosso apparentemente insormontabile: affinché qualcosa venga comunicato, l'ascoltatore deve almeno contemplare in via teorica la possibilità che un elettrone possa trovarsi in una determinata posizione, ovvero deve già in qualche modo avere quella verità dentro di sé. Altrimenti nessuna informazione può passare. Per fortuna le cose non stanno sempre così... spesso lo stato di coscienza cambia con l'onestà verso se stessi, e/o con la capacità di riconoscere un'evidenza. Le due cose sono strettamente connesse: se non si è onesti verso se stessi, le evidenze non sono più tali, fatto salvo il caso della proverbiale facciata contro il muro, ovvero, manco a dirlo, dell'apateporia.

Cantavano i grandi CSI "chi c'è c'è e chi non c'è non c'è" e forse intendevano proprio questo. Come un elettrone non può occupare una posizione più elevata di quanto consenta il livello energetico dell'atomo al quale è legato, così lo stato di coscienza non arriva laddove l'intelligenza nemmeno sospetti una possibilità. Con una piccola eccezione, però: così come certi atomi possono essere "eccitati", cioè caricati di energia, permettendo agli elettroni di raggiungere posizioni prima impossibili, allo stesso modo una mente può essere sottoposta a esperienze che, essendo riconosciute come reali ed evidenti, ne amplifichino lo stato di coscienza. 

Secondo noi ci riescono solo tre cose: le droghe, ma il loro risultato è passeggero, in parte fasullo e comunque lo si paga a caro prezzo; le apateporie, ma fanno male e alla lunga portano alle apatepofobie; e... un'esperienza di tipo sinestesico (ancor più che sinestetico, essendo quest'ultima normale nella ns quotidianità).

Molti dei partecipanti al Gioco Sincrestesico se ne sono accorti, e con nostro piacere ce l'hanno (ri-)dimostrato. Grazie, alla prossima! :)


15 marzo 2013

Sinestesi e Verità


Anziché farci vivere tranquilli la nostra esistenza, due strani personaggi, tali Esthetron e Psichiro (a proposito, nick notevoli), ci chiedono delucidazioni sul concetto di verità. 
Bene, chiariamolo subito però: noi non siamo in grado di dare alcuna risposta soddisfacente. Come Socrate sappiamo solo di non sapere come tutto veramente accade e si concatena. Semplicemente ne scorgiamo una parte. Quella parte che il nostro stato di coscienza è in grado di focalizzare.

Va bene, necessaria modestia a parte... Come ben sa chi ci segue, lo studio della verità, cioè l'epistemologia o la gnoseologia, secondo noi deve mutuare le proprie categorie dalla fisica quantistica. Posizione che, filosoficamente parlando, fa di noi dei cosiddetti corrispondentisti. Ovvero per noi "un'affermazione è vera solo quando esprime degli stati di cose presenti nel mondo", o anche assenti ma comunque possibili. Che riflette il postulato quantistico secondo il quale l'elettrone è presente in tutti i luoghi ove potrebbe essere, divenendo "presente" in più piani spaziali ed escludendo quindi l'impossibilità.  Dopotutto anche gli antichi greci chiamavano la verità ἀλήθεια, alétheia, ovvero "non nascondimento", in termini moderni "non impossibilità".

Insomma la nostra posizione si può definire corrispondentista quantistica o possibilista, perché per noi è "vero" ciò che si verifica o che anche potrebbe verificarsi ma ancora non l'ha fatto. Ciò ovviamente non significa che Auschwitz non è esistito solo perché "è possibile" che non sia esistito. Una delle conseguenze logiche di un simile approccio ontologico è che quella particolare verità chiamata evidenza, quando appunto non si tratta di illusione, sia innegabile. Piuttosto che negare la realtà in nome di astratte teorie possibiliste, quindi revisioniste, l'uomo dovrebbe imparare ad assumersene la responsabilità.

Stesso discorso per chi nasconde un oggetto in una mano: può essere in ognuna delle due, qual è la verità? L'evidenza nega la possibilità e cristallizza una verità unica, evidenza per colui che nasconde l'oggetto, è ovvio. Anche questo aspetto corrisponde alla sconcertante deduzione quantistica che vuole che sia l'osservatore a fissare la posizione dell'elettrone, ovvero che la realtà osservata e l'osservatore, l'oggettivo e il soggettivo, siano in corrispondenza biunivoca. In mancanza della "fotografia" scattata da un osservatore in un preciso istante spazio-temporale, l'elettrone è ovunque possa essere e in effetti così è, almeno in una prospettiva diacronica. Ciò che non è impossibile è obbligatorio.

Tre sono le critiche principali a questo tipo di approccio: che fare al mutare delle condizioni, cioè basta questo a mutare la verità? E ciò che nemmeno sospettiamo esista è vero/possibile o no? C'è poi il discorso del rapporto con le 3 verità razionali, come giustamente ci ha ricordato Psichiro, ovvero l'ideologica, la dogmatica e la scientifica. 
Ma analizziamo i tre punti separatamente.

1) ebbene sì, lo ammettiamo, al cambiare delle condizioni cambia l'evidenza, la possibilità... ma non la verità. Il fatto che io non possa vivere nel cosmo per mancanza d'ossigeno, temperatura accettabile o pressione atmosferica minima, non significa per questo che io non sia vivo o non possa esserlo a determinate condizioni. Secondo noi questo range di possibilità che si sostituiscono a una verità evidente o anche solo immaginabile ha una potenzialità teoretica che è difficilmente esprimibile. Al limite è la variabile cronologica a interessarci: è vero che c'è vita su Marte? Se le condizioni lo permettono, sì, potrebbe esserci stata, potrebbe essere e/o potrà esserci in tempi passati o futuri.

2) il bello di un concetto di verità così espresso è che questo non dipende dalle nostre conoscenze. Cioè, sarebbe comunque delirante stabilire che NOI si possa dire una parola assoluta e definitiva su ciò che è vero e cosa no. Insomma è poco importante il fatto che noi sospettiamo che una cosa esista o sia vera, il suo status di veridicità è assolutamente indipendente. Che lo sospettiamo o meno, essa è possibile? Se sì è anche vera, punto. Ed è proprio qui che la Sinestesi svolge il suo compito...

3) sulle tre verità razionali, nel senso di comunicabili, il discorso si fa più articolato e complesso. Ma si può riassumere così: quella dogmatica e quella ideologica non sono verità, bensì al limite affermazioni, asserzioni, convincimenti. Credo dogmaticamente che la mia anima andrà in paradiso? Penso ideologicamente che la dittatura del proletariato migliorerà il mondo? Sono pensieri, non verità. Saranno gli eventi a dimostrarne lo stato, mutandole quindi in "verità scientifiche", ovverosia provate. Perché è vero ciò che succede nei fatti, non ciò di cui si ha convinzione, soprattutto laddove, come nel secondo caso, la storia ha già espresso un giudizio inappellabile.

Quindi, al contrario delle altre due, quella scientifica è verità, ma purtroppo normalmente parziale e insufficiente (non scordiamoci che ogni scoperta scientifica tende a negarne una precedente). Questo perché la chiusura mentale dei nostri scienziati, i limiti spesso tanto necessari quanto soffocanti che l'accademia si impone, le mille difficili condizioni necessarie a un esperimento ripetibile, rendono veramente angusto il margine di manovra di questo tipo di verità. La ricerca scientifica per sua natura tende a non accettare le devianze (ecco un altro argomento a favore del post precedente), un esperimento cioè deve dare un risultato il più univoco possibile, non aprirsi a un range di indefinite possibilità. Per noi invece è proprio in questo che risiede la verità ricercata: è vero ciò che è possibile. È quindi una determinazione quantitativa, non qualitativa: una cosa è vera anche se ha una possibilità su un miliardesimo, o di un trilionesimo. Fino a prova contraria.

La legge che governa il mondo a noi conosciuto è l'entropia, noi crediamo che tutto sia un costante e progressivo divenire di infinite possibilità che si manifestano su spazi diversi.

Ne approfittiamo quindi per introdurre un'altra condizione necessaria a identificare ciò che è Sinestesi: è importantissimo che essa apra a indefinite possibilità. Non deve mai imboccare un percorso chiuso a priori, univoco o dalle possibilità ridotte (per quanto plurali, cioè semplicemente superiori a 1), ma aprire a un mondo virtualmente indefinito, almeno in linea di principio, o definito a seconda delle condizioni insite nell'archetipo evocato. Una Sinestesopera basata sugli archetipi dei Tarocchi, ad esempio, potrà contare su 22 arcani maggiori e 56 arcani minori, ovvero 78 segni che potranno essere elevati alla potenza delle combinazioni permesse dall'opera stessa. Sarà ciò che questo mondo chiama casualità, e noi definiamo con Jung sincronicità, a determinare quale combinazione toccherà al fruitore in connessione alle proprie cause karmiche, alle energie cosmiche, alle congiunzioni astrali del momento e al suo stato di coscienza di osservatore privilegiato.

Definire, etichettare, fotografare il reale, nei suoi molteplici e sfuggenti aspetti, diciamolo, è cosa impossibile. Non esiste foto o videocamera in grado di rappresentare il fittissimo reticolato di energie, aspetti e cause karmiche presenti in ogni istante in qualunque situazione spazio-temporale. Per questo la Sinestesi si fa specchio simbolico rivelando dimensioni invisibili, impreviste e fors'anche insospettabili. In grado cioè di avvicinare il fruitore, almeno in parte, a ciò che sappiamo essere verità. Una verità non comunicabile in modi razionali, quindi non dogmatica, ideologica o scientifica, ma nondimeno verità. Anzi, verità a maggior ragione!

Altrimenti come si potrebbe scegliere il proprio mutantropo a ragion veduta? ;)

7 febbraio 2013

Confronto Sinestesico parte II


Parleremo ora della milanese Flavia Vallega Krystael, assolutamente meno nota della Abramović e d'una decina d'anni più giovane, artista che proviene dal fertile milieu della canzone colta italiana. Ha studiato con i più grandi maestri di vocalità nei più diversi stili e tipologie: classico, opera, contemporanea, jazz, pop, worldmusic, fino ad approdare alla spiritualmusic e alla sciamanica, con Badiali, Martelli, Metre, Ravazzi, Lindsay e sciamani sudamericani. E ha approfondito il percorso di potenziamento vocale del metodo Seth Riggs e sperimentato collaborando con K. Anderson del Roy Art Theatre di Londra. Fino al 1990 ha collaborato come solista con jazzisti del calibro di Gaslini, Waldron, Melillo, Webb e Viganò (bassista dei Gipsy Kings) e in duo con Roberta Gambarini; ha partecipato al Festival Jazz di Perugia, al Bobby McFerrin e molti altri in Italia ed all’estero; ha fatto musica minimalista di J. Adams nei Conservatori italiani, concerti di musica classica-operistica e un tour con Franco Battiato (quello di Gilgamesh); ha partecipato a jingle pubblicitari (Kodak, Volkswagen Polo), fino all'assegnazione del premio della critica per l'esecuzione vocale-strumentale in un documentario Kartell. 

Come autrice ha debuttato con l’opera teatrale-musicale Il Sentiero al Regno del Sole, dai temi esoterici, eseguita in teatri italiani tra il 2000 e il 2003. Ha poi inciso il CD Punto Zero, con la collaborazione dello scrittore, poeta e ricercatore Mario Pincherle; ed infine ha composto la colonna sonora del corto Al di là del Velo (www.aldiladelvelo.it) del 2007; per poi collaborare con Andrea Doria DJ su brani inediti. In questa sua ricerca ha sempre coltivato una vocalità "estrema", coerentemente con le sue duttili e superbe doti canore, passando da un canto "soprannaturale" alla Lisa Gerrard, fino alla bitonalità rituale sciamanica di una Sainkho Namtchylak. Nel suo messaggio ha sempre cercato di comunicare la necessità di purezza ed elevazione dell'anima, che nelle parole rifletteva una ricerca interiore nei grandi testi-guida e nei miti simbolici che costituiscono il retaggio spirituale dell'umanità. Nel corso di queste ricerche, esattamente nel 2001, ha scoperto le enormi potenzialità del "diapason scientifico", cioè quello che stabilisce la frequenza del la a 432 hz e quella del do a 256. Si tratta del diapason utilizzato sistematicamente fino all'800 ma poi sempre meno, fino alla II guerra mondiale, quando fu definitivamente rimpiazzato dall'attuale e più acuto la a 440 hz.


Già Giuseppe Verdi ai suoi tempi lamentava la preoccupante tendenza, venuta dall'Europa, di accordare il la a 440hz perché più "squillante". E successivamente addirittura il nazismo si era reso conto di come i propri soldati reagissero più prontamente a stimoli sonori dati con quell'accordatura che, dopo che negli USA divenne quella standard, fu adottata come "ufficiale" prima in Inghilterra, poi nel resto d'Europa. Insomma dalla fine della seconda guerra mondiale la musica è diventata più acuta e squillante, con effetti sul nostro sistema nervoso, sul nostro udito e sulle capacità performative dei cantanti facilmente intuibili. Il tradizionale diapason scientifico, invece, viene chiamato così perché la nota minima possibile è il do a 8 hz, per cui tutti i multipli di 8 sono "scientificamente" dei do, come quello a 256 hz. Si tratta del do classico tradizionale, molto più rilassante, con un maggior numero di armoniche e in grado di indurre stadi di meditazione più profondi e intensi, quando l'attuale la a 440 hz crea invece uno stato mentale di allarmata attenzione. Da allora la Vallega si è prodigata in divulgazione, conferenze e stage musicali, il più famoso dei quali fu il concerto Time no Time del 2008.


Seguirono performance e concerti in convegni e conferenze con Gregg Braden-Bruce Lipton, Franz Winkler, Methusalem Meier, l'ing. Colin Andrews, Carlos Diaz, Douglas Baker, Paola Harris, Richard Boylan, Padre Anthony, Lama Ghence. Infine, trasferitasi in Spagna, cominciò ad organizzare convegni su un nuovo tipo di coscienza denominati Ciencia y Espiritu e Maestros y Guías, con Ananda Bosman, scienziato visionario e musicista, promuovendo la diffusione della musica a 432 hz e delle sue frequenze naturali riarmonizzatrici. Del 2009 la collaborazione con lo scienziato-musicista L. Palmisano-Azrael per comporre musica biomolecolare, che come frutto darà il CD Ocean of Silence che utilizza percorsi sonici psicodinamici. Così con il CD Inner Voices propone la canto-terapia, viaggio armonico frequenziale per riarmonizzare gli stati di stress somatipsichici. Il CD, testato dallo scienziato Nicola Limardo (www.geoprotex.it), ha superato 5 test con esito positivo di risonanza valida per persone con disturbi prevalentemente localizzati nel sistema nervoso centrale e nel sistema cardiocircolatorio.


L’insegnamento sulla voce è attualmente applicato alle ricerche sui rapporti armonici pitagorici e sull’utilizzo di esercizi vocali frequenziali che potenziano le capacità sonore ed autoguaritrici del suono della voce (la Riconfigurazione Sonica 432Hz), utilizzando anche le frequenze a 8hz e suoi multipli emesse dai delfini, sia per cantanti professionisti che per chiunque desideri conoscersi e risanarsi attraverso l’espansione del suono. Periodicamente organizza stage e terapie della voce con sonorità rifasatrici e guaritrici, sia nei centri di medicina alternativa che privatemente. Con il compagno catalano Francesc Saez Wama (o Icshaw) ha fondato il gruppo in cocreazione AlchimiaSound432Hz Club, che si avvale anche dei musicisti Mauro Giulianini, Cristina Belli e Tiziano Ribiscini, con i quali organizza serate-evento in cui dimostra le incredibili potenzialità dell'accordatura a 432hz. Forse non tutti arrivano ad apprezzare il look neo-sciamanico / new-age della nostra, invero forse un po' naif, ma chi vi scrive ha avuto l'indubbio piacere di partecipare a una serata performativa di Flavia e Francesc e ha vissuto le incredibili esperienze che la loro ricerca è in grado di donare.


Ed è per questo che come Gruppo Sinesthesys ci prendiamo la responsabilità di affermare che, nonostante la minor esperienza e l'apparente ingenuità di certa sua ricerca, Flavia Vallega riesce veramente ad avvicinarsi alla Sinestesi mentre, per quanto più "seria", credibile e titolata, Marina Abramović no. Perché? Analizziamo meglio il lavoro della grande performer serba più vicino alle nostre teorizzazioni: The Abramovich Method, del 2012.


Finalmente Marina sembra accorgersi di una necessità: è il pubblico che deve avere esperienze sinestetiche, non lei, e infatti dichiara "Nella mia esperienza, maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance". Ma va? C'è arrivata dopo 40 anni? alla buon'ora e bontà sua, madame ;) 


All'entrata del PAC di Milano si vedevano sedie e altre strutture tipo baldacchini, cabine o tavoli, alcuni dei quali con annesse pietre dure, cristalli o quarzi varii. Sopra, sotto, di fianco, seduti, sdraiati, in piedi, gli astanti alla mostra, tutti addobbati con grembiulino bianco come tanti dottorini in fila, una cuffia che li isola acusticamente e gli occhi chiusi. Non sembra succedere nulla, ognuno è concentrato sulla propria esperienza, nel suo mondo. Lei è la grande taumaturga, il fare tranquillo di una sicumera conquistata in anni di lavoro, l'eloquio dolce, lento e ragionato. Guida il suo pubblico come un terapeuta guida una seduta di ipnosi piuttosto che di training autogeno. La gente la ascolta come in trance, cercando di seguire le sue indicazioni.


Perché ciò rasenta la Sinestesi? Innanzitutto The Abramovich Method è un'installazione tecnologica, ma soprattutto cerca di isolare l'uomo moderno dal frastuono che lo circonda e prova a farlo orientare sul proprio mondo interiore. Inoltre apparentemente non sembrano dominare la paura, l'effetto sorpresa, il facile soddisfacimento di bisogni primari, caratteristiche tipiche dell'entertainment artigianale di bassa lega. Non escludiamo che con tale metodologia sia veramente possibile risvegliare sensi interiori assopiti, arrivando ad un'esperienza sinestetica molto simile a quelle da noi prefigurate. Ma allora perché non lo è? Il problema risiede tutto nell'ego della Abramović. Lei è l'artista unica (e già questo nega la Sinestesi), la grande terapeuta/sciamana/iniziata che dice cosa fare e non fare. È la sua debordante personalità a guidare i giochi, cioè l'esperienza sinestetica dello spettatore, non un'alterità oggettiva e magari spiritualmente connotata, per quanto un archetipo o almeno un meme possano occasionalmente anche essere evocati. Per carità, ciò avviene con l'esperienza consumata di un'artista del suo calibro, ma sempre di essere umano limitato per definizione trattasi. 


Secondo il nostro modesto parere, le esperienze capitate all'assessore comunale Boeri e al consigliere Gabbai sono più che eloquenti su effetti e rischi di un simile approccio. Il taumaturgo è un artista, per di più moderno (e apparentemente piuttosto egotico), non un iniziato ai misteri dell'anima. E comunque, anche lo fosse, difficilmente il suo insegnamento potrebbe adattarsi a tutti, per certe sensibilità è controproducente per forza di cose. Se manca una vera ricerca interiore nei regni oltre il sensibile ordinario, non solo ciò risulta evidente, ma alla fine si organizza una forma di entertainment un po' più raffinato. Tutta la necessaria preparazione iniziale infatti, tra il ginnico e il pranoterapico, è lì a dimostrare l'insufficienza dell'opera in sé (o i rischi che si corrono a fruirne senza adeguata preparazione). Quindi una seduta di terapia di gruppo, tutto sommato ordinaria, non diventa esperienza mistica e infine gli effetti somigliano a quelli descritti nel precedente post: il risveglio di atiquifobie e apatepofobie. In certa misura inevitabili, quando la personalità dell'ego si sostituisce all'impersonalità dell'archetipo.


Anche Flavia Vallega Krystael e Francesc Saez Icshaw cercano di isolare lo spettatore dal mondo esterno, ma con un'attenzione diversa: lo isolano dal mondo esterno della quotidianità frenetica, non dalle proprie percezioni dell'ambiente, compresi gli stessi partecipanti alla medesima esperienza. Questi vengono fatti sdraiare nella penombra e i due neo-sciamani camminano in mezzo a loro suonando strumenti percussivi, sonagli o flauti, tutti accordati sul la a 432 hz, che occasionalmente accompagnano la voce veramente speciale di Flavia. L'esperienza ha qualcosa di sconvolgente: questi suoni sono effettivamente in grado di smuovere qualcosa di profondo, qualcosa che è certamente psichico ma anche fisico, se è vero com'è vero che il corpo è una proiezione dell'anima. La presenza di Flavia che si muove fra i corpi sdraiati, muovendo nello spazio la propria energia personale, il suono cullante della vibrazione, la risonanza sul diapason scientifico e la voce che interviene nei momenti giusti, portano lo spettatore a risvegliare possibilità arcane a livelli che oseremmo definire quasi trascendenti.


Ciò rasenta la Sinestesi perché gli artisti sono due e si palleggiano gli aspetti egotici, e poi l'alterità che richiede la modalità fruitiva di un'opera simile diventa alterità anche interiore. A questa stregua è il suono stesso a farsi archetipo, poiché la campana, la percussione e il flauto sono fra gli strumenti più primitivi dell'uomo. La frequenza a 432 hz funziona, è veramente in grado di accendere schemi neuronali arcanamente incarnati nell'uomo, dandogli così un'esperienza sinestetica estrema di "risveglio interiore". Tutti gli astanti, al termine della performance, dichiarano benessere, guarigione, buone sensazioni o comunque un cambiamento rispetto a prima che pensiamo possa portare, potenzialmente, a processi mutantropici (si spera soprattutto interiori).


Ma allora perché non è (ancora) Sinestesi? Formalmente perché non è tecnologica, quindi non pensata per l'uomo moderno, anche se questo potrebbe costituire un vantaggio (per quanto qui non si parli di arte "migliore" o "peggiore", ma più o meno vicina alla Sinestesi). Sostanzialmente perché gli ego di Flavia e del suo compagno sono due solo illusoriamente: si può dire che anche un gruppo di artisti, quando guidato dallo stesso scopo e sul medesimo fine, de facto realizzi una volontà egotica unica. La loro forza, semmai, è nell'impersonalità della proposta e dei suoi effetti, apparentemente mai negativi (per quanto qualcuno si sia rialzato con una faccia strana: persone che evidentemente hanno un po' patito la profondità del livello smosso dai due, senza però averne nocumento fisico). Insomma è un lavoro ancora troppo tradizionale e basato sulle capacità di due esseri umani in unità d'intenti, oltre che rappresentare una forma di performance che tende ad avvicinarsi più alla terapia o a una seduta di autocoscienza che a un'opera d'arte in senso stretto. Insomma crea un percorso predeterminato e quasi obbligato, non libero e imprevedibile quindi dallo svolgimento necessariamente sincronico.


Ma si tratta comunque di un lavoro davvero impressionante, dove la nostra coscienza viene messa a confronto in modo forte e netto con possibilità dell'anima fino a quel momento 
(nella norma) sconosciute. Una vera Sinestesopera in pectore, quindi, da parte di una coppia che alla ricerca interiore di un'ancella per l'anima ha dedicato con sincerità e passione una vita intera.

25 novembre 2012

Mutantropia e Depressione

A seguito di quello che Vito definisce il vespaio suscitato dall'ultimo post, ci scrive Simo: «La depressione nasce fondamentalmente dalla non accettazione della condizione umana (per definizione fragile e irrisolta) e di solito tende a manifestarsi quando le possibili strategie messe in atto dall’essere umano per sfuggirvi si esauriscono, dimostrandosi fallimentari o insufficienti. In questo senso la mutantropia può essere un antidepressivo, ma il fatto stesso che venga usata come tale è già di per sé un segno di depressione latente». 

Ringraziamo Simo per averci esposto la sua interpretazione della mutantropia con tanto di indicazione di sue potenzialità terapeutiche (sì carissima, gli antidepressivi si adottano in caso di depressione latente, e magari anche conclamata se è per questo ;), intuizioni che troviamo sostanzialmente condivisibili, ma in merito alle quali ci sentiremmo di esprimere qualche precisazione. Nel post Limiti, fatti salvi gli effetti del cosiddetto "gene dell'autoaffermazione", come molle principali verso la Mutantropia abbiamo indicato la frustrazione e il senso di handicap, ovvero ciò che Simo sembra chiamare "non accettazione della condizione umana" e, proprio per questo motivo, abbiamo terminato il post dichiarando che "tutti gli uomini sono handicappati". Ma attenzione! molla verso la Mutantropia, non causa di depressione. La mutantropia è, insieme al controllo dell'ambiente (fino all'osnoblosi), una delle strategie naturali che l'uomo innesca per ottenere vantaggi, infatti sappiamo bene che nella stramaggior parte dei casi l'esito sfocerà nella cosiddetta dinamica Mutantroposnoblotica.

 
Le società moderne adottano una sorta di guanciale sociale piccoloborghese come strategia per far fronte alla sequela di fallimenti e apateporie tipica di tale dinamica, consentendo alla maggioranza dei soggetti una certa stabilità psicologica. Il regno del conformismo. Nondimeno c'è una certa percentuale di persone in cui, per ragioni oggettive o per particolari sensibilità personali, la suddetta sequela porta con sé stati d'ansia causati da atiquifobie e apatepofobie. Ne L'Atteggiamento Osnoblotico abbiamo imputato queste ultime come causa degli "stati mentali negativi e perdenti, segno di un disagio psichico che può arrivare alla depressione". Infatti essa è una sorta di extrema ratio, che arriva dopo il fallimento di tutte le tecniche anestetiche e autosnoblotiche che l'uomo ha potuto provare su se stesso, nei limiti della sua coscienza,


Quindi, per tornare all'Uomo Gatto, cosa pensiamo sia successo? In seguito alla sua formazione culturale da nativo americano, il signore in questione (intenzionalmente non vogliamo scriverne il nome) ha adottato un animale totemico. Perché? Certamente per le ragioni sopra esposte: risolvere il senso di handicap, andare oltre "la condizione umana (per definizione fragile e irrisolta)". Questa è stata la sua via alla Mutantropia e a ognuno le sue pratiche e i suoi rituali. Per alcune persone, deboli o impressionabili, qualche piccolo ritocchino estetico, quindi esteriore (da notare come entrambi i termini comincino con este), aiuta l'immaginazione e la capacità (interiore) di immedesimazione. Ovvero di vivere l'esperienza sinestetica estrema, nella propria carne ed eventualmente nella propria anima, traendone insegnamento.

Il problema dev'essere sorto quando quest'uomo, anziché sviluppare gli stati di coscienza che un animale totemico - se azzeccato - porta a chi lo adotta, si è fatto ipnotizzare, diciamo etimologicamente sedurre, sviare, dall'effetto sociale del ritocchino. E l'ha amplificato, rendendolo sempre meno "ino". Un novello Lucifero/Narciso che anziché amare la Creazione e il Creatore, ha amato la creatura, cioè se stesso, il successo della propria immagine. Quindi egonanismo e osnoblosi sociale singolarmente ridicola (come si può convincere gli altri di essere davvero un gatto?) in grado di creare un "mostro" soggetto alle apateporie del mutaforma. Il succedersi delle quali gli ha dato una certa presa di coscienza, che a sua volta probabilmente l'ha portato a vergognarsi di se stesso.


Cioè a un certo momento ha ceduto l'altra dinamica, quella anestetico-autosnoblotica, e la verità in tutto il suo orrore si è rivelata eccessiva, inaffrontabile. Si scriveva ne Il Metantropo: "L'apateporia è così benvenuta laddove essa permette un autoesame, ovvero quando il dolore che porta non è tanto insopportabile da dover richiedere pratiche anestetiche e la dinamica con cui essa s'è presentata è comprensibile, cioè interpretabile secondo lo stato di coscienza del soggetto". Laddove il dolore è eccessivo, invece...


Ma almeno il signore in questione il suo momento di celebrità l'ha vissuto! E vi garantiamo che fra gli scriventi, come probabilmente fra molti lettori, c'è chi non ha avuto nemmeno quello... e com'è che costoro non si sparano? Beh, a prescindere dal fatto che un simile evento in futuro non è completamente da escludersi, riteniamo che la più efficace arma contro la depressione sia la percezione consapevole della propria funzione all'interno del sistema macrocosmico (a suo tempo si è anche parlato di entanglement quantistico), insomma l'aver interiorizzato il perché siamo al mondo. In fondo la depressione è uno stato egotico: presume la solitudine di un'anima assolutamente autoreferenziale, ma non in grado di reggersi sul piedistallo che s'era immaginata, quando invece per la corretta autopercezione essa non può prescindere dal sistema fisico e metafisico, certamente olistico, di cui ognuno di noi fa parte.


Ma, cosa ancora più importante, ciò deve avvenire secondo uno stato di coscienza proprio, personale, a cui fare riferimento. È quindi responsabilità dell'anima un'azione "attiva" nei confronti dell'ambiente, di inserimento cosciente e spontaneo in senso armonico. Non dev'essere una scelta altrui o un'imposizione, altrimenti si cade nel conformismo, altro potente sebbene disumanizzante antidepressivo.

Riassumendo: mutamento senza atiquifobie e apatepofobie per evitare la depressione, ma schivando egonanismo e conformismo, i due grandi nemici della Mutantropia Evolutiva, a sua volta una necessità dell'anima favorita dalla Sinestesi. 
Come? Mutantropia necessità dell'anima? Davvero?