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11 agosto 2018

The Young Pope, o dell'inutile banalità del bene


Ovvero: il cinema come catarsi dell'ego.


Da buoni ultimi ci mettiamo anche noi a parlare di The Young Pope, la tanto discussa serie televisiva di Paolo Sorrentino, regista e autore che più volte ha risvegliato il nostro interesse. Certo, non tutto il suo cinema ci convince: troppi i dialoghi stranianti (persone che si parlano con aria sospesa e guardando altrove), troppi i ritmi lenti e autocompiaciuti, troppi i momenti di esaltazione adolescenziale, ma con essi anche tanta profondità e coraggio autoriale, cosa ormai scomparsa in questi tempi di pavido conformismo. E ne parliamo per dire un concetto fondamentale: tanto rumore per poco o nulla. Ma vogliamo essere molto chiari! (cit. ;) l'opera in questione è tutt'altro che mal riuscita o trascurabile, dotata com'è di interessantissimi spunti di riflessione. Purtroppo però, come avemmo modo di dire per Il Dottor Parnassus dell'una volta grande Terry Glliam, non bisognerebbe mai parlare di argomenti che esondano le proprie capacità intellettuali o anche solo il proprio campo di esperienza. Si rischia di risvegliare inutilmente giganti fuori portata o, addirittura, svilire concetti degni di miglior sorte.

Ma... come ormai è nostra abitudine di excusatio non petita, giustifichiamoci: perché parliamo di quest'opera bisensoriale (vista e udito) a puntate? Sostanzialmente per tre ragioni:
- è un'occasione più unica che rara di fiction televisiva nazionale con una produzione di alto standard internazionale
- parla di un una personalità a dir poco problematica che va incontro a un processo mutantropico per "sinestesia"
- parla potenzialmente di materie spirituali, e nell'intenzione degli autori anche praticamente, lo vedremo
Eppure... qualcosa non va come avrebbe potuto. Ma andiamo con ordine.

1) Superproduzione di alto standard: insomma finalmente il mezzo bisensoriale per eccellenza, quello televisivo (dopo quelli teatrale e cinematografico e prima di quello telematico), viene messo al servizio di una storia di evoluzione umana, quindi Mutantropico-evolutiva, e apparentemente per vie quantomeno sinestetiche, vista la peculiarità dell'esperienza narrata: uomo problematico e tabagista in sinestesia vaticana. Finalmente si mettono in gioco etica, conversione, illuminazione, estasi, insomma le vie dello Spirito (nella sua prima omelia il protagonista ebbe a dire: "tutti noi siamo soli davanti a Dio, non vi indicheremo nessuna strada, cercatela voi, trovatela!"), e finalmente liberi da fiction su carabinieri e guardapesca. Eccellente il cast, bravo (come sempre) ma sottoutilizzato Stefano Accorsi, incontenibile Silvio Orlando, un superbo segretario di stato vaticano ben oltre la macchietta che è stato accusato di essere, stupefacente e diabolico il mattatore (oltre che occasionale co-produttore) Jude Law nella straordinaria interpretazione di Lenny (un omaggio al leader dei Motorhead, c'era bisogno di dirlo?) Belardo, ovvero Pio XIII, un giovane papa che si pone all'opposto dell'attuale Francesco, o forse più esattamente di Giovanni Paolo II. Tanto questo era innovatore, sorridente e aperto, quanto lui, papa di diversi anni più giovane, è conservatore, sprezzante e chiuso fino alla paranoia.
È poi sopraffina la ricerca musicale con prelibatezze elettroniche, quando non chicche rinomate nell'underground (I Can't Escape Myself dei mitici Sound) o magari sconosciute nonostante l'indiscusso valore (Senza un Perché della stupefacente Nada). E infine, sempre finalmente, vediamo la volontà - oltre che la capacità intellettuale - non solo di stupire (scopo in sé osnoblotico, ricordiamolo) ma anche di mettere in discussione l'istituzione pontificia senza tuttavia mancarle di rispetto. Anche, come dire? con argomentazioni chiare, condivisibili, legate ai più elementari diritti umani.

2) Una personalità a dir poco problematica in mutamento: più esattamente un nevrotico schizoide ed egopatico, ovviamente conservatore al parossismo, iracondo e pure tabagista, tematica che sin da This Must Be the Place Sorrentino connette al processo di crescita. L'atteggiamento schizofrenico dapprincipio urta un po' i nervi, poi ci si rende conto che fa parte della "complessità del personaggio". Come lui stesso ammette egli è duplice, molteplice, contraddittorio "come Dio uno e trino, come la Madonna vergine e madre, come l'uomo buono e cattivo". Santo ed empio allo stesso tempo, insomma, nondimeno questa "complessità" suona in qualche modo falsa e fine a se stessa: il protagonista fatica ad accettare l'inevitabile. È Mutantropo, sì, ma passando per il dolore e il sangue (altrui ovviamente) comunque compie un processo molto parziale e non manca una gaffe degna di un Asperger all'ultima puntata. Ci si chiede però come abbia fatto fino a quel momento nella vita normale, già di per sé più che sufficientemente "sinestetica". Un matto che viene assalito da egopatia dittatoriale di colpo solo con l'ascensione al soglio pontificio, vista soprattutto l'autoconsapevolezza di bellezza e fascino della sua persona, sembra davvero poco credibile. Gli autori provano a giustificare questa stranezza con l'astio che proverebbe un bambino incomprensibilmente (per lui) abbandonato dai genitori, ma davvero non si comprende come ciò possa costituire causa scatenante di follia (certo, di egopatia sì) a prescindere dal salire il soglio. Inoltre, grazie all'abile regia di Sorrentino, viene sottolineta la portata sinestetica di una vita in Vaticano, secondo le parole di suor Mary (madre surrogata) "città-stato piena di anime perdute che non hanno mai vissuto" (acc, alla faccia della sinestesia!), esperienze si suppone connotate di Sacro, eppure nn ci risulta che quei luoghi abbiano potuto porre freno alle follie egopatiche di tanti, troppi, detentori del titolo più alto della chiesa sedicente cristiana e "universale" (katholikòs), fatte ovvimente salve le meritevoli eccezioni.

3) Materie (solo) potenzialmente spirituali: forse il punto per noi più fallimentare del progetto, a parte la morale intrinseca cui accenneremo dopo. In questa lunga serie (10 ore!!!) si parla di conversioni, illuminazioni, contatti con il sacro, oltre che di intensa preghiera, ma nei fatti trasudano ben poche verità spirituali, oseremmo dire quasi nessuna. L'anziano - diremmo decrepito - card. Caltanissetta che si chiede "la domanda oggi non è se Dio esista, ma perché dipendiamo da lui" può bastare? Certo che no. Però verità dottrinali ne sentiamo diverse e ne ringraziamo il prof. Melloni che avemmo modo di apprezzare al festival Sublimar di Milano, qui consulente alla sceneggiatura, chiedendoci al contempo se si sia contento di ciò che ha fatto. Una di queste, forse meno discutibile di altre, è la preghiera, o almeno la sua modalità, che per il nostro dev'essere in latino. Ma quando esige che essa si avveri allora la declama in italiano, infervorandosi fino all'indignazione ed arrivando ad esigere alla divinità (dall'Altissimo fino alla Beata Vergine) con un'insistenza aggressiva, un'autoritarismo oseremmo dire padronale, come con una serva o poco ci manca. Con questo simpatico ed evidentemente efficientissimo artifizio diviene papa, ponendosi all'opposto dello schivo protagonista del capolavoro Habemus Papam di Moretti. Ecco che la preghera si avvera, avviene il miracolo, il Papa è santo! 

No, giusto per dire qual è il livello... 

Certo, in compenso emergono verità psicologiche, ma forse spicciole e un po' scontate: il senso di rivalsa dell'infante abbandonato, i genitori surrogati, ovvero prima la madre (la già citata suor Mary) e poi il padre (il card. Spencer, che lo accusa di volere da lui solo l'approvazione dei suoi errori, come ogni figlio chiede a suo padre), infine il "pari" Gutierrez, quando Lenny diventa padre - anche lui, manco a dirlo, simbolico ovvero surrogato - del piccolo Pio, "figlio" della sua preghiera perentoria. Bellissimo il dialogo con l'amico d'infanzia Dussolier: "Lenny, quando crescerai?", e lui "mai, perché noi preti non possiamo diventare padri (falso! il prete fa voto di celibato, non di castità, ma va beh...) e questo ci condanna a rimanere per sempre figli". Per il resto, nel nome della sua oramai sdoganata "compelssità", lui si comporta da perfetto cattolico peccando in modo smodato e pentendosi disperatamente a rotazione, alternando trasgressione e confessione, addirittura ateismo (o almeno agnosticismo) e fervente misticismo. Vista da altri punti di vista, in un nostro post avemmo modo di chiamare un simile fenomeno dinamica mutantroposnoblotica, e in quest'opera i "vantaggi dell'egonanismo" certo non mancano, anzi.

Insomma, in una fantasmagorica sequenza di immagini come giustamente solo lui sa fare, Sorrentino suscita in noi dapprima i più importanti enigmi esistenziali, questioni di coscienza assai raramente affrontate nella ficion seriale ad alto consumo: cosa succede se si scontra l'ego con Dio? Ha senso ribellarsi all'Altissimo o alla sua Via (o Tao), arrivando a sfidarlo a voce alta, certi di non fare la fine di Lucifero? Il dominio spietato ed esclusivamente utilitarista dell'uomo sull'uomo (oltre che su simboli sacri o di potenza che lo circondano) ha conseguenze? La chiesa ha davvero il diritto di chiudersi e mostrare ostilità al mondo, e così il suo più alto grado di rinunciare al ruolo di "pontifex", o costruttore di ponti col Sacro? E, ultimo ma non da meno, come cambia la personalità di fronte ad apateporie devastanti e responsabilità ingestibili? C'è di tutto: la coscienza-ego, la sacra dottrina, l'influenzamento spirituale (forse addirittura iniziatico?), l'etica sulla via del Karma, la Mutantropia. Ci sono addirittura le apateporie, segnatamente nelle puntate 6 e 7, che guarda caso innescano il processo mutantropico (ma va? chi l'avrebbe mai detto?) però, proseguendo, il buon Sorrentino non sembra all'altezza della sua provocazione. La Chiesa stessa come istituzione, come ha giustamente fatto notare persino l'Osservatore Romano, non viene mai messa in discussione. Cosa forse anche giusta, ma c'è differenza fra consapevolezza di una necessità socio-antropologica e giustificazione dei misfatti della medesima (per carità, esclusa la pedofilia, tema fondamentale delle ultime due puntate ma secondo noi usato in modo più emotivo/strumentale che profondo). I progressi del nostro eroe sono errabondi e incerti, con molto dolore e molti passi falsi e poche ancorché semplici e banali prese di coscienza, cosa anch'essa in sé giusta, ma c'è differenza fra seria dedizione ad acquisire stati superiori di coscienza e occasionale passeggiata nella consapevolezza data dal dolore provocato da una cavolata (segnatamente due morti accidentali e una - suor Antonia - addirittura provocata con la preghiera, per tacere di ciò che è avvenuto al "mistico" pecoraio Tonino Pettola).

Il tutto per cosa? Lungi dall'essere diventato un Metantropo, il "santo" incarnato, santo per via dei due miracoli imperiosi, ha raggiunto la coscienza più o meno della brava persona (del rapporto fra banalità e sorriso si espresse bene il card. Aguirre, piacere di Dio ;) capace addirittura di stati di (normalissima) empatia col suo prossimo. Un absurdum, la normale evoluzione umana di ogni adolescente bizzoso e nella norma senza essere responsabili della morte di alcuno, al limite di qualche dolore. No, potreste obiettare, è importante anzi fondamentale il potere! Secondo noi no, ma quand'anche fosse e visto che, come abbiamo dimostrato, Dio non c'entra più gran che, allora sarebbe stata sufficiente la storia di un Kim Jong-un qualsiasi, di un dittatorucolo più o meno giovanile dei tanti luoghi di dolore del mondo, senza bisogno di scomodare santi e madonne. Secondo noi in quest'opera il "potere" è solo disponibilità di mezzi dell'adolescente bizzoso, e ogni adolescente in fondo ha i suoi, insomma il livello geopolitico è estraneo a quest'opera o almeno alla sua comprensione o giustificazione. Oppure si potrebbe obiettare che noi non capiamo lo status tragico di un Mutantropo mancato, ma il film alla fine non riesce nemmeno ad essere questo o lo è in modo piuttosto superficiale. Al di là delle possibilità che dava l'ambiente, ignorate o banalizzate quando non minimizzate/svilite (sembrerebbe non comprese), alla fine un pazzoide non è un uomo nel pieno delle sue facoltà mentali, quindi moralmente giudicabile, bensì un essere in qualche modo deresponsabilizzato, devastato dai suoi dolori. Insomma un uomo che arriva a ciò che arriva, nn si può pretendere troppo, e ciò inevitabilmente smorza il valore mutantropico delle sue piccole scelte, così come il suo autoritarismo folle sfuma quello drammatico di vittima.

Ma ciò che secondo noi è peggio è che insieme alla deriva spirituale il film ne prende una anche ideologica e davvero non riusciamo a capire quanto di questo l'autore ne sia cosciente. Cioè, certamente sì, nn pensiamo sia uno stupido, ma nn sappiamo quanto lo condivida o quanto vi ci sia stato costretto dalla produzione. Infatti il nostro eroe, che dovrebbe creare straniamento ma in realtà affascina, dopo aver "umiliato" il buon Stefano Accorsi al suo cameo come primo ministro della Repubblica Italiana di tipo renziano, ed essersene vantato, nota con piacere come sia riuscito ad arrestare o perlomeno a frenare l'iter parlamentare di certa normativa "progressista". Fra questa mette aborto, divorzio ed unioni di fatto, diritti inalienabili della persona. Il punto non è che un cattivo gioisca di una vittoria turpe, in effetti sarebbe coerentissimo col personaggio, ma è il fatto che tutti si complimentino e si congratulino con lui, anche persone appartentemente dalle posizioni ideologiche opposte, sembra quindi anche l'autore con loro.

Ecco quindi il senso della nostra critica, di un film tuttavia brillante, dagli spunti interessantissimi, fatto con intelligenza, maestria e abbondanza di mezzi. Ma sostanzialmente un'occasione persa. Un'occasione di dire finalmente la verità, non tanto sulla corrottissima istituzione Vaticano (cosa fors'anche troppo facile, comunque già egregiamente fatta da altri, in ogni caso distraente rispetto a quello che avrebbe potuto e dovuto essere il tema dell'opera), quanto sulle necessità, sulle possibilità ma anche sulle trappole che si nascondono dietro un cambiamento guidato da uno stato di coscienza a sua volta influenzato da simboli sacri. Insomma una sorta di Sinestesi nei fatti, cosa che alla fine può essere un cammino spirituale: le sfide che comporta, le profonde messe in discussione di sé, i relativi stati di coscienza, specie se alle prese con problemi di ego, tema tanto caro al film e al cinema di Sorrentino in genere. Perché, per citare il padre surrogato (e freudianamente morituro) Spencer, "il Mistero è una cosa seria, non certo una misera strategia di marketing!". Ci si accontenta però di una soap opera che indigna e diverte, spesso sorprende (più spesso, ahinoi, annoia), ipnotizzati dalla bellezza apollinea di Jude Law e da suo sorriso mefistofelico, che un po' scandalizza ma senza graffiare e un po' intrattiene dando da pensare, con poche "frasi sagge" tratte dalla letteratura dottrinale (segnatamente S. Agostino, e OVVIAMENTE nulla di non accettato da Santa Madre Chiesa come ad es il Tao-Te-King o, eresia!, i Vangeli Gnostici), buttate a occasionale coriandolo sul disorientato spettatore. Che al IX episodio svacca completamente in un sentimentalismo stucchevole, una sorta di apologia del volemose bbene, e infine si risolve con una tesi "positiva" tra il banale e il deludente (il "sorridete sempre") e una serie di negative (l'omosessualità è aberrazione, le coppie di fatto un male da evitare ad ogni costo, l'aborto un omicidio da anatema ecc) che, per quanto sommariamente finiscano per esser messe in luce negativa o perlomeno dubbia, nel frattempo lasciano interdetti.

Al confine fra arte e osnoblosi si muove l'ambiguo Sorrentino. Ma alla fine l'abbiamo capito: è lui l'adolescente bizzoso, perché è lui ad essere interessato al Mistero dello Spirito senza mai comprenderlo. E come in This Must Be the Place fa fumare l'immaturo che anela allo status di adulto, ma la banalità della sua parabola di vita porta all'estremo ripudio degli anziani genitori fricchettoni. E come in La Grande Bellezza vede nella spiritualità una mostruosità sostanzialmente estranea a sé, quindi perlomeno cinematograficamente incapace di salvare chicchessia. Ma allora... perché 10 ore di catarsi dell'ego? Non sa forse che un bel tacer non fu mai scritto, e forse neppure filmato (ma non possiamo esserne sicuri)?

31 dicembre 2015

Buona Fine, Buon Inizio, Buon Delirio! (Rassegna Stampa Mutantropologica IX)


Carissimi tutti, beh che dire? Un altro anno è passato e un altro ne ricomincia coi suoi buoni propositi, alcuni ereditati dall'anno prima, altri nuovi.

A noi spiace non essere molto assidui nel blog, ma sono anche vere tre cose:
- da un certo punto di vista stiamo realizzando, nel senso che è finito il tempo delle teorizzazioni ed è cominciato quello della tanto agognata Sinestesopera ;)
- anche voi non è che ci stiate esattamente pressando! Praticamente non state commentando più, cosa disdicevole per i propositi di questo blog. Per fortuna almeno gli accessi non sono diminuiti
- certo, il luogo di discussione per antonomasia degli ultimi anni è diventato Facebook, ma nemmeno lì sentiamo più la pressione del vostro affetto, perché? 

In considerazione di quest'ultimo punto, notiamo una certa scollatura, come dire? una differenza fra i nick di chi ci segue qui sul blog e di chi lo fa su Facebook. Non sappiamo se si tratta delle stesse persone con nick diversi o se siete totalmente altre persone.

E così... un po' per augurarvi buon anno, un po' a beneficio di chi - come noi - disprezza cordialmente o visceralmente la creatura di Zuckerberg, vorremmo costruire questo post con il meglio di quanto abbiamo postato su Facebook negli ultimi due mesi, distinguendo meno fra articoli sulla Mutantropia, sull'osnoblosi, sulle varie apateporie o su sua maestà la Sinestesi. Una rassegna stampa gioiosamente incasinata, che però... dà il brivido... del baratro.

Buona lettura e buon anno!!! 


Che le moderne installazioni siano le più oneste di sempre? Ovvero si autodenuncino per quelle che sono, spazzatura?
Oppure oggi l'immondizia è l'unica vera arte onesta? 

Signori, eccovi svelato un mistero! Ovvero perché negli USA chi ha un minimo di cervello chiami MTV col dispregiativo "Empty-V".
È la terza volta che questo performer dozzinale vince un premio come... ehm, "artista"? I casi sono 3, e non si escludono mutuamente:
- è veramente di buona famiglia
- la mafia può tutto
- Empty-V NON CAPISCE UNA MAZZA di arte o musica
In ogni caso l'osnoblosi domina sovrana ;(

In un nostro celebre post che non mancò di suscitare polemiche fra i benpensanti, avemmo l'ardire di definire l'Expo "apateporia epitome di osnoblosi". Apriti cielo, ci eravamo subito schierati con i gufi!
Oggi che finalmente quest'aberrazione sta finendo, un simpaticissimo Crozza ci fa notare l'ORRORE che ha origine dall'innaturale unione fra osnoblosi e conformismo, specie di chi è stato tanto astuto da non andarci prima... per andarci adesso. E perché? Oh mio Dio, Expo sta finendo, adesso o mai più!
Quanta tristezza ragazzi... 

Peggio di un social network stupido c'è solo un social bacchettone (e stupido).
Insomma FB proprio non ce la può fare!!!

Scusate signori, vorremmo farvi una domanda perché veramente fatichiamo a capire. Perché quando queste cose le diciamo noi (e magari un paio d'annetti fa, leggere blog per credere), tranne pochi dotati di pensiero autonomo, suscitiamo nei più e al più un'ironica indifferenza, mentre se invece le dice il Corriere fanno scandalo?
Davvero, qual è il limite del conformismo? Dove l'uomo consapevole di oggi è disposto a ragionare con la propria testa e non con le cartelle stampa della più becera industria tecnologica?
L'articolo recita "il re di Istagram è nudo di fronte a questa 18enne". No, finché la gente guarda col prosciutto, il re non sarà MAI nudo. Forse abbiamo sbagliato a porre questa domanda al pubblico. Forse ognuno deve porsela per sé.

Bello quest'articolo. Si parla di "amore chimico", simpatica perifrasi per significare "droghe a fini di lussuria". Scusate la desuetudine del termine, ma veramente intendiamo lussuria e non erotismo, perché sappiamo tutti che chi le assume non cerca (solo) un momento erotico, in sé raggiungibile anche senza simili maratone delle mucose.
Per favore, non siamo bacchettoni e ognuno fra le lenzuola è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe! Solo notiamo giusto di sfuggita come questo scambio semantico, questo contrabbandare amore e lussuria come se fossero sinonimi, venga impietosamente smascherato dagli effetti reali di tale pratica.
Un altro aspetto del fenomeno che noi chiamiamo "anti-mutantropo involontario", ovvero una vendetta della natura sulla cultura

È chiara la dinamica? Prendete una minorata mentale, inconsapevole del mondo e della vita ma con una voce accettabile, la mettete in mostra vendendo spazi pubblicitari, poi quando non vi serve più la buttate via.
Aveva ragione Ivan Cattaneo: chi ha creato i sedicenti talent dovrebbe esser messo in carcere!
E chi li segue inconsapevolmente è un inconsapevole complice

Gianni Morandi, come la gran maggioranza dei vip del resto, se ne frega altamente di FB. 
Noi aggiungeremmo che anche lui, come noi e come ogni essere umano minimamente dotato di materia grigia, sa bene che questo strumento è vuorto e illusorio e ha importanza solo per gli idioti (leggi "la maggioranza della popolazione"). È parte del gioco, un male noioso e necessario, a cui oggi non puoi rinunciare per le diaboliche dinamiche che si sono venute a instaurare.
Ma obietterete che anche noi siamo su FB. Certo, quindi qual è la differenza fra noi e lui? Che noi non contiamo un cz. Quindi? Possiamo esimerci da FB? No, semplicemente non possiamo permetterci un social media manager :)
Ah, la buona vecchia miniera... dava il pane e forgiava uomini veri…

Tra gli esempi di Mutantropia borghese da noi considerati più aberranti ci sono gli sport estremi. Per favore spiegateci perché un essere umano che ha avuto ogni fortuna dalla vita, specie in termini monetari, anziché rendersi utile al mondo e all'umanità va a rischiare la pelle in modi sì stupidi e costosi. Per quel po' di adrenalina in più oltre a quella che generosamente possono fornire molte sostanze disponibili su mercati più o meno legali? O per farsi bello agli occhi del mondo, ovvero per egonanismo fatto a sistema? Mondo che lo riconosce come tale - cioè bello - solo negli strati più sfortunati, specie in termini mentali, della sua popolazione.
Ma, lo sappiamo, la natura tende sempre a rivalersi sulla cultura. Ogni tanto qualcuno tira le cuoia. Ad altri invece, come ad es. a questo tanghero qui, viene dato un buffo avvertimento...

Ebbene sì, cari, non è un segreto il fatto che noi, come ormai a milioni d'altri, propugnamo il vegetarismo come unica dieta sana (per chi non ha determinati ordini di problemi) e sostenibile, e francamente ci siamo stancati di dover discutere ogni giorno con carnivoristi ormai senza argomenti, se non quella che noi chiamiamo "la ragione del coprofago" (ovvero "lo faccio perché mi piace"). Ammettendo così che l'alimentazione carnea è paragonabile allo stupro, poiché comporta la costrizione di un essere senziente al proprio piacere.
Poi ci sono notizie come questa, e tutti a girarsi dall'altra parte. Mah, se c'è un gesto mutantropico che veramente vale la pena fare..............

Ecco un ottimo esempio di pseudo-Sinestesi, ovvero una forma d'arte apparentemente pari a quella da noi vagheggiata ma mancante di un elemento che sembra marginale, ma che nondimeno fa la differenza.
Tecnologica e multimediale, prevede la collaborazione di più artisti. Purtroppo però non evoca archetipi, anzi, punta tutto su sorpresa e suggestione - ovvero sull'intrattenimento - e nulla sulla crescita interiore.
Sia chiaro: non la consideriamo "brutta". Anzi, la aborriamo proprio perché "bella". Cercando di mettere in guardia sul grande inganno che su una mente semplice e poco riflessiva può avere certa bellezza.

SCONCERTANTE! I sedicenti Baustelle, secondo noi uno dei più colossali bluff della storia musicale recente (per quanto non recentissima), dei mediocri contrabbandati per artisti da una stampa senza discernimento, quindi parte dell'osnoblosi dei tempi che corrono, quindi fautori di una musica borghese nella misura in cui, fingendo il cambiamento, in realtà promuovono l'immobilismo... ecco, proprio loro ora strombazzano di voler "sfidare la musica boghese".
Certo che non c'è limite alla faccia tosta, eh? 
O è semplice mancanza di consapevolezza collettiva?

Carissimi, ecco una dimostrazione pratica di ciò che intendiamo quando dichiariamo che i sedicenti Talent Show (mai nome fu più fuorviante) sono spettacolini insulsi di entertainment per minus habentes.
Per carità, il m. Franco Battiato avrà anche avuto una brutta giornata, ok, la sua performance non sarà stata perfetta. Poi immaginiamo il tedio che questa canzone rappresenti per lui, tanto richiesta dalla massa quanto sistematicamente poco capita.
Però lui l'ha composta, lui è un artista e uno dei maggiori del dopoguerra. I frequentatori del risibile X Factor no, sono dei burattini bravi a cantare ma che fuori dal'etere non riescono MAI a combinare nulla di buono, a quanto ci consta senza eccezioni.
Eppure questi mediocri, questi ragionieri della tecnica canora e i loro amici, si permettono di deridere un vero artista, uno a cui tutti i "talentuosi" prodotti in 8 edizioni di quest'insulsaggine messi insieme non sono "degni di allacciare i calzari". Mah, Francuzzo, potevi restare a casa quel giorno, eh?

In compenso questo era un modello mutantropico aberrante: superficiale, conformista e sostanzialmente imbecille. Conobbe un certo successo fra le fasce mentalmente più sfortunate della popolazione, provocando lazzi e dileggio negli altri.
Fasce che, diciamolo, non sono certo diminuite con la sua inevitabile scomparsa, cosa evidente non solo da quest'articolo: basta guardarsi in giro ;)

Sono in molti a chiederci perché ci occupiamo di Mutantropia se il nostro è sostanzialmente un blog di estetica e critica d'arte.
Secondo noi la risposta è insita nella nostra stessa azione. L'arte è diventata puro entertainment, artifizio retorico finalizzato al sollazzo o, al più, alla sorpresa, solo in rari casi arriva al gusto dell'enigma, ma sempre fine a se stesso. 
Per noi no. Per noi l'arte ha ancora il potere di mutare l'uomo, da qui l'attenzione alla Mutantropia. Perché l'uomo normale, di questa natura, è ciò che viene rappresentato qui. 
Complimenti.

La morte, come abbiamo in più punti scritto nel blog, non è un fenomeno mutantropico, per quanto sia fuor di dubbio un mutamento umano. Nondimeno non è volontario, non segue "una percezione di vantaggio", se non in rarissimi casi che forse meriterebbero un post apposito.
Ma di certo per i più la morte è un cambiamento "naturale", accidentale e involontario. E spesso indesiderabile, al punto da far nascere vere e proprie psicosi.
Come quella che stiamo vivendo nei confronti del terrorismo, una delle cause di morte meno frequenti in assoluto, ma probabilmente quella per cui più si spende, e nel nome della quale addirittura si combattono guerre, cioè si causa morte.
Il sonno della ragione genera mostri, diceva un artista di vera eccezione, noi non possiamo che confermarlo con un filo di amarezza.

Anche quest'anno Sanremo si preannuncia la solita spazzatura.
Non c'è nulla che si salva in questa notizia: sua maestà prezzemolo carbonato (in predicato di tumore all'epidermide) Carlo Conti, l'inguardabile formula dei talent, i performer tutt'altro che artisti ma che s'atteggiano come tali, lo stile approssimativo con cui è stato scritto l'articolo.
POVERA ITALIA!

Egonanismo, "cultura dello stupro" (eeeh?!!?), carnivorismo. Per noi sono tutti aspetti della stessa medaglia, da noi abbondantemente descritti in vari post, non ultimo quello sull'etica. 
La Sinestesi esiste anche per persone così, per quanto si rifiutino di credere di avere un problema.
E a modo loro hanno ragione: il problema è educativo e culturale. Alla fine la "cultura dello stupro" (neologismo aberrante ma corretto) è solo un aspetto particolare della più generale cultura dell'ego, veramente all'origine di ogni male dell'uomo. 
Ma... quanto ne era esente la sig.na Stoya? Davvero vuol farci credere che è diventata pornostar per generosità e "attenzione all'ambiente"? 

Certo... in teoria potremmo essere d'accordo con l'utente di facebook che ha definito Guccini "vecchio comunista rincoglionito". Ma, al contrario dell'ammorbante immondizia musicale che hanno sparso in giro i sedicenti talent, notiamo che:
- almeno lui è stato un artista. Di parte, legato ad un periodo, ma certamente un artista. E a modo suo disinteressato, ovvero interessato al progresso del suo secolo, non al suo
- in questo senso ha accettato l'apateporia di riconoscersi non più attuale, specie negli ultimi tempi. Così fa l'Eumutantropo, chapeau!
- infine ha il coraggio di dire ciò che non dice nessuno: le canzoni oggi sono inutili, infatti è rinata la più retrograda, retriva e melensa canzone d'amore
Caro Francesco, se fossero tutti come te i comunisti e i rincoglioniti.... vivremmo in un mondo migliore! Grazie :)

O sorpresa, o gaudio! non sapevamo che anche lo spinosetto Riccardo Bocca degli Antennati disprezzasse visceralmente gli artisti egoici. A volte ci stupiamo di come la verità sia inconsapevolmente condivisa :)

Ovvero la proposta di modelli mutantropici legati ai lati più frivoli e marginali di una scelta veramente seria e responsabile. Dateci retta, per favore: per vivere in armonia col mondo non c'è bisogno di inventarsi nuovi business, basta essere buoni esseri umani e... scegliersi modelli mutantropici elevati. 
In caso di dubbio... una SANA sessione di Sinestesi! 

Vorremmo tanto esprimerci in termini di "regno del male", ma al di là del voler evitar figure ;) sappiamo anche bene che il male non è rappresentato da questi burattini di dubbio gusto, ma dalle multinazionali che ci lucrano.
Opposti a noi perché apparentemente dicono di voler favorire la Mutantropia, ma non quella dell'anima bensì quella del guardaroba, che si rinnova senza esperienze sinestetiche o sforzi di volontà, bensì grazie all'apertura del portafogli.
Mutaspetto esteriore della più stupida e superficiale specie. Marchio indelebile di infamia mutantropologica a chi decreta il loro successo (dai che ce l'abbiamo fatta ad essere un po' millenaristi! :D)

A volte ci sentiamo meno soli, grazie Riccardo Bocca per aver detto (forse meglio) cose che noi ripetiamo da AAANNI. Bravo!
Manca la seconda proposta-soluzione, anche più interessante: eliminare una volta per tutta quel corpus osnobloticus di Carlo Conti. NON SE NE PUO' PIU'! 

Per favore ricordiamo, per favore non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che nella notte più profonda della Repubblica siamo stati così idioti da farci governare, e sputtanare nel mondo, da un ometto indegno ed egopatico chiamato Berlusconi.
Non dimentichiamo che lui, incredibilmente intestatario del più sconcertante conflitto d'interessi dell'Occidente democratico, per dominare le televisioni non ancora sue (ovvero pubbliche) imponeva personaggiucci impresentabili con una caratura intellettuale paragonabile alla sua, ovvero praticamente nulla.
Non dimentichiamo che il più astioso e inetto di tutti loro, il vergognoso Minzolini, fece cacciare professionisti di prima grandezza, da cui avrebbe solo avuto da imparare, compromettendo quasi definitivamente la credibilità del primo telegiornale nazionale.
Non dimentichiamo, affinché non si ripetano notti simili.

Certo, quello di questa minorata mentale in crisi egopatica è veramente un caso limite, ma come tale descrive bene ciò che intendiamo quando indaghiamo le cause della Mutantropia, e conseguentemente dileggiamo l'egonanismo.
Sia detto per inciso: tranne casi di malattia e disagio psichico, tutto ciò che riguarda "l'autostima" è a dir poco contrario a qualunque sereno sviluppo umano. Qualunque cambiamento che abbia l'ego come fulcro (tranne i casi summenzionati) è semplicemente non etico.
Non so se avete notato ma, al di là del caso limite, le conseguenze di questo... come chiamarlo, habitus mentale? sono comunque sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo non ci è mai capitata l'occasione di approfondire quel diffuso fenomeno di finta Mutantropia nazionale, in realtà una variante dell'immobilismo, dai più conosciuto come "gattopardismo". Fingere di cambiare affinché nulla cambi.
Qui sono elencate le varie identità di uno degli uomini più misteriosi e potenti d'Italia, recentemente scomparso, per quanto la sua identità fosse sempre rimasta una sola, quella fascista. Un uomo dimesso dal carcere negli anni '80 per problemi di cuore e, pur godendo di ottima salute, mai più rientrato.
Forse questo ci dimostra la sua biografia: il potere è questione di tempismo. Sì, ma in che cosa? Nello smascherare le vergogne (anche mutantropiche) altrui. Attività finto-deosnoblotica finalizzata a mantenere il controllo, quindi il potere, sugli altri. 
Davvero, il cosiddetto "Venerabile" porta ai limiti, quasi forza, tutte le nostre categorie.
A dir poco... inquietante!

Attenti ragazzi, che le mutantropie non sono tutte uguali!

Ogni anno lo stesso orrore. Che va ben oltre a quello macroscopico, visibile, estetico.
È l'orrore di una delle festività simbolicamente più potenti dell'occidente, forse la prima vera festività mutantropica di sempre: con la rinascita della divinità rinasciamo, trasformati, noi stessi.
Riteniamo che sia proprio per ESCLUDERE sistematicamente quest'aspetto che il Natale è diventato l'orrore che tutti conosciamo.

Ciò che veramente ci stomaca di facebook è che ha evidenziato tutti i limiti della democrazia che, quand'è usata così male e in modo così utilitarista, altro non è che democratismo.
Insomma noi amiamo quando si compiono equità e giustizia, cosa impossibile se il voto - o in questo caso il parere - di un idiota ha la stessa importanza di quello di un essere umano (non vogliamo dire intelligente e saggio, ci basta almeno cerebralmente normodotato).
Finché un minorato mentale, e dobbiamo dire piuttosto grave, ha il diritto di scrivere "prima gli italiani" pervertendo le intenzioni di un midello mutantropico eccellente, facebook sarà per noi il simbolo di ogni male dell'epoca tecnocratica moderna.

L'immobilismo non è solo opposizione al cambiamento all'unico fine di mantenere i propri privilegi, è anche negazione della realtà.
Ma soprattutto è incapacità ad imparare dalle esperienze altrui. E così quest'uomo impresentabile sotto ogni profilo non ricorda la meschina figura fatta anni fa da Scajola detto Sciaboletta.
Quante altre cose ti riguardano a tua insaputa, vergogna antropologica simil-vivente? La tua arroganza? La tua cecità? La bestemmia di ogni tuo respiro?

Un artista epocale, immenso. Una personalità unica di cui quest'Italietta devastata dai più infami (sedicenti) talent avrebbe DRAMMATICAMENTE bisogno!
Ferro? Mengoni? Jovanotti? Morgan? Ragazzi di cosa nutrite la vostra anma? L'anima, la componente più importante del vostro cammino su questa terra!

Bellissimo articolo! Forse un po' troppo pieno di citazioni, che sapete che non amiamo (chi le usa è come se ammettesse la debolezza delle sue argomentazioni), ma che condividiamo appieno.
E per dimostrarlo ne citeremo la parte più tosta ;) Cosa uccide la cultura? Semplice, l'osnoblosi, ovvero quel fenomeno che ha le caratteristiche "della corruzione della vita economica, civile e politica; della pratica endemica di favori, a tutti i livelli: scambio di carriere politiche contro favori privati, concorsi pubblici decisi sulla base di accordi fra gruppi di pressione o cordate e non su quella del merito, cariche pubbliche a figli o amanti; dello sfruttamento di pubbliche risorse a vantaggio d’interessi privati; del familismo; del clientelismo; delle caste; della perdita stessa del senso delle istituzioni da parte dei governanti; della mafiosità dei comportamenti; della vera e propria penetrazione delle mafie in tutto il tessuto economico e nelle istituzioni; della perdita stessa delle istituzioni da parte dei governanti".
Bravo!

Certo, la Mutantropia non è cosa facile, specie se la decisione di cambiare non è data da un'evoluzione dello stato di coscienza bensì da una dolorosa apateporia.
Però quest'uomo non ha scuse: troppo stupido, troppo prosciutto sugli occhi, troppo servile prima, così come ci risulta falso e ipocrita adesso con le sue lacrime di coccodrillo.
Bondi, sei fra le persone moralmente meno invidiabili che abbiamo mai visto! 'Nu guapp'e cartone che se la prende col padrone anziché con la sua immane imbecillità.
Siamo facili profeti nel prevedere prossime devastanti apateporie.

Quando diversi anni fa ormai, alcuni di noi si occuparono del dramma di Sarajevo, fummo ben attenti ad osservare cosa stava diventando quella società oggi. Fino al 1992, ovvero pochi anni prima, la città veniva chiamata "la piccola Gerusalemme" per la possibilità unica in Europa di trovare una chiesa cattolica vicino ad una ortodossa, una sinagoga vicino a una moschea. E di sentire le più diverse campane armonizzarsi con la litania del muezzin.
Ma i cristiani ortodossi, in gran parte Serbi, furono cacciati in quanto aggressori, così i cattolici, in gran parte Croati, considerati traditori. A questo punto gli Ebrei, fino a quel momento intoccati, hanno cominciato la loro fuga e la storia tristemente insegna che la fuga degi Ebrei non porta MAI a nulla di buono.
Oggi questa è la situazione: un'occasione di società moderna e multireligiosa irrimediabilmente perduta, un monocolore islamico in via di annerimento, prospettive mutantropiche di scontro e violenza. E tutto ciò solo grazie all'Occidente e alla sua incapacità di essere ciò che dice.
Beh, verrà così a capire a proprie spese, che poi sono le nostre, l'importanza della coerenza in un processo mutantropico. Auguri gente.

Occupandoci noi di tecnologia (fra le altre cose), non è certo un segreto la nostra posizione nei contronti del mostro osnoblotico di Cuperino. Ma sia chiaro: non disprezziamo la Apple in sé, alla quale anzi riconosciamo lo sforzo di aver voluto essere migliore di Microsoft, cioè la peggiore di tutte, vero e proprio benchmark negativo superato persino dalla Canistracci di Pozzallo Ragusano ;)
Quello che rimproveriamo al frutto dell'egopatia esiziale (in senso proprio) di Steve Jobs è l'aver voluto assurgere a mito, a leader profetico, a creatura sovrumana e sovrastorica di questo scorcio di millennio, in ciò sostenuta da milioni di idioti in tutto il mondo (in tempi di democratismo il sostegno dell'idiota è la mossa più furba e vigliacca possibile), quando in realtà produceva solo ninnoli costosi migliori giusto dei peggiori, i Microsoft.
E nel farlo ha utilizzato ogni mezzuccio scorretto, ogni politica truffaldina, ogni possibile sfruttamento dell'ingenuità popolare e della dabbenaggine dei milioni di cervelli cui s'è fatto riferimento poc'anzi, ne abbiamo parlato a più riprese nel blog. Fra le altre cose ci sono stati... così... appena appena 880 MILIONI di euro di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano, cifra superiore al prodotto interno lordo di almeno una ventina di Stati!
Ora ha raggiunto un accordo per una cifra che è meno della metà. Perché non dimentichiamoci che anche noi rappresentiamo un esempio di grande correttezza nel mondo. Non paghi una multa? Ti sequestrano prima la macchina poi la casa. Mentre con i forti un accordo lo si trova sempre.

Buon anno Italia, osnoblotica figlia della commedia di tua stessa invenzione :*




6 novembre 2015

Fine di un'Apateporia, non di un'Epitome


Carissimi tutti, è giust'appunto finito Expo, un evento che ha rappresentato uno dei punti più bassi della politica e della pubblica amministrazione nazionale: furti e malversazioni di ogni tipo, balle sparate sin da subito e nemmeno mai smentite oltre ogni vergogna, un buco finanziario di diverse centinaia di milioni di euro. Peggio: dal momento che, per piaggeria e conformismo, almeno gli ultimi DUE mesi un minimo di visitatori ci sono stati, ha seguito una retorica del successo che ha qualcosa di veramente preoccupante, se solo non fossimo in Italia, il paese che la retorica l'ha inventata e della quale ha sempre vissuto. In realtà la città si è impoverita e per cosa? Per aumentare i vari debiti delle diverse amministrazioni? Davvero, se questi milioni perduti fossero stati distribuiti a pioggia su tassisti, ristoratori e strutture ricettive oggi Milano starebbe meglio.

A suo tempo l'avevamo definito "un'apateporia epitome d'osnoblosi", ma solo perché la maggior parte dei sempliciotti e delle anime belle (noi compresi) si aspettavano qualcosa dall'esposizione universale. E secondo i più stupidi di loro (o i più osnoblotici: non dimentichiamo che quella dell'osnoblotico è l'opinione dell'idiota con sovrapprezzo di arroganza) un successo lo è veramente stato. Ma secondo tutti gli altri oggi non c'è più apateporia, ormai lo schifo è assodato, non c'è spazio per lo sconcerto. Resta la retorica, ovvero l'epitome d'osnoblosi. Non possiamo certo tirarla giù noi, ma in questo periodo abbiamo ricevuto diverse email di gente disgustata per come sono andate le cose a Milano. Pubblichiamo volentieri una di queste testimonianze, mantenendola anonima per non far incorrere l'organizzazione in problemi di sorta. Sappiate solo che si tratta di un festival di cui abbiamo già parlato e con la cui organizzazione è quindi nato un canale comunicativo privilegiato.

Ci hanno scritto: "ma in mezzo a questo schifo, a quest'incapacità di gestire le cose con un minimo di decenza, a questa totale noncuranza delle esigenze del cittadino e del tessuto sociale, la cosa che ci ha deluso di più è stata la gestione della... come chiamarla, iniziativa? coacervo di retorica? bolla illusoria? denominata Expo in Città. Noi, come decine di altre piccole organizzazioni, associazioni di volontariato e culturali, puntavamo moltissimo su Expo e sull'indotto - in termini di presenze e di risonanza - che si sarebbe verificato in città, quindi per noi era di fondamentale importanza un'iniziativa simile. E, almeno nelle sue intenzioni, Expo in Città doveva essere la soluzione a 1000 problemi: un'organizzazione super partes, che quindi poteva dirimere eventuali contrasti, una comunicazione efficientissima e una visibilità privilegiata per iniziative in tema con l'esposizione a prezzi nulli o ragionevoli. Ma non fu nulla di tutto ciò, e non tardammo ad accorgercene. 

- Innanzitutto l'iscrizione al sito è stata lenta e farraginosa, in più tempi, come se qualcosa non funzionasse mai, come se nel 2015 si potesse ancora presentare una piattaforma online difettosa e disagevole, fatta dal cugino o dall'amico e non da un professionista. Ma questo, per quanto sconcertante, fu il meno.
- Ovviamente nessuna delle tante location che avevano aderito al progetto erano interessate a lavorare con gente come noi. Si dicevano aperte alla cultura, ma in realtà tutte cercavano Armani, cioè il clientone da spennare: i loro costi erano più che triplicati rispetto al 2014.
- Inoltre non erano tenute al benché minimo patto, alla minima condotta etica da Expo in Città. A noi addirittura due di esse hanno annullato il contratto, una addirittura dopo aver incassato la caparra e ovviamente senza la minima intenzione di renderla. Ma la cosa più preoccupante è stata l'organizzazione di Expo in Città che, interpellata in merito, si rifiutava di dirimere le questioni ritenendosi solo un intermediario. Insomma hanno dato le associazioni, noi, i piccoli, in pasto ad un branco di squali senza scrupoli!
- Il tutto senza nemmeno porre il minimo filtro alle iniziative partecipanti. Hanno trovato uguale posto (e pari dignità) vegani e carnivori, naturalisti e industrialisti, fascisti e comunisti, insomma tutto e il contrario di tutto per un minestrone indistinguibile di migliaia di eventi confusi e contraddittori. Ovviamente la stramaggior parte dei quali disertata dal pubblico.
- Non meglio ha fatto quel coacervo di ipocrisia chiamato Cascina Triulza, "la casa della società civile in Expo": per un tavolo, dicasi UN TAVOLO che parlasse di noi per 4 giorni, ripetiamo QUATTRO GIORNI, hanno avuto il coraggio di chiederci più di 7000 euro! Dov'era la società civile, impresentabile Cascina Triulza? Quella degli amici dei tuoi amici?
- Comunque un'altra ennesima delusione è stata nella comunicazione di Expo in Città. Sul loro sito il nostro evento non appariva con nessuna delle parole chiave che lo identificavano, [...], il che semplicemente significa risultare invisibile. Interpellata in merito l'organizzazione continuava a negare la circostanza, fino a rasentare la sfacciataggine. La cosa è stata messa a posto solo 2-3 giorni prima dell'inaugurazione!
- Un'altra cosa schifosa è stato il loro free magazine che, in teoria, avrebbe dovuto costituire una guida agli eventi. Innanzitutto nell'assurdo marasma di iniziative era impossibile descriverne ognuna in modo sufficiente (non diciamo dovizioso) ma la nostra, nel dettaglio, è stata descritta così male ma così male che sembrava organizzata dalla location ospitante. Davvero oltre al danno la beffa. 
- In ogni caso, per il colmo dell'inettitudine, il numero della rivista che ci riguardava [...] non è stato distribuito PROPRIO nella zona della location. Abbiamo controllato: è stata l'unica zona in cui quel numero non è stato distribuito, non sappiamo se sia successo con altri. 

Il risultato quale pensate sia stato? Costi moltiplicati all'inverosimile, visibilità annullata, evento disatteso (come la maggior parte), insomma un certo qual disastro. Peggio, una vera rapina! Ci chiediamo e così chiediamo a voi: perché? Cui prodest una cosa simile? Questo ha significato Expo, un trasferimento di fondi da realtà piccole a squali senza vergogna?

È per questo che oggi la politica, i telegiornali, la pubblica amministrazione, gli idioti e i leccaculo dicono tutti che è stato un successo? Devono far digerire quest'ennesima fregatura agli italiani?"

Restiamo sconcertati e non sappiamo bene cosa rispondere. Se non riflettendo su un aspetto fra i tanti, più esattamente una serie di episodi uniti dallo stesso filo: la barzelletta degli accessi. Nel novembre del 2014 i retorici ed osnoblotici responsabili di Expo strombazzavano ai 4 venti di aver venduto 20 milioni di biglietti. Noi non avevamo registrato la panzana, ma ce ne siamo resi conto quando, fra gennaio e febbraio 2015, fu pubblicamente ripetuta. Fu allora che i più attenti e critici fra i giornalisti (ovvero quelli che facevano il loro mestiere) ricordarono che era la stessa cifra dichiarata due mesi prima, per cui una delle due doveva essere falsa, oppure la vendita di biglietti si era inspiegabilmente interrotta. Ovviamente a questo rilievo seguì il più imbarazzato silenzio.

Il balletto "20 milioni sì / 20 milioni no" andò avanti almeno fino a maggio/giugno quando, fatti i primi conti degli esorbitanti e incontrollati costi di Expo, si era arrivati a comprendere che il pareggio dei conti, il famigerato break-even, si sarebbe raggiunto solo con la vendita di 46 milioni di biglietti. Un'enormità, quasi tutti gli abitanti d'Italia, ma in fondo Shangai 4 anni prima non ne aveva fatti ben 70? La cosa era ancora più triste per il fatto che ad Expo, com'era abbondantemente prevedibile (e da tutti quelli dotati di cervello abbondantemente previsto), l'affluenza fino a quel momento era stata piuttosto scarsina anzichenò. Poi qualche genio scoprì l'uovo di Colombo: forse con un biglietto che non sia una rapina l'afflusso sarebbe aumentato, e venne così proposto il biglietto serale a € 5. Quand'è stato? Forse agosto? Fatto sta che a settembre finalmente fecero la loro comparsa visitatori in massa e almeno gli ultimi due mesi, con ottobre, videro un'affluenza che da degna di nota diventò parossistica, eccessiva. Abbiamo dedicato un divertente post su facebook sull'argomento (ringraziamo l'amico Crozza). E alla fine di ottobre l'annuncio TRIONFALE: "abbiamo superato i 21 milioni di biglietti"!

Aspetta... trionfale... per chi? O per cosa? Certo, avevano raggiunto una cifra che l'anno prima hanno sparato come balla e che li aveva imbarazzati fino a quel momento. Ok, ma peccato che per raggiungere il pareggio fosse necessaria una vendita più che doppia, i menzionati 46 milioni, e A PREZZO PIENO! Mentre quella dichiarata, i famigerati 21 milioni di cui una buona parte a prezzo decimato (da € 46 a 5), denunciava solo l'imbarazzante perdita che Expo ha rappresentato per le casse di Stato ed enti locali. 

Una città rapinata, cittadini stressati, operatori delusi, piccole imprese escluse, medie dissanguate e grandi a sgomitare, ma per che cosa? Si diceva che se tutti quei soldi fossero stati distribuiti a pioggia sulla città ne avremmo certamente guadagnato tutti. Ma dai telegiornali si sentono solo toni trionfalistici. Qualcuno ancora non ha ben chiaro cosa sia l'osnoblosi? O per quest'occasione la derubrichiamo a semplice stronzaggine?

3 luglio 2015

Sulla Manipolazione del Bello


Ebbene sì, ce l'abbiamo fatta a non scrivere per un mese, l'appena trascorso giugno. Non riusciamo a crederci, anche perché non l'abbiamo fatto apposta: qualcosa nelle nostre vite si è avverato e inoltre la già scarna redazione ha perso ulteriori componenti nei vortici dell'esistenza (auspicabilmente) terrena. Nel frattempo però non siamo rimasti inattivi e abbiamo intavolato un'interessantissima discussione con un (presumiamo) giovane intellettuale o perlomeno studioso, Tommaso Laganà, persona dall'intelligenza viva e dalla grande erudizione, oltre che analista spietato di discorsi altrui. Vero che abbiamo sempre caldeggiato la critica ma in questo caso, come dire? troppa grazzia santantonio! :D
Vi proponiamo quest'interessante carteggio anche perché parzialmente già scritto :D Potete leggere lo scambio pregresso a questo post di Facebook. Ci impiegherete un po' ma ve lo consigliamo, se volete capire meglio quanto segue.

Caro Tommaso, permettici di ricostruire il discorso se no temiamo di perderci, ci scuserai. Siamo partiti dalla tua peraltro condivisibile frase: "Alla domanda di Marx sulle ragioni per cui continuiamo a trovare belli i lasciti della classicità greco-latina, la risposta più appropriata è la più semplice: perchè ci è stato insegnato così, e noi lo abbiamo diligentemente appreso, e non ci è mai venuto in mente di contestarlo, in quanto quei testi e non altri erano stati posti a fondamento della nostra educazione estetica". Condivisibile perché vera, fotografia di un dato di fatto che rende una realtà (secondo noi che non siamo nessuno) oggettiva. Da un certo punto di vista, poi, dovremmo esserti grati perché nella tua frase/citazione descrivi uno dei meccanismi se non proprio IL meccanismo base dell'osnoblosi: la complicità del popolo, della gente comune più o meno plagiata ad arte, nel sostenere una sostanziale falsità a vantaggio di certuni. Secondo la tua citazione siamo tutti condizionati dall'infanzia e di conseguenza magicamente stregati da forme che ci han detto sin da piccoli esser belle.

Ma a parte il fatto che esperienza di tutti è che le cose che ci dicono in tenera età non è detto che facciano poi gran presa sui nostri gusti da adulti, specie col bombardamento di informazioni, segni e immagini che abbiamo oggi (superiore certo a quello dei tempi di Marx, ma anche allora non ce n'era poi così poco rispetto alle epoche pre-gutemberghiane). Ma a parte questo, o forse anche grazie a questo, il fenomeno reale da te descritto non fotografa interamente la realtà. Non è tutto, c'è dell'altro ed è doveroso informarne il buon Karletto, o il suo spettro che si aggira ancora per l'Europa, per chi ci crede, o il suo eone per altri.

C'è che l'arte non è osnoblosi, non è stata creata per ingannare l'uomo e ha potenzialità spesso trascurate o (peggio) svilite alla mera possibilità di dare sorpresa o piacere. C'è che l'uomo ha un cervello il cui funzionamento è ancora per lo più misterioso. Un organo praticamente liquido (dedicheremo presto un post alle straordinarie capacità che ha l'acqua di veicolare informazioni, o addirittura sentimenti), una pappina in brodo in grado di compiere opere assolutamente più prodigiose che calcoli matematici, campagne di marketing o citazioni enciclopediche dei più diversi e meritevoli autori ;) Un organo che nondimeno ha una struttura neurologica relativamente semplice - almeno da concettualizzare - e che funziona per risvegli, reminiscenze e attivazioni. Chiameremo i percorsi fisici lungo i quali questi fenomeni hanno luogo "schemi neuronali". Essi non sono tutti uguali, come non tutto uguale è il cervello, ma vi risparmiamo un trattato di anatomia :) Ci basti sapere che alcuni provocano movimenti automatici e involontari, altri reazioni istintivo-animalesche, altri ancora possessioni egotiche, e su fino ai pensieri più elevati e le intuizioni più geniali.

Sono tantissimi i tipi di impulso in grado di stimolare gli schemi neuronali (o neurali, hai ragione nel farci notare che forse questa formula è più adatta): un rumore improvviso, un odore ancestrale... La maggior parte di questi suscitano reazioni istintive o pseudo-tali, tipiche degli schemi più "bassi", quelli ai quali oramai affidiamo anche le nostre vite e forse ai quali ti riferisci tu con la tua tesi. Altri invece innescano le parti più sconcertanti delle nostre potenzialità. Gli stimoli maggiormente in grado di farlo pensiamo siano il suono e l'immagine, che sapientemente combinati dalle tecnologie dei diversi secoli creano l'arte e il simbolo. Sul rapporto fra i due ti consigliamo il nostro post Etica ed Estetica. Ecco, secondo noi tutta questa parte sfugge a te e al buon Marx, per quanto a modo suo sia un discorso più materiale (quindi assimilabile da un materialista storico) che trascendentale, o anche solo concernente il mondo delle idee, o inconscio collettivo, o immaginario popolare che dir si voglia. La ragione per cui l'arte classica piace e piace a tutti, africani ed eschimesi, cittadini e campagnoli, ricchissimi e miserrimi, è che attiva circuiti neuronali per sua intrinseca forza simbolica, cioè di unione all'Elevato, all'Archetipo, caratteristica che tutta la buona arte ha o dovrebbe avere.

Chi lo dice? Beh... complimenti per la tua dissertazione grondante dottrina, ma ti chiediamo scusa se non seguiamo e non seguiremo il tuo metodo, secondo noi tipico, diciamo così, di un approccio giovanile, ovvero di quando la cultura provoca infervoramenti e la vita è sostanzialmente ancora una sfida in territori ignoti. Noi, come altri prima di noi, non citiamo le nostre fonti, che sono prese più che altro da esperienze dirette, e ci affidiamo a un metodo tanto antico quanto efficace: la risonanza interiore. Il nostro post sullo stato di coscienza precedentemente citato spiega cosa intendiamo [i.e. se una verità non la senti già almeno lontanamente come tale, non può essere comunicata]. Perché facciamo così? non per screditare la scienza, per carità, comunque già bravissima a screditarsi da sola, ma perché veramente crediamo a un nuovo metodo, che nuovo non è bensì antico quanto il mondo (e al limite dimenticato dall'Occidente), la cui efficacia a sua volta è stata più volte confermata dalle ultime scoperte scientifiche, neurologiche e quantistiche. Insomma, noi siamo convinti di certe verità e aspettiamo sia la scienza a confermarle, non stiamo noi a inseguirla per poi doverci contraddire periodicamente ;) Ti garantiamo che da questo punto di vista gli ultimi 30 anni sono stati veramente pregni di soddisfazioni.

Certo... i filosofi della scienza insegnano - similmente alla tua immaginetta che stiamo commentando e, verosimilmente, alla tua tesi - che il paradigma in un'analisi è tutto, e su questo troviamo abbiano assoluta ragione. E non ce la prendiamo col bello, concetto secondo noi semplicissimo (lo dice l'ultimo dei contadini: è bello ciò che piace) e che nemmeno tu definisci, né con gli universali culturali, altra definizione autoevidente: ciò che i linguisti ignoranti pensavano fosse culturale ma in realtà è innato, e nonostante tutto certuni credono trattarsi di segno culturale. È una definizione traballante, lo sappiamo, ma non meno di quanto sia ambiguo e contraddittorio il concetto di universale culturale stesso, codice che, essendo innato, non può essere culturale (cioè appreso) ma solo pseudo-tale. Dovrebbero chiamarsi semplicemente codici universali. [esempio pratico: perché tutti gli uomini si salutano alzando le sopracciglia? O almeno perché tutti interpretano l'alzata di sopracciglia come saluto? O questo era un codice comportamentale ante-babelico miracolosamente sopravvissuto oppure è veramente una cosa innata, tu che ne pensi? entrambe le prospettive aprono più problemi di quanti ne risolvano, nevvero?]

E, cambiando appunto la prospettiva, vorremmo chiederti: cos'è per te l'uomo? Non vorremmo annoiarti con citazioni dotte, ma la tua posizione intellettuale ci sembra eminentemente kantiano/darwiniana: per te l'uomo è una sorta di macchina biologica adattiva che coi secoli (scusa se, con rispetto, ci scappa da ridere) "evolve". Su questo vorremmo darti una (speriamo piccola) apateporia: non scorgiamo nell'umanità degli ultimi 5000 anni alcun segno di evoluzione, anzi è vero il contrario. Certo parli anche di "capacità adattiva" ma, appunto, se non sbagliamo fu proprio questa obiezione a suo tempo a smontare il castello di Darwin: adattivo non vuol dire (necessariamente) evolutivo, anzi spesso gli si contrappone. Ciò si connette alla tua frase "Quindi volendo parlare di universali culturali di sicuro non stiamo parlando di arcanicità, inquietudine o senso di grazia e armonia". Appunto, dipende da cosa intendi per "universale culturale". Di chi è un segnale, del codificatore o del decodificatore (fatte salve le decodifiche aberranti)? Secondo noi di entrambi: è universale tanto lo stesso "segnale" (ancor più che segno) emesso da culture incompatibilmente diverse se con lo stesso significato, quanto l'interpretazione di un segno (ancor più che segnale), specie se extra-culturale (o naturale). Questo per dire che se un segno viene interpretato da culture incompatibilmente diverse nello stesso modo (o in modi confrontabili entro un minimo range), ovvero se instaura loro i medesimi sensi, fossero anche "di arcanicità, inquietudine o senso di grazia e armonia", allora universale è.

Quella che tu chiami "sensibilità estetica" è una cosa innata, uno schema neuronale che si comporta, quindi, come un universale culturale. La sindrome di Stendhal colpisce lo studioso e l'ignorante, il nobile di Milano come il lustrascarpe di Timbuctù, laddove quest'ultimo avesse il tempo e il privilegio di poterne soffrire. POI il potere costruisce su questa potenza il perseguimento dei suoi fini, insomma contestiamo la tua relazione di causa/effetto: non è il potere che impone "un" bello ai suoi fini e con mezzi culturali (cioè... ci ha anche provato ma non è la cosa che gli è riuscita meglio, si veda il bello sovietico o quello fascista, oggi inguardabili), ma bensì che usa "il" bello perché già di per sé efficace, un po’ come l'arrapamento, che nun tiene benzieri né necessita giustificazioni o sovrastrutture culturali, per quanto queste ultime nella realtà non manchino (o, per usare le tue parole, "tra questi input ci sono anche le informazioni di natura culturale che rappresentano il dominio culturale dei moduli concettuali").

La potenza del bello è simbolica non perché lo dica questo o quello, ma perché lo dice la stessa parola simbolo, συμβολον súmbolon (segno) a sua volta derivato dal verbo symballo dalle radici sµ- (sym-, "insieme") e βολ (bolḗ, "getto"), ovvero "mettere insieme", "unire". Il simbolo unisce, sì, ma cosa? È qui che torna in ballo l'uomo. L'uomo che non si evolve, e si adatta, ok, ma anche poco. L'uomo è fatto così. Ha la capacità di adattarsi della scimmia, ma ha anche componenti della sua struttura che non hanno nulla di animale e lo portano ad essere quasi totalmente altro. E non ci riferiamo solo alle componenti culturali, per quanto precipue, specie nel linguaggio, ma alle 
potenzialità in realtà molto maggiori rispetto a ciò che i peraltro bravi Hirschfeld, Gelman, Sperber e Leslie hanno capito ormai una ventina d'anni fa e che oggi, se non proprio smentito, è stato quantomeno integrato, come la scienza è solita fare. Tra le capacità innate dell'uomo, e ancora ci scusiamo per l'apateporia, c'è l'unione "agli stati superiori dell'essere", ma per favore non chiederci di definire questo concetto. Se per te l'uomo esiste solo per magnare, ubriacarsi e chiavare questo è una convinzione che nemmeno proviamo a contraddire.

La da te giustamente citata ridescrizione rappresentazionale è un modo difficile per dire una cosa semplice: la potenzialità che hai dentro fatica a destarsi se non adeguatamente stimolata da chi ti circonda, ok. Ma è risvegliata, non (solo) imposta o addirittura formata. Se non l'hai dentro, ragazzo, a Mantova dicono "at ve' mia luntàn". E come si fa ciò? Attivando gli schemi neuronali con il bello e/o con il simbolo e/o con il suono (l'olfatto e il tatto rimanendo relegati ai margini dell'esperienza formativa in Occidente, per quanto estetica o para-razionale, mentre il gusto ormai è puro e di certo non edificante edonismo). Noi, per non sbagliare, usiamo la Sinestesi, altri usano altri mezzi. In questo senso ci risulta incomprensibile la tua frase "Eppure il modello connessionistico si basa sull’idea che ogni concetto è rappresentato da un pattern di attività eccitatoria, non un elaboratore di simboli, ma un sistema dinamico capace di modificarsi in modo massiccio in funzione e a seguito dei suoi rapporti con l’ambiente", con buona pace di Smolensk (apprezzeremmo comunque tue elaborazioni personali, eh? ;), che cos'è un'elaborazione di simboli se non un "un pattern di attività eccitatoria" (insieme all'elaborazione di un segno qualsiasi, sia esso culturale o naturale)? Davvero, cos'è un simbolo e, ripetiamo, cos'è l'uomo?


Le ricerche di Serale 1992 -Edelman 1987 - Edelman e Tononi 2000 confermano ciò che noi affermiamo almeno dai primi '80: il senso lo determina la psiche aiutata dall'opera, cioè dal bello, se no perché l'estetologia si chiamerebbe così? E il bello non ha bisogno di essere referenziale e monosemico, come vorrebbe essere il linguaggio, anzi più è linguaggio meno funziona il mezzo, ed è per questo che la poesia non dev'essere MAI interpretata letteralmente e/o forse è per questo che oggi questa forma d'arte incontra così poco i favori del pubblico. Quindi NON "perché ha un significato assegnato a livello culturale", anzi esattamente l'opposto, proprio perché quel significato NON CE L'HA o non lo dovrebbe avere in prima istanza (e qui ti rimandiamo al nostro post su verità e stato di coscienza cui non sembri aver dedicato la dovuta attenzione ;P). 



Insomma, per ricapitolare, il bello (= ciò che piace e/o l'opera d'arte) funziona perché attiva schemi neuronali in grado di connettere l'uomo a stati superiori dell'essere, similmente ai simboli reali, cioè non quelli referenziali (come la donnina stilizzata x il bagno femminile) ma quelli che utilizzano archetipi. Jung ha dimostrato che questi ultimi, funzionando anche coi dementi, rappresentano veri universali culturali, ovvero segni correttamente decodificati (con maggiore o minore delta di scarto, ok) da popoli, culture e classi sociali tanto distanti quanto non comunicanti. Il potere poi fa il suo gioco ma questo ci interessa poco, se non a ulteriore suffragio di questa che per noi è un'evidenza. Ma il punto sta proprio qui: a cosa serve quest'eccitazione, quest'attivazione? Per l'idiozia post-berlusconiana che ci circonda, serve a godere del bello (cosa che così è stata almeno dal Rinascimento in poi, specie in epoca post-sessantottina), soprattutto se immediato, di basso livello o degradante, o almeno così al potere interessa far credere alla gente. Per noi invece serve a unire - secondo il suo etimo simbolicamente - agli stati superiori dell'essere fino ai più sublimi, da noi chiamati trascendenti, che poi sono lo scopo ultimo e vero dell'uomo, ciò che nega alle fondamenta Darwin applicato all'uomo e determinismi culturali di sorta (pur senza escludere la loro parte nella generale entropia di eventi che riguarda l'umanità dolente).

Ma questo, caro Tommaso, che te lo diciamo a fa'? Si tratta della classica verità attinente lo stato di coscienza e o è ovvia o è falsa. Un salutone e... grazie per averci dato l'occasione per poter esprimere certi concetti che speriamo siano stati utili a tutti!

16 dicembre 2014

Glossario Mutantropologico Technesico


Oh letizia, quanta letizia... ma QUANTA! Trasudiamo letizia. Certuni di noi oserebbero obiettare che a giudicare dall'odore potrebbe non trattarsi esattamente di letizia, ma in fondo ciascuno trasuda ciò che può ;)
In questa bell'atmosfera festiva e, lo direste mai? portatrice di cotanta letizia e nobili sentimenti, volevamo farvi un regalo. Anche perché non sappiamo quando ci rivedremo, se solo si realizzassero metà dei progetti in cantiere non posteremo quasi più. Bene, ciò significa che potrete tenere il polso della situazione: se vedrete nuovi post con una certa frequenza preparatevi al seguito di quello sulla disoccupazione. :D
Va beh, celie a parte, abbiamo qui un glossario, un dizionarietto, una roba da studiare. Ma no, non studiare, sono concetti nuovi ma anche vecchi come il mondo, con cui bisogna solo prendere un po' di confidenza.
O... come diceva un vecchio blog underground? Attivare schemi neuronali?


ANTI-MUTANTROPO INVOLONTARIO: figura mostruosa che deturpa il mutaspetto esteriore contro la sua volontà, rendendogli spesso un'immagine più consona alla sua vera indole. Insomma uno scherzo della natura sulla cultura.

APATEPOFOBIA: paura dell'apateporia, cioè dello shock da sistema di valori/opinioni/valutazioni erroneo.

APATEPORIA: smascheramento sconcertante, scacco al sistema di valori e alle capacità interpretative teoriche del reale, al merito.

ARCHETIPO: elemento mitico-simbolico primordiale, fondamentale e universale nell'uomo. Il riferimento ad esso è alla base della Sinestesi.

ARTE MULTIMEDIALE: finalizzata a stimolare più sensi (vista, udito, tatto, percezione dello spazio ecc) tramite l'utilizzo di più mezzi. Distintasi per modestia dei risultati, dovrebbe dare origine all'esperienza sinestetica.

ARTE SINESTESICA: in grado di innescare esperienze sinestetiche mutantrogeniche per applicazione di Sinestesi.

ARTE (sedicente) SINESTETICA: etichetta autoconferita ma per lo più rivelatasi velleitaria, in quanto ad oggi non sufficientemente distintasi dall'arte multimediale. Sostanzialmente quella sinestetica è un'esperienza, non un'arte (che semmai è "a fini sinestetici").

ARTISTA EGOICO: tipo di Mutantropo egoico che persegue obiettivi estetici insieme a vantaggi personali.

ATIQUIFOBIA: paura del fallimento, cioè di agire male, di non sapere applicare correttamente un giusto sistema di valori.

ATTEGGIAMENTO OSNOBLOTICO: atteggiamento menzognero, ingannatore, di controllo ambientale finalizzato a un vantaggio.

CONFORMISMO: fare mutantropico illusorio e deresponsabilizzante, in quanto adotta valori e comportamenti altrui. Porta a immobilismo e osnoblosi.

CONTROLLO SOCIALE: insieme di procedure e meccanismi psicologici imposti dai poteri politico, economico e religioso, finalizzato all'autoconservazione.

DEOSNOBLOTICO: di contrasto all'osnoblosi.

DINAMICA MUTANTROPOSNOBLOTICA: alternanza tipica nell'essere umano basic, ovvero orientato esclusivamente al proprio vantaggio. Se un fare mutantropico risulta di successo fa seguire un immobilismo osnoblotico, almeno fino alla prossima apateporia.

EGONANISMO: egotismo esagerato e controproducente. Particolarmente patologico e purtroppo di moda quello fragile.

ETICA ESTETICA: funzione tradizionale dell'arte, ovvero proveniente dai altri tempi in cui le si domandava un'utilità sociale.

EUMUTANTROPO: vedi Mutantropo evolutivo.

FALLIMENTO: mancato raggiungimento di obiettivo, scacco alle procedure esecutive (e alle capacità interpretative pratiche), al metodo.

FARE MUTANTROPICO: cambiamento di sé consapevole e finalizzato a un vantaggio. A seconda della presenza di conformismo ed egoismo (o addirittura egonanismo), dà 6 effetti principali simboleggiati in altrettanti tipi di Mutantropo.

FINTO MUTANTROPO: personaggio del gossip o dello spettacolo presentato come artista o opinion leader a fini speculativi.

GIOCO SINCRESTESICO: serie di eventi che hanno avuto luogo a Milano nel 2013 come proto-sinestesopera. Sostanzialmente un gioco di gruppo che utilizza sincronicità e Sinestesi.

IMMOBILISMO: socialmente il significato è noto, individualmente è il contrario della Mutantropia.

MEME: elemento culturale ricorrente, tramandato sincronicamente per comunicazione o diacronicamente per tradizione.

METANTROPO: Eumutantropo giunto all'evoluzione estrema, una fase oltre l'uomo.

MUTANTROGENICO: innescante il fare mutantropico. 

MUTANTROPIA: fenomenologia del mutamento umano, consapevole o portatore di consapevolezza (mutantrogenico).

MUTANTROPO: essere umano cambiato consapevolmente per un fine. Costui può essere:
- osnoblotico (o borghese), ovvero insieme egoico e conformista 
- mediocre (o grigio), ovvero sostanzialmente conformista e non egoico
- umile (o conformista apparente), cioè "in fuga dal mondo", finto conformista comunque non egoico
- egoico o prevalentemente tale, non conformista, anzi spesso anticonformista
- artista egoico, come il precedente ma con l'alibi dell'arte
- evolutivo (Eumutantropo), non egoico e non conformista, persegue un sistema di valori con la propria coscienza. Il limite superiore è il Metantropo.

MUTANTROPOLOGIA: antropologia del mutamento umano, ovvero scienza che studia la Mutantropia.

MUTAFORMA o MUTASPETTO ESTERIORE: Mutantropo del solo aspetto esteriore, spesso interiormente turpe, altre volte solo superficiale o ingenuo. 

NEGAZIONE DELL'ARTE: tipico effetto delle forze sociali osnoblotiche, che la sostituiscono con artigianato e entertainment.

OSNOBLOSI: fenomeno di massa, insieme di falsità considerate verità per percezione collettiva o collettivizzata di convenienza.

OSNOBLOTIZZAZIONE ONTOLOGICA: della storia o del sistema di valori, fenomeno deteriore per cui delle precedenti verità, oggi false, vengono comunque sostenute per percezione collettiva di convenienza.

SACRIFICIO DEL MUTANTROPO: tipica ritorsione che il sistema conformista riserva nei confronti dei Mutantropi - anche finti - devianti, che prevede l'eliminazione sociale per pubblico dileggio ed emarginazione, o addirittura fisica tramite alcol, farmaci e droghe.

SCHEMI NEURONALI: routine e automatismi cerebrali a livello di connessione neuronale evidenti nei ragionamenti, nelle evocazioni e nei riflessi, innati o appresi.Tra questi ultimi rientrano quelli pavloviani, cioè il condizionamento.

SIMBOLO: nella sua accezione superiore, segno (anche memetico) in grado di connettere la psiche agli archetipi o comunque a "stati superiori". Oggi significa poco più che segno culturale referenziale.

SINESTÈSI: poetica che prevede la collaborazione di più artisti, l'utilizzo di almeno un archetipo, l'interattività dello spettatore e il rifiuto di metodologie tipiche dell'entertainment. La tecnologia è dote accessoria ma oggi necessaria. È finalizzata al raggiungimento di stati superiori di coscienza tramite il risveglio di sensi assopiti.

SINESTESIA: esperienza di stimolazione di più sensi, con inferenza di informazioni suppletive.

SINESTESOPERA: opera d'arte che soddisfi i requisiti della Sinestesi.

STATO DI COSCIENZA: insieme di sistema di valori e consapevolezza dell'individuo. In parte innato, è per lo più appreso a seguito di esperienze in prima persona.

TECHNESYA: la technesìa nel gergo urbano americano è la malattia di chi non ricorda istruzioni tecnologiche pochi minuti dopo il loro uso. Per noi Technèsya è l'impiego utile della tecnologia in sinestesie mutantrogeniche, che quindi le malattie... le guariscono!

VERO ARTISTA: eumutantropo che persegue un obiettivo estetico senza che ciò comporti un vantaggio personale.


Ah, ovviamente accettansi integrazioni!
Auguri.