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16 dicembre 2014
Glossario Mutantropologico Technesico
Oh letizia, quanta letizia... ma QUANTA! Trasudiamo letizia. Certuni di noi oserebbero obiettare che a giudicare dall'odore potrebbe non trattarsi esattamente di letizia, ma in fondo ciascuno trasuda ciò che può ;)
In questa bell'atmosfera festiva e, lo direste mai? portatrice di cotanta letizia e nobili sentimenti, volevamo farvi un regalo. Anche perché non sappiamo quando ci rivedremo, se solo si realizzassero metà dei progetti in cantiere non posteremo quasi più. Bene, ciò significa che potrete tenere il polso della situazione: se vedrete nuovi post con una certa frequenza preparatevi al seguito di quello sulla disoccupazione. :D
Va beh, celie a parte, abbiamo qui un glossario, un dizionarietto, una roba da studiare. Ma no, non studiare, sono concetti nuovi ma anche vecchi come il mondo, con cui bisogna solo prendere un po' di confidenza.
O... come diceva un vecchio blog underground? Attivare schemi neuronali?
ANTI-MUTANTROPO INVOLONTARIO: figura mostruosa che deturpa il mutaspetto esteriore contro la sua volontà, rendendogli spesso un'immagine più consona alla sua vera indole. Insomma uno scherzo della natura sulla cultura.
APATEPOFOBIA: paura dell'apateporia, cioè dello shock da sistema di valori/opinioni/valutazioni erroneo.
APATEPORIA: smascheramento sconcertante, scacco al sistema di valori e alle capacità interpretative teoriche del reale, al merito.
ARCHETIPO: elemento mitico-simbolico primordiale, fondamentale e universale nell'uomo. Il riferimento ad esso è alla base della Sinestesi.
ARTE MULTIMEDIALE: finalizzata a stimolare più sensi (vista, udito, tatto, percezione dello spazio ecc) tramite l'utilizzo di più mezzi. Distintasi per modestia dei risultati, dovrebbe dare origine all'esperienza sinestetica.
ARTE SINESTESICA: in grado di innescare esperienze sinestetiche mutantrogeniche per applicazione di Sinestesi.
ARTE (sedicente) SINESTETICA: etichetta autoconferita ma per lo più rivelatasi velleitaria, in quanto ad oggi non sufficientemente distintasi dall'arte multimediale. Sostanzialmente quella sinestetica è un'esperienza, non un'arte (che semmai è "a fini sinestetici").
ARTISTA EGOICO: tipo di Mutantropo egoico che persegue obiettivi estetici insieme a vantaggi personali.
ATIQUIFOBIA: paura del fallimento, cioè di agire male, di non sapere applicare correttamente un giusto sistema di valori.
ATTEGGIAMENTO OSNOBLOTICO: atteggiamento menzognero, ingannatore, di controllo ambientale finalizzato a un vantaggio.
CONFORMISMO: fare mutantropico illusorio e deresponsabilizzante, in quanto adotta valori e comportamenti altrui. Porta a immobilismo e osnoblosi.
CONTROLLO SOCIALE: insieme di procedure e meccanismi psicologici imposti dai poteri politico, economico e religioso, finalizzato all'autoconservazione.
DEOSNOBLOTICO: di contrasto all'osnoblosi.
DINAMICA MUTANTROPOSNOBLOTICA: alternanza tipica nell'essere umano basic, ovvero orientato esclusivamente al proprio vantaggio. Se un fare mutantropico risulta di successo fa seguire un immobilismo osnoblotico, almeno fino alla prossima apateporia.
EGONANISMO: egotismo esagerato e controproducente. Particolarmente patologico e purtroppo di moda quello fragile.
ETICA ESTETICA: funzione tradizionale dell'arte, ovvero proveniente dai altri tempi in cui le si domandava un'utilità sociale.
EUMUTANTROPO: vedi Mutantropo evolutivo.
FALLIMENTO: mancato raggiungimento di obiettivo, scacco alle procedure esecutive (e alle capacità interpretative pratiche), al metodo.
FARE MUTANTROPICO: cambiamento di sé consapevole e finalizzato a un vantaggio. A seconda della presenza di conformismo ed egoismo (o addirittura egonanismo), dà 6 effetti principali simboleggiati in altrettanti tipi di Mutantropo.
FINTO MUTANTROPO: personaggio del gossip o dello spettacolo presentato come artista o opinion leader a fini speculativi.
GIOCO SINCRESTESICO: serie di eventi che hanno avuto luogo a Milano nel 2013 come proto-sinestesopera. Sostanzialmente un gioco di gruppo che utilizza sincronicità e Sinestesi.
IMMOBILISMO: socialmente il significato è noto, individualmente è il contrario della Mutantropia.
MEME: elemento culturale ricorrente, tramandato sincronicamente per comunicazione o diacronicamente per tradizione.
METANTROPO: Eumutantropo giunto all'evoluzione estrema, una fase oltre l'uomo.
MUTANTROGENICO: innescante il fare mutantropico.
MUTANTROPIA: fenomenologia del mutamento umano, consapevole o portatore di consapevolezza (mutantrogenico).
MUTANTROPO: essere umano cambiato consapevolmente per un fine. Costui può essere:
- osnoblotico (o borghese), ovvero insieme egoico e conformista
- mediocre (o grigio), ovvero sostanzialmente conformista e non egoico
- umile (o conformista apparente), cioè "in fuga dal mondo", finto conformista comunque non egoico
- egoico o prevalentemente tale, non conformista, anzi spesso anticonformista
- artista egoico, come il precedente ma con l'alibi dell'arte
- evolutivo (Eumutantropo), non egoico e non conformista, persegue un sistema di valori con la propria coscienza. Il limite superiore è il Metantropo.
MUTANTROPOLOGIA: antropologia del mutamento umano, ovvero scienza che studia la Mutantropia.
MUTAFORMA o MUTASPETTO ESTERIORE: Mutantropo del solo aspetto esteriore, spesso interiormente turpe, altre volte solo superficiale o ingenuo.
NEGAZIONE DELL'ARTE: tipico effetto delle forze sociali osnoblotiche, che la sostituiscono con artigianato e entertainment.
OSNOBLOSI: fenomeno di massa, insieme di falsità considerate verità per percezione collettiva o collettivizzata di convenienza.
OSNOBLOTIZZAZIONE ONTOLOGICA: della storia o del sistema di valori, fenomeno deteriore per cui delle precedenti verità, oggi false, vengono comunque sostenute per percezione collettiva di convenienza.
SACRIFICIO DEL MUTANTROPO: tipica ritorsione che il sistema conformista riserva nei confronti dei Mutantropi - anche finti - devianti, che prevede l'eliminazione sociale per pubblico dileggio ed emarginazione, o addirittura fisica tramite alcol, farmaci e droghe.
SCHEMI NEURONALI: routine e automatismi cerebrali a livello di connessione neuronale evidenti nei ragionamenti, nelle evocazioni e nei riflessi, innati o appresi.Tra questi ultimi rientrano quelli pavloviani, cioè il condizionamento.
SIMBOLO: nella sua accezione superiore, segno (anche memetico) in grado di connettere la psiche agli archetipi o comunque a "stati superiori". Oggi significa poco più che segno culturale referenziale.
SINESTÈSI: poetica che prevede la collaborazione di più artisti, l'utilizzo di almeno un archetipo, l'interattività dello spettatore e il rifiuto di metodologie tipiche dell'entertainment. La tecnologia è dote accessoria ma oggi necessaria. È finalizzata al raggiungimento di stati superiori di coscienza tramite il risveglio di sensi assopiti.
SINESTESIA: esperienza di stimolazione di più sensi, con inferenza di informazioni suppletive.
SINESTESOPERA: opera d'arte che soddisfi i requisiti della Sinestesi.
STATO DI COSCIENZA: insieme di sistema di valori e consapevolezza dell'individuo. In parte innato, è per lo più appreso a seguito di esperienze in prima persona.
TECHNESYA: la technesìa nel gergo urbano americano è la malattia di chi non ricorda istruzioni tecnologiche pochi minuti dopo il loro uso. Per noi Technèsya è l'impiego utile della tecnologia in sinestesie mutantrogeniche, che quindi le malattie... le guariscono!
VERO ARTISTA: eumutantropo che persegue un obiettivo estetico senza che ciò comporti un vantaggio personale.
Ah, ovviamente accettansi integrazioni!
Auguri.
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11 luglio 2014
Campi di Risonanza Interdisciplinare
Ragazzi, a volte avere ragione dà un po' di fastidio, eh? ;) Davvero, il gruppo Sinesthesys ha aperto questo blog... quando? 2 anni fa? Il primo post, "Provocazione", risale al novembre del 2011. A rileggerlo oggi ci vengono le lacrimucce agli occhi. Davvero abbiamo provocato alcunché?
Cos'è successo in questi due anni e più che mezzo? Abbiamo parlato di categorie collettive ancora poco distinte, come l'osnoblosi, connesse al controllo sociale tramite atiquifobie e apatepofobie. Abbiamo parlato della tendenza umana al cambiamento, che se finalizzata a un vantaggio si definisce Mutantropia. Abbiamo visto che c'è vantaggio e vantaggio e ci siamo soffermati sui famosi tre dell'egonanismo :) Ma soprattutto abbiamo parlato di schemi neuronali e dinamiche quantistiche. I primi usati da osnoblotici e immobilisti per indurre conformismo ed esercitare condizionamento sociale, le seconde che però possono ribaltarne gli effetti, specie se impiegate nella Sinestesi, un'estetica connessa ad archetipi in grado di produrre effetti mutantrogenici. Fate ricerche su queste parole, certi concetti ripetuti giovano.
Ci aspettavamo due reazioni uguali e contrarie a queste nostre parole: un entusiasmo tale da provocare la nascita di un movimento nuovo, oppure l'indifferenza più sprezzante. In questo abbiamo avuto torto, visto che nella realtà abbiamo raccolto un ristretto manipolo di follower critici (per fortuna!), nel generale e appena incuriosito scetticismo dei più, che spesso ci seguono giusto per farsi 4 risate. Sia chiaro: sono i benvenuti nel farlo, per quanto ci faccia sempre piacere il pensiero critico e il confronto che ne nasce, laddove si sia in grado di sostenerne uno ovviamente.
Ma se in questo abbiamo avuto torto, in cos'abbiamo avuto ragione? Nel nuovo gruppo estetico nato per la realizzazione della Sinestesopera, che oggi ha cambiato nome in Janua Misterii, c'è il membro di una scuola Zen che ci ha segnalato questo master di accompagnamento empatico del morente tenuto presso l'Università di Roma Tre. È davvero impressionante come questa gente insegni a livello accademico e finalizzato all'utilità sociale (Pedagogia e Tanatologia, ovvero inizio e fine della vita) ciò che noi sosteniamo da più di due anni per una nuova estetica finalizzata all'evoluzione e all'autodeterminazione dell'individuo.
Certo, loro utilizzano il concetto di "empatia" che noi tendiamo a sostituire con quello di "esperienza sinestetica". È chiaro che fra le esperienze di questo tipo rientrano tutte quelle empatiche, però noi non enfatizziamo questo aspetto dovendoci occupare d'altro: arte, consapevolezza e guarigione psicologico-sociale a fini mutantrogenico-evolutivi, ma i metodi sembrano i medesimi, specie quando si riferiscono al "linguaggio delle neuroscienze, della fisica quantistica e della neurocardiologia". Una veloce ricerca su internet ci fa trovare, ad esempio, uno scritto di Gioacchino Pagliaro che dalla "quantistica" mutua i concetti di campo morfico (noi lo chiamiamo morfogenetico ma poco cambia) e relativa risonanza, sottolineando l'importanza dei regimi di coerenza, mentre sulla neurocardiologia vorremmo, quasi di sfuggita, allegare un'immagine trovata online che rappresenta il campo elettromagnetico del cuore. O almeno così lo chiamano loro: chi è esperto di certe discipline avrà certamente riconosciuto la figura associandola ad altra denominazione. In ogni caso, come ben dichiarato da Pagliaro, «ogni individuo è circondato da un campo elettromagnetico derivante dalla combinazione di quelli generati dai vari organi, sistemi e dalla mente stessa (e non solo, ndr). Ogni bio-campo è interconnesso e interdipendente con gli altri campi elettromagnetici», così come William A. Tiller nel 2008 affermava che «la risonanza è il fenomeno con cui il mondo influisce su di noi, possiamo utilizzare la nostra risonanza per influenzare la realtà».
Ma per tornare al bando: «la manifestazione fenomenica della persona umana scaturirebbe da un'unica onda infinita, capace di dare e ricevere informazioni, invita a riflettere su questo modo di intendere il nostro essere, quale parte significativa, comprendente, cosciente dell’universo cosmico». Banalità per chi vive a questo stato di coscienza, cose sorprendenti e inedite per chi è avvezzo (solo) all'Accademia. Ma lo scritto va oltre: «si giunge a trascendere la separazione tra il soggetto e l’oggetto, secondo un rapporto paritetico. L’apertura e la creatività caratterizzano tale relazione umana». Incredibile davvero che simili concetti siano stati sdoganati in ambiente accademico-terapeutico (perché nell'accademia pura, ovvero nei dipartimenti di fisica quantistica, più che sdoganati sono stati creati ;) già prima e apparentemente meglio che in quello artistico.
Poi, per carità, al di là delle sorprendenti affinità non mancano le divergenze, ovviamente connesse ai diversi scopi perseguiti. Noi non accompagniamo moribondi (senza offesa, eh? ;), anzi non accompagniamo personalmente proprio nessuno, ovvero lo accompagniamo impersonalmente, cioè tramite l'opera e il simbolo, e attendiamo che sia lo schema neuronale, guidato dall'archetipo e dalla sincronicità, ad indurlo al cambiamento. Cambiamento che, per la potenza delle simbologie evocate e per la struttura stessa della Sinestesopera, dovrebbe somigliare ad un risveglio o almeno al raggiungimento di un'"ottava superiore" nello stato di coscienza. Infatti abbiamo visto quali pasticci possano creare certe tecniche se goffamente utilizzate (si vedano ad es. i casi Gabbai e Boeri nelle maldestre mani della Abramović), anche perché in ogni caso il contatto con le proprie aree più recondite, così pregne di apatepofobie ed egonanismi, può sortire effetti inattesi e non sempre gradevoli per lo stato ordinario di coscienza. Ma se la Sinestesopera è ben fatta, un apparente trauma avrà solo effetti positivi ed evolutivi, mentre se si perseguono solo scopi di sorpresa e ricerca estetica sulla pelle altrui (cosa forse tentata dalla signora in esempio) davvero tutto è possibile...
Insomma, al di là dello scetticismo che noi certamente comprendiamo nelle coscienze ordinarie, vorremmo sottolineare come le nostre ricerche siano ormai condivise da ambienti ad esse assolutamente estranee, perché una verità se è tale può essere applicata nei più svariati campi. E... in fondo anche la Sinestesi opera un "accompagnamento al fine vita", no? (sebbene solo possibilmente empatico, non necessariamente), o almeno così auspica. Vorrebbe cioè che l'esperienza sinestesica fosse così forte, i suoi effetti mutantrogenici tali, che l'uomo che la vive da un certo punto di vista muoia. Ovvero inneschi processi mutantropici, di cambiamento, così potenzialmente radicali che alla fine di questi, e dopo tutto il tempo a ciò necessario, fosse un uomo diverso. Quello precedente simbolicamente morto.
Pensando a queste cosette, il gruppo Sinesthesys si ritira in ferie. Forse alcuni di noi posteranno ancora, forse no. Intanto buon processo di fine vita... lavorativa a tutti! E per quelli che nonostante tutto sopravviveranno... ci si risente a settembre! ;D
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14 ottobre 2013
Technesya o della Tecnologia
Cari lettori, non sappiamo se vi sia mai capitato qualcosa di simile all'essere colui che in un gruppo di persone conosce meglio la tecnologia che questi utilizzano o credono di utilizzare, segnatamente cellulari e computer, lamentarsi di qualcosa del loro funzionamento e sentirsi osservare come un disadattato, un bestemmiatore, un sobillatore, uno che non ha capito la bellezza e le incredibili possibilità che la Storia ci offre. Poi vedi che non sanno fare una cosa facile, che tu sai fare benissimo, e imprecano come marinai livornesi (con tutto il rispetto) attirandosi il tuo dileggio. >:)
Perché al giorno d'oggi succedono cose così simpatiche? Perché la società, certo grazie a costi relativamente bassi e alta disponibilità, è riuscita a rendere la tecnologia un feticcio. In un delirante mito misto fantascentifico/superonistico, ogni uomo si riempie di tecnologia ben oltre le sue capacità di gestirla efficientemente. Certe letterature, cyber in testa, ci hanno preparato all'interconnessione perenne, ma diciamocelo... negli anni 70 eravamo convinti che nel 2000 (nel 1999 precisamente, come da serial omonimo) avremmo avuto una base sulla luna o ci saremmo mossi col teletrasporto, mentre oggi l'unica differenza da allora sono cellulari e computer (+ un po di domotica e automobili ibride). Insomma niente nuove aperture a orizzonti nuovi ma più merce, quindi più soffocante casino, in quelli vecchi. Eppur così è successo, pensare a una società senza tecnologia è utopistico quando non velleitario, comunque donchisciottesco.
La tecnologia ha sempre affiancato la mutantropia, a volte contraddicendola (non mi sviluppo, non cambio, perché il lavoro lo fa l'arnese) a volte guidandola, cioè inducendo nell'uomo un adattamento a essa (in fondo chi impara a guidare un automezzo è un mutantropo). Ma l'uomo oggi vive un'illusione mutantropica positiva nei suoi confronti e ciò avviene perché il marketing con cui è distribuita, sfruttando il suddetto feticismo, trasforma la connotazione tecnologica in status symbol. Il nostro essercela presa con Steve Jobs e Facebook non è avvenuto a caso: chi possiede il tecno-ninnolo viene socialmente considerato mutantropo, non perché in qualche modo costui sia cambiato, ma perché si è inserito nei must tecnologici del suo secolo, quindi nel mito del suo gruppo sociale. Cioè il cambiamento conformista viene apprezzato come mutantropico positivo (hai cambiato modello, è più bello/nuovo, hai fatto bene), quindi premiato socialmente.
La sua penetrazione nell'inconscio collettivo è graduale e subdola. Ricordate i cellulari? Prima li avevano solo i ricchi (insediamento di status symbol), poi chi ne aveva bisogno per lavoro, infine tutti ne hanno avuto ALMENO uno, anzi da vantaggio competitivo professionale è diventato uno svantaggio il non averlo. Così è successo per il pc, l'email e l'ultima grande gabbia illusoria: Facebook. Un vantaggio iniziale oggettivo per certuni e discutibile per altri è diventato uno svantaggio sociale in negativo, perché la mutantropia tecnologica è puramente conformista o egotica (o più spesso entrambe) e più illusoria ancora della cosiddetta mutantropia del mutaforma, che almeno è fisica, quindi più sinestetica anche nelle eventuali apateporie.
Inoltre, o forse proprio per questo (ovvero in quanto promotrice di conformismo), la tecnologia è utilizzata dal "sistema" per esercitare controllo sociale: geolocalizzazione fisica, controllo dei messaggi testuali, intercettazioni telefoniche. Facciamo notare quasi di sfuggita che in un commento al post Confronto Sinestesico parte II anche Esthetron si lamentò dell'uso dell'arte come controllo sociale, specie in ambito psichiatrico. E non so se a chi ci segue è chiaro, ma il controllo sociale è l'area dell'osnoblosi. Peggio, l'osnoblosi è quella parte di controllo sociale che il cittadino fa da sé, e il potere ha tutto l'interesse a dargli la giusta imbeccata.
La tecnologia è solo un male quindi? Una sorta di flagello biblico destinato ad ammorbare ab aeterno le coscienze di un millennio corrotto e malato? ;) Beh, se così fosse, di certo questo atteggiamento non servirebbe a stroncarlo. Ma chi diceva che un motore può servire tanto a un carrarmato quanto a un'ambulanza?
Così la tecnologia fa parte integrante della nostra provocazione estetica, della nostra sfida. Il mezzo che serve al potere per parcellizzare le coscienze, per controllarle, per farle perdere nel mare magnum della rete, della connessione perenne, della nevrosi da connessione perenne sostituitasi al vivere il presente fisico circostante e multienergeticamente connotato o comunque multidimensionale, per il gusto solo emotivo - quindi forse un po' egoista - di comunicare MINKIONATE (diciamolo, minkionate! fossero almeno cose intelligenti...) col mondo creato in una delirante autopercezione di successo sociale... Bene, questo stesso mezzo viene usato in modo opposto: per fermare tutto, per riportare la coscienza nell'assoluto presente, dove l'esperienza sia significante e veramente multidimensionale come la tecnologia potrebbe permettere. E non (solo) su una direttiva orizzontale - la massa di sfaccendati che esige il mio contatto o la mia reazione - bensì su una verticale: l'analisi/esperienza di stati di coscienza alternativi possibili (e anche, perché no? non possibili, nel senso non "a priori").
Technesya è il mondo dove ciò si realizza. Una terra virtuale e reale, un ossimoro quindi una provocazione.
L'arte è una cosa eterna, così l'esperienza sinestetica. Così forse anche quell'esperienza sinestetica superiore che abbiamo denominato Sinestesi. Ma Technesya ritiene che la Sinestesi nel mondo moderno debba essere fatta di tecnologia, perché così esso è caratterizzato e in ogni caso mai come oggi ci mette a disposizione mezzi veramente prima impensabili e a cui la gente tanto volentieri si sottopone.
Oggi l'arte ha una patria in più, che è la patria dell'arte di oggi.
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14 luglio 2013
L'Ego e i Suoi Appetiti
La lettura dell'ultimo meraviglioso numero di Jonathan Cartland, uno dei fumetti western francesi più adulti degli anni 80 recentemente ripubblicato da GP, ci riserva una bella frase detta dal personaggio pellerossa verso la metà del primo episodio, ovvero davanti a un vergognoso (anche allora) caso di femminicidio ante litteram. Egli dice: "[voi bianchi] vivete per il piacere e il potere! Seminate sui vostri passi il dolore, la morte e la putrefazione dell'anima!". Ora, con rispetto per l'anima di tutti e considerazioni karmiche a parte, troviamo la frase tanto bella e ficcante da riformulare in parte quanto da noi espresso a suo tempo sui tre vantaggi dell'egonanismo.
Allora si deduceva che, tradizionalmente, questi tre vantaggi si potevano riassumere in sesso, denaro e potere, per poi affermare che le tre categorie non erano omogenee. Qui aggiungiamo che ciò avviene perché queste, più che categorie filosofico-scientifiche, sono giusto miti letterari, supermemi assurti a mo' di colonne dell'inconscio collettivo. In effetti le categorie dovrebbero essere riassunte, oltre che concettualmente estese, a solo due: l'appetito e la capacità di perseguirlo. Questo perché il "sesso" è un appetito, quindi ciò rappresenta, come potrebbe rappresentarlo il cibo, la droga o qualunque altro piacere o concupiscenza, quella di denaro compresa. Mentre la capacità di perseguire, di soddisfare un appetito è più propriamente il "potere", il poter fare e il poter avere. In ciò viene aiutato anche dal denaro, categoria che quindi partecipa di entrambi i mondi: mezzo per soddisfare una concupiscenza e oggetto di concupiscenza esso stesso.
Si può riassumere affermando che l'egonanismo, per configuarsi come tale, ha bisogno di due condizioni principali più una terza che è una modalità. Come appena esposto, le prime sono l'appetito e la capacità di soddisfarlo, cioè pensiero (a sua volta diviso in razionale o volontà, e irrazionale o desiderio) e azione, impulso e moto, morale ed etica. Però perché si definisca pienamente l'egonanismo è necessaria la modalità della spregiudicatezza, dell'assolutismo, dell'incapacità di vedere fuori da sé e dai propri appetiti, insomma l'inosservanza dell'ambiente e delle sue dinamiche, altrimenti si tratta di normale atteggiamento egotico non necessariamente patologico.
Ora.... un Testo Sacro poco diffuso recita: "desiderare e volere sono forze dateci da Dio, ma anche duri castighi". Come si comporta l'uomo quindi per sfruttare al massimo le prime e ridurre al minimo i secondi? Secondo noi esistono principalmente due tipi di uomini: gli immobilisti e i mutantropi, con questi ultimi che, secondo la nostra matrice mutantropica, si dividono in 4 categorie a seconda delle componenti egotiche (appunto) o conformiste del loro comportamento.
Beh, l'immobilista ha una posizione, se non condivisibile, almeno perfettamente comprensibile: la volontà di stasi, l'assolutezza e la bellezza di un momento perpetrate all'infinito, o al più a lungo possibile. Tutti siamo così quando vogliamo preservare ciò che abbiamo e che amiamo. Il vero immobilista, tuttavia, rifiuta aprioristicamente ogni mutamento della realtà (sempre potenzialmente pericoloso, se non previsto) fino a mentire, in mala fede perché vuole controllare il territorio (l'osnoblotico) o in buona fede perché incapace di vedere i cambiamenti e adattarvisi (l'illuso e il plagiato).
Il problema è che una menzogna che non ti permette di vedere il reale se non per immobilizzarlo, impedirne il cambiamento (per quanto umanamente possibile, cosa già dichiarata non tale), è talmente autodiretta, verso sé o il proprio clan/nucleo famigliare biologicamente o culturalmente parte di sé, da soddisfare la terza condizione accessoria dell'egonanismo: l'attenzione esclusiva su se stessi. E perché? Il vero egonanista si definisce per l'aggiunta di concupiscenze proprie. L'immobilista che non le ha, cioè applica tecniche osnoblotiche per perseguire un "bene esterno" o concupiscenze altrui, è la figura più vicina a quanto si potrebbe definire un fanatico.
Questo gli immobilisti, poi ci sono i Mutantropi che sbagliano:
- dal ns punto di vista i peggiori rappresentano la maggioranza degli individui che ci circondano, gli opportunisti puri o mutantropi borghesi/convenzionali. Se sotto l'influsso dell'egonanismo, cioè per perseguirne i tre vantaggi o le due modalità che dir si voglia ;) si muta desiderando cose proposte da altri, ovvero si è anche conformisti, si è totalmente vittime del sistema e da esso più o meno premiati (nei momenti di crisi ovviamente meno). Se i desideri trovano soddisfazione, per la legge della dinamica mutantroposnoblotica questi tipi diventano immobilisti.
- per altri tipi umani accade che sotto l'influsso dell'egonanismo lo si lasci andare a briglia sciolta sui propri desideri più o meno inconfessabili, quindi ignorando conformismi o suggerimenti altrui. Abbiamo qui gli egonanisti puri quando non egopatici. Molti artisti, intellettuali e opinion leader appartengono a questa categoria, per quanto spesso un leader debba fare i conti col conformismo: ricordiamoci il discorso sulla devianza sociale, che può essere di origine patologica o egotica. Secondo noi la via dell'ego porta a mostruose apateporie, ma qui veramente c'è da dire "a ognuno il suo karma".
- arriviamo quindi al caso di mutantropo non egonanista ma esclusivamente conformista, ovvero che muta per un bene consigliato da altri e a questo si immola. Questo bene lui non lo capisce e non lo condivide fino in fondo, perché in realtà non l'ha mai veramente analizzato, si limita a seguire la massa. Il suo può essere anche un conformismo innocente o frutto di plagio psichico. Una sola eccezione: il mutantropo "in uscita dal mondo", umile perché disinteressato all'agone sociale e apparentemente conformista, ma dentro di sé eumutantropo. Ma nel 99,9 periodico % dei casi il divenuto conformista è un mutantropo solo apparente, concetti già espressi... Questo tipo umano tende a venir disintegrato dalla massa a cui si conforma, per quanto possa anche esserne un (piccolo) dirigente, diventando infine un immobilista anch'egli, come quello del primo tipo, con minor premio sociale. Pochissimi i leader assolutamente solo conformisti (ad es. il nostro attuale primo ministro ;).
Infine ci sono i Mutantropi che imparano (ebbene sì, sbagliano anch'essi ;), coloro che secondo noi gestiscono meglio il desiderio e la capacità di perseguirlo, ricercando un bene non proprio (non egotico) e sviluppando una propria coscienza, cioè mettendosi in discussione sui risultati di tale attività. Potrebbero anche vivere una sorta di dinamica mutantroposnoblotica, soprattutto agli inizi, ma sono pronti ad imparare e cambiare di conseguenza. E' l'Eumutantropo, o mutantropo migliorativo (di sè... e degli altri), il mutantropo che sa ascoltare, che si orienta sull'altro e sull'ambiente. Ciò che impara è la sua via, l'insegnamento che gli ha riservato il mondo, con relative apateporie però significanti, terapeutiche. Grazie ad esse riconosce i propri residui psichici di egonanismo, che portano apateporie perché il nostro ego cozza con l'armonia generale delle cose, lo capiscono anche i bambini (anzi, è la loro lezione! sebbene evidentemente non tutti la imparino), ed è solo con l'ascolto dell'altro e dell'ambiente, considerando le sue esigenze, che possiamo evitarlo. Cioè permettere al nostro ego di vivere ridotto e senza danno a noi e agli altri.
Il perseguimento sistematico di questa via porta a divenire quel particolare Eumutantropo che non persegue assolutamente alcuno scopo personale, colui che chiamiamo Metantropo. Un individuo che ha distrutto i desideri ed annullato ogni egoismo, un essere oltre l'uomo, un Buddhi, un Illuminato, un Trasfigurato, tante sono le Tradizioni ma uno è il concetto.
E chi ha orecchie per intendere... ascolti la Sinestesi! ;D
Buone vacanze mutantropiche a tutti! ... o almeno mutantrogeniche!
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18 dicembre 2012
La Sfida della Sinestesi
Non sarebbe male poter arrivare a definire anche lo Spirito, in modo da avere più chiaro di cosa è intermediaria l'anima ed aiutarci quindi nella sua definizione. Ma ciò è veramente fuori dalle intenzioni sia di questo post che di questo blog, invitiamo nondimeno i lettori a porsi il problema in luoghi a ciò finalizzati. Però se qualcosa è intermediario di qualcos'altro, si può affermare che questo qualcos'altro le è appunto altro, cioè esterno. Sembrano aver ragione i creazionisti e gli animisti quando affermano che, almeno per quanto riguarda le possibilità dell'anima, Dio è ovunque. Il mondo stesso essendo sua creazione è pregno del Suo Spirito. Insomma, laddove lo volesse, l'anima potrebbe fare tesoro delle esperienze terrene a un livello ben superiore a quello della coscienza ordinaria. Ricordiamo infine il concetto già espresso di schema neuronale che, sebbene sia legato alla fisiologia del cervello dell'uomo, o almeno del suo sistema nervoso, non può che influenzare il nostro mondo interiore, la nostra coscienza e di conseguenza la parte "al di qua" della nostra anima.
Vorremmo arrivare a dire che, se l'anima può sostituire l'esposizione al “sole dello Spirito” con determinate esperienze per essa illuminanti, è proprio a questo punto che si inserisce la Sinestesi. Ed è qui che l'arte torna alla sua antica e nobile definizione. Perché per avere esperienze reali, veramente formanti, l'anima può solo legare alla coscienza più profonda la successione, e quindi la gestione, delle apateporie. Deve cioè inserire il "dolore del vivere" in un contesto ultraterreno che lo giustifichi, anzi di più, che lo inquadri. Eviterà così la dinamica mutantroposnoblotica, innescando invece processi mutantrogenici evolutivi che portino il soggetto interessato sulla via del Metantropo. Già, ma la realtà di oggi è urbana, grigia, disturbata da comunicazione vacua, rumorosa e incessante, da continui fruscii di bias psichico. Il simbolo si perde, la disgregazione regna sovrana, l'olografia viene negata o parcellizzata e vanificata.
La Sinestesopera, almeno nelle sue intenzioni, pone l'uomo in un ambiente altro, tranquillo e interiore. Un'alterità rassicurante che lo predispone all'apertura, e suggestioni artistiche che sciolgono i paradigmi, permettendo all'anima di percepire oltre la ragione. Ed ecco che allora interviene l'archetipo, riconosciuto almeno a livello inconscio, quindi efficace, ad attivare lo schema neuronale ancestrale che, a mo' di universale culturale, è iscritto in ogni psiche. Non è detto che l'effetto sia necessariamente positivo, ovvero porti quello che si chiama "benessere", lusinga dell'ego oggi abusata all'inverosimile. Potrebbero verificarsi shock, delusioni, apateporie, perché la coscienza può arrivare a confrontarsi con propri aspetti irrisolti.
Però evocare un archetipo induce nell'anima un orientamento verso gli stati superiori dell'essere, che possono comprendere anche quelli spirituali. Nessun manufatto solo culturalmente connotato, come un dipinto figurativo o un oggetto di design, può garantire nulla di simile (per quanto nell'arte nulla si possa escludere), anzi in prima istanza può solo focalizzare su un risultato meramente terreno. Ed etimologicamente ciò che unisce è simbolo, così come ciò che divide è diavolo [speriamo sia inutile sottolineare che parliamo di etimo, non di alcunché di teologicamente sanzionatorio]. Parliamo di unione col superiore, ovviamente, trovando assolutamente superflua e non necessaria quella con l'inferiore, oggi propugnata con una pervicacia e un'esclusività quasi totali.
L'anima, comunque vogliamo definirla, ha quindi modo di fare esperienze reali nei linguaggi che essa comprende per sua natura, fuori dal frastuono materiale del quotidiano. Certo, non equivalgono a un'esposizione al “sole dello Spirito”, ma ad esso preludono e soprattutto predispongono. Davvero, a condizione che l'archetipo sia rispettato e che l'ego dell'artista non intervenga ai suoi fini, la Sinestesi può risvegliare un’anima dormiente e riportarla a quell'orientamento che le permetta di svolgere la delicata intermediazione di cui essa sola può farsi carico.
Questa è la sfida che la Sinestesi lancia all'epoca d'oggi, perché, anche dal misero punto di vista di questo secolo, che cosa dovrebbe fare la vera Arte? Certo, innovare le categorie estetiche della propria epoca, ma non per apportare sollazzo, sorpresa o sensazioni forti, bensì per aprire gli occhi delle società a verità considerate altre, come se non facessero parte del ciclo normale dell'uomo, della vita e dell'universo. Tecnologica, archetipica, anegoica, la Sinestesi è la poetica che in questo millennio ha il compito di riportare l'arte alla sua Formula Originale.
Vorremmo arrivare a dire che, se l'anima può sostituire l'esposizione al “sole dello Spirito” con determinate esperienze per essa illuminanti, è proprio a questo punto che si inserisce la Sinestesi. Ed è qui che l'arte torna alla sua antica e nobile definizione. Perché per avere esperienze reali, veramente formanti, l'anima può solo legare alla coscienza più profonda la successione, e quindi la gestione, delle apateporie. Deve cioè inserire il "dolore del vivere" in un contesto ultraterreno che lo giustifichi, anzi di più, che lo inquadri. Eviterà così la dinamica mutantroposnoblotica, innescando invece processi mutantrogenici evolutivi che portino il soggetto interessato sulla via del Metantropo. Già, ma la realtà di oggi è urbana, grigia, disturbata da comunicazione vacua, rumorosa e incessante, da continui fruscii di bias psichico. Il simbolo si perde, la disgregazione regna sovrana, l'olografia viene negata o parcellizzata e vanificata.
La Sinestesopera, almeno nelle sue intenzioni, pone l'uomo in un ambiente altro, tranquillo e interiore. Un'alterità rassicurante che lo predispone all'apertura, e suggestioni artistiche che sciolgono i paradigmi, permettendo all'anima di percepire oltre la ragione. Ed ecco che allora interviene l'archetipo, riconosciuto almeno a livello inconscio, quindi efficace, ad attivare lo schema neuronale ancestrale che, a mo' di universale culturale, è iscritto in ogni psiche. Non è detto che l'effetto sia necessariamente positivo, ovvero porti quello che si chiama "benessere", lusinga dell'ego oggi abusata all'inverosimile. Potrebbero verificarsi shock, delusioni, apateporie, perché la coscienza può arrivare a confrontarsi con propri aspetti irrisolti.
Però evocare un archetipo induce nell'anima un orientamento verso gli stati superiori dell'essere, che possono comprendere anche quelli spirituali. Nessun manufatto solo culturalmente connotato, come un dipinto figurativo o un oggetto di design, può garantire nulla di simile (per quanto nell'arte nulla si possa escludere), anzi in prima istanza può solo focalizzare su un risultato meramente terreno. Ed etimologicamente ciò che unisce è simbolo, così come ciò che divide è diavolo [speriamo sia inutile sottolineare che parliamo di etimo, non di alcunché di teologicamente sanzionatorio]. Parliamo di unione col superiore, ovviamente, trovando assolutamente superflua e non necessaria quella con l'inferiore, oggi propugnata con una pervicacia e un'esclusività quasi totali.
L'anima, comunque vogliamo definirla, ha quindi modo di fare esperienze reali nei linguaggi che essa comprende per sua natura, fuori dal frastuono materiale del quotidiano. Certo, non equivalgono a un'esposizione al “sole dello Spirito”, ma ad esso preludono e soprattutto predispongono. Davvero, a condizione che l'archetipo sia rispettato e che l'ego dell'artista non intervenga ai suoi fini, la Sinestesi può risvegliare un’anima dormiente e riportarla a quell'orientamento che le permetta di svolgere la delicata intermediazione di cui essa sola può farsi carico.
Questa è la sfida che la Sinestesi lancia all'epoca d'oggi, perché, anche dal misero punto di vista di questo secolo, che cosa dovrebbe fare la vera Arte? Certo, innovare le categorie estetiche della propria epoca, ma non per apportare sollazzo, sorpresa o sensazioni forti, bensì per aprire gli occhi delle società a verità considerate altre, come se non facessero parte del ciclo normale dell'uomo, della vita e dell'universo. Tecnologica, archetipica, anegoica, la Sinestesi è la poetica che in questo millennio ha il compito di riportare l'arte alla sua Formula Originale.
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Vita
1 aprile 2012
RIASSUNTONE GENERALE
Va bene ragazzi, ma cos'abbiamo detto fino ad ora? Forse è utile fare un po' di chiarezza, per inquadrare in un'ottica comune successione e priorità di concetti. Perché affermare che l'uomo cambi è a dir poco una banalità, un'ovvietà tale che il solo parlarne ci sembra superfluo. L'uomo cambia che lo voglia o meno, destinato a deperire in un corpo mortale.
Tuttavia la scienza esiste per spiegare il paradosso, ovvero il fenomeno, perché il solo fatto che un fenomeno sussista, in un mondo dove tutto è perituro, è di per sé un paradosso. Certo, la scienza non si occupa del fenomeno in sé, al più guida la ricerca, nondimeno studia le scritture umane su di esso, ricerca in primis poi tutte le altre. E di scritture sul cambiamento umano dal punto di vista genetico, medico, fisico, sociale, psicologico, mentale o d'altri livelli di coscienza ce n'é a profusione.
La scienza che studia la Mutantropia, cioè la fenomenologia del mutamento umano, si chiama Mutantropologia. Essa identifica nei Mutantropi quegli uomini che cambiano volontariamente e consapevolmente al fine di trarne un vantaggio, al contrario dei mutanti, involontari per definizione. Coloro che cambiano il proprio corpo sono detti mutaforma, quelli che potenziano il cervello sono mutamente, chi innesta protesi artificiali è un cyborg, chi si decora di metallo o ammenicoli vari fa body modification, chi cambia sesso è un transgender ecc ecc. Ad essi si possono contrapporre idealmente i super-conservatori, che possiamo chiamare "immobilisti". Stiamo chiaramente parlando di intenzioni umane, poichè il destino del corpo è quella sopra citato.
Chi trae vantaggio da un mutamento lo fa secondo il proprio stato di coscienza, e ad ognuno il suo. Per questo riteniamo che, illuminazioni improvvise a parte, solo tramite un'esperienza autentica il mutamento dia un insegnamento sia apprendibile, sia utile, sia onesto. L'esperienza, per i principi connessi con lo stesso concetto di civiltà, non può che tendere a un bene, cioè a un sistema di valori, in questo e solo in questo senso la si può definire evolutiva. Ma il sistema di valori lo si apprende, è quindi normale per il bambino, e spesso anche per il ragazzo, un certo conformismo. Ma poi il ragazzo diventa adulto e responsabile delle proprie azioni, almeno davanti agli uomini. Il conformismo allora rappresenta un meccanismo psicologico deresponsabilizzante e ostativo per lo sviluppo di stati di coscienza propri, per una vera esperienza evolutiva.
Oltre a questo, altra ovvietà, le cupidigie umane tendono a imprigionarci in una visuale un po' miope dell'esistere, cioè in una situazione psicologica egocentrica, non a "tendere a un bene". L'ego è un'arma a doppio taglio sempre negativo, perché rende l'uomo schiavo di se stesso, dei suoi stati inferiori materialisti, e contemporaneamente della società in cui vive, che gli propina falsi miti di realizzazione e ridicoli status symbol. Il modo migliore per innescare pratiche egoiche è evocare le nostre paure: la paura del nemico esterno e quella del "nemico" interno, cioè dei fallimenti e delle apateporie. Con l'adozione acritica di soluzioni rassicuranti ma interessate si arriva agli estremi dell'egonanismo che, insieme al conformismo, divide i mutantropi in osnoblotici, mediocri/grigi (o talvolta umili), egopatici (o talvolta artisti) oppure evolutivi (Eumutantropi), se al di là delle forme li vogliamo vedere dal punto di vista delle intenzioni.
Pretendere che il proprio ambiente sia stabile e sicuro è un desiderio legittimo nell'uomo. Da questo punto di vista i famigerati immobilisti hanno le loro ragioni. Ma l'atteggiamento osnoblotico è tipico di chi vuole influenzare l'ambiente anche contro la propria percezione di giusto e di bene. Ciò avviene nel nome di un proprio vantaggio immediato e miope, ovvero per dinamiche di egonanismo finalizzate all'ottenimento dei cosiddetti "3 vantaggi": sesso, denaro e potere, normalmente accompagnati da cupidigia, stupidità e ristretto orizzonte mentale. Questo atteggiamento è tipico di chi mutantropo non è, ma anche quest'ultimo lo adotta quando si rifugia nel conformismo. Nell'imposizione agli altri di un sistema di valori non proprio, l'osnoblotico difende un ego minato da atiquifobie ed apatepofobie, con le quali controlla ed è controllato. In questo senso l'Osnoblosi nega la Mutantropia evolutiva, incoraggiando invece l'immobilismo o al limite la mutantropia conformista.
Una società stabile, pacifica e ove sussiste una convergenza di idee per sistema di valori condiviso è ciò che ognuno desidera. Ma una ove invece regnano conformismo e controllo sociale, l'area dell'osnoblosi, è destinata a un triste destino, perché tenta di cristallizzare il futuro nel nome di un miope presente consumista, di falsa ricchezza a fronte di gravi scompensi sociali e ambientali, soprattutto a livello globale. Il proposito in sé è vano: l'uomo non è mai riuscito veramente a controllare gli eventi, vero è che nel tentativo ha rovinato l'esistenza di parecchi suoi simili.
Come reagire? Le tre colonne/dimensioni della civiltà umana sono la scienza, la religione e l'arte. La scienza si divide in quella dell'uomo e in quella della natura. Quest'ultima, la Fisica, ha trovato nella Quantistica un compimento probabilmente invocato da millenni. Per quelle dell'uomo la Mutantropologia si trova a suo agio con la Teoria della Sincronicità di Jung. Di religione, o Scienza Sacra invece, fino ad ora si è deciso di non parlarne, se non per minimi cenni.
Per poter cambiare l'uomo, la situazione, la società, il futuro, ci rimane da parlare dell'arte. Un'arte ancella dell'anima com'essa è nata per essere, un'arte che guardi l'uomo di oggi e pietosa se ne sappia prender cura. Un'arte che faccia ciò che ha sempre dovuto fare: destabilizzare certezze illusorie e unire a più elevati stati di coscienza tramite un linguaggio non referenziale ma tuttavia simbolico, cioè significante e unificante (almeno finché conformismo ed osnoblosi non l'hanno messa al loro bieco servizio). Un'arte sinestesica, per un'epoca che della tecnologia multimediale ha fatto la sua bandiera, il suo feticcio, la sua palla al piede, insomma il suo Giano Bifronte.
L'umanità di oggi, permeata di una tecnologia che obtorto collo l'ha urbanizzata nel villaggio globale, è ancora in possesso delle capacità e delle prerogative pensate ab aeterno per l'Uomo? Secondo noi anche una Sinestesi dagli effetti mutantrogenici può dirlo.
Tuttavia la scienza esiste per spiegare il paradosso, ovvero il fenomeno, perché il solo fatto che un fenomeno sussista, in un mondo dove tutto è perituro, è di per sé un paradosso. Certo, la scienza non si occupa del fenomeno in sé, al più guida la ricerca, nondimeno studia le scritture umane su di esso, ricerca in primis poi tutte le altre. E di scritture sul cambiamento umano dal punto di vista genetico, medico, fisico, sociale, psicologico, mentale o d'altri livelli di coscienza ce n'é a profusione.
La scienza che studia la Mutantropia, cioè la fenomenologia del mutamento umano, si chiama Mutantropologia. Essa identifica nei Mutantropi quegli uomini che cambiano volontariamente e consapevolmente al fine di trarne un vantaggio, al contrario dei mutanti, involontari per definizione. Coloro che cambiano il proprio corpo sono detti mutaforma, quelli che potenziano il cervello sono mutamente, chi innesta protesi artificiali è un cyborg, chi si decora di metallo o ammenicoli vari fa body modification, chi cambia sesso è un transgender ecc ecc. Ad essi si possono contrapporre idealmente i super-conservatori, che possiamo chiamare "immobilisti". Stiamo chiaramente parlando di intenzioni umane, poichè il destino del corpo è quella sopra citato.
Chi trae vantaggio da un mutamento lo fa secondo il proprio stato di coscienza, e ad ognuno il suo. Per questo riteniamo che, illuminazioni improvvise a parte, solo tramite un'esperienza autentica il mutamento dia un insegnamento sia apprendibile, sia utile, sia onesto. L'esperienza, per i principi connessi con lo stesso concetto di civiltà, non può che tendere a un bene, cioè a un sistema di valori, in questo e solo in questo senso la si può definire evolutiva. Ma il sistema di valori lo si apprende, è quindi normale per il bambino, e spesso anche per il ragazzo, un certo conformismo. Ma poi il ragazzo diventa adulto e responsabile delle proprie azioni, almeno davanti agli uomini. Il conformismo allora rappresenta un meccanismo psicologico deresponsabilizzante e ostativo per lo sviluppo di stati di coscienza propri, per una vera esperienza evolutiva.
Oltre a questo, altra ovvietà, le cupidigie umane tendono a imprigionarci in una visuale un po' miope dell'esistere, cioè in una situazione psicologica egocentrica, non a "tendere a un bene". L'ego è un'arma a doppio taglio sempre negativo, perché rende l'uomo schiavo di se stesso, dei suoi stati inferiori materialisti, e contemporaneamente della società in cui vive, che gli propina falsi miti di realizzazione e ridicoli status symbol. Il modo migliore per innescare pratiche egoiche è evocare le nostre paure: la paura del nemico esterno e quella del "nemico" interno, cioè dei fallimenti e delle apateporie. Con l'adozione acritica di soluzioni rassicuranti ma interessate si arriva agli estremi dell'egonanismo che, insieme al conformismo, divide i mutantropi in osnoblotici, mediocri/grigi (o talvolta umili), egopatici (o talvolta artisti) oppure evolutivi (Eumutantropi), se al di là delle forme li vogliamo vedere dal punto di vista delle intenzioni.
Pretendere che il proprio ambiente sia stabile e sicuro è un desiderio legittimo nell'uomo. Da questo punto di vista i famigerati immobilisti hanno le loro ragioni. Ma l'atteggiamento osnoblotico è tipico di chi vuole influenzare l'ambiente anche contro la propria percezione di giusto e di bene. Ciò avviene nel nome di un proprio vantaggio immediato e miope, ovvero per dinamiche di egonanismo finalizzate all'ottenimento dei cosiddetti "3 vantaggi": sesso, denaro e potere, normalmente accompagnati da cupidigia, stupidità e ristretto orizzonte mentale. Questo atteggiamento è tipico di chi mutantropo non è, ma anche quest'ultimo lo adotta quando si rifugia nel conformismo. Nell'imposizione agli altri di un sistema di valori non proprio, l'osnoblotico difende un ego minato da atiquifobie ed apatepofobie, con le quali controlla ed è controllato. In questo senso l'Osnoblosi nega la Mutantropia evolutiva, incoraggiando invece l'immobilismo o al limite la mutantropia conformista.
Una società stabile, pacifica e ove sussiste una convergenza di idee per sistema di valori condiviso è ciò che ognuno desidera. Ma una ove invece regnano conformismo e controllo sociale, l'area dell'osnoblosi, è destinata a un triste destino, perché tenta di cristallizzare il futuro nel nome di un miope presente consumista, di falsa ricchezza a fronte di gravi scompensi sociali e ambientali, soprattutto a livello globale. Il proposito in sé è vano: l'uomo non è mai riuscito veramente a controllare gli eventi, vero è che nel tentativo ha rovinato l'esistenza di parecchi suoi simili.
Come reagire? Le tre colonne/dimensioni della civiltà umana sono la scienza, la religione e l'arte. La scienza si divide in quella dell'uomo e in quella della natura. Quest'ultima, la Fisica, ha trovato nella Quantistica un compimento probabilmente invocato da millenni. Per quelle dell'uomo la Mutantropologia si trova a suo agio con la Teoria della Sincronicità di Jung. Di religione, o Scienza Sacra invece, fino ad ora si è deciso di non parlarne, se non per minimi cenni.
Per poter cambiare l'uomo, la situazione, la società, il futuro, ci rimane da parlare dell'arte. Un'arte ancella dell'anima com'essa è nata per essere, un'arte che guardi l'uomo di oggi e pietosa se ne sappia prender cura. Un'arte che faccia ciò che ha sempre dovuto fare: destabilizzare certezze illusorie e unire a più elevati stati di coscienza tramite un linguaggio non referenziale ma tuttavia simbolico, cioè significante e unificante (almeno finché conformismo ed osnoblosi non l'hanno messa al loro bieco servizio). Un'arte sinestesica, per un'epoca che della tecnologia multimediale ha fatto la sua bandiera, il suo feticcio, la sua palla al piede, insomma il suo Giano Bifronte.
L'umanità di oggi, permeata di una tecnologia che obtorto collo l'ha urbanizzata nel villaggio globale, è ancora in possesso delle capacità e delle prerogative pensate ab aeterno per l'Uomo? Secondo noi anche una Sinestesi dagli effetti mutantrogenici può dirlo.
E che ognuno scelga quale Mutantropo essere :)
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30 gennaio 2012
L'Atteggiamento Osnoblotico
Riassumendo si è detto che
- l'Atiquifobia, la paura del fallimento, ovvero di fare cose sbagliate (in efficienza ed efficacia) ossia di essere degli incapaci, paura sostanzialmente etica
e
- l'Apatepofobia, la paura dell'Apateporia, ovvero di subire una crisi del sistema di valori ossia di pensare stupidaggini, paura sostanzialmente morale
sono tipiche degli stati mentali negativi e perdenti, segno di un disagio psichico che può arrivare alla depressione, il cosiddetto male del secolo.
L'essere umano, nella media, legittimamente aborrisce tali stati e cerca di evitarli utilizzando due gruppi di strategie:
- mettendosi in discussione e cambiando se stesso: area della Mutantropia, nelle due accezioni di Mutantropia dell'Etica, che reagisce all'Atiquifobia, e della Morale, che reagisce all'Apatepofobia
- irrigidendosi e cercando di cambiare l'ambiente circostante in senso più favorevole: area del controllo sociale cui appartiene l'Osnoblosi.
Ora... nessuno vuol mettere in dubbio il diritto di uomini liberi e mentalmente equilibrati ad accordarsi per dare bella forma ed efficienza al consesso umano, o società, il problema nasce con i cosiddetti "gruppi di potere" che, nel nome dell'auto-affermazione, impongono punti di vista interessati e parziali.
Si definisce quindi atteggiamento Osnoblotico quella tendenza, tanto di singoli quanto di gruppi umani, ad imporre come valori sociali delle falsità di cui hanno consapevolezza. Senza di questa non si configura l'atteggiamento Osnoblotico, ma ci sarebbe semplice stupidità o illusione in buona fede.
Se ne deduce che nello stesso essere umano, specie se preda di forme più o meno gravi di Egonanismo, possano esserci elementi e atteggiamenti sia Mutantropici che Osnoblotici. Inoltre indice quasi certo di disinteresse, cioè di mancanza di Egonanismo, è l'assenza di atteggiamento Osnoblotico nel Mutantropo.
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19 dicembre 2011
Ricapitolando
Siamo arrivati fin qui esplorando i territori della Mutantropologia.
Forse vi abbiamo annoiato un po', vi siamo sembrati troppo autoreferenziali, ma per poter parlare e accendere una discussione creativa è sempre necessario condividere le stesse informazioni di base. Ovvero un glossario e un percorso logico mentale comune.
Speriamo infatti di essere riusciti a chiarire cos'è un gesto mutantropico e cosa non lo è, ma ci mancano ancora dei concetti da focalizzare: egonanismo, apateporia e osnoblosi; e la soluzione da proporre che noi identifichiamo nell'arte sinestesica.
Successivamente proporremo dei link con esempi pratici (casi di cronaca, studi scientifici, mode, riti iniziatici, etc.) sui quali confrontarci prima mutantropologicamente e poi sinestesologicamente. Ovvero esaminare queste realtà attraverso un nuovo vocabolario condiviso nei termini.
Da voi vorremmo soprattutto le critiche, vorremmo che obiettaste su tutto e ci faceste domande su tutto, vorremmo sapere le vostre opinioni, soprattutto quelle non concordi.
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