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28 maggio 2016

Il Silenzio sull'Anima


Buongiorno giovani e meno giovani follower, perché continuate ad essere in tanti e vi ringraziamo di cuore, però... così, ci chiediamo perché siano un po' spariti i commenti. Il nostro blog avrà avuto tanti difetti ma ha sempre accettato il contraddittorio su qualunque argomento senza mai censurare nulla, fino alle sterili sequele di insulti ai nostri due post ancor oggi più letti. Ci siamo fatti questa domanda ultimamente però non riusciamo a darci una vera spiegazione, forse affermiamo cose assurde, disarmanti? A volte ci hanno accusato di pareri perentori, davvero sono stati eccessivi e meno spiritosi di quanto avremmo voluto?

Oppure......... oppure l'essere umano ha sempre meno voglia di parlare del problema, di affrontarlo davvero. In qualche modo non si vuole più analizzare il lato oscuro, l'errore, il disagio. Ma non perché non sia interessante, ma perché il problema ci tormenta, e nel tormento lo si identifica credendo quindi di conoscerlo benissimo, e si cerca allora solo una soluzione, magari rapida.

E... mentre ci facevamo domande simili ci è successo di venire invitati da un gruppo di persone a presentare il progetto Technesya e noi stessi come gruppo in un'importante città di provincia emiliana. Abbiamo avuto modo di relazionarci con una categoria particolare di esseri umani, ovviamente salva l'imprescindibile differenza personale, ma tutti sinceramente interessati all'arte, e molti all'etica per via più o meno spirituale o "misteriosofica", diversi i massoni.

Persone che come tutte avevano domande sull'anima, forse con qualche conoscenza o esperienza in più della media, domande che nondimeno lì per lì apparivano come poco chiare, come nascoste sotto una patina di perbenismo (modello immobilista con tendenze osnobloticonformiste). Però loro avevano letto il nostro post sulla definizione di anima e, condividendo l'idea tutt'altro che nostra di "arte ancella dell'anima", hanno chiesto una dimostrazione della Sinestesi. Che dimostrazione non ha potuto essere perché, a parte qualche evento sincrestesico, una vera Sinestesopera non è ancora stata creata.

Ma la serata prosegue, degli argomenti si parla, e le questioni scuotono, i simboli lavorano, e così le energie. E lentamente questa piega perbenista è venuta meno, le persone si sono lasciate andare sempre di più, palesando istanze e lati nascosti. Nulla di strano o particolare, ci vien da sorridere nel dire "le solite cose", se solo non fossero così incredibilmente importanti: cos'è l'anima, cos'è l'interiorità, cos'è la coscienza, per cosa si cambia, per cosa no.

Ed è emerso... non sappiamo come dirlo... un mal di vivere. Una dolorosità diffusa, un campionario di parenti disgraziati, lutti, incidenti, malattie, imprevisti e/o sventure assortite che alla fine però sono all'origine della ricerca spirituale. Come se ci dovesse scappà il morto per indurci a conoscere noi stessi e il nostro scopo sulla terra. Lo scambio umano che ne è nato quindi è stato bello, profondo e importante. Persone che si aprivano, che mettevano a nudo il loro lato dolente per innescare uno scambio reale.

Di contro però ci ha un po' ferito il fatto che le aspettative sulla Sinestesopera fossero come di macchina della felicità, incrocio fra arte, stregoneria e condizionamento mentale. Le domande per lo più volevano quantificare modalità e misura di soluzione dei problemi / purificazione dell'anima / resa in termini se non di felicità almeno di serenità. Senza capire che l'arte è certo terapia, ma lo è anche, ovvero non sempre e non necessariamente. Essa è anche scombussolamento e messa in discussione. È cambiamento di punto di vista che crea la ridiscussione del sistema di valori e/o delle azioni finalizzate a perseguirli - ricordate la differenza fra atiquifobie ed apatepofobie?

Eppure lo scombussolamento non lo si accetta, la messa in discussione viene ormai considerata inutile perdita di tempo. Parla l'ego, che sa cos'è meglio e non si mette in discussione ma vuole risultati. Questo è ciò che cerca chi si pone problemi dell'anima oggi: terapie, tecniche, garanzia di risultato. Il tempo dell'instabilità è inutile o ha già dato i suoi frutti.

Ecco, non vorremmo mai che un fenomeno simile fosse anche all'origine della mancanza di commenti. Perché questo è un posto di confronto, dove potete esprimervi come meglio credete senza timore di giudizio.
Se non succede questo, il blog non funziona per le sue potenzialità e la sua frequentazione si limita a un aggiornamento divertito su un punto di vista interessante ma nulla più. Che inoltre rischia di diventare delirio solipsista. Grazie, per la comprensione, a presto,
i Sinesthsys

29 aprile 2016

Addio Vanessa


Siamo stati colpiti da un dolore immenso: Vanessa non è più fra noi.
Lei non solo era una di noi, ma è stata colei che ha proposto il nome Technesya al blog e l'immagine dotata di corna che ci contraddistingue.
Era una persona fantastica, un'impareggiabile cercatrice di verità, che tendeva a dire in modo veramente diretto, quasi temerario.
Ma era anche un'anima dolce e sensibile, sempre pronta al sacrificio per le persone che amava e alla comprensione profonda per tutti.
Ci mancherai tremendamente Vanessa, ci mancherà la tua intelligenza e la tua capacità di teorizzare i rapporti fra Sinestesi e Mutantropia, fra le 1000 altre cose.
Proveremo, anche senza riuscirci, ad essere degni di te. Addio e... grazie!
Il Gruppo Sinesthesys

6 agosto 2015

Paura e Coscienza-Ego


Carissimi, come state? Pronti per le vacanze estive? Già in vacanza da un pezzo? E fate bene, qui in città si muore!

Noi come redazione ormai agiamo in ordine sparso e ci dispiace presidiare meno il nostro bel blog, così capace di suscitare simpatici vespai su veramente piccole ed elementari provocazioni (a tutt'oggi i due post più letti sono quelli su Sorrentino - l'altro - e Morgan, figuriamoci!). Ma non siamo gli unici, purtroppo, ormai nel mondo si dice che l'epoca del blog sia un po' tramontata, uccisa dal consumo facile e veloce permesso dal mezzo Facebook. Piattaforma che, non so se sapete, ha chiuso la nostra pagina ufficiale unilateralmente, trasformandola in qualcosa d'altro e facendoci perdere buona parte del contenuto condiviso. Grazie di esistere, Facebook, per noi sei come Ligabue: un guiderdone di idiotismo, una lente di decodifica immediata :)

Ma va beh, a monte, nonostante la nostra scarsa presenza scriviamo questo post perché un articolo ha urtato particolarmente la nostra sensibilità technesica, ovvero di appassionati mutantropologi con una certa attenzione per le apatepofobie. Articolo? In realtà parliamo di questa roba qui su 'sta tizia newyorkese di origine venezuelana che, con apparentemente grande e meritevole coraggio, ha deciso di superare tutte le sue paure vivendole di persona. Ciò che ha acceso in noi un campanello d'allarme è stato il fatto che - è risaputo - quando frequenti un corso di motivazione e autostima la prima cosa che ti insegnano è "superare le paure" con attività tipo camminare sulle braci ardenti o similia. Pratica che forse funziona, per carità, però dopo in cambio della paura ti ritrovi un ego grande così, che dal nostro punto di vista è molto peggio. Come in più punti esposto, non abbiamo nulla contro quelle piccole paure che portano circospezione e prudenza, anzi sono proprio quelle a non farci prendere il volo verso il più delirante egonanismo. Purché però non si trasformino in vere e proprie fobie (atiqui- o apatepo-), stati psicologici che possono solo avere effetti immobilistici o osnoblotici, insomma l'opposto di mutantrogenici.

Ma le cose stanno veramente così? Davvero questa persona, al secolo Michelle Poler, sta contrabbandando le proprie fobie per una dose suppletiva di ego? No, leggendo l'articolo ma soprattutto vedendo le immagini capiamo che ci stiamo sbagliando. Questa di ego ne ha già da vendere, e ne ha così tanto da volerlo assolutamente mostrare al mondo e per farlo ha imbastito un sito con prove documentali sulle sue piccole idiosincrasie tra il convenzionale e lo sconcertante, che certamente aumenterà il consenso nei suoi confronti delle menti più semplici. E lo si capisce sin dalla prima immagine: lei al centro che urla tipo re Leonida in gonnella, portata in trionfo da impiegati in motivazione adorante. Poi, va beh, i ragni (è normale che in ufficio si trovino tarantole di quel calibro sotto ogni scrivania), ma francamente non capiamo cosa ci sia di spaventoso nel colorare il culo di un uomo, a parte eventuali rischi di repentini mutamenti nella composizione gassosa dell'atmosfera, se ci si perdona la battutaccia. Se prima ci sentivamo presi in giro, qui si sconfina già nell'offesa, e siamo solo alla terza immagine su 50!! :O

Poi ci sono le montagne russe e già uno per questa tizia comincia ad invocare la miniera, così, giusto per farle vivere un'esperienza minimamente reale (anche lì è pieno di divertentissimi carrelli su rotaie), poi ci sono i cani, ovvero un labrador, razza famosa per l'incredibile mansuetudine, ma alla fine getta la maschera e, come si dice, splafona nel ridicolo: fumare sostanze illegali. Beh, se questo permette di superare le proprie paure allora dovremmo stare allegri: è una terapia diffusissima, anzi conosciamo certuni che la praticano pervicacemente in via preventiva. Ma va a dar via... il chilum, va'!

Alla 7ª abbiamo "stare un giorno senza telefono" ma questo per noi non è voler superare una paura, bensì voler rimanere umani nonostante tutto. Fatti salvi casi estremi, chi non sta almeno un giorno al mese senza telefono dovrebbe farsi serie domande su che burattino del sistema sia diventato, piuttosto che sbandierare al mondo il suo patetico sforzo di sembrare qualcos'altro (come il tossico che ripete "posso smettere quando voglio" ;). Il successivo lancio col paracadute è così borghese (con quel sorrisone poi, che tradisce una gioia cui s'è avvezzi) da farci invocare nuovamente la miniera. Ma l'indignazione risorge due immagini dopo: mollare il lavoro. Al di là dell'infelice mimica facciale cui si è dovuta sforzare per questo brutto servizio, la vogliamo proprio vedere! Tutto questo ambaradan è finalizzato alla sua subdola carriera e questa ci parla di mollare il lavoro? Forse gli idioti siamo noi e lei l'ha capito benissimo...

Poi c'è il cambiare un pannolino, e qualcuno di noi già pensa a un bel campo di... lavori forzati! Ma l'anima borghese risorge ad ogni piè sospinto ed ecco far la sua comparsa l'elicottero, come se fosse una paura doverosa da superare vista la frequenza con cui capita l'ambito mezzo. Attendiamo il giro in Rolls Royce con una gomma bucata, terribile! O con uno shuttle, perché no? un bel trekking sulla luna, anche perché con quello nel bosco si torna alle attività ricreative del tipo fumare sostanze illegali e questa probabilmente ha paura di andare al ristorante, poverina, bisogna capirla. Infatti ha problemi con le ostriche. Con il caviale no, eh? Ma con le migliaia di migranti oggi in Italia, non c'è nessuno che le dice qualcosina a questa?

Sorvoliamo le successive offese perché sono tutte dello stesso tenore: testimoniano di una personalità che non si capisce se idiosincratica e fragile, allora avrebbe solo bisogno di uno bravo, o se semplicemente ci prende tutti per il culo. Questa non è mai stata in campeggio? NON HA MAI ACCAREZZATO UN GATTO? NON È MAI STATA IN UN BAGNO PUBBLICO?!!? NON SI È MAI UBRIACATA???? Ma in che sarcofago ha vissuto finora? Per carità, una paura condivisibile nondimeno c'è, quella della ceretta brasiliana, ma questa non ha mai nemmeno donato sangue, non ha mai abbracciato sconosciuti... Insomma sembra non avere mai dato, non essere mai stata di alcuna utilità per nessuno come tuttora continua a fare, del resto. Il classico quadretto di un'immobilista che si esibisce nei panni di una mutantropa apparente, o osnoblotica. Insomma una che per la sua carriera ha trascurato la cosa più importante che un essere umano dovrebbe fare: vivere. Una persona normale se ne vergognerebbe, lei invece ha compensato la sua - speriamo falsissima - inesperienza con un'ipertrofia egoica devastante, e ora rompe i santissimi al mondo creato. Poi ci chiedono cosa sia l'atteggiamento osnoblotico...

Ragazzi, quest'estate vivete, vivete e vivete! Non solo è la prima e più fondamentale esperienza sinestetica, ma così conoscerete voi stessi e gli altri, aiutandoli se ne hanno bisogno. Farete l'esperienza di una maturazione, di una crescita interiore tanto benefica quanto inattesa, ma soprattutto vostra, privata e reale. Ovvero non così inconsistente che, per avere un senso, debba essere sbandierata ai 4 venti.

Buone vacanze!! e... piano con le sostanze illegali, eh? la scusa di vincere la paura non regge! :D 

Piuttosto, se volete capire la logica dietro questa tizia, ascoltatevi Un'Idiozia Conquistata a Fatica del mai abbastanza compianto Sig. G.


16 dicembre 2014

Glossario Mutantropologico Technesico


Oh letizia, quanta letizia... ma QUANTA! Trasudiamo letizia. Certuni di noi oserebbero obiettare che a giudicare dall'odore potrebbe non trattarsi esattamente di letizia, ma in fondo ciascuno trasuda ciò che può ;)
In questa bell'atmosfera festiva e, lo direste mai? portatrice di cotanta letizia e nobili sentimenti, volevamo farvi un regalo. Anche perché non sappiamo quando ci rivedremo, se solo si realizzassero metà dei progetti in cantiere non posteremo quasi più. Bene, ciò significa che potrete tenere il polso della situazione: se vedrete nuovi post con una certa frequenza preparatevi al seguito di quello sulla disoccupazione. :D
Va beh, celie a parte, abbiamo qui un glossario, un dizionarietto, una roba da studiare. Ma no, non studiare, sono concetti nuovi ma anche vecchi come il mondo, con cui bisogna solo prendere un po' di confidenza.
O... come diceva un vecchio blog underground? Attivare schemi neuronali?


ANTI-MUTANTROPO INVOLONTARIO: figura mostruosa che deturpa il mutaspetto esteriore contro la sua volontà, rendendogli spesso un'immagine più consona alla sua vera indole. Insomma uno scherzo della natura sulla cultura.

APATEPOFOBIA: paura dell'apateporia, cioè dello shock da sistema di valori/opinioni/valutazioni erroneo.

APATEPORIA: smascheramento sconcertante, scacco al sistema di valori e alle capacità interpretative teoriche del reale, al merito.

ARCHETIPO: elemento mitico-simbolico primordiale, fondamentale e universale nell'uomo. Il riferimento ad esso è alla base della Sinestesi.

ARTE MULTIMEDIALE: finalizzata a stimolare più sensi (vista, udito, tatto, percezione dello spazio ecc) tramite l'utilizzo di più mezzi. Distintasi per modestia dei risultati, dovrebbe dare origine all'esperienza sinestetica.

ARTE SINESTESICA: in grado di innescare esperienze sinestetiche mutantrogeniche per applicazione di Sinestesi.

ARTE (sedicente) SINESTETICA: etichetta autoconferita ma per lo più rivelatasi velleitaria, in quanto ad oggi non sufficientemente distintasi dall'arte multimediale. Sostanzialmente quella sinestetica è un'esperienza, non un'arte (che semmai è "a fini sinestetici").

ARTISTA EGOICO: tipo di Mutantropo egoico che persegue obiettivi estetici insieme a vantaggi personali.

ATIQUIFOBIA: paura del fallimento, cioè di agire male, di non sapere applicare correttamente un giusto sistema di valori.

ATTEGGIAMENTO OSNOBLOTICO: atteggiamento menzognero, ingannatore, di controllo ambientale finalizzato a un vantaggio.

CONFORMISMO: fare mutantropico illusorio e deresponsabilizzante, in quanto adotta valori e comportamenti altrui. Porta a immobilismo e osnoblosi.

CONTROLLO SOCIALE: insieme di procedure e meccanismi psicologici imposti dai poteri politico, economico e religioso, finalizzato all'autoconservazione.

DEOSNOBLOTICO: di contrasto all'osnoblosi.

DINAMICA MUTANTROPOSNOBLOTICA: alternanza tipica nell'essere umano basic, ovvero orientato esclusivamente al proprio vantaggio. Se un fare mutantropico risulta di successo fa seguire un immobilismo osnoblotico, almeno fino alla prossima apateporia.

EGONANISMO: egotismo esagerato e controproducente. Particolarmente patologico e purtroppo di moda quello fragile.

ETICA ESTETICA: funzione tradizionale dell'arte, ovvero proveniente dai altri tempi in cui le si domandava un'utilità sociale.

EUMUTANTROPO: vedi Mutantropo evolutivo.

FALLIMENTO: mancato raggiungimento di obiettivo, scacco alle procedure esecutive (e alle capacità interpretative pratiche), al metodo.

FARE MUTANTROPICO: cambiamento di sé consapevole e finalizzato a un vantaggio. A seconda della presenza di conformismo ed egoismo (o addirittura egonanismo), dà 6 effetti principali simboleggiati in altrettanti tipi di Mutantropo.

FINTO MUTANTROPO: personaggio del gossip o dello spettacolo presentato come artista o opinion leader a fini speculativi.

GIOCO SINCRESTESICO: serie di eventi che hanno avuto luogo a Milano nel 2013 come proto-sinestesopera. Sostanzialmente un gioco di gruppo che utilizza sincronicità e Sinestesi.

IMMOBILISMO: socialmente il significato è noto, individualmente è il contrario della Mutantropia.

MEME: elemento culturale ricorrente, tramandato sincronicamente per comunicazione o diacronicamente per tradizione.

METANTROPO: Eumutantropo giunto all'evoluzione estrema, una fase oltre l'uomo.

MUTANTROGENICO: innescante il fare mutantropico. 

MUTANTROPIA: fenomenologia del mutamento umano, consapevole o portatore di consapevolezza (mutantrogenico).

MUTANTROPO: essere umano cambiato consapevolmente per un fine. Costui può essere:
- osnoblotico (o borghese), ovvero insieme egoico e conformista 
- mediocre (o grigio), ovvero sostanzialmente conformista e non egoico
- umile (o conformista apparente), cioè "in fuga dal mondo", finto conformista comunque non egoico
- egoico o prevalentemente tale, non conformista, anzi spesso anticonformista
- artista egoico, come il precedente ma con l'alibi dell'arte
- evolutivo (Eumutantropo), non egoico e non conformista, persegue un sistema di valori con la propria coscienza. Il limite superiore è il Metantropo.

MUTANTROPOLOGIA: antropologia del mutamento umano, ovvero scienza che studia la Mutantropia.

MUTAFORMA o MUTASPETTO ESTERIORE: Mutantropo del solo aspetto esteriore, spesso interiormente turpe, altre volte solo superficiale o ingenuo. 

NEGAZIONE DELL'ARTE: tipico effetto delle forze sociali osnoblotiche, che la sostituiscono con artigianato e entertainment.

OSNOBLOSI: fenomeno di massa, insieme di falsità considerate verità per percezione collettiva o collettivizzata di convenienza.

OSNOBLOTIZZAZIONE ONTOLOGICA: della storia o del sistema di valori, fenomeno deteriore per cui delle precedenti verità, oggi false, vengono comunque sostenute per percezione collettiva di convenienza.

SACRIFICIO DEL MUTANTROPO: tipica ritorsione che il sistema conformista riserva nei confronti dei Mutantropi - anche finti - devianti, che prevede l'eliminazione sociale per pubblico dileggio ed emarginazione, o addirittura fisica tramite alcol, farmaci e droghe.

SCHEMI NEURONALI: routine e automatismi cerebrali a livello di connessione neuronale evidenti nei ragionamenti, nelle evocazioni e nei riflessi, innati o appresi.Tra questi ultimi rientrano quelli pavloviani, cioè il condizionamento.

SIMBOLO: nella sua accezione superiore, segno (anche memetico) in grado di connettere la psiche agli archetipi o comunque a "stati superiori". Oggi significa poco più che segno culturale referenziale.

SINESTÈSI: poetica che prevede la collaborazione di più artisti, l'utilizzo di almeno un archetipo, l'interattività dello spettatore e il rifiuto di metodologie tipiche dell'entertainment. La tecnologia è dote accessoria ma oggi necessaria. È finalizzata al raggiungimento di stati superiori di coscienza tramite il risveglio di sensi assopiti.

SINESTESIA: esperienza di stimolazione di più sensi, con inferenza di informazioni suppletive.

SINESTESOPERA: opera d'arte che soddisfi i requisiti della Sinestesi.

STATO DI COSCIENZA: insieme di sistema di valori e consapevolezza dell'individuo. In parte innato, è per lo più appreso a seguito di esperienze in prima persona.

TECHNESYA: la technesìa nel gergo urbano americano è la malattia di chi non ricorda istruzioni tecnologiche pochi minuti dopo il loro uso. Per noi Technèsya è l'impiego utile della tecnologia in sinestesie mutantrogeniche, che quindi le malattie... le guariscono!

VERO ARTISTA: eumutantropo che persegue un obiettivo estetico senza che ciò comporti un vantaggio personale.


Ah, ovviamente accettansi integrazioni!
Auguri.

11 luglio 2014

Campi di Risonanza Interdisciplinare


Ragazzi, a volte avere ragione dà un po' di fastidio, eh? ;) Davvero, il gruppo Sinesthesys ha aperto questo blog... quando? 2 anni fa? Il primo post, "Provocazione", risale al novembre del 2011. A rileggerlo oggi ci vengono le lacrimucce agli occhi. Davvero abbiamo provocato alcunché?

Cos'è successo in questi due anni e più che mezzo? Abbiamo parlato di categorie collettive ancora poco distinte, come l'osnoblosi, connesse al controllo sociale tramite atiquifobie e apatepofobie. Abbiamo parlato della tendenza umana al cambiamento, che se finalizzata a un vantaggio si definisce Mutantropia. Abbiamo visto che c'è vantaggio e vantaggio e ci siamo soffermati sui famosi tre dell'egonanismo :) Ma soprattutto abbiamo parlato di schemi neuronali e dinamiche quantistiche. I primi usati da osnoblotici e immobilisti per indurre conformismo ed esercitare condizionamento sociale, le seconde che però possono ribaltarne gli effetti, specie se impiegate nella Sinestesi, un'estetica connessa ad archetipi in grado di produrre effetti mutantrogenici. Fate ricerche su queste parole, certi concetti ripetuti giovano.

Ci aspettavamo due reazioni uguali e contrarie a queste nostre parole: un entusiasmo tale da provocare la nascita di un movimento nuovo, oppure l'indifferenza più sprezzante. In questo abbiamo avuto torto, visto che nella realtà abbiamo raccolto un ristretto manipolo di follower critici (per fortuna!), nel generale e appena incuriosito scetticismo dei più, che spesso ci seguono giusto per farsi 4 risate. Sia chiaro: sono i benvenuti nel farlo, per quanto ci faccia sempre piacere il pensiero critico e il confronto che ne nasce, laddove si sia in grado di sostenerne uno ovviamente. 

Ma se in questo abbiamo avuto torto, in cos'abbiamo avuto ragione? Nel nuovo gruppo estetico nato per la realizzazione della Sinestesopera, che oggi ha cambiato nome in Janua Misterii, c'è il membro di una scuola Zen che ci ha segnalato questo master di accompagnamento empatico del morente tenuto presso l'Università di Roma Tre. È davvero impressionante come questa gente insegni a livello accademico e finalizzato all'utilità sociale (Pedagogia e Tanatologia, ovvero inizio e fine della vita) ciò che noi sosteniamo da più di due anni per una nuova estetica finalizzata all'evoluzione e all'autodeterminazione dell'individuo. 

Certo, loro utilizzano il concetto di "empatia" che noi tendiamo a sostituire con quello di "esperienza sinestetica". È chiaro che fra le esperienze di questo tipo rientrano tutte quelle empatiche, però noi non enfatizziamo questo aspetto dovendoci occupare d'altro: arte, consapevolezza e guarigione psicologico-sociale a fini mutantrogenico-evolutivi, ma i metodi sembrano i medesimi, specie quando si riferiscono al "linguaggio delle neuroscienze, della fisica quantistica e della neurocardiologia". Una veloce ricerca su internet ci fa trovare, ad esempio, uno scritto di Gioacchino Pagliaro che dalla "quantistica" mutua i concetti di campo morfico (noi lo chiamiamo morfogenetico ma poco cambia) e relativa risonanza, sottolineando l'importanza dei regimi di coerenza, mentre sulla neurocardiologia vorremmo, quasi di sfuggita, allegare un'immagine trovata online che rappresenta il campo elettromagnetico del cuore. O almeno così lo chiamano loro: chi è esperto di certe discipline avrà certamente riconosciuto la figura associandola ad altra denominazione. In ogni caso, come ben dichiarato da Pagliaro, «ogni individuo è circondato da un campo elettromagnetico derivante dalla combinazione di quelli generati dai vari organi, sistemi e dalla mente stessa (e non solo, ndr). Ogni bio-campo è interconnesso e interdipendente con gli altri campi elettromagnetici», così come William A. Tiller nel 2008 affermava che «la risonanza è il fenomeno con cui il mondo influisce su di noi, possiamo utilizzare la nostra risonanza per influenzare la realtà».

Ma per tornare al bando: «la manifestazione fenomenica della persona umana scaturirebbe da un'unica onda infinita, capace di dare e ricevere informazioni, invita a riflettere su questo modo di intendere il nostro essere, quale parte significativa, comprendente, cosciente dell’universo cosmico». Banalità per chi vive a questo stato di coscienza, cose sorprendenti e inedite per chi è avvezzo (solo) all'Accademia. Ma lo scritto va oltre: «si giunge a trascendere la separazione tra il soggetto e l’oggetto, secondo un rapporto paritetico. L’apertura e la creatività caratterizzano tale relazione umana». Incredibile davvero che simili concetti siano stati sdoganati in ambiente accademico-terapeutico (perché nell'accademia pura, ovvero nei dipartimenti di fisica quantistica, più che sdoganati sono stati creati ;) già prima e apparentemente meglio che in quello artistico. 

Poi, per carità, al di là delle sorprendenti affinità non mancano le divergenze, ovviamente connesse ai diversi scopi perseguiti. Noi non accompagniamo moribondi (senza offesa, eh? ;), anzi non accompagniamo personalmente proprio nessuno, ovvero lo accompagniamo impersonalmente, cioè tramite l'opera e il simbolo, e attendiamo che sia lo schema neuronale, guidato dall'archetipo e dalla sincronicità, ad indurlo al cambiamento. Cambiamento che, per la potenza delle simbologie evocate e per la struttura stessa della Sinestesopera, dovrebbe somigliare ad un risveglio o almeno al raggiungimento di un'"ottava superiore" nello stato di coscienza. Infatti abbiamo visto quali pasticci possano creare certe tecniche se goffamente utilizzate (si vedano ad es. i casi Gabbai e Boeri nelle maldestre mani della Abramović), anche perché in ogni caso il contatto con le proprie aree più recondite, così pregne di apatepofobie ed egonanismi, può sortire effetti inattesi e non sempre gradevoli per lo stato ordinario di coscienza. Ma se la Sinestesopera è ben fatta, un apparente trauma avrà solo effetti positivi ed evolutivi, mentre se si perseguono solo scopi di sorpresa e ricerca estetica sulla pelle altrui (cosa forse tentata dalla signora in esempio) davvero tutto è possibile...

Insomma, al di là dello scetticismo che noi certamente comprendiamo nelle coscienze ordinarie, vorremmo sottolineare come le nostre ricerche siano ormai condivise da ambienti ad esse assolutamente estranee, perché una verità se è tale può essere applicata nei più svariati campi. E... in fondo anche la Sinestesi opera un "accompagnamento al fine vita", no? (sebbene solo possibilmente empatico, non necessariamente), o almeno così auspica. Vorrebbe cioè che l'esperienza sinestesica fosse così forte, i suoi effetti mutantrogenici tali, che l'uomo che la vive da un certo punto di vista muoia. Ovvero inneschi processi mutantropici, di cambiamento, così potenzialmente radicali che alla fine di questi, e dopo tutto il tempo a ciò necessario, fosse un uomo diverso. Quello precedente simbolicamente morto. 


Pensando a queste cosette, il gruppo Sinesthesys si ritira in ferie. Forse alcuni di noi posteranno ancora, forse no. Intanto buon processo di fine vita... lavorativa a tutti! E per quelli che nonostante tutto sopravviveranno... ci si risente a settembre! ;D

29 aprile 2014

Mysterium Silentii

Carissimi lettori e follower di Technesya, come avrete notato è un po' che non postiamo. La ragione è principalmente una, ma ce n'è un'altra secondaria.

La ragione principale del nostro silenzio è che finalmente stavamo lavorando su una sinestesopera, per dare a tutti voi modo di verificare nella pratica le nostre teorie. Si sarebbe chiamata Mysterium Equitatis. Purtroppo tutto il lavoro era basato su una promessa di finanziamento da parte di uno sponsor quasi-istituzionale, il quale però non si è rivelato affidabile: in questi giorni ci ha comunicato che non elargirà la cifra richiesta e questo ha bloccato il nostro lavoro. Ma la situazione è fluida, abbiamo fiducia ;)

La ragione secondaria risiede invece in una critica che ci è stata mossa da più parti: Technesya sarebbe diventato un sito di gossip, che vive di scandali, maniacalmente attento a mettere alla berlina piccole o grandi vergogne della società che ci circonda. A parte la manifesta falsità di una simile affermazione, di cui veramente non riusciamo a capacitarci (se non per l'ammorbante buonismo che ci circonda che ormai ha addormentato le coscienze), essa è comunque contraddetta da numerosi post "positivi" o semplicemente dottrinali... 

Speriamo che ricordiate cosa affermammo in un post che scrivemmo a suo tempo per inaugurare la serie delle Apateporie della Settimana: a noi non interessa assolutamente nulla di Rosario Sorrentino, non vogliamo stigmatizzare Paolini o la Mussolini e non siamo certo qui a garrotare quel povero disgraziato di Marco Castaldi, in "arte" (sarebbe più giusto dire "in artigianato") Morgan. A noi interessa assegnare esempi concreti alle nostre fattispecie teoriche. Probabilmente le suddette critiche, fortunatamente rare, significano che chi le ha mosse non ha letto i post più vecchi, quindi non sa esattamente cosa stiamo facendo. Ci danno però l'occasione di affermare che di esempi "sociali", cioè umani, ne sono stati dati a sufficienza. Sappiate che è nostra intenzione scrivere l'ultima rassegna stampa mutantropologica nel prossimo post, poi non citeremo (quasi) più casi concreti, limitandoci a modelli teorici o dottrinali, eccetto qualche caso di critica d'arte. Al limite daremo degli esempi nelle risposte ai commenti.

Fino alla tanto sospirata sinestesopera, ovviamente! ;)

12 febbraio 2014

Apateporia della Settimana: Genio e Sregolatezza non fanno un Mutantropo


Cari amici forse non più giovanissimi, dobbiamo parlarvi di un'altra morte inattesa (quest'anno veramente troppe) che forse a qualcuno ha dato un'apateporia perché contraddice l'assunto libertario che tende ad esaltare genio e sregolatezza. Insomma è morto un vero mito e un modello di Mutantropia per chi ha avuto vent'anni trent'anni fa: il grande Freak Antoni. Purtroppo dopo aver passato troppi anni in ombra, relegato al ruolo di simpatica bizzarria del passato artisticamente sopravvissuta a se stessa.

Un modello di Mutantropia, si diceva. Certo gli Skiantos nacquero alla fine degli anni '70, prima di loro solo gli Squallor a rappresentantare una comicità brada, bassa e goliardica (in contrapposizione a quella "raffinata", per quanto popolare, dei vari cabarettisti milanesi Jannacci, Svampa, Cochi e Renato ecc), in un milieu culturale assolutamente diverso da quello di oggi, in cui sarebbero stati semplicemente e bellamente ignorati, sommersi da dosi di conformismo schiacciante, boicottaggio mediatico e distrazione carnale (Miley Cyrus, l'unica provocazione la fanno fare a te o alle mutande delle Serebro! Quanti martelli ci dobbiamo leccare?). Nella seconda metà di quel decennio invece, per quanto male sia di moda parlarne, c'erano veramente un altro livello culturale, un'altra consapevolezza e un altro impegno sociale.

Che però, diciamo così, per quanto si trattasse di un ambiente infinitamente più favorevole di quello odierno, quest'atteggiamento troppo pieno di certezze incrollabili e troppo spesso di tipo materialista o assolutista, fra loro in rapporto dialettico, non era ancora la soluzione ai problemi dell'uomo o della società. Infatti qui si è innestata la provocazione degli Skiantos, contro ogni determinazione sociale, contro ogni facile interpretazione dogmatica ammantata di kultura che poi, si sa, ti cura con premura. Inconsapevolmente (secondo noi) contro ogni ipocrisia che riversava nell'impegno sociale "esterno", e forse anche un po' di facciata, ogni azione umana, relegando così in secondo piano le dinamiche interiori anche mutantropiche. Insomma un imbecille impegnato socialmente era sinceramente convinto di essere superiore ad un pensatore collettivamente timido, tacciato quindi di individualismo.

Il loro "metodo" mutantropico fu quello di rigettare tutto quest'impegno di facciata nel nome di un'istintualità selvaggia e a dir poco non meditata, da loro definita demenziale. Fra i vantaggi profetici che un simile approccio portava c'è stata la stigmatizzazione di una sorta di psichiatria "pubblica" (fatta di cultura condivisa a mo' di nuovo buon senso collettivo, ma oggi abbiamo Rosario Sorrentino), l'anticipare la totale mancanza di rispetto che l'arte di lì a poco avrebbe avuto per la sua audience ("siete un pubblico di merda", ma oggi abbiamo Morgan e X-Factor), i rischi del cibo come panacea ("i gelati sono buoni", ma oggi abbiamo gli obesi), dello strapotere finanziario ("brucia le banche, bruciane tante", ma oggi abbiamo il binomio loro strapotere/crisi) e della disinvoltura pubblica nel sesso con minori ("mi piaccion le sbarbine", ma oggi abbiamo Berlusconi :).

Una Mutantropia assolutamente anticonformista, quindi, ma non abbastanza profonda e anegoica per poter risultare veramente duratura e incisiva. La demenzialità assolutamente acculturata di Elio e le Storie Tese, la next big thing dopo di loro, l'aveva nei fatti già contraddetta e superata. Ed è proprio in questa contraddizione intrinseca che il buon Freak Antoni si dibatterà tutta la vita, fino a quel grido di sconfitta che sarà nei fatti il titolo Non C'è Gusto in Italia a Essere Intelligenti. Purtroppo l'evoluzione dell'uomo non è stata prevista per successive degenerazioni, cioè "grattando il fondo del barile" morale o etico del suo stato di vita. Il disco del 2009, Dio ci Deve delle Spiegazioni è forse segno proprio di un dubbio in merito. Insomma, all'ottima e intelligentissima provocazione della sua pars distruens filosofica mancava il contrafforte di un'altrettanto efficace pars costruens, che in parte fu proposta e commercialmente sfruttata dal buon Elio (forse per questo da Freak mai amato).

A ciò si aggiungano i notori problemi con l'eroina di cui è sempre stato schiavo, suo grande limite esistenziale ed eterno ostacolo alla sua credibilità. Abbiamo parlato in abbondanza dell'autolesionismo degenerativo intrinseco all'uso di sostanze stupefacenti e della loro funzionalità nel fenomeno deteriore del sacrificio del mutantropo. 

Oggi un grande ci ha lasciato. Un grande che non era riuscito ad essere tale tanto quanto avrebbe voluto, ma che ha dato il suo contributo nell'abbattimento di quel muro di ipocrisia e perbenismo che la Mutantropologia chiama osnoblosi. Che il suo esempio insegni al secolo che per essere veramente deosnoblotici, oltre a un'inevitabile consapevolezza, non basta solo distruggere ma è anche necessario vibrare a un certo stato di vita, che poi... è stato di coscienza.

9 maggio 2013

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