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13 maggio 2020
Lo Chiamavano Jeeg Robot: un giudizio sereno
Ieri sera abbiamo avuto la sventura di assistere sgomenti alla proiezione di Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015), per la regia e la produzione di Gabriele Mainetti, uno dei film italiani più premiati degli ultimi tempi. Eppure una delle più COLOSSALI CAGATE, almeno dal secondo dopoguerra. Il film fallisce clamorosamente in entrambi i suoi obiettivi: quello di creare un nuovo e inedito linguaggio filmico e quello, decisamente più scontato, di farlo facendo ovviamente leva sulle emozioni, ormai l'unico espediente non solo cinematografico, ma anche più generalmente artistico, di un'epoca dominata dall'ignoranza e schiava dell'emotività più becera.
Si diceva quindi che il linguaggio è stato l'esperimento più interessante del film, ovvero provare ad unire quello che già sarebbe stato un mix di stili nazionali (l'hard-boiled all'amatriciana di Romanzo Criminale con il cinema-verità di Pasolini) al cinema supereoistico DC o Marvel. L'operazione già nelle sue intenzioni sembra cinica e a dir poco spregiudicata, come unire il caviale alla cicoria, Omero con Trilussa, Raffaello col graffito metropolitano: si finisce per svilire il primo e svuotare di senso il secondo. Tanto più che già il "primo" qui non si capisce bene cosa sia o dovrebbe essere, certamente non Pasolini, nonostante l'autore ricorra a un cinema-verità dialettale e - nelle intenzioni - iperrealistico. Ma il Maestro friulano voleva indagare una realtà rurale (quindi anche dialettale) che si faceva identitaria di una cultura che andava scomparendo, qui invece il romanesco e il napoletano sono il contraltare di una sciatteria e un cattivo gusto che, lungi dal caratterizzare meglio i personaggi, abbassano il livello generale a romanzo di appendice di borgata romana, ma non di quelle che ti danno affetto ed empatia, bensì distanza e sostanziale estraneità. Tanto più che, come se non bastassero gli altri, il film decide temerariamente di far suo un altro difetto del cinema italiano contemporaneo: la dizione approssimativa e sussurrata (la grande piaga che ha reso inguardabile, ad es, la serie 1992, l'ennesima buona idea buttata nel cesso dai produttori nazionali), specie se in dialetto stretto, rende incomprensibile una percentuale dei dialoghi che, fuori da competenze linguistiche specifiche, non può essere inferiore al 30%, ma sappiamo di molti che ne hanno lamentato il doppio.
Ciò rende ancora più lontane e stranianti le scene cui si vuole dare una connotazione emotiva per rendere il film minimamente credibile (altro catastrofico fallimento della pellicola): la povera matta, una pur bravina Ilenia Pastorelli dagli improbabili denti finti, posticci come il suo personaggio, sembra appunto sopra le righe, un pugno emotivo eccessivo per la situazione e finalizzato esclusivamente a enfatizzare gli effetti drammatici dell'opera; la sua ingenuità infantile diventa maggior causa di dolore reale in una situazione irrealistica, l'ennesimo caso di iperrealismo irrealista del nostro cattivo cinema. Il protagonista stesso, un decisamente bravo Claudio Santamaria, è troppo stupido e coatto per essere vero, ovvero è troppo nobile e generoso per essere così stupido e coatto. Il suo approfittarsi della matta ha qualcosa di tardivo ed eccessivo persino per uno la cui unica "educazione sentimentale" siano i film hard, e il suo pentimento suona falso e insincero - oltre che improvvidamente spettacolare - in un cortocircuito fra emotività non funzionante e fallimento di sospensione dell'incredulità di cui non ricordiamo precedenti.
Il tutto peggiorato, specie in termini - appunto - di sospensione dell'incredulità andata per fiori, dall'inserimento ridicolo di temi supereroistici, capaci solo di contribuire a questo senso del falso, del posticcio, dell'appiccicaticcio incredibile, che rovina la pur buona interpretazione del villain Luca Marinelli, dalle tentazioni titaniche ma dagli esiti stereotipati e canonici. Una delle scene più drammatiche di cui si rende protagonista, ovvero far divorare dai cani l'ex socio, fa alzare gli occhi al cielo per il senso di straniamento (certo non brechtiano) che procura. Forse risulta volutamente grottesco il balletto con cui si libera dei suoi nemici napoletani, scena che certo non contribuisce alla riuscita generale dell'opera (né ha l'1% del dramma carismatico di un Joaquin Phoenix in Joker), mentre è solo patetico e ulteriormente sconcertante lo scontro fra titani avvenuto allo stadio, troppo simile a una normale scazzottata fra buzzurri, al netto di una ormai totalmente compromessa credibilità. L'esplosione low-budget dell'ordigno nel Tevere aggiunge solo sconsolata tristezza.
Lo... ehm, "spirito" del film viene efficacemente riassunto in una scena centrale: il personaggio di Marinelli, Lo Zingaro, cattivone belloccio e dannato (oltre che idiota perché social-dipendente), sniffa cocaina con un travone, poi ha con lui un grottesco rapporto sessuale in macchina, poi viene legato e imbavagliato dai camorristi che hanno prima sparato al travone, lui piange disperato ma loro scherzavano e lo risparmiano, eppure subito dopo vengono uccisi dal travone inspiegabilmente sopravvissuto a una serie di colpi, infine quest'ultimo a sua volta viene ucciso dallo Zingaro perché ora i camorristi erano tornati suoi amici. Di un idiotismo che va oltre l'esaltato e l'adolescenziale, è semplicemente e puro... idiotismo. Pulp e grottesco per il gusto del pulp e del grottesco, con sovratoni trash ma senza un briciolo dell'ironia salvifica, ad es, di un Tarantino. In tutto ciò non un tema veramente esistenzialista, non un personaggio dal sentimento titanico, non una solitudine o una malinconia coinvolgenti, insomma non un modello mutantropico dal valore sia pur minimo, non un rimando simbolico che possa minimamente dirsi tale - non pretendiamo universale o anche solo profondo - e non un senso nemmeno lontano di opera diversa dal fumettone coatto-buzzurro-popolare di serie z.
Ma ciò che ci ha lasciati più stomacati è stato l'unanime consenso che simile spazzatura ha ottenuto: 8 David di Donatello, 4 Ciak d'Oro, 3 Nastri d'Argento, 1 Globo d'Oro, 5 milioni di incassi, lodi sperticate - con troppe poche eccezioni - da parte di una critica ormai sempre più, scusate il gioco di parole, acritica e convenzionale. In una parola, conformista alle nuove mode dei ggiovani, segno flagrante del dominio ormai incontrastato di tecniche osnoblotiche in regime di disperazione. Ma almeno una cosa il film ce la insegna: lo stato del cinema italiano nei nostri tempi. Un cinema stupido, pasticciato, popolare in senso becero e incapace del minimo insegnamento al di fuori dei più stucchevoli buoni sentimenti. Adatto solo al suo pubblico, il che non è esattamente un complimento.
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19 luglio 2017
Ode al Corriere della Sera (rassegna stampa mutantropologica X)
Restiamo sorpresi e basiti dal numero incredibile di articoli a sfondo sitestetico-mutantropico e tecnologico pubblicati oggi dal Corriere della Sera. Dedichiamo quindi alla celebre testata questo post, rispolverando all'occasione il vecchio blog. Buona lettura
Mutastronzo
http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_luglio_19/colpa-d-alfredo-28a74fe0-6c41-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Apriamo con lo spassoso Caffé di Gramellini che giustamente stigmatizza il più tipico dei comportamenti italici, o il più italico dei comportamenti tipici. Per citare le sue parole, "Furbo e moralista, intransigente sui massimi sistemi e accomodante su quelli minimi quando coincidono con i suoi comodi".
Interessante anche la chiusura sul suo stato di coscienza. Bravo!
Polizia violenta
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/usa-chiama-poliziama-viene-uccisa-sotto-casa-9e6068ce-6bf2-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Lo sappiamo bene da esperienze dirette: la polizia americana appartiene a un altro tempo (e per fortuna a un altro spazio), certamente precedente l'era moderna e democratica: autoritaria, sorda al dialogo, violentissima. Insomma una dette vergogne del Paese che si è autoeletto sceriffo del mondo.
È stata così interrotta la vita, coi suoi processi mutantropici, di una sessantenne australiana. In modo tanto atroce quanto francamente incomprensibile.
Mutantropia e violenza
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/18/io-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi/74516c4c-6bd7-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Cio-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi&refresh_ce-cp
Come abbiamo avuto più volte modo di dire, il cambiamento si definisce mutantropico laddove è desiderato dal soggetto in percezione di vantaggio. Laddove venisse negata la prima condizione (desiderio) si ha un cambiamento culturalmente oppure naturalmente imposto, laddove venisse negata la seconda (vantaggio) si ha autolesionismo degenerativo.
Il metodo più odioso per imporre "culturalmente" (cioè per mano dell'uomo) dei cambiamenti è da sempre la violenza, quella contro le donne in special modo.
Cogliamo l'occasione per dichiarare che in questo senso l'Italia si ricopre di vergogna dall'infausta (e ipocrita) legge Merlin in poi, cosa ancora più colpevole visti gli esempi di altri Paesi, Olanda in testa. E, stando così le cose, i fruitori/clienti della prostituzione sono i sostenitori di cotanto scempio.
Mutantropia è uscirne. Sì, per sempre!
Doppia osnoblosi informatica
http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/15-profezie-bill-gates-mondo-tech-che-si-sono-avverate-vent-anni-dopo/pubblicita-personalizzata.shtml
Ecco invece l'articolo di un inetto conformista, che scambia il grande bidonaro americano, responsabile di aver rovinato la vita di milioni, forse miliardi di persone nel mondo, con il peggior sistema operativo e i peggior software mai concepito da mente d'idiota. L'unico vero merito che ha è aver fissato il benchmark negativo: ovvero nessun prodotto informatico, hardware o software, può essere immesso sul mercato se peggio di Microsoft.
Eppure probabilmente preda di un'amnesia selettiva, Francesco Tortora lo incensa presentandoci 15 sedicenti profezie di questo personaggio certamente più ricco e fortunato che intelligente. E fra queste mette cose già ampiamente previste o addirittura realizzate nel 1999 (anno delle sedicenti profezie) e cavolate cui poteva arrivare qualunque bambino lobotomizzato che si fosse mai fermato a pensare.
Fra tutta questa spazzatura intellettuale, per carità, qualcosa l'avrà azzeccata persino lui. Ma le ha condite tutte con dosi ammorbanti di retorica sulla democrazia online, l'uguaglianza di opinione e la redistribuzione più equa di risorse che sono state cantonate a dir poco imbarazzanti.
Per favore qualcuno consigli a Tortora di cambiare mestiere :O
La maggior vergogna
http://www.corriere.it/cronache/17_luglio_19/g8-genova-poliziotti-condannati-la-diaz-possono-tornare-lavoro-gabrielli-fu-catastrofe-82cc11a8-6c56-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Fu definita "macelleria messicana" e non stiamo parlando degli anni 70, ma dei 2000. La più grande vergogna ufficiale, nel senso di statale, italiana del dopoguerra.
E ha due nomi, due responsabili che questa vergogna la porteranno nei millenni futuri: Fini e Berlusconi, ancor più del risibile Scaloja detto "sciaboletta", patetico ministro a sua insaputa, o dello spietato e intonso uomo delle istituzioni De Gennaro.
I poliziotti "responsabili", da un certo punto di vista vere bestie, da un altro burattini manovrati da persone peggiori di loro, ora vengono reintegrati.
Perché in Italia è tutto così, per questo esistono i talent, sapete. Un solo talento si vuole: quello del burattino.
Uno sputo.
Mutantropia perversa
http://www.corriere.it/esteri/cards/donne-isis-perche-partono-come-vivono-stato-islamico/motivazioni_principale.shtml
Dopo decine e decine di casi di stupidità maschile, eccone uno davvero sconcertante di totale idiozia femminile, aggravato inoltre dall'autolesionismo (molte di loro de facto finiscono come schiave, anche sessuali) e dall'incomprensibile crudeltà.
Le tensioni del Mutantropo frustrato in salsa rosa e insurrezionalista, tinta di moralismo religioso esotico, che fa più colore.
Certo che almeno una ragione, ovvero "l’isolamento sociale e/o culturale causato dall’essere donne molto spesso di origini mediorientali che vivono in società occidentali", è certamente colpa nostra.
Così come il permettere che venga usata in questo modo la tecnologia. Ovvero o per entertainment idiota o per reclutamento folle.
Mutatechnia assurda
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/robot-guardia-giurata-che-si-suicidato-la-noia-e35a0562-6c55-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Ecco, ci mancavano i robot stressati o depressi. Siamo così abituati a umanizzare ogni stupidaggine, forse perché stiamo irrimediabilmente perdendo umanità noi, che cerchiamo di giustificare un comportamento inspiegabile con la più ovvia delle motivazioni umane.
In realtà questo buffo incidente deve mettere in guardia gli amanti della retorica degli automezzi senza conducente: è l'errore - nel firmware o cmq nelle funzionalità - la vera componente umana delle macchine. Umana perché veramente fatta dall'uomo.
Violenza clericale
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/anch-io-avevo-ceffoni-georg-che-aveva-distolto-sguardo-tante-volte-aveva-chiesto-perdono-be55940a-6bf3-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Davanti a questa notizia restiamo senza parole, per cui ne useremo il meno possibile. Sarà un caso di cronaca giudiziaria che esula totalmente dalla nostra opinione in merito.
A noi non resta che prendere atto dell'ennesima stria di sopruso e violenza da parte della più catastrofica e sanguinaria organizzazione umana della storia: la sedicente assemblea universale (ekklesia katholikòs).
Ancora frustrazione
http://www.corriere.it/cronache/cards/incendi-roghi-insospettabili-piromani-italiani/gli-insospettabili_principale.shtml
O senso di handicap: una delle principali molle alla Mutantropia. Oppure, come in questi casi, di distruzione e devastazione.
La frustrazione dell'anziano, la rabbia del precario, la nullità del nessuno. Meglio distruggere che... non avere il senso della propria esistenza.
Certo che la Sinestesi può aiutare, e fors'anche risolvere. Ma qui c'è un'epoca sbagliata in corso.
Cafonaggine impunita
http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_19/meno-due-sanzioni-mese-padroni-incivili-cani-54fc7fec-6bfc-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Ovviamente quando un cambiamento culturalmente imposto sarebbe d'uopo, chissà perché, non viene applicato. Vincono quindi modelli immobilisti.
Ne abbiamo le scarpe piene, ok, ma anche... i cosiddetti.
Mutaspetto esteriore... professionista
http://www.corriere.it/foto-gallery/moda/news/15_gennaio_07/i-selfie-star-senza-trucco-e421b7a8-9681-11e4-9ec2-c9b18eab1a93.shtml?refresh_ce-cp
Una simpatica galleria degli effetti del mutaspettismo esteriore su professioniste di spettacolo e entertainment.
La sorpresa è assicurata. A tratti pure la perplessità.
Curate l'interiorità, ragazzi, che è ciò che resta quando il trucco si sfalda.
Mutamento incomprensibile (e inquietante)
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/19/nord-corea-star-tv-dissidente-propagandista-regime/34d9e19e-6c53-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml
Quello di questa ragazza dello spettacolo, prima fuggita da Piongyang poi ritornata. Si tratta di una pazza, comunque Mutantropa (perché la libertà del singolo è inopinabile) come per le foreign fighter di poco sopra, o di un caso di violenza ovvero "cambiamento culturalmente imposto"?
Non è chiaro. Di certo non la invidiamo.
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28 maggio 2016
Il Silenzio sull'Anima
Buongiorno giovani e meno giovani follower, perché continuate ad essere in tanti e vi ringraziamo di cuore, però... così, ci chiediamo perché siano un po' spariti i commenti. Il nostro blog avrà avuto tanti difetti ma ha sempre accettato il contraddittorio su qualunque argomento senza mai censurare nulla, fino alle sterili sequele di insulti ai nostri due post ancor oggi più letti. Ci siamo fatti questa domanda ultimamente però non riusciamo a darci una vera spiegazione, forse affermiamo cose assurde, disarmanti? A volte ci hanno accusato di pareri perentori, davvero sono stati eccessivi e meno spiritosi di quanto avremmo voluto?
Oppure......... oppure l'essere umano ha sempre meno voglia di parlare del problema, di affrontarlo davvero. In qualche modo non si vuole più analizzare il lato oscuro, l'errore, il disagio. Ma non perché non sia interessante, ma perché il problema ci tormenta, e nel tormento lo si identifica credendo quindi di conoscerlo benissimo, e si cerca allora solo una soluzione, magari rapida.
E... mentre ci facevamo domande simili ci è successo di venire invitati da un gruppo di persone a presentare il progetto Technesya e noi stessi come gruppo in un'importante città di provincia emiliana. Abbiamo avuto modo di relazionarci con una categoria particolare di esseri umani, ovviamente salva l'imprescindibile differenza personale, ma tutti sinceramente interessati all'arte, e molti all'etica per via più o meno spirituale o "misteriosofica", diversi i massoni.
Persone che come tutte avevano domande sull'anima, forse con qualche conoscenza o esperienza in più della media, domande che nondimeno lì per lì apparivano come poco chiare, come nascoste sotto una patina di perbenismo (modello immobilista con tendenze osnobloticonformiste). Però loro avevano letto il nostro post sulla definizione di anima e, condividendo l'idea tutt'altro che nostra di "arte ancella dell'anima", hanno chiesto una dimostrazione della Sinestesi. Che dimostrazione non ha potuto essere perché, a parte qualche evento sincrestesico, una vera Sinestesopera non è ancora stata creata.
Ma la serata prosegue, degli argomenti si parla, e le questioni scuotono, i simboli lavorano, e così le energie. E lentamente questa piega perbenista è venuta meno, le persone si sono lasciate andare sempre di più, palesando istanze e lati nascosti. Nulla di strano o particolare, ci vien da sorridere nel dire "le solite cose", se solo non fossero così incredibilmente importanti: cos'è l'anima, cos'è l'interiorità, cos'è la coscienza, per cosa si cambia, per cosa no.
Ed è emerso... non sappiamo come dirlo... un mal di vivere. Una dolorosità diffusa, un campionario di parenti disgraziati, lutti, incidenti, malattie, imprevisti e/o sventure assortite che alla fine però sono all'origine della ricerca spirituale. Come se ci dovesse scappà il morto per indurci a conoscere noi stessi e il nostro scopo sulla terra. Lo scambio umano che ne è nato quindi è stato bello, profondo e importante. Persone che si aprivano, che mettevano a nudo il loro lato dolente per innescare uno scambio reale.
Di contro però ci ha un po' ferito il fatto che le aspettative sulla Sinestesopera fossero come di macchina della felicità, incrocio fra arte, stregoneria e condizionamento mentale. Le domande per lo più volevano quantificare modalità e misura di soluzione dei problemi / purificazione dell'anima / resa in termini se non di felicità almeno di serenità. Senza capire che l'arte è certo terapia, ma lo è anche, ovvero non sempre e non necessariamente. Essa è anche scombussolamento e messa in discussione. È cambiamento di punto di vista che crea la ridiscussione del sistema di valori e/o delle azioni finalizzate a perseguirli - ricordate la differenza fra atiquifobie ed apatepofobie?
Eppure lo scombussolamento non lo si accetta, la messa in discussione viene ormai considerata inutile perdita di tempo. Parla l'ego, che sa cos'è meglio e non si mette in discussione ma vuole risultati. Questo è ciò che cerca chi si pone problemi dell'anima oggi: terapie, tecniche, garanzia di risultato. Il tempo dell'instabilità è inutile o ha già dato i suoi frutti.
Ecco, non vorremmo mai che un fenomeno simile fosse anche all'origine della mancanza di commenti. Perché questo è un posto di confronto, dove potete esprimervi come meglio credete senza timore di giudizio.
Se non succede questo, il blog non funziona per le sue potenzialità e la sua frequentazione si limita a un aggiornamento divertito su un punto di vista interessante ma nulla più. Che inoltre rischia di diventare delirio solipsista. Grazie, per la comprensione, a presto,
i Sinesthsys
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18 marzo 2016
Lo Schifo dei Sedicenti Talent
Buongiorno a tutti, è un po' che non ci si sente, eh? Beh, prendetelo come buon segno, ovvero del fatto che siamo impegnati su altri, troppi fronti. Non ultimo dei quali la proverbiale Sinestesopera che, a questi ritmi, prevediamo pronta il 3 settembre. Sì... 2025! ;(
Ora... certamente per voi non è un segreto la nostra viscerale avversione nei confronti dei sedicenti talent show, infatti più volte ci siamo lasciati andare a dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti degli inguardabili Amici di Maria de Filippi (horreur!) o di quell'epitome di vergogna che è stato X Factor, con o senza il minus cogitans Morgan, ma mai fino ad ora abbiamo cercato di teorizzarne le ragioni. In ogni caso, l'ASSOLUTA ASSENZA del sia pur MINIMO talento emerso dalle ormai numerose edizioni (loro e dei vari Voice of Italy, Italy's Got [soi-disant] Talent e spazzatura simile) parla per noi. Eppure ieri sera ci siamo riuniti gli ormai 4 gatti che siamo ;) per lavorare sulla Sinestesopera - nella speranza di poterla vedere almeno entro il 2022 - e invece, un po' per cialtronaggine ma soprattutto per stanchezza, la serata è finita in cazzeggio.
Prima alcuni di noi avevano visto Diego Abatantuono da Mentana pubblicizzare il "suo" talent, Eccezionale Veramente, forse il programma più pubblicizzato da La7 nelle ultime settimane. Al che ci siamo chiesti il perché del bisogno di così tanta pubblicità, è veramente così brutto da non avere audience? E abbiamo finito per vederne 1/4 d'ora circa, poi umanamente non ce l'abbiamo più fatta. Niente da fare, è un talent, fa veramente schifo per natura intrinseca. Ma perché? Proviamo a dirlo.
Ovviamente ciò che maggiormente irrita è la giuria. Per ora non vi diciamo esattamente perché, anche se poi col progredire del nostro discorso sarà lampante. In questa, al solito (e qui veramente non sappiamo scorgerne le ragioni recondite) c'è una donna senz'arte né parte, in questo caso la nullità riempita d'arroganza Selvaggia Lucarelli, persona che necessiterebbe di una squadra di autori ogni volta che ha l'intenzione di proferir parola. Poi c'è il "giovane di belle speranze" Paolo Ruffini, che tanto giovane non è e che tra l'altro girano voci che nella vita abbia goduto di un numero tale di raccomandazioni da poter riassumere almeno metà dei cassintegrati FIAT (non ce ne voglia l'interessato, relata referimus ;) e che in più di un atteggiamento, oltre che dalla capigliatura, somiglia al da noi certo non amato Morgan, fortunatamente con molta meno boria, cosa che perlomeno non ce lo rende inviso.
Ma soprattutto c'erano loro, due decani della comicità italiana: Renato Pozzetto, sorta di mito, ex superstar del cabaret milanese dei bei tempi, e lui, re Diego Abatantuono, un attore monstre del cinema italiano, oltre che comico-simbolo degli anni 80. Ed è su loro due che ci vogliamo focalizzare, cioè sull'ipocrisia del modello mutantropico artistico che propongono. Perché lo show, alla fine, è sempre quello: arriva un artista più o meno imbarazzato/emozionato (questi sono così stupidi da crederci davvero), o una coppia o un piccolo gruppo, fanno la loro performance di 3 minuti, alcuni membri della giuria sembrano apprezzare, altri un po' meno, poi c'è il voto.
Ecco, è lì che la farsa leva la maschera, il famigerato voto. Perché qui la sig.na vuoto pneumatico cerebrale Lucarelli e i suoi 3 compari che almeno a un certo mondo dello spettacolo, quindi in senso lato della cultura, sono appartenuti, devono fingere di essere dei critici consumati ed esperti e giustificare i loro pareri con categorie che il più delle volte sono ingenue o pretenziose, o almeno arbitrarie da lasciare perplessi. E quali volete che siano? "L'artista è preparato" e/o "completo", quando non "i tempi comici sono corretti", piuttosto che "le battute sono attuali / rispecchiano i tempi". Fatecelo dire, CHE INCREDIBILI IDIOZIE! Incredibili ma necessarie: il voto di una sedicente giuria non può che essere accademico, scolastico, se vuole spacciarsi per oggettivo. Già, peccato che però non tenga conto di un elemento FONDAMENTALE dell'atto artistico, da noi evidenziato nel post Etica ed Estetica: l'arte è veramente arte, la cultura è veramente cultura, se in qualche modo è mutantrogenica, cioè rinnova le sue forme. Se no è ripetizione accademica, virtuosa quanto si vuole, ma la forma viene sostituita dalla formula, l'arte dall'artigianato, per quanto di lusso o d'eccellente fattura. L'artista così viene svilito e il burattino performante premiato.
Insomma cos'è che rese così grandi Cochi e Renato alla fine degli anni 60, tanto da essere sostenuti e spinti da quell'altro genio pazzo e alieno che fu Jannacci? Appunto l'essere alieni a tutto quanto visto sino ad allora! Sconclusionati, pasticcioni, il termine "surreali" che veramente toccava vertici di eufemismo. Nello specifico lui, Pozzetto, grasso, grosso e imbranato, col suo eloquio assolutamente sbagliato - con pause, dimenticanze, ripetizioni di "cioè" e infiniti "praticameeente" - aveva spezzato, contraddetto e rivoluzionato ogni concetto fino ad allora condiviso di tempo scenico! Il loro successo durò quasi 10 anni, una cosa fino ad allora veramente eccezionale, perché una volta - al contrario di oggi - esistevano le "scene", che però venivano a noia e/o sostituite da altre scene ogni 3-4 anni. E la generazione di comici che alla fine degli anni 70 li sostituì, i vari Teocoli e Boldi, sempre sostenuta dal Derby e Jannacci, aprirono la strada alla grande comicità degli anni 80 rappresentata in televisione dal mitico Drive In e al cinema da geni stralunati come, per l'appunto, il terrunciello Diego Abatantuono. Anche lui tanto trash da essere rivoluzionario: sboccato, sopra le righe, dialettale in modo tanto demenziale quanto a tratti inintelligibile. Il re della degenerazione ignorante e buzzurra che l'Italia si portava dietro da un dopoguerra ancora non superato, autore di canti esilaranti e stonati (celebre "io rinascerò purciello migratore") o di slogan di certo non politically correct ("viuleeeeenza"!).
Ecco, speriamo che la nostra posizione sia chiara. Se Pozzetto e Abatantuono ai loro tempi avessero partecipato a un talent sarebbero stati bocciati. Quindi, campioni di ipocrisia, oggi sostengono una formula che loro non avrebbero potuto che disprezzare. Perché una sedicente giuria deve giudicare per criteri oggettivi condivisi e questi, fatto salvo il caso di vere intelligenze critiche (ma allora non avrebbero chiamato miss vuoto pneumatico Lucarelli), non possono che essere basati sul passato. Le peculiarità, le innovazioni, potendo incontrare solo occasionalmente il gusto personale, non possono vincere o emergere. Inoltre così si fa un favore alla più bieca industria culturale, che è favorita nel sostituire all'arte l'entertainment, operazione da noi in più occasioni bollata come osnoblotica.
Ma perché una volta non esistevano i talent? E come hanno fatto Pozzetto e Abatantuono a farcela, a innovare così tanto le formule della comicità? Perché c'era una giuria vera: la gente. Che forse sì, era ignorante e poco preparata, ma nel grande numero poteva fare massa critica nel premiare peculiarità e innovazione. Questo per dire, carissimi, che se la televisione fa schifo, se i talent fanno schifo, se quindi a causa loro non emergono talenti nuovi, la colpa è soprattutto nostra in quanto spettatori. Spegnamo la televisione e andiamo a teatro o al cabaret! Spegnamo la tecnologia spersonalizzante e riaccendiamo i cuori. Se no siamo destinati a dare a Morgan, Elio ed altri la colpa del nostro degrado.
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31 dicembre 2015
Buona Fine, Buon Inizio, Buon Delirio! (Rassegna Stampa Mutantropologica IX)
Carissimi tutti, beh che dire? Un altro anno è passato e un altro ne ricomincia coi suoi buoni propositi, alcuni ereditati dall'anno prima, altri nuovi.
A noi spiace non essere molto assidui nel blog, ma sono anche vere tre cose:
- da un certo punto di vista stiamo realizzando, nel senso che è finito il tempo delle teorizzazioni ed è cominciato quello della tanto agognata Sinestesopera ;)
- anche voi non è che ci stiate esattamente pressando! Praticamente non state commentando più, cosa disdicevole per i propositi di questo blog. Per fortuna almeno gli accessi non sono diminuiti
- certo, il luogo di discussione per antonomasia degli ultimi anni è diventato Facebook, ma nemmeno lì sentiamo più la pressione del vostro affetto, perché?
In considerazione di quest'ultimo punto, notiamo una certa scollatura, come dire? una differenza fra i nick di chi ci segue qui sul blog e di chi lo fa su Facebook. Non sappiamo se si tratta delle stesse persone con nick diversi o se siete totalmente altre persone.
E così... un po' per augurarvi buon anno, un po' a beneficio di chi - come noi - disprezza cordialmente o visceralmente la creatura di Zuckerberg, vorremmo costruire questo post con il meglio di quanto abbiamo postato su Facebook negli ultimi due mesi, distinguendo meno fra articoli sulla Mutantropia, sull'osnoblosi, sulle varie apateporie o su sua maestà la Sinestesi. Una rassegna stampa gioiosamente incasinata, che però... dà il brivido... del baratro.
Buona lettura e buon anno!!!
Che le moderne installazioni siano le più oneste di sempre? Ovvero si autodenuncino per quelle che sono, spazzatura?
Oppure oggi l'immondizia è l'unica vera arte onesta?
Signori, eccovi svelato un mistero! Ovvero perché negli USA chi ha un minimo di cervello chiami MTV col dispregiativo "Empty-V".
È la terza volta che questo performer dozzinale vince un premio come... ehm, "artista"? I casi sono 3, e non si escludono mutuamente:
- è veramente di buona famiglia
- la mafia può tutto
- Empty-V NON CAPISCE UNA MAZZA di arte o musica
In ogni caso l'osnoblosi domina sovrana ;(
In un nostro celebre post che non mancò di suscitare polemiche fra i benpensanti, avemmo l'ardire di definire l'Expo "apateporia epitome di osnoblosi". Apriti cielo, ci eravamo subito schierati con i gufi!
Oggi che finalmente quest'aberrazione sta finendo, un simpaticissimo Crozza ci fa notare l'ORRORE che ha origine dall'innaturale unione fra osnoblosi e conformismo, specie di chi è stato tanto astuto da non andarci prima... per andarci adesso. E perché? Oh mio Dio, Expo sta finendo, adesso o mai più!
Quanta tristezza ragazzi...
Peggio di un social network stupido c'è solo un social bacchettone (e stupido).
Insomma FB proprio non ce la può fare!!!
Scusate signori, vorremmo farvi una domanda perché veramente fatichiamo a capire. Perché quando queste cose le diciamo noi (e magari un paio d'annetti fa, leggere blog per credere), tranne pochi dotati di pensiero autonomo, suscitiamo nei più e al più un'ironica indifferenza, mentre se invece le dice il Corriere fanno scandalo?
Davvero, qual è il limite del conformismo? Dove l'uomo consapevole di oggi è disposto a ragionare con la propria testa e non con le cartelle stampa della più becera industria tecnologica?
L'articolo recita "il re di Istagram è nudo di fronte a questa 18enne". No, finché la gente guarda col prosciutto, il re non sarà MAI nudo. Forse abbiamo sbagliato a porre questa domanda al pubblico. Forse ognuno deve porsela per sé.
Bello quest'articolo. Si parla di "amore chimico", simpatica perifrasi per significare "droghe a fini di lussuria". Scusate la desuetudine del termine, ma veramente intendiamo lussuria e non erotismo, perché sappiamo tutti che chi le assume non cerca (solo) un momento erotico, in sé raggiungibile anche senza simili maratone delle mucose.
Per favore, non siamo bacchettoni e ognuno fra le lenzuola è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe! Solo notiamo giusto di sfuggita come questo scambio semantico, questo contrabbandare amore e lussuria come se fossero sinonimi, venga impietosamente smascherato dagli effetti reali di tale pratica.
Un altro aspetto del fenomeno che noi chiamiamo "anti-mutantropo involontario", ovvero una vendetta della natura sulla cultura
È chiara la dinamica? Prendete una minorata mentale, inconsapevole del mondo e della vita ma con una voce accettabile, la mettete in mostra vendendo spazi pubblicitari, poi quando non vi serve più la buttate via.
Aveva ragione Ivan Cattaneo: chi ha creato i sedicenti talent dovrebbe esser messo in carcere!
E chi li segue inconsapevolmente è un inconsapevole complice
Gianni Morandi, come la gran maggioranza dei vip del resto, se ne frega altamente di FB.
Noi aggiungeremmo che anche lui, come noi e come ogni essere umano minimamente dotato di materia grigia, sa bene che questo strumento è vuorto e illusorio e ha importanza solo per gli idioti (leggi "la maggioranza della popolazione"). È parte del gioco, un male noioso e necessario, a cui oggi non puoi rinunciare per le diaboliche dinamiche che si sono venute a instaurare.
Ma obietterete che anche noi siamo su FB. Certo, quindi qual è la differenza fra noi e lui? Che noi non contiamo un cz. Quindi? Possiamo esimerci da FB? No, semplicemente non possiamo permetterci un social media manager :)
Ah, la buona vecchia miniera... dava il pane e forgiava uomini veri…
Tra gli esempi di Mutantropia borghese da noi considerati più aberranti ci sono gli sport estremi. Per favore spiegateci perché un essere umano che ha avuto ogni fortuna dalla vita, specie in termini monetari, anziché rendersi utile al mondo e all'umanità va a rischiare la pelle in modi sì stupidi e costosi. Per quel po' di adrenalina in più oltre a quella che generosamente possono fornire molte sostanze disponibili su mercati più o meno legali? O per farsi bello agli occhi del mondo, ovvero per egonanismo fatto a sistema? Mondo che lo riconosce come tale - cioè bello - solo negli strati più sfortunati, specie in termini mentali, della sua popolazione.
Ma, lo sappiamo, la natura tende sempre a rivalersi sulla cultura. Ogni tanto qualcuno tira le cuoia. Ad altri invece, come ad es. a questo tanghero qui, viene dato un buffo avvertimento...
Ebbene sì, cari, non è un segreto il fatto che noi, come ormai a milioni d'altri, propugnamo il vegetarismo come unica dieta sana (per chi non ha determinati ordini di problemi) e sostenibile, e francamente ci siamo stancati di dover discutere ogni giorno con carnivoristi ormai senza argomenti, se non quella che noi chiamiamo "la ragione del coprofago" (ovvero "lo faccio perché mi piace"). Ammettendo così che l'alimentazione carnea è paragonabile allo stupro, poiché comporta la costrizione di un essere senziente al proprio piacere.
Poi ci sono notizie come questa, e tutti a girarsi dall'altra parte. Mah, se c'è un gesto mutantropico che veramente vale la pena fare..............
Ecco un ottimo esempio di pseudo-Sinestesi, ovvero una forma d'arte apparentemente pari a quella da noi vagheggiata ma mancante di un elemento che sembra marginale, ma che nondimeno fa la differenza.
Tecnologica e multimediale, prevede la collaborazione di più artisti. Purtroppo però non evoca archetipi, anzi, punta tutto su sorpresa e suggestione - ovvero sull'intrattenimento - e nulla sulla crescita interiore.
Sia chiaro: non la consideriamo "brutta". Anzi, la aborriamo proprio perché "bella". Cercando di mettere in guardia sul grande inganno che su una mente semplice e poco riflessiva può avere certa bellezza.
SCONCERTANTE! I sedicenti Baustelle, secondo noi uno dei più colossali bluff della storia musicale recente (per quanto non recentissima), dei mediocri contrabbandati per artisti da una stampa senza discernimento, quindi parte dell'osnoblosi dei tempi che corrono, quindi fautori di una musica borghese nella misura in cui, fingendo il cambiamento, in realtà promuovono l'immobilismo... ecco, proprio loro ora strombazzano di voler "sfidare la musica boghese".
Certo che non c'è limite alla faccia tosta, eh?
O è semplice mancanza di consapevolezza collettiva?
Carissimi, ecco una dimostrazione pratica di ciò che intendiamo quando dichiariamo che i sedicenti Talent Show (mai nome fu più fuorviante) sono spettacolini insulsi di entertainment per minus habentes.
Per carità, il m. Franco Battiato avrà anche avuto una brutta giornata, ok, la sua performance non sarà stata perfetta. Poi immaginiamo il tedio che questa canzone rappresenti per lui, tanto richiesta dalla massa quanto sistematicamente poco capita.
Però lui l'ha composta, lui è un artista e uno dei maggiori del dopoguerra. I frequentatori del risibile X Factor no, sono dei burattini bravi a cantare ma che fuori dal'etere non riescono MAI a combinare nulla di buono, a quanto ci consta senza eccezioni.
Eppure questi mediocri, questi ragionieri della tecnica canora e i loro amici, si permettono di deridere un vero artista, uno a cui tutti i "talentuosi" prodotti in 8 edizioni di quest'insulsaggine messi insieme non sono "degni di allacciare i calzari". Mah, Francuzzo, potevi restare a casa quel giorno, eh?
In compenso questo era un modello mutantropico aberrante: superficiale, conformista e sostanzialmente imbecille. Conobbe un certo successo fra le fasce mentalmente più sfortunate della popolazione, provocando lazzi e dileggio negli altri.
Fasce che, diciamolo, non sono certo diminuite con la sua inevitabile scomparsa, cosa evidente non solo da quest'articolo: basta guardarsi in giro ;)
Sono in molti a chiederci perché ci occupiamo di Mutantropia se il nostro è sostanzialmente un blog di estetica e critica d'arte.
Secondo noi la risposta è insita nella nostra stessa azione. L'arte è diventata puro entertainment, artifizio retorico finalizzato al sollazzo o, al più, alla sorpresa, solo in rari casi arriva al gusto dell'enigma, ma sempre fine a se stesso.
Per noi no. Per noi l'arte ha ancora il potere di mutare l'uomo, da qui l'attenzione alla Mutantropia. Perché l'uomo normale, di questa natura, è ciò che viene rappresentato qui.
Complimenti.
La morte, come abbiamo in più punti scritto nel blog, non è un fenomeno mutantropico, per quanto sia fuor di dubbio un mutamento umano. Nondimeno non è volontario, non segue "una percezione di vantaggio", se non in rarissimi casi che forse meriterebbero un post apposito.
Ma di certo per i più la morte è un cambiamento "naturale", accidentale e involontario. E spesso indesiderabile, al punto da far nascere vere e proprie psicosi.
Come quella che stiamo vivendo nei confronti del terrorismo, una delle cause di morte meno frequenti in assoluto, ma probabilmente quella per cui più si spende, e nel nome della quale addirittura si combattono guerre, cioè si causa morte.
Il sonno della ragione genera mostri, diceva un artista di vera eccezione, noi non possiamo che confermarlo con un filo di amarezza.
Anche quest'anno Sanremo si preannuncia la solita spazzatura.
Non c'è nulla che si salva in questa notizia: sua maestà prezzemolo carbonato (in predicato di tumore all'epidermide) Carlo Conti, l'inguardabile formula dei talent, i performer tutt'altro che artisti ma che s'atteggiano come tali, lo stile approssimativo con cui è stato scritto l'articolo.
POVERA ITALIA!
Egonanismo, "cultura dello stupro" (eeeh?!!?), carnivorismo. Per noi sono tutti aspetti della stessa medaglia, da noi abbondantemente descritti in vari post, non ultimo quello sull'etica.
La Sinestesi esiste anche per persone così, per quanto si rifiutino di credere di avere un problema.
E a modo loro hanno ragione: il problema è educativo e culturale. Alla fine la "cultura dello stupro" (neologismo aberrante ma corretto) è solo un aspetto particolare della più generale cultura dell'ego, veramente all'origine di ogni male dell'uomo.
Ma... quanto ne era esente la sig.na Stoya? Davvero vuol farci credere che è diventata pornostar per generosità e "attenzione all'ambiente"?
Certo... in teoria potremmo essere d'accordo con l'utente di facebook che ha definito Guccini "vecchio comunista rincoglionito". Ma, al contrario dell'ammorbante immondizia musicale che hanno sparso in giro i sedicenti talent, notiamo che:
- almeno lui è stato un artista. Di parte, legato ad un periodo, ma certamente un artista. E a modo suo disinteressato, ovvero interessato al progresso del suo secolo, non al suo
- in questo senso ha accettato l'apateporia di riconoscersi non più attuale, specie negli ultimi tempi. Così fa l'Eumutantropo, chapeau!
- infine ha il coraggio di dire ciò che non dice nessuno: le canzoni oggi sono inutili, infatti è rinata la più retrograda, retriva e melensa canzone d'amore
Caro Francesco, se fossero tutti come te i comunisti e i rincoglioniti.... vivremmo in un mondo migliore! Grazie :)
O sorpresa, o gaudio! non sapevamo che anche lo spinosetto Riccardo Bocca degli Antennati disprezzasse visceralmente gli artisti egoici. A volte ci stupiamo di come la verità sia inconsapevolmente condivisa :)
Ovvero la proposta di modelli mutantropici legati ai lati più frivoli e marginali di una scelta veramente seria e responsabile. Dateci retta, per favore: per vivere in armonia col mondo non c'è bisogno di inventarsi nuovi business, basta essere buoni esseri umani e... scegliersi modelli mutantropici elevati.
In caso di dubbio... una SANA sessione di Sinestesi!
Vorremmo tanto esprimerci in termini di "regno del male", ma al di là del voler evitar figure ;) sappiamo anche bene che il male non è rappresentato da questi burattini di dubbio gusto, ma dalle multinazionali che ci lucrano.
Opposti a noi perché apparentemente dicono di voler favorire la Mutantropia, ma non quella dell'anima bensì quella del guardaroba, che si rinnova senza esperienze sinestetiche o sforzi di volontà, bensì grazie all'apertura del portafogli.
Mutaspetto esteriore della più stupida e superficiale specie. Marchio indelebile di infamia mutantropologica a chi decreta il loro successo (dai che ce l'abbiamo fatta ad essere un po' millenaristi! :D)
A volte ci sentiamo meno soli, grazie Riccardo Bocca per aver detto (forse meglio) cose che noi ripetiamo da AAANNI. Bravo!
Manca la seconda proposta-soluzione, anche più interessante: eliminare una volta per tutta quel corpus osnobloticus di Carlo Conti. NON SE NE PUO' PIU'!
Per favore ricordiamo, per favore non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che nella notte più profonda della Repubblica siamo stati così idioti da farci governare, e sputtanare nel mondo, da un ometto indegno ed egopatico chiamato Berlusconi.
Non dimentichiamo che lui, incredibilmente intestatario del più sconcertante conflitto d'interessi dell'Occidente democratico, per dominare le televisioni non ancora sue (ovvero pubbliche) imponeva personaggiucci impresentabili con una caratura intellettuale paragonabile alla sua, ovvero praticamente nulla.
Non dimentichiamo che il più astioso e inetto di tutti loro, il vergognoso Minzolini, fece cacciare professionisti di prima grandezza, da cui avrebbe solo avuto da imparare, compromettendo quasi definitivamente la credibilità del primo telegiornale nazionale.
Non dimentichiamo, affinché non si ripetano notti simili.
Certo, quello di questa minorata mentale in crisi egopatica è veramente un caso limite, ma come tale descrive bene ciò che intendiamo quando indaghiamo le cause della Mutantropia, e conseguentemente dileggiamo l'egonanismo.
Sia detto per inciso: tranne casi di malattia e disagio psichico, tutto ciò che riguarda "l'autostima" è a dir poco contrario a qualunque sereno sviluppo umano. Qualunque cambiamento che abbia l'ego come fulcro (tranne i casi summenzionati) è semplicemente non etico.
Non so se avete notato ma, al di là del caso limite, le conseguenze di questo... come chiamarlo, habitus mentale? sono comunque sotto gli occhi di tutti.
Purtroppo non ci è mai capitata l'occasione di approfondire quel diffuso fenomeno di finta Mutantropia nazionale, in realtà una variante dell'immobilismo, dai più conosciuto come "gattopardismo". Fingere di cambiare affinché nulla cambi.
Qui sono elencate le varie identità di uno degli uomini più misteriosi e potenti d'Italia, recentemente scomparso, per quanto la sua identità fosse sempre rimasta una sola, quella fascista. Un uomo dimesso dal carcere negli anni '80 per problemi di cuore e, pur godendo di ottima salute, mai più rientrato.
Forse questo ci dimostra la sua biografia: il potere è questione di tempismo. Sì, ma in che cosa? Nello smascherare le vergogne (anche mutantropiche) altrui. Attività finto-deosnoblotica finalizzata a mantenere il controllo, quindi il potere, sugli altri.
Davvero, il cosiddetto "Venerabile" porta ai limiti, quasi forza, tutte le nostre categorie.
A dir poco... inquietante!
Attenti ragazzi, che le mutantropie non sono tutte uguali!
Ogni anno lo stesso orrore. Che va ben oltre a quello macroscopico, visibile, estetico.
È l'orrore di una delle festività simbolicamente più potenti dell'occidente, forse la prima vera festività mutantropica di sempre: con la rinascita della divinità rinasciamo, trasformati, noi stessi.
Riteniamo che sia proprio per ESCLUDERE sistematicamente quest'aspetto che il Natale è diventato l'orrore che tutti conosciamo.
Ciò che veramente ci stomaca di facebook è che ha evidenziato tutti i limiti della democrazia che, quand'è usata così male e in modo così utilitarista, altro non è che democratismo.
Insomma noi amiamo quando si compiono equità e giustizia, cosa impossibile se il voto - o in questo caso il parere - di un idiota ha la stessa importanza di quello di un essere umano (non vogliamo dire intelligente e saggio, ci basta almeno cerebralmente normodotato).
Finché un minorato mentale, e dobbiamo dire piuttosto grave, ha il diritto di scrivere "prima gli italiani" pervertendo le intenzioni di un midello mutantropico eccellente, facebook sarà per noi il simbolo di ogni male dell'epoca tecnocratica moderna.
L'immobilismo non è solo opposizione al cambiamento all'unico fine di mantenere i propri privilegi, è anche negazione della realtà.
Ma soprattutto è incapacità ad imparare dalle esperienze altrui. E così quest'uomo impresentabile sotto ogni profilo non ricorda la meschina figura fatta anni fa da Scajola detto Sciaboletta.
Quante altre cose ti riguardano a tua insaputa, vergogna antropologica simil-vivente? La tua arroganza? La tua cecità? La bestemmia di ogni tuo respiro?
Un artista epocale, immenso. Una personalità unica di cui quest'Italietta devastata dai più infami (sedicenti) talent avrebbe DRAMMATICAMENTE bisogno!
Ferro? Mengoni? Jovanotti? Morgan? Ragazzi di cosa nutrite la vostra anma? L'anima, la componente più importante del vostro cammino su questa terra!
Bellissimo articolo! Forse un po' troppo pieno di citazioni, che sapete che non amiamo (chi le usa è come se ammettesse la debolezza delle sue argomentazioni), ma che condividiamo appieno.
E per dimostrarlo ne citeremo la parte più tosta ;) Cosa uccide la cultura? Semplice, l'osnoblosi, ovvero quel fenomeno che ha le caratteristiche "della corruzione della vita economica, civile e politica; della pratica endemica di favori, a tutti i livelli: scambio di carriere politiche contro favori privati, concorsi pubblici decisi sulla base di accordi fra gruppi di pressione o cordate e non su quella del merito, cariche pubbliche a figli o amanti; dello sfruttamento di pubbliche risorse a vantaggio d’interessi privati; del familismo; del clientelismo; delle caste; della perdita stessa del senso delle istituzioni da parte dei governanti; della mafiosità dei comportamenti; della vera e propria penetrazione delle mafie in tutto il tessuto economico e nelle istituzioni; della perdita stessa delle istituzioni da parte dei governanti".
Bravo!
Certo, la Mutantropia non è cosa facile, specie se la decisione di cambiare non è data da un'evoluzione dello stato di coscienza bensì da una dolorosa apateporia.
Però quest'uomo non ha scuse: troppo stupido, troppo prosciutto sugli occhi, troppo servile prima, così come ci risulta falso e ipocrita adesso con le sue lacrime di coccodrillo.
Bondi, sei fra le persone moralmente meno invidiabili che abbiamo mai visto! 'Nu guapp'e cartone che se la prende col padrone anziché con la sua immane imbecillità.
Siamo facili profeti nel prevedere prossime devastanti apateporie.
Quando diversi anni fa ormai, alcuni di noi si occuparono del dramma di Sarajevo, fummo ben attenti ad osservare cosa stava diventando quella società oggi. Fino al 1992, ovvero pochi anni prima, la città veniva chiamata "la piccola Gerusalemme" per la possibilità unica in Europa di trovare una chiesa cattolica vicino ad una ortodossa, una sinagoga vicino a una moschea. E di sentire le più diverse campane armonizzarsi con la litania del muezzin.
Ma i cristiani ortodossi, in gran parte Serbi, furono cacciati in quanto aggressori, così i cattolici, in gran parte Croati, considerati traditori. A questo punto gli Ebrei, fino a quel momento intoccati, hanno cominciato la loro fuga e la storia tristemente insegna che la fuga degi Ebrei non porta MAI a nulla di buono.
Oggi questa è la situazione: un'occasione di società moderna e multireligiosa irrimediabilmente perduta, un monocolore islamico in via di annerimento, prospettive mutantropiche di scontro e violenza. E tutto ciò solo grazie all'Occidente e alla sua incapacità di essere ciò che dice.
Beh, verrà così a capire a proprie spese, che poi sono le nostre, l'importanza della coerenza in un processo mutantropico. Auguri gente.
Occupandoci noi di tecnologia (fra le altre cose), non è certo un segreto la nostra posizione nei contronti del mostro osnoblotico di Cuperino. Ma sia chiaro: non disprezziamo la Apple in sé, alla quale anzi riconosciamo lo sforzo di aver voluto essere migliore di Microsoft, cioè la peggiore di tutte, vero e proprio benchmark negativo superato persino dalla Canistracci di Pozzallo Ragusano ;)
Quello che rimproveriamo al frutto dell'egopatia esiziale (in senso proprio) di Steve Jobs è l'aver voluto assurgere a mito, a leader profetico, a creatura sovrumana e sovrastorica di questo scorcio di millennio, in ciò sostenuta da milioni di idioti in tutto il mondo (in tempi di democratismo il sostegno dell'idiota è la mossa più furba e vigliacca possibile), quando in realtà produceva solo ninnoli costosi migliori giusto dei peggiori, i Microsoft.
E nel farlo ha utilizzato ogni mezzuccio scorretto, ogni politica truffaldina, ogni possibile sfruttamento dell'ingenuità popolare e della dabbenaggine dei milioni di cervelli cui s'è fatto riferimento poc'anzi, ne abbiamo parlato a più riprese nel blog. Fra le altre cose ci sono stati... così... appena appena 880 MILIONI di euro di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano, cifra superiore al prodotto interno lordo di almeno una ventina di Stati!
Ora ha raggiunto un accordo per una cifra che è meno della metà. Perché non dimentichiamoci che anche noi rappresentiamo un esempio di grande correttezza nel mondo. Non paghi una multa? Ti sequestrano prima la macchina poi la casa. Mentre con i forti un accordo lo si trova sempre.
Buon anno Italia, osnoblotica figlia della commedia di tua stessa invenzione :*
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Vita
5 ottobre 2015
L'Eccezionalità del Bene
Carissimi e a quanto pare intimiditi lettori (che fine hanno fatto i commenti?), il passaggio delle recenti festività ebraiche ci ha suggerito di approfondire certi concetti esposti nel nostro precedente post sulla responsabilità culturale, perché dire che Ligabue fa schifo è troppo facile e comunque non basta. Parleremo allora di un'intellettuale ebrea del recente passato, Hannah Arendt, scrittrice, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, donna coraggiosa nel perseguire la verità contro ogni tornaconto personale ma soprattutto ogni conformismo, incarnando uno dei pochi esempi di autentica Mutantropia evolutiva del suo/nostro secolo. Per la sua biografia prendiamo come riferimento quella del sito filosofico.net, oltre al capolavoro cinematografico omonimo di Margarethe von Trotta.
Nata ad Hannover nel 1906, studentessa brillantissima, negli anni '20 a Marburgh diventa amante di Heidegger, il filosofo dell'esistenzialismo ontologico, purtroppo mai veramente fermo nel condannare il nazismo. "Il pensiero è quella silenziosa conversazione che c'è fra me e me stesso", si cita nel film. Sposatasi due volte, amica dello scrittore Walter Benjamin da noi amato per il suo saggio L'Opera d'Arte nell'Epoca della sua Riproducibilità Tecnica, durante il secondo conflitto mondiale diventa una rifugiata di guerra senza diritti politici prima a Praga, poi a Parigi, poi ancora a Lisbona. Nel 1941 riesce fortunosamente a fuggire negli Stati Uniti, dove non cambierà il suo status almeno per altri 10 anni, cioè fino a quando il governo americano non le concederà la cittadinanza. Lo stesso anno pubblica il fondamentale The Origins of Totalitarianism (“Le origini del totalitarismo”), frutto di un’accurata indagine storica e filosofica. Arriva così a giudicare la cosiddetta "ideologia" come uso indebito della facoltà razionale umana, quindi potenziale origine di ogni attività totalitaria, insomma un brutto effetto della razionalità finalizzata al proprio tornaconto, all'egonanismo. Afferma filosofico.net: "la mente gioca con se stessa: l'atteggiamento ideologico, privo di un vero ideale, assolutizza la facoltà logica facendola esorbitare dai suoi limiti costitutivi, in modo tale da costruire una pseudo-realtà, impermeabile all'esperienza della realtà autentica, al cui interno vige la pretesa di spiegazione totale che nega, di fatto, la vocazione della natura umana alla libertà di iniziativa" mutantropica, aggiungeremmo noi.
Ma la vera svolta nella sua vita avverrà dopo altri 10 anni. Nel 1961, infatti, in qualità di inviata del settimanale New Yorker, assiste a Gerusalemme al processo contro il gerarca nazista Adolf Eichmann. Il resoconto di questa esperienza viene inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista newyorkese e successivamente proposto in forma unitaria nel 1963, con il libro Eichmann in Jerusalem: a Report on the Banality of Evil (in italiano La Banalità del Male: Eichmann in Gerusalemme). Un'opera in sé ai limiti del pedissequo, se non fosse per il suo stile di scrittura unico per vivacità e irruenza, ma da un certo punto di vista altro non era che la trascrizione degli eventi processuali cui ha assistito, talvolta accompagnati da commenti e impressioni. Eppure... l'opera arrivò a scatenare un vespaio di polemiche così intense e rancorose da portarla, nel giro di pochi anni, al quasi totale isolamento specie in seno alla comunità ebraica internazionale.
Sostanzialmente ciò che veniva considerato pietra dello scandalo erano due sue osservazioni: l'aver considerato Eichmann non un genio del male, bensì un grigio burocrate (da qui la "banalità" del suo operato), e aver adombrato il sospetto di corresponsabilità nell'operato dei capi comunitari ebrei durante il nazismo, secondo lei in certi casi possibilmente collaborazionisti. Apriti Cielo: le comunità ebraiche di tutto il mondo, a cominciare da quelle americane, cominciarono a lanciare minacce e insulti prima in direzione del New Yorker, poi direttamente della sua persona. E alla fine lei perse la stima della varie intellighenzie internazionali, ovvero degli ambienti intellettuali, ma anche dell'opinione pubblica, persino dei suoi amici più stretti.
Da un certo punto di vita la cosa era comprensibile: non erano passati vent'anni dalla fine della guerra e da quel dramma epocale chiamato Shoà (così come oggi tutti ricordiamo cosa successe nella seconda metà degli anni '90) e per le comunità ebraiche assetate di giustizia, se non proprio di vendetta, e comunque coerentemente al loro credo, la responsabilità del singolo era tutto. Insomma era inaccettabile pensare che il "grigiore" di un conformista (vedere le caratteristiche del mutantropo grigio nella nostra matrice mutantropica) potesse solo minimamente scagionare un criminale nazista dalle sue responsabilità. Così come era necessario apparire vittime di questa tragedia, il solo sospetto di una complicità ebraica era incompatibile. Illuminante, in tal senso, il parere di Benjamin Murmelstein, ultimo presidente del Consiglio Ebraico del ghetto di Theresienstadt (o Terezin), magistralmente intervistato nel 1975 da Claude Lanzmann per quel capolavoro di cinematografia documentaria (per il soggetto più che per la regia) che è stato L'Ultimo degli Ingiusti, del 2013. Un altro personaggio inferocito con la Arendt, anche perché - a suo dire - assolutamente incolpevole. In effetti, schiacciati sotto il tacco della violenza nazista, i capi ebrei dovevano ingegnarsi nelle più sottili arti diplomatiche per poter preservare le loro comunità o almeno evitare i più gravi danni.
Insomma, nel merito non è detto che Hannah Arendt avesse ragione al 100% ma, come giustamente si deduce dal film, il problema non fu di merito ma di metodo. Se una grande intellettuale, una delle maggiori del suo secolo, ha un sospetto, un'intuizione, se ne può parlare pacificamente? Può esistere un confronto su opinioni adeguatamente argomentate che esuli dal pregiudizio e da una verità storica imposta per opportunità (si veda il nostro post sull'osnoblotizzazione ontologica della storia) - per quanto questa sia vista come necessaria - confronto unicamente orientato alla conoscenza della Verità (ci si perdoni la maiuscola)? Si può insomma affrontare un problema al di fuori di ogni interesse personale e conformismo, senza la paura della gogna intellettuale ancor prima che mediatica? Cosa costa a un pensatore, come a ognuno di noi se decidiamo di assumere un'opinione personale, il diritto di percorrere la via della Mutantropia Evolutiva? Inutile dirlo, secondo lei costi quel che costi, foss'anche la stima del suo secolo e il quasi completo isolamento.
Intorno al cinquantesimo minuto del film una Hannah Arendt insegnante di filosofia imbevuta dal pensiero di Heidegger sembra darci torto, per poi darci incredibilmente ragione. Infatti insegna: "la tradizione occidentale risente di un grande pregiudizio, e cioè che il male peggiore che l'umanità possa commettere sia determinato unicamente dai vizi dell'egoismo. Ma nel nostro secolo abbiamo avuto la prova tangibile che il male è riuscito a radicarsi nel profondo delle nostre anime e oggi noi possiamo affermare che il male peggiore, chiamato anche male radicale, non ha assolutamente più niente a che vedere con motivi così umanamente comprensibili e peccaminosi come l'egoismo. Anzi, io direi che ha a che vedere con il seguente fenomeno, e cioè convincere l'uomo di essere superfluo in questo mondo in quanto uomo. Tutto il sistema dei campi di concentramento era unicamente finalizzato a convincere tutti i prigionieri che erano uomini superflui, prima di sterminarli con il gas. Nei campi di concentramento le persone dovevano imparare che una punizione non era necessariamente causata da una disobbedienza. Che lo sfruttamento non doveva generare profitti per nessuno e soprattutto che il lavoro non ha bisogno di produrre alcun risultato. Il campo di prigionia è un luogo dove ogni azione e ogni impulso diventano per principio privi di senso. In altre parole un luogo dove viene creata l'insensatezza. Riassumendo: se noi possiamo affermare che negli ultimi momenti del totalitarismo compare per la prima volta il male assoluto, assoluto perché ormai non è più riconducibile a motivazioni umane, noi possiamo dichiarare con certezza che senza di esso, cioè senza il totalitarismo, questa radicale natura del male noi non l'avremmo mai conosciuta".
Bene, come già illustrato nel post Osnoblosi, secondo noi il fenomeno così chiamato ricrea, per le moderne società sedicenti democratiche, quello che ha cercato di fare il totalitarismo tramite il pensiero unico a suo tempo, ovviamente mutatis mutandis. Quindi grazie Hanna Arendt per aver vissuto, per il tuo pensiero e per il tuo coraggio, sei stata in grado di incarnare l'eccezionalità del Bene. Ma personalmente aggiungeremmo grazie per averci spiegato che l'osnoblosi è persino peggio dell'egonanismo. Grazie.
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Vita
24 agosto 2015
Sulla Responsabilità Culturale
Dobbiamo dire che o il nostro lettore si è raffinato o l'ascoltatore medio dell'industria culturale italiana ha perso qualche certezza cammin facendo. Infatti se non è passato poi molto tempo dall'accorata apologia che i suoi paladini fecero dell'indifendibile Morgan, ben poco è successo in difesa di Morandi, Ligabue e Jovanotti, da noi dileggiati nella nostra risposta aperta ad Aldo Grasso, giusto qualche dubbio espresso privatamente su facebook sull'opportunità di bistrattare così cotanti mostri sacri. Già, mostri sacri, non sottoprodotti pseudo-culturali un po' imbarazzanti in un paese civile.
No perché, scusate, ma ha attirato la nostra attenzione la recente dichiarazione di certo Claudio Coccoluto, all'apparenza un attempato signore ma in realtà storico DJ di un postaccio celebre come tale da anni: la famigerata discoteca (aaargh) Cocoricò di Riccione. Gli anziani fra noi ;) ricordano che veniva considerato assolutamente "un posto del c." già negli anni '80, ci chiediamo cosa ne sia rimasto oggi. Nondimeno capro espiatorio dell'inetto (oltreché inspiegabile) ministro dell'interno Alfano, da noi già più volte scherzosamente citato (cercare per credere ;), che l'ha fatto chiudere perché sembra che vi spaccino droga, quando è dai medesimi anni '80 che lo sanno anche i sassi. Forse Alfano l'unico interno che capisce è quello del suo cervello, dei cui angusti spazi ha modo di conoscere il più di ciò che avviene (a quanto traspare, assai poco).
Dicevamo che il summenzionato sig. Coccoluto, a quanto pare celebre spacciatore di suoni inarticolati da lui sorprendentemente chiamati "musica" (ma pare sia pagato per farlo, ed ecco spiegato il mistero di tanta apparente osnoblosi:), in occasione della drammatica scomparsa di Lamberto Lucaccioni, 16 anni, deceduto dopo aver assunto una pasticca di ecstasy nel suddetto notorio luogo, è addirittura arrivato ad affermare che "il vero sballo è solo la musica". Scusate cari lettori, ma raramente una frase è stata tanto vera e tanto falsa allo stesso tempo, merita quindi una piccola disamina.
A costo di sembrar pedanti, indagheremo la sfuggente definizione di "sballo". Il dizionario del Corriere se la cava con uno "stato di allucinazione prodotto da una sostanza stupefacente", ma non meglio fanno altri, come ad esempio il Garzanti che tuttavia aggiunge "situazione eccitante e fuori dal comune; cosa che piace molto", o l'Hoepli, che tende a enfatizzare l'eccitazione. Insomma, tranne quest'ultima definizione maggiormente permissiva, sembra che sballo e musica abbiano poco o nulla da spartire. Il che renderebbe falsa la frase testé pronunciata: la musica non c'entra con lo sballo, procurato prevalentemente da certe sostanze o da situazioni eccezionali. O almeno non col, per citarlo testualmente, "vero sballo". Ma allora questo cos'è? Come lo si provoca? Francamente non sapremmo dirlo. Forse il vero sballo arriva solo con l'uso di droghe e con buona pace di Claudio "anima bella" Coccoluto, per quanto noi conosciamo molti altri sistemi per avere esperienze eccitanti ed elettrizzanti, ai limiti dell'extracorporeo e comunque oltre l'ordinario, ovvero extra-ordinarie, che anzi vengono parzialmente inibite, se non proprio impedite, dalle droghe. E molte di queste, ebbene sì, sono accompagnate da musica.
Ma allora Coccoluto in qualche modo aveva ragione? Bhe, da un certo punto di vista sì. Peccato che stesse parlando di una cosa che non conosceva: la musica. Parliamo ovviamente di "buona musica" perché certo, se musica è "suono artisticamente organizzato" (per artisticamente si intenda "culturalmente e a fini non razionali", cioè non referenziali) allora anche quella di cui si occupa lui è ""musica"" - doppie virgolette d'obbligo - ma per non sembrare più cattivi di quelli che siamo, e ce ne vuole ;), sull'argomento citiamo volentieri l'articolo di Severgnini sul Corriere. Col giornalista raramente ci troviamo d'accordo, ma qui lo condividiamo, apprezzandolo per profondità di analisi ed equilibrio di giudizio. Solo... alla sua frase, peraltro riportata, "se offri musica così (hard core, techno, trance), se la mandi a 120 decibel (un aereo al decollo), se hai un parco-luci così (strobo da 5.000 watt, teste mobili, accecatori, videoled)", vorremmo aggiungere: non vi ricorda qualcosa? A noi sì: arte multimediale a precisi fini sinestetici.
Certo ma... quali fini sinestetici? Si dice che l'albero si giudica dai frutti, ma ciò non ci impedisce di fare viceversa, ovvero giudicare il frutto dall'albero. E... che frutti possono dare tre bombardamenti, uno di ritmi house, uno di decibel e l'altro di fotoni? Per carità, conosciamo e a modo nostro amiamo i cosiddetti "ritmi lemuriani" (tipici dei generi sopra citati) ma veramente in tutt'altri contesti e a diverse, diciamo così, dosi. La musica porta a stati trascendenti, è risaputo da sempre e sistematicamente utilizzato nei riti anche solo sociali dell'uomo. È questo il "vero sballo" o è quello finto? Ma può portare anche agli stati più primitivi ed elementari della nostra animalità, dipende da che schema neuronale si vuole, più o meno coscientemente, attivare.
Insomma signori, sappiamo bene che il buon Coccoluto può aver avuto le sue abitudini, può aver composto la musica che ha composto ma non è lui responsabile della morte di quel ragazzo. Però guarda caso contrabbanda per "divertimento" una sorta di aberrazione culturale. Sia chiaro, sono tutti liberi, i gestori del Cocoricò e i loro numerosissimi clienti, questo è il tempio del divertimento moderno (invero un po' attempato, va', ma che lì tiene duro), però non ci si stupisca di una necessità, di una tecnica di sopravvivenza, di un quasi automatismo chiarissimo persino al Severgnini ;)
Signori scusate ancora e chiudiamo. Questo intendiamo per responsabilità culturale: dire le cose come stanno, ed è l'unica operazione veramente deosnoblotica che possiamo fare contro certi accadimenti. Tanto la verità è relativa e ognuno è libero di avere la propria opinione, ma troppe cose sono taciute per interesse. Insomma le cose van dette, persino su Morandi, Jovanotti e Ligabue (che poco fa ha inutilmente rovinato la Notte della Taranta a Melpignano), non solo su Vasco e Morgan (o Ferradini, o Ramazzotti), persino che la techno è così disarmonica e lontana da un equilibrio psicofisico sano da indurre all'uso di stupefacenti forti. Solo per citare le 4 cose di cui s'è parlato, saltando forse il discorso sull'emotività esagerata o pornografia femminile, da noi a suo tempo citata a proposito di civiltà e di Sinestesia, rappresentata in musica dalle migliaia di voci melodiche e sentimentali che da sempre ammorbano la scena nazionale. Finché non si dicono le cose come stanno si è parte del problema e non della soluzione, inoltre parte inconsapevole, tonta e cieca. Ricordate una definizione di osnoblosi? "Tesi di rilevanza collettiva tipiche dell’ignorante, dell’ingenuo, del plagiato", ovvero fino ai livelli del buon e "innocente" Coccoluto con le sue sconcertanti prescrizioni di "vero sballo" sul cadavere di un "suo" ragazzo, uno più sfortunato di tanti. E proprio in quel luogo lì, pensa un po'. Chissà perché pare che all'Auditorium di l.go Mahler ci siano meno operatori di vendita al dettaglio lì apposta a "fare marketing"...
Perché cantava Battiato (oh, quanto ricordiamo gli anni 80!) "e sommersi soprattutto da immondizie musicali...". Di questo verso ci ha sempre impressionato un termine: l'avverbio "soprattutto". Perché già siamo sommersi di ogni immondizia culturale, sopra ogni equità e decenza. Ma "soprattutto"... per soprammercato... per incredibile colmo, o... per sconcertante necessità..?
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31 marzo 2015
Breve confronto festivaliero: Bookpride vs Sublimar
Cari tutti, siamo una redazione, fra noi (non molte) persone diverse per cultura ed esperienza. Quindi certuni necessariamente "di sinistra", o provenienti da quell'area culturale. Ma chi ci segue sa bene che non amiamo la politica, a qualunque colore appartenga, e quelli di noi da lì venuti hanno presto capito che, per citare Bob Dylan, "Marx non aveva tutte le risposte" :D
Siamo reduci dal tanto decantato Bookpride e dobbiamo dirci ammirati per il modo con cui quest'evento è riuscito a far parlare di sé. È stato molto intelligente puntare su di un mito assurdo, ossia quello dell'editoria indipendente, come se quest'ultima fosse una categoria omogenea. In ogni caso è un valore con la sua importanza, in un evento ben riuscito, almeno in termini di pubblico e risonanza mediatica.
Dobbiamo ammettere di non frequentare molto i festival letterari, anzi... a esser sinceri frequentiamo poco qualunque cosa ;) In ogni caso l'ultimo che ci capitò di vedere fu Sublimar, dove avemmo modo di recensire quel brontolone di Sgarbi. Ecco, nell'essere piuttosto simili, Sublimar e Bookpride si situano su due piani complementari, se non proprio opposti, del fare festival letterario. Tanto era all'aperto, primaverile, verde, storico-artistico Sublimar nei suggestivi chiostri dell'Umanitaria, quanto è stato al chiuso, buio, quasi cupo Bookpride, nei freddi e moderni saloni dei Frigoriferi Milanesi. Entrambi con stand fieristici, ma come sembravano più curati e armonici quelli del primo, e quanto squadrati e industriali quest'ultimi. Certo, questi erano affollati, i primi no.
Per entrambi la letteratura non può che essere necessariamente cultura, perché mette la speculazione umana come oggetto di attenzione e analisi (per Sublimar poteva esserci il sospetto che non fosse così, vista la sottile distinzione fra letteratura spirituale e Scrittura Sacra, ovvero rivelata, ovvero non propriamente umana), ma il primo agisce sul piano verticale nella ricerca di un'elevazione - o sublimazione - verso il trascendente, il secondo invece su quello orizzontale, proponendo una più efficace e consapevole azione sociale. Raramente come in questo caso l'etichetta "materialismo storico" è stata più appropriata: non esattamente "editori indipendenti", quindi, o almeno non intellettualmente se così "in ambito marxista", a volte più sulla politica, altre più sulla narrativa.
Nulla di male in sé, ma se orgoglio di indipendenza significa anche amore d'equità, allora avremmo gradito qualche editore di altri colori, pur non necessariamente apprezzandolo. Sì, c'era qualche scheggia impazzita, come ad es. dei seguaci di Paramhansa Yogananda persi come pesci fuor d'acqua, o un'importantissima Astrolabio Ubaldini solinga e disertata, o ancora un'assurda Jaca Book che, seppur moderatamente frequentata, rappresentava un corpo estraneo ai limiti dello schizofrenico.
A Sublimar invece erano rappresentati tutti i credi e tutte le correnti spirituali, PERSINO il cattolicesimo, persino quelle nascoste, o secondo certuni apocrife, o esoteriche, o iniziatiche, o ancora sapienziali. Ma la cosa più bizzarra è che convivessero con le cattoliche nelle sia pur mille sfumature di queste, spesso più in contrasto fra loro che con ipotetici oppositori teologico/dottrinali. A Bookpride un monocolore (rosso) dalle diverse sfumature schizofreniche e dialettiche, a Sublimar i tanti colori in cui si divide la luce quando tocca la materia, in un'inedita armonia, quanto più importante oggi! E si è parlato comunque dell'uomo, e del vivere, e del senso dei nostri atti sulla terra, perché a considerar Spirito, purtroppo o per fortuna, spesso si tratta più d'azione che di speculazione.
Insomma non c'era meno scienza. Si spera più sapienza. Purtroppo, e chissà perché, meno gente.
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